Novità libri

Finocchiaro, F.

Modernismo musicale e cinema tedesco nel primo Novecento

LIM
2017
pp.213

Interrogare i rapporti tra il modernismo musicale e il cinema tedesco significa additare una via di ricerca non ortodossa: non una delle direttrici principali, certo, ma un sentiero finora poco esplorato. In realtà, i rappresentanti del modernismo musicale, da Alban Berg a Paul Hindemith, da Kurt Weill a Hanns Eisler, un rapporto con il cinema lo ebbero, eccome. Fu, sì, un rapporto complesso e contraddittorio, nel quale il cinema figura talora più come riferimento estetico che come realtà fattuale: in ogni caso, ricca di conseguenze fu la recezione in ambito musicale del linguaggio e dell’estetica del medium cinematografico. La scoperta del cinema assume in ciò la pregnanza e la coerenza di un vero e proprio paradigma estetico, che sostiene il progetto modernista nella sua intima essenza. Il confronto con il medium d’avanguardia per eccellenza rappresenta un vettore del modernismo musicale: un nuovo paradigma estetico per quel processo di travisamento volontario, di revisionismo creativo, quando non di deliberata sovversione della tradizione musicale classico-romantica, in cui si realizzò storicamente il “sogno dell’Alterità” della generazione modernista. Teoria e Pratica della Musica Italiana del Rinascimento

Dal Maso V. ,

Teoria e Pratica della Musica Italiana del Rinascimento

LIM
2017
pp.392

Questo libro è un lavoro di sintesi sulla trattatistica della musica italiana del Cinquecento. Frutto di numerosi anni di docenza, è destinato a studenti, studiosi, esecutori e a tutti coloro (direttori, compositori, teorici o semplici appassionati) che intendano comprendere principi e strutture portanti della musica del XVI secolo e riportarne le pagine a vita sonora. Suddiviso in otto ampi capitoli tra loro indipendenti, prendendo avvio da una rassegna delle fonti didattiche più rappresentative e dall’accezione di ‘musica’ e ‘musico’, percorre e dipana con ordine e metodo gli argomenti considerati dai teorici del tempo, ovvero: scrittura e lettura, solmisazione, mensura, proporzioni e proporzionalità, modalità, contrappunto a due, segni e situazioni particolari. L’ultimo capitolo prende in considerazione alcuni aspetti di prassi esecutiva che, data l’essenzialità della scrittura musicale, sono convenzionalmente sottintesi e, se integrati nell’esecuzione, permettono di rendere opportunamente in suono la pagina scritta. Il volume è corredato di tabelle sinottiche e diagrammi, di esempi musicali e relative trascrizioni in notazione moderna, di illustrazioni tratte dalle fonti di riferimento e disegni appositamente realizzati, che, con le numerose citazioni guidano il lettore a calarsi dapprima nel pensiero dei teorici e successivamente nella pratica musicale secondo modalità proprie dell’epoca.

V. Bellini,

Carteggi. Edizione critica a cura di Graziella Seminara,

Olschki,
2017
pp.622

La nuova edizione critica dei Carteggi di Vincenzo Bellini si propone a più di cinquant’anni di distanza da quella di Luisa Cambi e costituisce la prima ricostruzione integrale del corpus epistolare belliniano poiché affianca alle lettere del musicista quelle dei suoi corrispondenti.

L’edizione è stata realizzata sul modello dei più recenti contributi sugli epistolari ottocenteschi e ha richiesto un complesso approccio interdisciplinare, fondato sull’intersezione delle imprescindibili competenze musicologiche con l’acquisizione dei metodi della filologia e della ricerca storica. Condotta sulla base di criteri scientificamente aggiornati, la ricostruzione della corrispondenza belliniana ha permesso da un lato un’inedita indagine sulla specificità della scrittura di Bellini in rapporto alla ‘grammatica epistolare’ dell’Ottocento, dall’altro una più approfondita conoscenza della rete di relazioni del compositore di Catania, del suo percorso artistico e intellettuale e del suo lavoro compositivo.

G. Accornero, L. Bergamelli, E. Segato, V. Valente

Il suono vivo. Storia, composizione, interpretazione

ETS
2016
pp.208

I saggi raccolti in questo Quaderno spaziano in ambiti diversi, mostrando la varietà e la ricchezza della ricerca svolta nel Conservatorio di Milano. Giulia Accornero affronta la fenomenologia musicale di Sergiu Celibidache, uno dei più grandi direttori d’orchestra del Novecento. Laddove vi è pensiero, la dimensione musicale è già esclusa: per questo egli rinuncia a scrivere un manuale di definizioni o regole, spendendo la sua esistenza a lavorare, instancabilmente, a contatto con il suono vivo. Ljuba Bergamelli ci parla della voce del cantante, partendo dalla sua esperienza di esecutrice di musica sperimentale. Edoardo Segato analizza l’opera di Salvatore Sciarrino Perseo e Andromeda, scavando nella musica per far emergere la rete dei significati evocati dall’autore. Valentina Valente esamina le ariette per canto e chitarra contenute in un manoscritto del Fondo Noseda della nostra Biblioteca. L’approccio interdisciplinare attiva molteplici percorsi di ricerca: sulla circolazione delle opere e dei cantanti nei teatri di tutta Europa in epoca napoleonica, sulla migrazione di arie e ariette da un’opera all’altra, sui costumi teatrali e sul consumo della musica in ambito concertistico e domestico.

G. Mahler

Caro collega

Il Saggiatore
2017
pp.500

Prezioso epistolario a una voce, Caro collega custodisce le lettere che Gustav Mahler inviò, tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, a personalità come Bruckner, Dvořák, Strauss, Busoni, Schönberg, Walter, Bülow e Cosima Wagner. Sono lettere intense, che costantemente fondono vita e arte, preoccupazioni professionali e riflessioni estetiche, e che hanno il dono prodigioso di far rivivere al lettore la storia di uno dei musicisti che più hanno segnato la contemporaneità e di proiettarlo nell’articolata vita musicale della colta élite mitteleuropea di fine Ottocento.

In questa corrispondenza, che si estende dagli anni dell’apprendistato fino al grande successo americano della Metropolitan Opera House, si sente vibrare la voce di Mahler: velata di timidezza ma pregna del più sincero entusiasmo nei primi anni di carriera, quando ventenne si presenta al mondo della musica, si fa di lettera in lettera sempre più sicura nel gestire i continui problemi e imprevisti che un affermato direttore d’orchestra deve affrontare: dalla scelta dei cantanti ai rapporti con i colleghi, dalla richiesta di consigli e informazioni alle relazioni con istituzioni, giornalisti e mecenati.

Accompagnate da un rigoroso apparato critico che restituisce il substrato di uno dei periodi più fecondi della storia della musica, queste lettere avvincono per la forza con cui da ogni riga traspaiono, inconfondibili, il garbo dell’intellettuale, la passione del direttore d’orchestra, l’intraprendenza del direttore di teatro e soprattutto la grandezza poliedrica del compositore, che nemmeno di fronte alle pur pressanti esigenze economiche impostegli dal suo ruolo viene meno alla fedeltà all’arte e al genio dell’ispirazione che sempre lo contraddistinse.

E. Giudici,

Il Settecento

Il Saggiatore
2016
pp.823

Don Giovanni spacciatore a Harlem. La Contessa d’Almaviva che lascia intendere il suo suicidio, privando Le nozze di Figaro del suo lieto fine.

Un teatro d’opera vivo, che parla a noi, qui e ora: è questo il grande obiettivo a cui sempre più registi si rivolgono, decisi a restituire al melodramma il ruolo che è sempre stato suo, quello di interprete privilegiato della contemporaneità. E il Settecento, il secolo di Wolfgang Amadeus Mozart, un secolo di balli di corte e rivoluzioni, è una lente formidabile per osservare relazioni personali, giochi di potere privati e pubblici, amori e odi. Ieri come oggi.

Riposte in soffitta le parrucche incipriate, le galanterie, l’eleganza anglo-viennese che avevano paralizzato l’opera fino agli anni ottanta, anche Mozart rivive. Ce lo ha dimostrato Peter Sellars, con il suo Don Giovanni newyorkese, scoprendo tutta la violenza che soggiace a questo capolavoro e alla nostra umanità. E ce lo hanno dimostrato Le nozze di Damiano Michieletto, dove la Contessa, dopo aver risposto con grazia al Conte che le chiede perdono per l’ennesimo cedimento, sorride a se stessa con dolcezza infinita, disperata, straziante, e comprende che quel bene supremo che è l’amore forse non esiste. Un’immagine in cui struggimento, sensualità, melanconia, dolcezza, rimpianto si fondono in suprema poesia. Quella poesia che è l’autentico linguaggio mozartiano.

Persuaso che il teatro sia un’arte imprescindibile per comprendere il mondo in cui viviamo e, in ultima analisi, noi stessi, Elvio Giudici instaura un dialogo serrato con il lettore: lo guida sui più grandi palcoscenici del mondo; lo porta dietro le quinte per interrogare le scelte di registi, cantanti, direttori, tecnici; e gli affida questo volume – il secondo di una monumentale storia dell’opera lirica –, in cui, con la passione caparbia e l’eleganza che da sempre sono i suoi tratti più riconoscibili, racconta come l’opera del Settecento possa trasformarsi, non diversamente dal teatro classico o da quello elisabettiano, in specchio universale dell’umanità.

M. Ruffini,

Luigi Dallapiccola e le arti figurative

Marsilio
2016
pp.696

Luigi Dallapiccola è uno dei più grandi compositori del Novecento: la sua è stata una figura guida per tutta una generazione, da Luigi Nono e Luciano Berio, fino ai compositori americani ed europei. In lui si fondono il rigore del sistema dodecafonico e il recupero dei massimi valori della tradizione musicale e umanistica italiana.

È, a tutti gli effetti, uno dei quattro padri della dodecafonia, insieme a Schönberg, Berg e Webern. Nato a Pisino d’Istria il 3 febbraio 1904 e morto a Firenze il 19 febbraio 1975, Dallapiccola vive in prima persona le sofferenze legate alle due guerre mondiali: nel corso della prima subisce l’internamento a Graz con la famiglia, nel corso della seconda deve sopportare le persecuzioni razziali contro la moglie Laura Coen Luzzatto. Tradurrà in opera d’arte i grandi drammi vissuti personalmente. Il suo percorso dodecafonico, intriso d’una profonda ricerca spirituale, si svolge nel segno di una importante produzione teatrale, con due opere in un atto (Volo di notte e Il Prigioniero), un balletto (Marsia), una sacra rappresentazione (Job), e infine Ulisse, che racchiude il suo magistero musicale e spirituale. Dallapiccola è legato, sin dal suo arrivo a Firenze, al Conservatorio “Luigi Cherubini”, in cui fu allievo negli anni 1923-1932 e docente dal 1934 al 1967. Particolarmente intenso anche il suo rapporto con il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino dove, dalla prima edizione del 1933, i suoi lavori sono presenti in ogni stagione, quasi senza interruzione, fino al 1996.

Dopo la sua morte sono stati costituiti a Firenze due “Fondi Dallapiccola”, all’Archivio Contemporaneo “Alessandro Bonsanti” del Gabinetto Vieusseux e alla Biblioteca Nazionale Centrale. Oggi, a oltre cento anni dalla nascita, la sua musica è universalmente riconosciuta come una delle pietre miliari del Novecento.

A. Berg, T. W. Adorno,

Sii fedele,

Archinto,
2016
pp.320

Sei treu, sii fedele! sussurra Alberich a Hagen nella I scena del II atto del Crepuscolo degli dei, e Berg in una cartolina aveva mandato a Adorno il passo con il monito, citando però la musica senza le parole, e mettendo in imbarazzo il giovane allievo che tardò a riconoscerla. Fedele Adorno fu davvero, anche dopo la morte di Berg: fedele innanzi tutto all’intuizione che lo aveva spinto nel 1925 a sceglierlo come insegnante di composizione, essendo fin da allora (prima del successo del Wozzeck) ben consapevole della straordinaria grandezza del compositore viennese. Berg fu per Adorno il punto di riferimento negli anni della più intensa vocazione di compositore; il giovane Adorno fu per Berg un intellettuale capace di riconoscere e divulgare la grandezza dei protagonisti della Scuola di Vienna e un musicista dotato di autentico talento compositivo.

L. Lockwood,

Le Sinfonie di Beethoven. Una visione artistica,

EDT,
2016
pp.256

Le fasi preparatorie, gli studi, gli abbozzi, i processi creativi, il contesto storico e culturale in cui si è sviluppato il progetto sinfonico di Beethoven.

Una lettura inedita e vitale, in grado di illustrare con mano sicura l’unità e la profondità di un grande progetto sinfonico complessivo a cui Beethoven lavorò nel corso della propria intera vita.

P. Gallarati,

Verdi ritrovato,m

Il Saggiatore,
2016
pp.587

Rigoletto, Il trovatore e La traviata sono le opere di Verdi più eseguite e amate dal pubblico: la loro modernità appare intramontabile. Ma sono anche state le più soggette ai rovesci della fortuna critica. Negli ultimi quarant’anni la ricezione del teatro verdiano si è trasformata: sono cambiate le modalità esecutive, il gusto della recitazione e degli allestimenti scenici, i criteri editoriali, le preferenze del pubblico. Molti studi hanno gettato nuova luce sulle caratteristiche formali del melodramma di Verdi, sui suoi rapporti con la musica, il teatro, la letteratura, l’arte, la società e la cultura romantica. Sin dall’inizio, una cattiva tradizione esecutiva aveva deformato le sue partiture, con dichiarato disappunto del musicista. Ma lo scrupolo filologico di Toscanini e dei direttori di formazione sinfonica cresciuti nel secondo Novecento – preoccupati sempre più di eseguire, come voleva Verdi, «semplicemente ed esattamente quello che è scritto» – ha contribuito alla riscoperta della sua arte.

Verdi ritrovato nasce allora dall’esigenza di una verifica. Paolo Gallarati traccia un profilo storico dell’interpretazione verdiana e descrive il laboratorio in cui l’artista si è procurato gli strumenti stilistici ed estetici che, grazie alla decisiva influenza del teatro di parola parigino, gli sarebbero serviti per comporre la trilogia e rinnovare il melodramma italiano nel senso della sobrietà e della naturalezza evitando enfasi ed esagerazioni, e proibendo di cantare «con troppo accento e troppo melodrammaticamente».

Atto per atto, scena per scena, Gallarati mette in rilievo affinità, differenze, caratteristiche di Rigoletto, Il trovatore e La traviata: lo scopo è comprendere la complessità e la varietà dei progetti di Verdi, riscoprire la profondità dei suoi personaggi, cogliere e godere la bellezza delle tre partiture che sconvolsero le attese del pubblico ottocentesco con la novità e l’originalità di soggetti «arditi all’estremo punto», incarnati nella musica con una forza espressiva che pone la trilogia popolare tra i massimi capolavori del teatro di tutti i tempi.

A. Cazzato,

La lanterna magica. Percorsi tra Musica e Letteratura da Euripide a Stravinskij,

ZECCHINI EDITORE,
2016
pp.148

I capitoli contenuti nel presente volume affrontano, in vari aspetti e in diverse prospettive, i rapporti tra musica e letteratura. In trentacinque brevi percorsi — che spaziano dalla letteratura moderna europea ai miti dell’antichità attraversando satira e follia, fantasmagorie barocche e rime d’amore, cosmogonie platoniche e allegorie, ricezioni letterarie e paesaggi sonori — si vuole offrire un possibile approccio interdisciplinare a quell’artefatto estremamente complesso qual è l’integrazione di musica e parola. Le interferenze tra le due arti sorelle si presentano in varie forme: come musicalità della parola poetica, come profondo interesse di un particolare scrittore per un determinato compositore (e viceversa), come corrispondenze, richiami, analogie, parallelismi nella produzione di romanzi, saggi, opere musicali. Ma sono tutte molteplici sfaccettature di un fecondo rapporto che ha prodotto, in ogni epoca, opere straordinarie. Molteplici sfaccettature di giochi di ombre di una “lanterna magica” capace, come nel Werther di Goethe, di proiettare, su bianche anonime pareti, immagini variopinte, illusioni ottiche di Arte e di Vita.

A. Boghetich

Tristan e Isolde. Il canto della notte

ZECCHINI EDITORE,
2016
pp.202

Tristan und Isolde non è solo il “monumento al meraviglioso sogno dell’amore” che Wagner volle erigere nel vento magico dei mitici paesaggi nordici: è apoteosi lirica, opera introspettiva e metafisica, un grandioso canto di amore e morte, il testamento spirituale del Romanticismo. Attraversa il pensiero orientale, la filosofia di Schopenhauer, la lirica mistica di Hafez e le visioni oniriche di Novalis, la storia medievale e l’antico poema di Gottfried von Straßburg, che Wagner riuscì a tingere di colori romantici sotto l’egida di Mathilde Wesendonk, musa, mecenate e amante spirituale, con la quale condivise le più intense affinità elettive. “Conoscere e comprendere quella musica — scriverà Thomas Mann — vuol dire ammirarla senza limiti”. Con attenta indagine storico-biografica l’autrice ricostruisce la genesi del Tristan und Isolde, ne approfondisce gli aspetti musicali e letterari, ripercorre la trasformazione umana e artistica del compositore, dal rivoluzionario creatore dei personaggi di Der Ring des Nibelungen al maturo artista, filosofo della redenzione, che dalle ceneri di quegli stessi antichi eroi fece germinare Parsifal e la palingenesi di una rinnovata umanità.

P. Rattalino,

Liszt Pianista. Tecnica e ideologia,

Zecchini,
2016
pp.156

Del pianista Liszt si è parlato e si parla molto spesso, rilevandone le straordinarie doti, lo straordinario successo, la straordinaria invenzione del recital che ha arricchito e modificato il panorama della vita musicale, la straordinaria costellazione dei suoi allievi. Ma il Liszt pianista non è in realtà monolitico, come non lo è il compositore, la sua evoluzione fu molto profonda e lo portò di volta in volta su posizioni ideologiche e culturali che, pur nella fondamentale coerenza della loro successione, sono in contrasto l’una con l’altra. Dopo un breve capitolo introduttivo l’Autore fissa e analizza in quattro tappe il cammino di Liszt: la fase Biedermeier, la fase rivoluzionaria, la fase illuministica, la fase visionaria. Mancando del tutto i documenti storici dell’arte sonora di Liszt non è possibile raggiungere alcun risultato critico accertabile e accertato e verificabile dal lettore. Ma l’insieme delle testimonianze storiche indirette permette di giungere all’ipotesi che Liszt sia stato il maggiore fra gli artisti che si sono dedicati alla tastiera del pianoforte e che la sua ideologia rivoluzionaria, attenuata da lui stesso e successivamente corretta o, per meglio dire, deviata dai suoi successori, presenti germi ancora vitali che potranno essere ripresi e sviluppati. In definitiva, la tesi di fondo del volume è che il pensiero di Liszt non appartenga solo alla storia ma anche all’attualità e che, in quanto tale, possa ridiventare operativo.

A. Elder.

Robert Schumann,

LIM
2016
pp.120

Se Robert Schumann avesse obbedito alle sollecitazioni della madre e intrapreso una professione utile – già infatti si era invischiato nello studio della giurisprudenza – , avrebbe privato la storia della musica di uno dei più importanti compositori romantici. Ma così possiamo godere, per esempio, delle sue Kinderszenen o dell’Album für die Jugend, di un ciclo liederistico quale la Dichterliebe o delle sue sinfonie, fra cui la Frühlingssymphonie, e di molte altre composizioni straordinariamente belle uscite dalla sua penna. Arnfried Edler narra in questo volume la vita di Schumann dagli inizi (8 giugno 1810) – figlio di un libraio che gli trasmise l’entusiasmo per la letteratura romantica – fino alla morte assolutamente prematura (29 luglio 1856). Qui sono lumeggiati lo sviluppo personale di Schumann, il suo matrimonio con Clara Wieck e soprattutto la storia della sua creatività come compositore, critico musicale e scrittore di musica.

Nono L., Ungaretti G.,

Per un sospeso fuoco. Lettere 1950-1969,

Il Saggiatore
2016
pp.476

Un canto a due voci, unisono, sospeso. Un’amicizia intensa, sincera, sempre permeata dal desiderio della ricerca e del confronto. Queste le testimonianze che soprattutto emergono dal carteggio tra Luigi Nono e Giuseppe Ungaretti. Una corrispondenza durata quasi vent’anni, dal 1950 al 1969, nata dal sogno di un giovane prodigio della scena musicale di conoscere il grande poeta, e diventata fin da subito l’occasione di un lungo e a tratti pervasivo rapporto.

Due spiriti affini, con personalità e vocazioni artistiche diverse, che avvertono la medesima urgenza: il raggiungimento dell’opera inaudita, della forma capace di manifestare appieno la coscienza creativa. Un sentire comune che vibra di lettera in lettera, e che porta a un confronto assiduo tra i due per la realizzazione di un nuovo teatro musicale, mentre Nono traspone i Cori di Didone ungarettiani, momento cruciale della corrispondenza. Accanto, e tutt’intorno, una profusione di incoraggiamenti, di plausi, di appuntamenti riusciti o mancati a causa delle vite private che premono, inesorabilmente, trascinandosi senza tregua gioie e dolori, successi e apprensioni familiari, che entrambi non esitano a condividere con l’altro.

Per un sospeso fuoco guida il lettore in questo straordinario percorso, sviscerando il tessuto epistolare in ogni sua fibra, interrogandone la carta, lo spessore, le correzioni, e ricostruendo, passo dopo passo, il macrocosmo collettivo e individuale all’interno del quale queste lettere si rincorrono. Attenzione filologica ai testi, e insieme frontalità e racconto appassionato: il volume non si ferma all’occasione epistolare, ma da questa procede diramandosi in molte direzioni, e offrendo, nelle due ampie sezioni che seguono al carteggio, testimonianze, lettere di Nono ad altri corrispondenti illustri, recensioni d’epoca, e un ricco repertorio di immagini, foto e manoscritti autografi. In questa coralità di voci e documenti originali, il canto si fa di pagina in pagina più alto, verticale, in sempre cristallina sospensione.

C. Faverzani,

Ginevra e il Cardinale. Libretti italiani da Salieri a Ponchielli

LIM
2015
pp.460

Il presente lavoro include ventun saggi sulla librettistica. Strutturato in quattro parti, studia l’operistica italiana tra Salieri e Ponchielli, e prende in considerazione le realizzazioni dei maggiori librettisti da fine Settecento a primo Novecento (Rossi, Schmidt, Tottola, Romanelli, Romani, Cammarano, Piave, Gilardoni, Golisciani, Illica) per la musica di Mayr, Paër, Manfroce, Orlandi, Pacini, Mercadante, Donizetti, Verdi e Franchetti. Mozart, Rossini, Bellini e Puccini vengono pure trattati indirettamente. L’analisi è condotta soprattutto nell’intento riabilitare il libretto d’opera, restituendogli il valore letterario adeguato, pur senza perdere di vista la forma eterogenea del melodramma (testo poetico, partitura musicale, rappresentazione drammatica, interpretazione canora, scenografia, costumistica).

Beacco E.,

Storia delle orchestre

Il Saggiatore
2015
pp.285

L’orchestra è un organismo complesso. Dai piccoli gruppi strumentali del Cinquecento alle molteplici ibridazioni che le vedono protagoniste nel nostro tempo, le orchestre si sono sviluppate, mutando, adattandosi ai corsi e ai ricorsi di un fluire storico, politico e spettacolare, tracciando una traiettoria artistica che ha più di un punto in comune con l’evoluzionismo darwiniano.

Enzo Beacco ricostruisce, in queste pagine che coniugano felicità di sintesi e profondità analitica, le tappe essenziali di questo percorso. Così, accanto alle star di oggi – i Berliner e i WienerPhilarmoniker, il Concertgebouw e la Chicago Symphony Orchestra, la Cleveland Orchestra e la London Symphony – convivono quelle realtà che, nella loro poliedricità, hanno contribuito a rendere popolare il repertorio sinfonico: dai primi complessi strumentali che intrattengono la nobiltà e il clero rinascimentali ai concerti che, nel Settecento di Bach e Händel, di Mozart e Haydn, estendono il piacere dell’ascolto alle borghesie cittadine, fino alla grande orchestra romantica che contagia tutti, grazie a Beethoven e Berlioz, a Wagner e Bruckner, a Mahler e Strauss. Grandi orchestre che pretendono grandi sale da concerto, quei templi che a Dresda, Berlino, Londra, Parigi, Milano, Roma, ma anche a New York, Chicago, Boston nel Novecento assisteranno al trionfo dei grandi direttori: Nikisch, Toscanini, Furtwängler, Karajan, Abbado, Muti.

Se l’orchestra è la chiave d’accesso alla musica assoluta – l’arte per eccellenza di Schopenhauer, la sola capace di evocare senza ricorrere alla parola, all’immagine, al movimento –, Storia delle orchestre è un libro fondamentale, che attraversa secoli, generi, registri, strumenti, tecniche di riproduzione, senza mai smarrire il filo di un racconto che è sinonimo di Occidente.

Questo libro nasce da un’idea sviluppata con l’Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi in occasione della stagione sinfonica 2014-15.

John Eliot Gardiner

La musica nel castello del cielo. Un ritratto di Johann Sebastian Bach

Einaudi,
2015
pp.672

Johann Sebastian Bach è uno dei compositori piú enigmatici e complessi della storia della musica. Gardiner fin da giovanissimo ha eseguito e studiato l'opera di Bach e oggi è uno dei suoi piú rinomati interpreti. I frutti della sua lunga esperienza come direttore, si distillano in questo libro per farci comprendere e apprezzare non solo alcune delle piú importanti composizioni bachiane, ma anche tutto quanto è possibile oggi sapere sull'uomo che le scrisse.

Fournier-Facio G., a cura di,

Claudio Abbado. Ascoltare il silenzio

Il Saggiatore
2015
pp.334

Claudio Abbado ha giocato un ruolo centrale nella storia della musica contemporanea. Maestro indispensabile per intere generazioni di giovani musicisti, unico nella generosità con cui si avvicinava alla pratica della musica e alla conduzione – «La generosità arricchisce», era solito dire –, Abbado ha attraversato tempi e luoghi lasciando sempre tracce importanti: da Milano, dove fonda la Filarmonica della Scala, ai Wiener e ai Berliner Philharmoniker, fino a Lucerna, dove dà corpo al sogno di un’orchestra composta da grandi solisti e prime parti d’orchestra.

Claudio Abbado. Ascoltare il silenzio racconta la vita e la carriera del direttore attraverso interventi critici, lunghe interviste e commossi ricordi che lasciano affiorare l’immagine di un artista riservato ma dalla curiosità inesausta, illuminando al contempo l’uomo dietro la figura pubblica: l’ascoltatore attento che trapela dalle parole di Maurizio Pollini; la guida evocata con affetto da Riccardo Chailly; l’amico «enigmatico», inafferrabile eppure disponibilissimo, di cui scrive Bruno Ganz.

Presentato dal Saggiatore in un’edizione corredata da un’ampia selezione di fotografie e da una vasta discografia – strumento imprescindibile per studiosi e appassionati –, Ascoltare il silenzio intende essere un punto di riferimento sul lavoro di Claudio Abbado, dalle cui pagine emerge chiara una traiettoria umana, culturale e artistica che sarà d’esempio per le generazioni a venire.

R. Parker

Storia dell’opera,

EDT,
2014
pp.584

Finché avremo artisti disposti a sacrificarsi per realizzare le sue difficili glorie e teatri adatti allo scopo, l'opera continuerà a vivere e a raccontare le complessità dell'esperienza umana in un modo che non ha eguali nelle altre forme d'arte. Gli alberi nella sua vasta foresta sono davvero molto vecchi e maestosi. La loro bellezza e le ombre che gettano, immense.

Due dei migliori studiosi della scena mondiale raccontano gli ultimi quattrocento anni di storia teatrale e musicale, da Monteverdi a Thomas Adès.

Un libro pieno di idee, di esempi, di riferimenti inaspettati e di confronti con le altre arti e con il mondo dello spettacolo; non un semplice manuale, ma un testo da cui si impara moltissimo.

G. Bietti,

Mozart all'opera. Le nozze di Figaro, Don Giovanni, Così fan tutte,

Laterza
2015
pp.320

«Mi basta sentir parlare di un’opera, essere in teatro, sentire i canti – oh, sono completamente fuori di me.»
Da questa inquietudine, che Mozart rivela in una lettera al padre, nascono la perfetta razionalità delle Nozze, il visionario miscuglio di generi del Don Giovanni, il taglio geometrico e sperimentale di Così fan tutte
. Con la guida di Giovanni Bietti, alla scoperta di tre capolavori, tre esempi della perfezione di un genio.

Sembrerebbe tutto semplice: un compositore sceglie un libretto e lo mette in musica, rivestendo le parole di note. Per Mozart è il contrario: vengono prima la musica, poi le parole. Perché per lui la poesia deve essere ‘figlia ubbidiente della musica’. È al compositore che spettano le scelte drammaturgiche, è la musica che deve determinare il ‘tono’, il ritmo, il senso stesso del dramma. E infatti nelle tre opere –

Le nozze di Figaro, Don Giovanni, Così fan tutte – Mozart non si limita affatto a valorizzare gli ottimi libretti di Lorenzo Da Ponte. Scopre possibilità drammatiche latenti nelle pieghe del testo, lo reinterpreta, gli dà un senso nuovo attraverso la musica. Gli elementi della partitura interagiscono in modo miracoloso nel creare uno specifico colore, una perfetta atmosfera, un preciso ritmo drammatico. Con un linguaggio semplice e chiaro e l’aiuto di un gran numero di esempi musicali suonati e ‘raccontati’ dall’autore stesso nel cd allegato, Giovanni Bietti conduce alla scoperta delle caratteristiche drammatiche e musicali delle tre opere mozartiane. Scopriremo ad esempio perché il Don Giovanni – un’opera che comincia con un tentativo di stupro e un assassinio, e che finisce con la morte del protagonista – sia stato definito da Mozart un’opera buffa. Il senso c’è, ma non lo si capisce semplicemente dal testo: bisogna tendere l’orecchio alla musica, al suo linguaggio e alla sua stupefacente varietà.

P. Quignard

L’odio della musica,

EDT,
2015
pp.224

Il filosofo greco Teofrasto riteneva che il senso che apre più violentemente la porta alle passioni sia la percezione acustica: solo la musica è davvero lacerante per l’animo umano. Per Pascal Quignard il terrore e la musica sono inesorabilmente legati, e in un testo composto da dieci dense e poetiche riflessioni si interroga sulle relazioni che intercorrono tra musica e sofferenza sonora.

Sentire è essere toccato a distanza: chi ascolta non è un interlocutore, è una preda che si consegna alla trappola. Ulisse legato all’albero della sua nave è “assalito” dalla melodia: la musica è un amo che afferra le anime e le conduce verso l’inconoscibile primigenio, verso la morte. Ma la musica, in quanto potere, si associa a qualunque altro potere: è intrinsecamente iniqua e asimmetrica. Udito e obbedienza sono intimamente legati, e il fascismo ha saputo fare dell’altoparlante il suo strumento principale per spingere l’uomo verso la distruzione. Come sentire la musica, qualsiasi musica, senza obbedirle? Come “disincantare” l’essere umano?

L’espressione “odio della musica” vuole proprio indicare fino a che punto la musica può diventare detestabile per chi l’ha amata di più. Un classico su cui ogni appassionato del mondo sonoro dovrebbe fermarsi a riflettere.

E. Napolitano.

Debussy, la bellezza e il Novecento. “La Mer” e le “Images”

EDT
2015
pp.240

Nessuno più di Debussy ha affondato le radici della propria poetica in un mondo naturale pensato come genuino depositario di bellezza. Come luogo ideale a cui rivolgersi, si direbbe che la natura occupi per Debussy un posto simile a quello che la musica assume in Mallarmé: un mondo esemplare, libero dalla supremazia del logos, che ha conservato la capacità dell'espressione senza doversi sottomettere alla «tentazione di spiegarsi».

S. Richter, B. Monsaingeon,

Scritti e conversazioni

Laterza
2015
pp.579

Nel corso della sua lunga vita – interamente dedicata alla musica e all’arte, senza concessioni – Richter mantenne un riserbo caparbio non solo sulla propria vita privata, ma anche sulle proprie aspirazioni e sull’ideale musicale che lo muoveva. Fu però lo stesso Richter a chiedere al regista Bruno Monsaingeon di realizzare la sua biografia: al suo microfono, il musicista ha confidato i ricordi dell’infanzia e i primi passi della carriera pianistica, spiegato che cosa significasse essere un «artista del popolo» in Unione Sovietica e raccontato gli incontri con i migliori interpreti e compositori del suo tempo – Rostropovič , Natal’ja Gutman, Fischer-Dieskau da un lato, Šostakovič, Prokof’ev, Britten dall’altro. Raccolta pochi anni prima della morte di Richter, questa intervista fuori dall’ordinario apre uno spiraglio sulla sua vicenda biografica, mentre i diari musicali che costituiscono la seconda parte del volume rappresentano un’occasione unica per entrare nel dietro le quinte di un’elaborazione intellettuale e artistica fra le più anticonformiste e significative del Novecento, e fanno di Scritti e conversazioni l’opera definitiva su Svjatoslav Richter. Riempiti con una grafia fittissima nel corso di trent’anni, questi diciotto taccuini – qui pubblicati in esclusiva – raccolgono impressioni di opere e concerti, sensazioni mosse dall’ascolto di un disco o delle proprie incisioni, tutte annotate con precisione, ironia, lucidità, senza sconti per nessuno, e tanto meno per se stesso. Artista restio a qualsivoglia classificazione, personaggio instancabile dal fascino saturnino, Richter si impone sulla scena come uno dei più grandi pianisti mai vissuti, la cui storia è inestricabilmente legata a quella dell’Unione Sovietica e dell’Europa del Ventesimo secolo.

G. Satragni

Richard Strauss dietro la maschera. Gli ultimi anni

EDT
2015
pp.448

Ampia rilettura della biografia e del lascito musicale dell’ultimo Strauss che mette in luce quanto la sua estrema produzione destinata al teatro, solitamente ritenuta estranea ai tragici accadimenti storici contemporanei ed esempio di reticenza personale, nasconda in realtà una cifrata e profonda visione del mondo, dell’arte e della storia.

Frutto di un lavoro condotto anche all’interno dell’archivio di Villa Strauss a Garmisch – l’ultima residenza del compositore – su documenti originali e inediti, come pure nell’archivio dei Wiener Philharmoniker a Vienna, lo studio di Satragni mette finalmente dei punti fermi su alcuni degli aspetti più discussi della biografia e del pensiero musicale di Strauss, uno fra tutti il controverso rapporto con il nazismo. Quello che infine emerge con chiarezza è un profondo ritratto dell’“uomo Strauss” nella sua complessità di artista moderno e di protagonista in un secolo artisticamente ricchissimo quanto tragico e violento.

E. Durante – A. Martellotti

«Amorosa fenice». La vita, le rime e la fortuna in musica. Di Girolamo Casone da Oderzo (c. 1528-1592)

Olschki
2015
pp.482

Girolamo Casone, medico e professore di filosofia presso l’Università di Pavia, fu assai stimato come poeta dai contemporanei ma in séguito praticamente dimenticato; l’edizione delle sue rime, qui presentate secondo la cronologia della apparizione a stampa (tra il 1565 e il 1611), è occasione per riscoprire la sua importanza nella storia del madrigale.

Attraverso la fortuna che egli ebbe in campo musicale e seguendo le fila che lo legarono al mondo culturale della Milano spagnola, emerge una affollata galleria che – accanto a letterati, musici e artisti – raccoglie figure di spicco dell’ambiente politico, militare ed ecclesiastico. Attorno a queste si muove un mondo femminile che afferma la sua rilevanza culturale e sociale: poetesse, attrici, dame appassionate alle arti e protettrici di artisti, che si interessano di musica e la praticano in prima persona, che intrattengono scambî epistolari e contese letterarie; ragazze dotate, promosse e sostenute dall’ambizione dei padri; mogli esemplari lodate per la loro bellezza e onestà; signore meno esemplari che pagano con la morte i loro portamenti troppo liberi.

G. Seminara,

Lo sguardo obliquo . Il teatro musicale di Corghi e Saramago - Epistolario e testi letterari delle opere

LIM
2015
pp.466

In questo volume si ricostruisce la collaborazione tra lo scrittore portoghese José Saramago, premio Nobel per la letteratura, e il compositore italiano Azio Corghi, uno dei più poliedrici protagonisti del panorama musicale contemporaneo, attraverso il loro denso scambio epistolare, sviluppato nell’arco di un ventennio (1984-2004). L’epistolario non solo illumina un rapporto di grande intensità affettiva e intellettuale, ma permette di penetrare nei ‘laboratori’ privati dei due artisti e soprattutto restituisce il ruolo che la scoperta di Saramago ha svolto per la definizione della drammaturgia musicale di Corghi. Le puntuali introduzioni di Graziella Seminara consentono di seguire passo dopo passo il confronto tra lo scrittore e il musicista, che si è concluso all’inizio del muovo millennio con l’atto unico Il dissoluto assolto (2005). A conclusione del volume sono proposti i testi che il poeta e il compositore hanno concepito assieme e che sono alla base delle opere musicali incontrate nel corso di questo viaggio ideale: Blimunda, Divara, La morte di Lazzaro ,…sotto l’ombra che il bambino solleva, Cruci-verba, De paz e de guerra, Il dissoluto assolto.

A Sessa,

Il melodramma italiano (1901-1925) . Dizionario bio-bibliografico dei compositori,

Olschki,
2014
pp.102

Il volume fornisce un quadro del teatro musicale italiano tra il 1901 e il 1925, con particolare attenzione ai compositori ignorati da dizionari e repertori. Un periodo contraddistinto da un notevole eclettismo, nel quale nessuna delle numerose opere che ogni anno appaiono sulle scene, ad eccezione di quelle di Giacomo Puccini, riesce a conquistarsi una popolarità duratura, ma che nello stesso tempo presenta un’impressionante ricchezza di temi, stili e figure di considerevole rilevanza nella storia della musica italiana.

C. Boccadoro,

Musica cœlestis. Conversazioni con undici grandi della musica d'oggi,

Il saggiatore
2014
pp.2224

Per molti la musica classica contemporanea è qualcosa di estraneo e distante, quando poi viene definita «musica colta» è facile allontanarsene e giudicarla ostica. Ma può accadere anche il contrario: ciò che sembra ascoltabile, o addirittura piacevole, non viene considerato «musica classica» o viene escluso dal mondo accademico. Come è successo talvolta agli undici compositori che Carlo Boccadoro ha voluto intervistare, perché tutti – pubblico e critica – possano approfondirne la conoscenza. La loro musica entra nelle nostre orecchie ogni giorno, nascosta, miscelata: come colonna sonora di un film, base per un balletto, sottofondo di installazioni artistiche, protagonista di performance art. Sono grandi artisti gli artefici di questi rimbalzi sonori e silenzi intensi. Musica coelestis porta il lettore-ascoltatore nelle loro case, negli uffici, nelle camere d’albergo, per una chiacchierata informale, mai banale, alla scoperta di un mondo ricco di suoni, ispirazioni e idee, nel quale questi autori si raccontano liberamente, consegnandoci i loro autoritratti: Louis Andriessen prova antipatia per Wagner ed Elvis Presley, ma ama Stravinsky e Frank Zappa; Gavin Bryars preferisce comporre sotto pressione; Laurie Anderson vuole rischiare sempre, quasi spaventarsi di fronte a ogni nuovo lavoro. Si incontrano compositori che scrivono per comunicare e altri che emozionano senza volerlo, ripiegati su esercizi e sperimentazioni tecniche e sonore. Musica coelestis attiva tutti i sensi, fa venire voglia di ascoltare ogni pezzo citato e accompagna, pagina dopo pagina, sul ciglio di orizzonti sconosciuti. Su questo sito, dedicato al libro Musica coelestis, Boccadoro e l’ensemble Sentieri selvaggi danno un assaggio di questa «nuova musica» eseguendo un brano di ciascun compositore, per restituire la viva voce di undici grandi musicisti.

R. Malipiero,

Bach e Debussy,

Ricordi - LIM,
2015
pp.115

1948 è l’anno in cui Riccardo Malipero scrive questi suoi due studi su Bach e su Debussy che continuano a essere importanti e significativi, per come rileggono, riconducono al vero la musica e la vita di Debussy e di Bach finora sottoposte ad alterazioni non casuali. Ma appunto, Riccardo Malipiero, che già durante il fascismo aveva fatto la scelta anticonformistica della dodecafonia, subito dopo il 1945 ovvero l’anno dell’antifascismo culminato nella Liberazione che avvia il cambiamento di fondo della storia nazionale musicale compresa, condivide con la nuova musica italiana il bisogno di coniugare la riconcezione e rifondazione del fare musica con la riconduzione al vero della musica del passato finora sottoposto alla manipolazione dalla cultura dominante.

A. Zignani,

Claudio Abbado. Le opere e i giorni

ZECCHINI
2015
pp.266

Ritratto dell’ultimo umanista: un maestro in lotta contro la globalizzazione delle coscienze, questo profilo di Abbado traccia la parabola di una vita spesa nell’edificare orchestre, teatri, progetti e utopie. Lungo una vicenda che riassume in sé l’intera Europa musicale del Dopoguerra — dagli orizzonti ansiogeni della Guerra Fredda alle lotte sessantottine per l’uguaglianza sociale, fino all’attuale alienazione urbana dell’homo faber — il cammino interiore del direttore diventa il paradigma di una progressiva scissione tra presente e memoria: tra il “principio di piacere” e il senso profondo delle cose. Abbado attraversa questo collasso progressivo dell’Eufonia tra culture, lingue e destini sognata dalla musica dei suoi anni giovanili con una non rassegnata visionarietà: una purezza illuminata dal rifiuto di ogni limite; qualsiasi coercizione del tempo sulla volontà umana. Al centro del libro, le partiture continuamente ripensate, riproposte, dal maestro: una mappa di ciò che eravamo; un ideale di ciò che potremmo tornare a essere, qualora riscoprissimo la magica alchimia che legava, un tempo, mente e natura, microcosmo e macrocosmo. Ponendo la musica al centro delle arti e delle scienze, Abbado qui ci insegna l’unica risorsa che ci lasci sperare in una redenzione futura: quella curiosità intellettuale senza la quale l’arte è mera esecuzione del segno.

S. LOMBARDI VALLAURI,

Dodecafonia postseriale. Gilberto Cappelli e Federico Incardona,

Mimesis,
2013
pp.263

Recensione

P. Griffiths,

La musica del Novecento,

Einaudi
2014
pp.372

Il Novecento è stato per la musica un secolo di vertiginosa creatività nel quale si sono succeduti molteplici stili, tendenze e sensibilità. Molti sono i compositori che ne hanno piú volte ridisegnato i confini sonori: da Debussy e Stravinskij a Schönberg e Webern, da Cage e Stockhausen a Nono e Boulez, da Bartók a Xenakis e Ligeti, da Sostakovic a Pärt, da Ives a Glass; per giungere fino alle prospettive aperte dai compositori nostri contemporanei, che sempre piú dialogano non solo con la tradizione ma anche con le diversissime musiche del presente.

Verdi in prima pagina Nascita, sviluppo e affermazione di Verdi nella stampa italiana dal XIX al XXI secolo,

LIM,
2014
pp.485

Questa antologia, inizia con il 1842, all’indomani della rappresentazione di Nabucodonosor, e si conclude con il 2001, in corrispondenza delle celebrazioni del primo centenario della morte del compositore. Assai eterogenei per forma, impostazione e scopo, i testi sono legati dalla comune provenienza editoriale (giornali e riviste, sia musicali sia di informazione), originariamente concepiti per tale collocazione o, in pochi casi, a essa destinati in un secondo tempo. Comune è anche l’àmbito geografico e culturale, quello italiano, privilegiato per l’ovvia ragione che solo in Italia il nome di Verdi ha assunto una siffatta varietà e problematicità di connotazioni. La scelta finale è stata effettuata all’interno di un novero di circa trecento articoli, frutto di una prima selezione condotta su ogni genere di testata periodica entro i limiti geografici e cronologici suddetti: quotidiani e riviste di informazione, riviste culturali e riviste musicali. Il criterio che ha guidato la scelta dei testi – una volta verificata la loro compatibilità con i limiti di estensione del libro e la rispondenza del taglio all’intento divulgativo e didattico che lo ha ispirato – è stato il desiderio di rappresentare non solo la pluralità delle posizioni, ma anche la molteplicità delle voci che le hanno espresse. Il quadro che ne esce, volutamente discontinuo, credo sia sufficientemente indicativo dell’attenzione non episodica al fenomeno operistico, e al caso di Verdi in particolare, che in un così ampio lasso di tempo ha ispirato giornalisti, critici, studiosi e scrittori italiani della più varia provenienza e formazione

E. Baiano, M. Moiraghi,

Le Sonate di Domenico Scarlatti, Contesto, testo, interpretazione

LIM,
2014
pp.16

«La storia dell’interpretazione strumentale scarlattiana degli ultimi centocinquant’anni è una storia complessa e accidentata, ricca di sviluppi, evoluzioni, sorprendenti svolte, inattesi ritorni, bruschi cambi di direzione. Fra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento la produzione sonatistica di Scarlatti non solo si è imposta definitivamente nei due differenti domini della didattica e del concertismo, ma si è anche rivelata – sotto il profilo interpretativo – nella sua irriducibile complessità. A poco a poco, inoltrandosi nel XX secolo, si sono manifestate notevoli divergenze e financo dispute fra interpretazioni di differente orientamento storico-stilistico, anche (ma non solo) in merito alla scelta dello strumento: il pianoforte o il clavicembalo, anzitutto, ma anche il fortepiano e, per alcuni casi isolati, l’organo e il clavicordo (e per le sole Sonate “melo-bass” anche il violino, la viola d’amore, il mandolino)». (M. Moiraghi)

S. Lombardi Vallauri,

Dodecafonia postseriale. Gilberto Cappelli e Federico Incardona,

Mimesis,
2013
pp.263

Dopo la furiosa razionalizzazione del serialismo integrale, intorno al 1960 la dodecafonia - tecnica di composizione il cui solo nome confonde e intimidisce il profano come l'esperto di musica tradizionale - pressoché si estingue. D'altronde Theodor W. Adorno - l'apostolo della scuola di Vienna ma al tempo stesso il critico più devastante dei suoi stessi maestri Arnold Schönberg, Alban Berg e Anton Webern - individuava già negli anni Quaranta le debolezze della dodecafonia classica. Ma negli anni Ottanta gli italiani Gilberto Cappelli e Federico Incardona riesumano il relitto, e concepiscono una dodecafonia - postseriale e postadorniana - totalmente rigenerata, un nuovo mezzo per intensificare il potere espressivo della musica. Di quest'essenziale tendenza contemporanea il volume svolge un'analisi tecnico-stilistica e generalmente umanistica, secondo il principio d'interrogare la musica nelle sue più vaste possibilità di senso.

M. Conati,

Piegare la nota. Contrappunto e dramma in Verdi,

Olschki
2014
pp.212

È tanto radicata in Verdi la concezione della musica come misura del dramma che egli sonda quanto più a fondo possibile le prerogative del linguaggio musicale per sfruttarne tutte le valenze drammaturgiche. Gli studi su alcuni dei suoi capolavori, Macbeth, Luisa Miller, Stiffelio, I Vespri siciliani, Simone Boccanegra, Aida, rivelano il genio di Verdi nello sfruttare le potenzialità drammatiche della musica attraverso la moltiplicazione e sovrapposizione dei luoghi dell’azione scenica.

RAIMO C.,

Quindici invenzioni a due voci di Johann Sebastian Bach. Suggerimenti per lo studio espressivo,

CLUEB
2014
pp.99

Bach è difficile? È severo) In verità, la concezione che Bach aveva della musica non è argomentabile a cuor leggero. Essa non è mai una specie di "gioco infantile", volto ad un effimero divertimento. Come fenomeno acustico composto da due parametri fondamentali, quali il ritmo e l'ampiezza intervallare, è di certo linguaggio universale, di tutti i tempi, passati, presenti e futuri. E - come già per Guido D'Arezzo nel Micrologus - è un oggetto comprensibile da uomini di ogni età e di ogni sesso. Tuttavia, la Musica è anche fenomeno sociale e politico, per cui resta impregnata di colori, dei profumi e delle idee prevalenti nelle situazioni storiche in cui è stata generata. Una tipologia significativa è costituita dai brani tastieristici qui esaminati, scritti da Bach per la gioventù.

Il libro nasce con l'intento di purificare tali composizioni bachiane dalle sedimentazioni culturali e sociali che vi si sono sovrapposte, riconducendole al loro splendore originario, proprio per i giovani per i quali innanzitutto vale il precetto "Nihil volitum nisi præcognitum".

C. Raimo,

Il pianoforte in Europa e a Napoli,

CLUEB
2014
pp.

Una mentalità anti-teutonica si è sforzata di salvare il pensiero musicale di Johann Sebastian Bach su strumenti impropri, con la specifica missione di tenere intatta la timbrica del pianoforte e la spiritualità dell’Autore.

Facendo leva su una innata predisposizione al canto degli allievi nati nel Mezzogiorno d’Italia, i maestri napoletani creano Metodi che salvano la timbrica pianistica, senza annullare la capacità espressiva del cantabile tastieristico. Ovverossia, proprio la naturale disposizione degli allievi è, per così dire, all’origine di una specie di innesto: “sentirai simultaneamente cantare e percuotere insieme”.

A.Brendel

Abbecedario di un pianista. Un libro di lettura per gli amanti del pianoforte

Adelphi
2014
pp.156

«Questo libro è il distillato di quanto ho da dire, in età avanzata, sulla musica, sui musicisti e su questioni relative alla mia professione» dichiara Alfred Brendel, che, scegliendo la forma dell'ab­be­cedario musicale – da “Accenti” a “Zarzuela per pianoforte solo” –, rivela ancora una volta la sua duplice natura di musicista e acuto saggista, oltre a confermare la sua predilezione per l'aforisma e il frammento. Chi lo conosce sa che nei suoi scritti profonde riflessioni sui problemi dell'inter­pre­ta­zione musicale si alternano a irresistibili aneddoti, considerazioni illuminanti sulla tecnica pianistica a testimonianze sui rapporti ora idilliaci ora burrascosi con direttori d'orchestra e cantanti: e questo vademecum lo conferma. Qui tutto ruota intorno al pianoforte, «mobile dai denti bianchi e neri» che sotto le mani dell'in­ter­prete diviene «luogo di metamorfosi», unico strumento che consenta di evocare «il canto della voce umana, il timbro di altri strumenti, l'orchestra, l'ar­cobaleno o l'armonia delle sfere». Gli appassionati troveranno dunque risposte originali agli interrogativi che il testo musicale pone all'in­ter­prete e suggerimenti anche inconsueti sulla costruzione del repertorio e sul significato della fedeltà esecutiva. Non­ché ritratti dei com­positori che hanno accompagnato la vita di Brendel: da Bach a Liszt, passando per Scarlatti, Mozart, Beethoven, Chopin, Schubert, Schumann e Brahms.

G. Carmassi, P. Ferrucci,

Dal silenzio la musica. Il pianoforte e la costruzione interiore del pezzo musicale,

ETS
2014
pp.204

Dialogando con Piero Ferrucci, il maestro Giovanni Carmassi illustra il nucleo essenziale della sua impostazione pianistica: prima di essere eseguito, il pezzo musicale deve essere ideato e costruito nella mente del musicista.

Questo libro è una guida per ogni musicista o aspirante tale per avere indicazioni di immediata utilità pratica. Grazie alla sua natura dialogica, rende espliciti concetti e accorgimenti che, magari scontati per un maestro, possono sfuggire all’allievo. Lo scopo ultimo è di mostrare quanto nell’esecuzione pianistica partecipi tutto l’essere: la mente e il cuore, la memoria e l’attenzione, la cultura e l’istinto, il corpo intero, il respiro.

E. Restagno,

Schönberg e Stravinsky. Storia di un'impossibile amicizia,

Il saggiatore
2014
pp.456

Nella loro vita non breve Schönberg e Stravinsky si incontrarono una sola volta, nel 1912, alla Krolloper di Berlino: fu uno scambio cordiale e pieno di stima, perché da una parte c’era Petruška e dall’altra il Pierrot lunaire, che qualche giorno dopo Igor avrebbe ascoltato alla Choralion Saal.

Passarono gli anni e i due divennero, sia pure con caratteristiche diverse, celebrità, ma non si incontrarono mai più. Si sfiorarono spesso, si intravidero da lontano, ma i contatti si ridussero a qualche dichiarazione un po’ maliziosa, amplificata dai giornali e trasformata in opposizione radicale da seguaci ed esegeti. Oggi la storia di questi due geniali musicisti, che in fondo si sono sempre apprezzati, merita di essere raccontata in maniera più oggettiva.

Le loro vicende si svolsero prima a Vienna, San Pietroburgo, Berlino, Parigi, poi a New York, Los Angeles, nel mondo intero. Su questi scenari antichi e moderni risuonano, come voci di un coro, le testimonianze di Richard Strauss, Busoni, Hofmannsthal, Kandinskij, Zweig, Rilke, Werfel, Thomas Mann, Rimskij-Korsakov, Diaghilev, Debussy, Picasso, Gide, Valery, Auden... Musica, pittura, architettura, poesia e meditazioni religiose si propagano fra queste pagine come echi profondi degli scenari dell’esilio, dell’impatto con nuove realtà sociali, delle persecuzioni razziali, della guerra.

A. Sessa,

Il melodramma italiano (1901-1925) dizionario bio-bibliograficodei compositori,

Olschki,
2014
pp.1012

Ai primi del Novecento per il melodramma italiano si apre una nuova stagione, inaugurata simbolicamente dalla morte di Giuseppe Verdi e accompagnata dal progressivo esaurirsi del fenomeno del verismo musicale. Se da un lato la produzione teatrale, contraddistinta da un notevole eclettismo, rimane comunque imponente, legittimando la definizione dell’Italia come paese del melodramma, dall’altro nessuna delle numerose opere che ogni anno appaiono sulle scene riesce a conquistarsi una popolarità duratura, ad eccezione di quelle di Giacomo Puccini, che con Turandot firma l’ultimo titolo entrato stabilmente in repertorio. Quello che va dall’inizio del XX secolo alla svolta autoritaria del fascismo è un periodo travagliato, non solo artisticamente, ma proprio per questo presenta un’impressionante ricchezza di temi, stili e figure che assumono una considerevole rilevanza nella storia della musica italiana. Il volume si propone di attraversare questo panorama complesso fornendo un quadro del teatro musicale italiano tra il 1901 e il 1925, con un’attenzione particolare ai compositori ignorati da dizionari e repertori, allo scopo di offrire uno strumento di ricerca agli studiosi e soddisfare la curiosità degli appassionati.

E. Beacco,

Offerta Musicale. La musica dalle origini ai nostri giorni,

Il Saggiatore,
2013
pp.960

Offerta musicale è una rete di 144 nodi, corrispondenti ad altrettante composizioni. Non è una scelta arbitraria. Conta la numerologia, che in musica è essenziale. Comanda il numero 12, quante sono le note della scala cromatica di Bach e della serie dodecafonica di Schönberg.

Sono composizioni che hanno contribuito a cambiare la musica della loro epoca e che hanno superato l’esame del tempo. Che hanno connessioni con il passato e con il futuro. Così L’arte della fuga è il propulsore di una geometria variabile che destabilizzerà Mendelssohn e Webern.

La dialettica di Beethoven sconvolge il nostro ascolto del precursore Mozart e dello sperimentale Liszt. Il teatro reale di Verdi entra in tensione con quello virtuale di Wagner. Il ritmo barbaro di Stravinskij vive accanto al morbido Debussy e al martellante Bartók. Stockhausen crede nella musica elettronica e in quella delle sfere celesti, come Pitagora quasi tremila anni prima.

F.Ammetto

I Concerti per due violini di VivaldiI Concerti per due violini di Vivaldi

Olschki
2013
pp.368

L’indagine sonda le origini ‘concettuali’ del doppio-concerto per due violini in Vivaldi, la natura, la disseminazione e la relazione reciproca delle fonti, occupandosi anche dell’analisi delle composizioni. Seguono una descrizione dei concerti per due violini di Telemann e Bach, una ricostruzione – effettuata dall’autore – dei due concerti incompleti RV 520 e 526 di Vivaldi, un elenco completo delle edizioni moderne dei suoi concerti per due violini e una discografia scelta degli stessi.

L.Berio,

Scritti sulla musica,

Einaudi
2013
pp.574

Nelle quattro ampie sezioni del volume si alternano conferenze e relazioni tenute a convegni o presso prestigiose istituzioni internazionali (tra queste, due lezioni a Harvard del 1967, finora inedite); saggi e articoli eterogenei per respiro e temi trattati, che abbracciano con pari curiosità intellettuale e responsabilità etica la musica propria e altrui, il lavoro nello Studio elettronico, il teatro, il rock, la musica popolare e tanto altro ancora; note di sala, voci enciclopediche, ricordi e omaggi a "compagni di strada" (anche lontani nel tempo o dalla propria arte), profili di musicisti, pittori o scrittori da festeggiare o commemorare, reazioni polemiche alimentate da letture o dibattiti e altre testimonianze sollecitate dai temi piú diversi. L'insieme di questi Scritti sulla musicaA offre per la prima volta una panoramica esaustiva e articolata di un pensiero, sempre critico e lucido, in cui un prisma di problematiche legate al fare musica convive, nutrendosene, con stimoli tra i piú diversificati e spesso apparentemente distanti dalla propria realtà artistica. Nell'insieme, una somma di idee, dati e testimonianze indispensabile non solo per conoscere Berio nei suoi innumerevoli addentellati fra musica e tutto ciò che è arte e pensiero, ma anche uno strumento - realizzato con criteri filologici - per comprendere punti fermi e svolte delle vicende musicali nella seconda metà del Novecento.

G.Bietti

Ascoltare Beethoven

LATERZA
2013
pp.

Un musicista e compositore, tra i migliori divulgatori musicali italiani, racconta un gigante della musica di tutti i tempi. Una storia in quattro movimenti, al pari di una sinfonia di Beethoven, che svela l’uomo, il linguaggio, i generi e i segreti del suo laboratorio musicale.

Il Tempo, lo Spazio, la Memoria, il Contrasto: quattro categorie fondamentali del pensiero musicale di Beethoven, essenziali per penetrare a fondo il senso della sua opera e della sua poetica, che Giovanni Bietti esplora per prime. Quindi, il complicato e sempre appassionante rapporto tra arte e vita, il contesto storico e sociale del tempo, l’esperienza della sordità, la malattia che segnò drammaticamente la sua esistenza. Poi la forma-sonata, i temi, le armonie, gli altri elementi del discorso compositivo, i suoi rapporti con la musica popolare, cui si dedicò per oltre quindici anni, realizzando centinaia di meravigliosi arrangiamenti di brani provenienti da ogni parte d’Europa. Infine, la musica: le opere pianistiche, l’orchestra e le nove sinfonie, i quartetti, le visionarie, straordinarie opere tarde. È un racconto che solo un musicista avrebbe potuto scrivere su Beethoven. Ora provate ad ascoltare: nel cd allegato 49 tracce musicali ci accompagnano alla scoperta di questo meraviglioso universo sonoro.

L. Pestalozza,

Mie memorie Vita Musica Altro

LIM,
2013
pp.683

«Un libro che percorre sessant’anni e oltre della mia vita, che porta nelle situazioni più diverse e anche inaspettate, ma non cronologicamente raccontato. Al contrario. E fatto da un montaggio di momenti, di lavori, di fatti, di rapporti, non di rado inattesi, messi uno accanto all’altro passando anche a distanza di decenni da una situazione per esempio malgascia a una situazione per esempio italiana o spagnola, così da proporre e consentire una lettura libera, varia, appunto non sottomessa alla consequenzialità: così che il lettore di Mie memorie Vita Musica Altro ha di fronte le sue seicento e oltre pagine di che in realtà procedono piuttosto come un mosaico di momenti anche personali fra loro separati territorialmente e magari anche da decenni, di situazioni vissute dall’autore, che per trama hanno i miei sessantacinque anni a o meglio attraverso la mia scrittura, di tutti, nel mondo musicale e non musicale, o meglio nel mondo dei popoli lontani ma come alla fine si scopre, interrelati fra loro dalla rottura appunto segnata dall’antifascismo che ha riguardato tutta la terra, per cui comunque siano andate, vadano le cose, il modo di conoscerli e viverli, anche di reagire personalmente a esse, sempre attraverso fatti concreti, veri, che c’è sempre l’altra faccia della luna. E questo non secondariamente per come il libro è costruito, la prima metà fatta di memorie, la seconda metà di documenti sorprendenti, straordinari, che riportano spesso in vita una storia musicale e civile, culturale nuova, dimenticata, fatta dimenticare, messa a tacere. Il contrario, insomma, Mie memorie Vita Musica Altro, della “fine della storia”» (L.Pestalozza)

L.Alberti,

La giovinezza sommersa di un compositore: Luigi Dallapiccola

Olschki
2013
pp.522

Si raccontano i primiquaranta anni della vita di Luigi Dallapiccola, dei settantuno da lui vissuti (Pisino 1904 - Firenze 1975). Questo musicista, tra i ben pochi che, nel secolo scorso, l’Italia abbia annoverato a livello internazionale, ebbe una costante propensione autobiografica. L’ha dimostrata nei molti scritti da lui pubblicati, nella sua stessa famosa conversazione; ma proprio l’evocazione della giovinezza, nelle sue pagine e nella sua conversazione, ha subito rimozioni. Il suo antifascismo, in particolare, è stato conversione non tardiva e assolutamente non opportunistica. Ma l’impegno di storicizzare quanto più fosse possibile attorno a una personalità così complessa ha indotto a ricorrere al copioso epistolario, conservato in stragrande misura presso l’Archivio contemporaneo del Gabinetto Vieusseux (con ricognizioni anche altrove), per quanto – di esso – sia a tutt’oggi accessibile. Sulle lettere ad familiares, infatti, come sul Diario gravano i sigilli di una privacy cui il Maestro ha sempre tenuto; e graveranno per decenni a venire.

Ne è emersa la storia di un italiano vissuto in tempi difficili – in una travagliatissima Firenze – e, insieme, la storia di un musicista, per il quale consapevolezza civile e percorso artistico sono maturati secondo una convergenza estremamente sintomatica ed emozionante.

P.Prato

La macchina della musica

ERI
2013
pp.

Dal fonografo al registratore a cassette, dal uke-box alla radio, dal karaoke al walkman, dal lettore Cd all’iPod, le macchine musicali e i loro supporti (cilindro, disco, nastro, compact disc, mp3, ecc.) hanno segnato l’evoluzione dell’arte dei suoni rendendola fruibile a tutti in spazi pubblici e privati, dall’abitazione domestica alla passeggiata con cuffie. Il libro affronta lo sviluppo delle macchine per la riproduzione e la registrazione di musica in prospettiva storica, scegliendo una periodizzazione che riflette il tipo di tecnologia dominante, dall’era degli automi a quella meccanica, dall’era elettrica a quella digitale scoprendo di volta in volta anche altri punti di vista, strettamente intrecciati alla tecnica e alla società: l’economia, le oscillazioni del gusto, i comportamenti e le abitudini di ascolto, oltre a statistiche e curiosità.

M.Feldman

Pensieri verticali

Adelphi
2013
pp.305

Se la novità radicale rappresentata dall'irruzione di Morton Feldman sulla scena newyorkese fu in quel modo di comporre diverso da ogni altro (compreso quello del suo maestro Cage), ciò che sorprende per contrasto nei suoi scritti è la scintillante vivacità di una penna la cui verve polemica e incurante ironia ancora oggi lasciano il segno. Nessuna tenerezza per Darmstadt. Questi pensieri verticali sono come frecce avvelenate che si incuneano fra i resti di alcune inscalfibili certezze, corrodendole dall'interno. Una meditazione sulle essenze musicali, e sul tempo – «è la scansione del tempo, non il Tempo in sé, che è stata spacciata per l'essenza della musica» scrive Feldman. E ancora: «A me interessa come questa belva vive nella giungla, non allo zoo» –, ma anche sui fili misteriosi che legano da sempre Arte e Società: «la società, per come la vedo io, è una specie di mastodontico apparato digerente, che tritura qualunque cosa gli entri nella bocca. Questo smisurato appetito può ingollare un Botticelli in un sol boccone, con una voracità da terrorizzare tutti tranne il guardiano di uno zoo. Perché l'arte è così masochista, così desiderosa di essere punita? Perché è così ansiosa di finire dentro quelle gigantesche fauci?». Sfogliare queste pagine sarà allora un po' come affacciarsi al Cedar – il bar dell'Ottava Strada dove, in compagnia di personaggi come Pollock, Rauschenberg o de Kooning, Feldman trascorreva notti intere in discussioni accanite – e fermarsi ad ascoltare una voce che una volta sentita difficilmente si potrà dimenticare.

A. Macchia

Benjamin Britten

L'EPOS
2013
pp.468

La prima monografia italiana su Benjamin Britten adempie la predizione di Rostropovich: «Io vi giuro che verrà il tempo di Britten». In occasione del centenario della nascita il libro celebra non soltanto il maggiore compositore inglese, ma uno dei piú rappresentativi di tutto il ventesimo secolo. Esaminandone la produzione un titolo dopo l’altro, al passo dei dettagliati accadimenti biografici, l’autore svela inosservate attitudini sperimentalistiche e sovverte definitivamente l’immagine del tradizionalista talentuoso. L’inarrivabile pianista e l’audace imprenditore culturale, il protagonista del movimento documentaristico britannico e l’araldo di un secondo Avvento concorrono a determinare l’identità di un artista capace di combinare in una personalissima sintesi le molteplici espressioni dell’articolata civiltà inglese dei suoi anni. La rivelazione dell’occulto e assiduo dialogo con la poesia e la dottrina esoterica di Yeats, l’analisi dei nessi fra l’antimilitarismo e la tipologia della formazione religiosa, l’indagine dei legami con il contemporaneo poetic drama costituiscono una lettura alternativa all’esegesi anglosassone corrente. Con eleganza e delicatezza sono altresí affrontate le problematiche inerenti all’omosessualità e al chiacchierato rapporto con i bambini. A corredo del volume è il catalogo completo delle opere.

P.Mioli

Recitar cantando. Il teatro d’opera italiano - Il Settecento

L'EPOS
2013
pp.668

Mezzo barocco e mezzo classico, trascorso dal morente Provenzale al nascente Rossini, il Settecento è un secolo effettivamente zeppo di musica, teatro, melodramma, belcanto, molto piú del Seicento. Quindi una trattazione che non voglia limitarsi a un pur necessario panorama generale ma si proponga di descrivere, letteralmente, correnti, scuole, autori, titoli, interpreti, questo e quel fenomeno, deve soprattutto avere la pazienza di raccogliere, riassumere, uniformare quanto offre la bibliografia e un po’ anche di scavare, cercare, puntare l’occhio altrove. È quanto s’ingegna di fare questo pingue volume, che certo passeggia volentieri sulle cime di Händel, Pergolesi, Cimarosa, Gluck e Mozart ma dà una bella occhiata anche a Hasse, Galuppi, Salieri, Zingarelli e cosí via. Un’altra freccetta al suo arco vorrebbe però avere il volume, in ciò allineandosi perfettamente agli altri e dunque continuando a vivere nello spirito della collana: prendere le mosse dall’attualità, dalla considerazione odierna del periodo, dalla sua fortuna nella discografia, dalla sua presenza in libreria è sembrato un avvio abbastanza originale, giusto, libero da ogni sospetto di accademismo e piú vicino al cuore pulsante di quell’eterna follia che si chiama melodramma.

DE BENEDICTIS A.I., a cura di,

Luciano Berio. Nuove prospettive. New Perspectives,

Olschki
2012
pp.494

Recensione

C. BERGO MARZOLLA,

Piccole Storie d'Arpa

Armelin
2012
pp.30

Il libro è pensato, scritto e dedicato a chiunque desideri cimentarsi con lo studio dell'arpa celtica o a pedali.

Al termine della raccolta è presente una breve guida destinata ai docenti e alle famiglie degli studenti che vogliano seguire e partecipare attivamente all'apprendimento dell'arpa da parte dei musicisti più giovani (secondo gli insegnamenti del Metodo Suzuki): in queste pagine vengono forniti consigli tecnici, brevi indicazioni per lo studio e suggerimenti per l'ordine di lavoro al fine di poter meglio comprendere e realizzare gli obiettivi di ciascuna composizione.

R.BARONCINI,

Giovanni Gabrieli

L’EPOS
2012
pp.632

Giovanni Gabrieli, al vertice della tradizione musicale veneziana avviata da Adriano Willaert, fu con Monteverdi tra i massimi compositori italiani ed europei di fine Cinquecento. Autore di musica sacra per grandi organici policorali, destinata in buona parte al cerimoniale civico-religioso della basilica di San Marco, Gabrieli fu anche l’iniziatore di un repertorio di musica strumentale d’assieme di complessità e dignità artistica pari a quello della migliore musica vocale sacra e profana dell’epoca. Avvalendosi di nuove fonti documentarie e di una accurata ricontestualizzazione delle fonti musicali, il presente volume oVre una nuova immagine del compositore, più aderente alla variegata vita musicale veneziana dell’epoca, fornendo al contempo una piú chiara comprensione del ruolo rilevante che egli, pur nel rispetto della tradizione policorale marciana, ebbe nell’affermazione del nuovo stile concertato e di tutti quegli stilemi tecnico-espressivi propri della nuova musica del Seicento.

G.VERDI1

Lettere

EINAUDI
2012
pp.1170

Ci sono personaggi che diventano icona di una nazione, di un periodo storico, delle trasformazioni sociali di un'epoca. Verdi è stato senz'altro uno di questi. Ripercorrerne la vita attraverso le lettere significa ovviamente incrociare la storia della musica e del teatro, che Verdi ha contribuito a cambiare in modo radicale. Ma significa, piú in generale, osservare in maniera concentrata e al piú alto livello simbolico l'Italia risorgimentale e protounitaria da tanti punti di vista: quello politico, quello economico-sociale (la carriera di Verdi come nascita anche nel nostro paese di un'imprenditoria moderna), quello linguistico. Da queste lettere, scelte con cura tra varie migliaia e ripubblicate con attenzione filologica da Eduardo Rescigno (conservando gli usi e gli errori ortografici di Verdi), ogni lettore potrà trovare il suo percorso preferito: dal rapporto con i librettisti a quello con gli impresari e con l'editore Ricordi; dalla genesi delle opere alle battaglie contro la censura; dalla vita privata del maestro, con i suoi oculati investimenti, alla partecipazione o alla distanza dalla politica. Sicuramente dalle lettere emerge appieno anche il carattere dell'uomo, la sua determinazione, le sue ire, l'ambizione e la coscienza del proprio valore, la sua non frequente disposizione al sorriso che però, quando in vena, si rovescia nella capacità di scrivere lettere spiritosissime, ironiche e talvolta perfino autoironiche. Rescigno ha costruito una serie di apparati per permettere il maggior agio possibile nella scorribanda all'interno del volume: «cappelli» biografici all'inizio di ogni sezione cronologica, note a piè di pagina, un dizionarietto dei personaggi principali che vengono nominati nelle lettere, la trama sintetica di tutte le opere verdiane. Il volume può essere cosí un materiale di studio in vari campi, una lettura piacevole, una fonte inesauribile di curiosità. Verdi è sicuramente una delle caselle chiave dell'albero genealogico degli italiani. Guardarlo da vicino, come solo si può fare attraverso la corrispondenza, è capire che cosa siamo stati, cosa siamo, e che cosa non siamo piú.

BADOLATO N.,

I drammi musicali di Giovanni Faustini per Francesco Cavalli

Olschki
2012
pp.534

I drammi per musica di Giovanni Faustini costituiscono il nucleo di gran lunga più importante nella fase originaria del teatro d’opera italiano, quella corrispondente all’apertura dei primi teatri impresariali a Venezia negli anni ’40 del Seicento. Nel corso di una decennale collaborazione con Francesco Cavalli Faustini produsse dieci drammi che risultarono cruciali per la codificazione e il consolidamento del genere: La virtù de’ strali d’Amore; L’Egisto; L’Ormindo; La Doriclea; Il Titone (1645); L’Euripo ; L’Oristeo ; La Rosinda ; La Calisto ; L’Eritrea . Questo volume li presenta in un’edizione critica che ne consente una lettura distesa e precisa, indispensabile per comprendere appieno, oggi, la drammaturgia secentesca. L’introduzione critica approfondisce le caratteristiche stilistiche dei testi, le tecniche di scrittura, il ruolo del librettista in rapporto al lavoro del compositore e dello scenografo, il legame tra l’attività letteraria e quella musicale e teatrale nel processo di istituzionalizzazione del teatro d’opera nella Venezia di metà Seicento.

DE BENEDICTIS A. I., MOSCH U. (a cura di),

Alla ricerca di luce e chiarezza. L’epistolario Helmut Lachenmann - Luigi Nono (1957-1990),

Olschki
2012
pp.296

Sono raccolti nel volume più di centoventi documenti – tra lettere, cartoline, telegrammi ecc. – scambiati nell’arco di circa trent’anni tra due delle più grandi personalità della musica contemporanea. La storia di un rapporto artistico e umano di insolita intensità e importanza a essere narrata, fatta di ammirazione, amicizia, condivisione di interessi, lunghi silenzi e momentanee incomprensioni. Dalle iniziali discussioni sulla tecnica compositiva e le poetiche musicali degli anni Cinquanta-Sessanta agli scambi di rara forza emotiva degli ultimi anni Ottanta, nel corso del carteggio si evidenzia una identica passione nei confronti del ‘fare musica’, di un impegno vissuto da entrambi profondamente sebbene con esiti ed emozioni talora divergenti.

Pubblicato in lingua originale, l’epistolario è ricostruito dai curatori integralmente ed è corredato da tre Appendici che raccolgono nell’ordine ulteriori lettere scritte da Lachenmann a Nono (ma mai spedite), comunicazioni intercorse tra i due corrispondenti e altre personalità musicali del secondo Novecento e, infine, sette testi di Lachenmann su Nono (perlopiù inediti) scritti tra il 1957 e il 1974.

SPAGNOLO M.,

Federico Incardona. La grande melodia

L’EPOS
2012
pp.160

Des Freundes Umnachtung (‘Ottenebramento dell’amico’) per grande orchestra è uno dei capolavori di Federico Incardona. Eseguita per la prima volta nel 1985, l’opera costituisce uno degli snodi fondamentali dell’evoluzione creativa del suo autore in quanto sintesi di tutte le esperienze maturate negli anni precedenti e presagio degli sviluppi futuri.

Questo volume, a partire dallo studio di Des Freundes Umnachtung, disvela i tratti essenziali dello stile di Incardona prendendo in esame l’intero ordito musicale, dalle componenti piú elementari fino ai livelli generali della forma.

Il metodo seguito è comparativo: le ipotesi interpretative che scaturiscono dall’analisi sono verificate su un repertorio piú ampio di composizioni dell’autore e poste in relazione al contesto delle opere dei compositori a lui contemporanei.

TITONE A.

Giuseppe Verdi. Macbeth Il corsaro Luisa Miller

L'EPOS
2012
pp.592

In Verdi ogni frammento dipende da quello che lo precede e preannunzia quello che segue: c’è sempre in lui un’idea che ha un eccellente motivo per finire perché ne ha avuto uno ottimo per cominciare. Una consecutio ferrea come in Dante, Bramante, Michelangelo; squisita come in Petrarca, Raffaello. Questa congiunzione fa di Verdi un cantore unico, anzi comune. «Pianse ed amò per tutti». Non un cantore «speciale […] particolare […] originale […] sottile, o irrefragabile, o facundus, o resolutissimus, o eximius, o […] venerabilis inceptor», ma un aedo che «ci offre i frutti sacri della sapienza, nel canestro lavorato dei suoi mille argomenti». Come san Tommaso è il Dottore comune della Chiesa, cosí Verdi è il Cantore comune dell’Umanità. Come il pensiero di Tommaso, cosí la sua musica è di una «limpidezza meravigliosa e come una grazia speciale di luce e semplicità».

Questa grazia speciale, «dal fondo della storia, avendo percorso i cunicoli delle fonti letterarie e dei libretti», attraverso la tragica esistenza di Macbeth, che contrariamente alla deformazione storica fu un buon re; la “favola” di The Corsair; la “tragedia borghese” Kabale und Liebe, inonda i tre capolavori analizzati in questo volume: Macbeth, Il corsaro, Luisa Miller.

PASTICCI S.,

Sinfonia di Salmi: l´esperienza del sacro in Stravinskij,

LIM
2012
pp.192

Sinfonia di Salmi è il titolo della prima, grande opera di musica sacra di Igor’ Stravinskij: un monumentale pezzo per coro e orchestra su testi biblici, composto nel 1930. Un avvincente romanzo sonoro popolato di luci e di ombre, in cui l’immagine di un tempo immutabile ed eterno, che evoca la solenne maestosità delle icone bizantine, sembra tranquillamente convivere con la dirompente vitalità ritmica dei riti arcaici e primitivi che aveva dato vita alle sue prime opere.

La possibilità di conciliare in un unico oggetto musicale istanze così diverse, e all’apparenza contraddittorie, ci invita prepotentemente ad attivare un processo di interrogazione, di ricerca di senso. Accogliere il richiamo di questa sfida è il principale obiettivo di questo libro, in cui la realtà sonora di Sinfonia di Salmi viene messa in relazione con i possibili universi di significato che ruotano intorno ad essa.

L’analisi investe questioni di estetica, di poetica e di tecnica compositiva, ma anche di etica e di interpretazione musicale. Ci si interroga sui processi di ascolto, e in particolare sul modo in cui la musica di Stravinskij ci invita a sperimentare un rapporto più consapevole con l’esperienza della temporalità, stimolando la scoperta di nuovi modi di costruire il nostro senso del reale. Fino ad evidenziare la presenza di un orizzonte di pensiero teologico profondamente radicato nell’universo creativo del compositore, al di là del suo effettivo impegno nell’ambito della produzione di musica sacra.

ISACOFF S.,

Storia naturale del pianoforte. Lo strumento, la musica, i musicisti: da Mozart al jazz, e oltre

EDT
2012
pp.360

Con l’entusiasmo, lo humour e l’affidabilità scientifica che lo hanno reso famoso anche al di fuori della cerchia degli addetti ai lavori, Stuart Isacoff compie in questo libro una ricognizione attraverso la storia della cultura, della tecnologia e della musica. Racconta come un’innovazione tecnica apportata a uno strumento a tastiera nei primi anni del Settecento abbia dato origine a un’incredibile rivoluzione nel mondo della musica, dello spettacolo e del costume in tutto il mondo occidentale.

Dai salotti ottocenteschi alle fumose sale dei jazz club americani, per la prima volta la storia del pianoforte viene raccontata non solo attraverso l’evoluzione dello strumento e della letteratura musicale, ma dando un ruolo centrale agli esecutori, ai pianisti di tutti i tempi e di tutti i generi, da Mozart a Bill Evans.

Attraverso un’originale classificazione basata sulle loro caratteristiche tecniche e timbriche, Isacoff racconta la vita, la personalità e la carica innovativa di pianisti eccezionali come Glenn Gould, Oscar Peterson, Vladimir Ashkenazy, Arthur Rubinstein, Scott Joplin, Fats Waller, Thelonious Monk, Herbie Hencock e moltissimi altri.

Un libro straordinariamente documentato, scritto con la voglia di raccontare e di incuriosire, per non dimenticare che la storia della musica è una storia di passioni e di creatività, in tutti i tempi e sotto ogni latitudine.

MARTINELLI R.

I filosofi e la musica

Il Mulino
2012
pp.216

L’interesse dei filosofi per la natura della musica come arte e come scienza risale all’antichità e dura tuttora. Muovendo da Pitagora e dalla sua teoria musicale su base matematica il volume attraversa 2.500 anni di storia del pensiero musicale per giungere al Novecento e alle avanguardie contemporanee.

A un primo sguardo, musica e filosofia sembrano due attività umane disparate, lontane tra loro quanto possono esserlo la morbida sensualità del canto e il silenzioso rigore del pensiero razionale. Eppure, fin dall’antichità emerge l’idea di una segreta affinità tra musica e filosofia, che ne intreccia i destini. A partire dalle idee sulla musica dei filosofi antichi, attraverso le concezioni medievali e rinascimentali, il volume considera l’impatto della rivoluzione scientifica, la stagione illuminista e gli sviluppi ottocenteschi, per giungere infine al ricco dibattito teorico contemporaneo.

RADAELLI A.,

La musica salva la vita. Il "Sistema" delle orchestre giovanili dal Venezuela all'Italia,

Feltrinelli
2012
pp.160

Venezuela: uno dei posti al mondo dove vivere è più difficile, tra crimine e povertà. Tre membri della popolazione urbana su dieci vivono nei barrios, baraccopoli dove manca tutto. Eppure nel paese, oggi, sono 350 mila i bambini e ragazzi a rischio che attraverso la musica trovano un senso alla vita, un riscatto sociale, spesso una professione. A volte, diventano essi stessi star internazionali, come è accaduto a Gustavo Dudamel, Diego Matheuz, Edicson Ruiz. È il miracolo del Sistema, creato da José Antonio Abreu nel 1975 a Caracas, e da lì esteso a ogni angolo del Venezuela e poi a tutto il mondo. Nel 2012 sono 285 le scuole di musica sparse per il paese latinoamericano; si comincia a giocare con le note già a due anni, e poi ci sono i corsi nelle carceri e le iniziative dirette ai portatori di handicap. Soprattutto, ci sono infinite orchestre, cori, gruppi, per imparare a suonare ma anche per crescere. Grazie a generosi sostegni soprattutto pubblici, il Sistema può contare su una rete capillare di orchestre per bambini e giovani, in cui l’educazione musicale è completamente gratuita (compresi strumenti, spartiti e, se necessario, cibo e vestiti). E sta diventando un modello non solo per i paesi in via di sviluppo. Claudio Abbado ha annunciato che intende portare in Italia il “Sistema”.

Questo libro racconta la storia di José Antonio Abreu, un grande visionario, ma anche di un modello artistico, educativo e sociale valido a tutte le latitudini: la storia di un’utopia realizzata, fatta di tante storie e di mille volti.

MELLACE R.,

Johann Sebastian Bach. Le Cantate

L'Epos
2012
pp.784

Microcosmo unico per ricchezza di valori musicali, poetici, teologici e simbolici, le cantate di Bach rappresentano un’impresa compositiva tra le piú ambiziose e memorabili mai realizzate. In quarant’anni d’inesausta attività creativa, il compositore diede vita, in ambienti eterogenei come le corti aristocratiche e le città borghesi della Germania orientale, a una varietà straordinaria di organismi musicali: un patrimonio ingentissimo ricondotto a intima unitarietà dalla vocazione universalistica del pensiero bachiano.

Ogni lavoro si propone come un unicum dalla fisionomia caratteristica, ma attiva al contempo una fitta rete d’intrecci tra vocale e strumentale, sacro e profano, tradizione tedesca e novità italiane: cortocircuiti virtuosi fra stagioni, luoghi, generi e stili della storia del compositore e di un’epoca, secondo un progetto estetico profondamente coeso, compendio mirabile del barocco musicale europeo, specchio fedele di un’intera civiltà.

Muovendo da tale irriducibile varietà, sulla scorta della piú aggiornata ricerca internazionale, il libro indaga le ragioni teologiche o encomiastiche di ciascuna cantata, insegue i prestiti da un lavoro all’altro, discute le molte questioni ancora aperte, commenta ciascun numero musicale dell’intero corpus delle cantate sacre e profane. Una serie di indici e le schede complete di tutti i dati tecnici, storici ed esecutivi, integrano la discussione, offrendo uno strumento indispensabile per l’appassionato, lo studioso, l’esecutore.

VIZZACCARO F.

La Messa in Si minore di Johann Sebastian Bach

L'qEpos
2012
pp.224

Il processo di composizione della Messa in Si minore BWV232, considerata l’ultimo capolavoro di Johann Sebastian Bach, è molto articolato, complesso e, ancora oggi, non del tutto chiarito: ciò è alla base del grande interesse che questo capolavoro suscita tuttora presso gli studiosi e gli appassionati di Bach. Si tratta di un’opera destinata alla liturgia cattolica o protestante? Fu scritta per una chiesa di Lipsia o per la corte di Dresda? Bach la concepí come una composizione unitaria o come un insieme di brani solo casualmente tutti appartenenti all’Ordinarium Missae? Questo libro propone una lettura della Messa prendendo in considerazione le teorie e le ipotesi formulate fino ad oggi dai piú autorevoli studiosi di Bach, colmando cosí la totale mancanza di studi specifici sulla Messa in Italia. Una lettura che ambisce a mostrare quanta ricchezza si nasconda dietro ad una delle composizioni piú rappresentative di Johann Sebastian Bach.

C. Raimo,

Quindici invenzioni a due voci di Johann Sebastian Bach. Suggerimenti per lo studio espressivo

CLUEB
2014
pp.

Bach è difficile? È severo? È insolubile?

In verità, la concezione che Bach aveva della musica non è argomentabile a cuor leggero. Essa non è mai una specie di ‘gioco infantile’, volto ad un effimero divertimento. Come fenomeno acustico composto da due parametri fondamentali, quali il ritmo e l’ampiezza intervallare, è di certo linguaggio universale, di tutti i tempi, passati, presenti e futuri. E – come già per Guido D’Arezzo nel Micrologus – è un oggetto comprensibile da uomini di ogni età e di ogni sesso. Tuttavia, la Musica è anche fenomeno sociale e politico, per cui resta impregnata dei colori, dei profumi e delle idee prevalenti nelle situazioni storiche in cui è stata generata. Una tipologia significativa è costituita dai brani tastieristici qui esaminati, scritti da Johann Sebastian Bach per la gioventù.

Il libro nasce con l’intento di purificare tali composizioni bachiane dalle sedimentazioni culturali e sociali che vi si sono sovrapposte, riconducendole al loro splendore originario, proprio per i giovani per i quali innanzitutto vale il precetto «Nihil volitum nisi præcognitum».

DE BENEDICTIS A.I., a cura di,

Luciano Berio. Nuove prospettive. New Perspectives,

Olschki
2012
pp.494

Gli interventi introduttivi di Umberto Eco, Giorgio Pestelli, Jean-Jacques Nattiez ed Edoardo Sanguineti sono seguiti da un’ampia sezione di «Studi e contributi», dedicata a singole tematiche relative all’opera di Berio, e da una sezione di «Riflessioni conclusive». I contributi, nuovi per metodologia di ricerca e prospettiva interpretativa, permettono di riflettere su specifiche problematiche di carattere filologico-analitico ed estetico, nonché sullo stesso concetto di “musica” proprio a uno dei più grandi protagonisti del Novecento.

BUCCI M.,

I disegni del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino. Inventario - II (1943-1953)

Olschki,
2012
pp.448

Continua l’Inventario dei disegni dell’Archivio Storico del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, appartenenti alla categoria dei bozzetti, dei figurini per i costumi e dei disegni per l’attrezzatura scenica. Di ogni pezzo viene fornita una scheda scientifica completa. Un lavoro di riordino compilativo unico in Italia e il primo a realizzarsi in questo settore specifico degli Archivi teatrali, per una collezione che conta più di 12.000 disegni di scenografie e costumi.

SEMINARA G.

Alban Berg

L'Epos
2012
pp.620

Considerato dai compositori di Darmstadt come un musicista irrimediabilmente legato alla tradizione tardo-romantica, Alban Berg ha conosciuto nuova fortuna negli ultimi decenni del XX secolo.

Realizzato a più di un trentennio dalla monografia di Paolo Petazzi, questo volume vuol restituire ai lettori italiani la ricchezza e la molteplicità dei più recenti contributi musicologici dedicati a Berg, che spaziano dalle indagini sull'interesse del compositore per i significati criptati e il simbolismo numerico all'applicazione di nuove metodologie di analisi alla sua scrittura musicale, dalla valutazione del suo peculiare approccio al "metodo di composizione con dodici suoni" messo a punto dal maestro Arnold Schönberg alla ricostruzione del ruolo del pensiero e degli scritti di Karl Kraus nella sua formazione intellettuale.

A partire da tali apporti si intende consegnare un'idea "problematica" della ricerca musicale di Berg, che nelle sue opere riuscì a combinare la tendenza a una rigorosa formalizzazione con la tensione a un'intensa espressività e che al tempo stesso seppe guardare al futuro, per l'attenzione tutta novecentesca alla dimensione temporale della musica, per la sensibilità all'estetica cinematografica contemporanea, per la capacità di "bruciare" in una sintesi formale "astratta" i residui del passato e i fantasmi del presente.

CAPRA M., NICOLODI F., a cura di,

La critica musicale in Italia nella prima metà del Novecento

MARSILIO,
2012
pp.376

Il volume nasce dal convegno di studi che nell’ottobre 2008 ebbe luogo alla Casa della Musica di Parma, frutto delle acquisizioni e dello stimolo di due iniziative di ricerca e documentazione dedicate alla critica e alla stampa periodica musicale: la «Banca dati della critica musicale italiana» (BaDaCriM) e la «Base dati dei periodici musicali italiani». I diciannove contributi, frutto dell’impegno profuso sia da alcuni dei partecipanti ai summenzionati progetti di ricerca sia da studiosi appositamente cooptati per l’occasione e artefici d’indagini ad hoc in ambiti diversi, toccano argomenti vari con approcci diversificati, data anche la provenienza da distinti ambiti formativi e di studio: oltre alla musicologia, l’etnomusicologia, l’organologia, l’archivistica, la critica musicale, la storia letteraria ecc. Un filo rosso, tuttavia, è dato rintracciare in un numero preponderante degli scritti. Un filo, o forse due: la decisa vena nazionalistica che informa di sé la riflessione critica sulla musica nell’Italia da non molto unita e, con l’inizio del nuovo secolo, l’impetuosa ventata dell’idealismo in tutte le sue accezioni.

DE LA GRANGE H.L.,

Gustav Mahler. La vita, le opere,

EDT
2012
pp.496

La musica di Mahler è al tempo stesso la più personale e una delle più universali che si possano immaginare: nessun compositore prima di lui aveva osato trasfondere nell'opera sinfonica con tanta intensità la propria esperienza biografica e spirituale, e nessuno era riuscito, così facendo, a spingere con altrettanta forza l'ascoltatore di fronte ai più profondi interrogativi sulla condizione umana. È anche alla luce di questo ambiguo rapporto fra vita e opera che la ricerca condotta per quasi sessant'anni da Henry-Louis de La Grange acquista il suo ineguagliabile valore. A partire dal 1952, de La Grange colleziona infatti tutte le possibili testimonianze e fonti su Gustav Mahler, e attraverso quest'instancabile attività di documentazione e scavo dà alla luce una delle più vaste biografie mai scritte, pubblicata dapprima in francese (1979-84), e poi gradatamente ampliata e aggiornata nell'edizione inglese in quattro volumi (1995-2012).

Il presente libro nasce dal desiderio di rendere disponibili i frutti di quest'opera straordinaria in uno strumento più maneggevole e compatto. In comune con il suo "fratello maggiore" ha il pregio di registrare con costanza gli avvenimenti dell'intero arco biografico mahleriano, non cercando di provare una tesi preconfezionata o di affermare un ritratto ideale, ma lasciando che l'individualità e il percorso artistico del compositore sorgano quasi naturalmente dalla conoscenza dei fatti e dei documenti, pagina dopo pagina. Vi si ritrova il racconto di un musicista che partendo da una piccola cittadina boema diventerà il celebrato direttore del Metropolitan Theatre e della New York Philharmonic dopo avere animato, in un decennio all'Opera di Vienna, una delle più gloriose stagioni che la storia del teatro musicale ricordi. In un percorso scandito dalle successive tappe biografiche, con l'aiuto di centinaia di documenti e testimonianze, il lettore entra senza mediazioni in contatto con i drammi e le battaglie personali di Mahler, l'incomprensione della critica e il crescente amore del pubblico per le sue composizioni, la violenta conflittualità da cui il suo lavoro d'artista moderno sarà incessantemente circondato.

L'equilibrio con cui sono esposte le diverse fasi della vita e del percorso creativo permette di cogliere il profondo legame che sussiste fra la sua attività di direttore d'orchestra, la vita privata e l'attività di compositore, mentre una sezione specifica è dedicata all'analisi delle opere. Dall'indagine parallela di questi diversi aspetti nasce una figura a tutto tondo, molto lontana dalle caratterizzazioni postume, contraddistinta da una radicale visione etica del lavoro artistico, da una vitalità pressoché inesauribile e da un lancinante amore per l'essere umano e per l'universo naturale in cui è immerso.

GIGLIO G.,

Franco Oppo. Nuova Musica dalla Sardegna,

L’EPOS,
2011
pp.288

Il volume si propone di offrire gli strumenti per la conoscenza attentamente contestualizzata della figura e dell'opera del compositore nuorese Franco Oppo (1935-), padre della Nuova Musica in Sardegna anche come didatta, teorico e organizzatore.

Docente al Conservatorio di Cagliari dal 1965, Oppo ha elaborato un linguaggio peculiare a partire dall'impiego in forme attuali delle strutture fondanti della musica tradizionale sarda, con particolare attenzione alla monodia arcaica femminile e al repertorio delle launeddas, formando generazioni di compositori noti a livello internazionale

Musicista sensibile al valore sociale della musica, ha tratto stimolo dalle esperienze di studio a Venezia e Varsavia per dar vita a Cagliari prima alle Giornate di Musica Contemporanea e poi al Festival Spazio-musica, giunto quest'anno alla XXX edizione La ricostruzione dei suoi percorsi biografici e compositivi lascia così emergere tanto lo spessore della sua figura quanto le vivaci realtà musicale dell'isola, ribadendo in modo nuovo la vitalità dell'antica civiltà musicale della Sardegna.

PICCARDI C.

Maestri viennesi. Haydn, Mozart, Beethoven, Schubert. Verso e oltre

RICORDI - LIM, 1
2012
pp.752

Questo poderoso volume di Piccardi affronta la musica in ambito viennese fra la seconda metà del 700 e la prima metà dell’800 e ne traccia un quadro attraverso i protagonisti di quel tempo (Haydn, Mozart, Beethoven, Schubert).

Le loro personalità vengono analizzate non solo attraverso la loro opera musicale, ma anche per mezzo dei contesti nelle quali sono maturate, i costumi, la cultura e i cambiamenti sociali in cui hanno vissuto.

Una trattazione completa dei grandi compositori viennesi che approfondisce e collaziona in un unico tomo numerosi aspetti.

BRUNELLO M.,

Fuori con la musica

RIZZOLI,
2011
pp.182

Portare le Suite di Bach sulle Dolomiti, sul monte Fuji, sulle rocce di Matera, sul Timbain nel Sahara tunisino, perché; quelle musiche hanno qualcosa in comune con le montagne: sono incommensurabili. E non è un caso che ci siano creste dolomitiche che paiono ricalcarne il disegno delle note. Riscoprire Dvo ák a San Pietroburgo, là dove la Prospettiva Nevskij si allarga sulla Neva e sul Palazzo d’Inverno, coglierlo nell’oro delle cupole, nel bianco della neve, nei gialli, verdi e azzurri dei palazzi, tutti su una tavolozza pronti per essere trasformati in suoni. Eseguire Schönberg, la sua Notte trasfigurata, nell’oscurità di una “cattedrale vegetale” costruita con pali e alberi in una splendida valle a mille metri d’altitudine, con il cielo come soffitto e le stelle cadenti che vanno a confondersi con le lucciole. Queste e tante altre sono le tappe emozionanti del percorso artistico che Mario Brunello, interprete geniale e innovativo, illustra in Fuori con la musica, offrendo una lettura illuminante di una scelta di brani (che possono essere ascoltati sul sito www.mariobrunello.com) e insieme rievocando luoghi e sensazioni dell’esecuzione. Tappe che accompagnano tutti - giovani e anziani, profani e melomani - a cogliere echi nuovi nella grande musica classica, a riconoscere parentele insospettate con gli scenari naturali e, soprattutto, a emozionarsi nell’ascolto. In un’esperienza elettrizzante che ci fa capire quanto i compositori del passato siano ancora vivi, quanto abbiano da dirci sul mondo e quanto possano arricchire il nostro spirito.

MAIOLI C.

Intorno a Pollini. Come un grande pianista può cambiarvi la vita,

Coniglio editore
2011
pp.312

Fine luglio 1960.
L’annuncio della vittoria di Maurizio Pollini al concorso pianistico internazionale Chopin di Varsavia piomba come un meteorite su una piccola città di mare della Liguria. In realtà la notizia arriva dall’America con qualche mese di ritardo ma colpisce ugualmente nel profondo la fantasia di due adolescenti. Al punto di indurli a riprendere il vecchio gioco del “facevamo che io ero... e facevamo che tu eri...” riservando al giovane pianista il ruolo del primattore.

In un racconto a metà tra invenzione e saggio monografico la storia di una famiglia si intreccia con la vita e la carriera del Maestro. Le testimonianze sull’humus in cui cresce il suo talento si alternano a dialoghi immaginari costruiti sulla base dell’attività, degli ideali e delle passioni di Maurizio Pollini. Emergono così accanto alle doti musicali il suo fervore civile, la sua umanità e i suoi interessi per la letteratura e per il cinema attraverso una sequenza di oggetti, luoghi e personaggi che rimandano continuamente a lui: dal fonografo di Nipper al thèâtrophone tanto caro a Marcel Proust, dall’ascoltatore ideale che parafrasa il lettore ideale di Italo Calvino ai binomi fantastici di Gianni Rodari, dalla leggerezza di Fausto Melotti, lo zio ingegnere, scultore e pianista, ai balli futuristi di Belli e Depero, dalla cecità psicosomatica di Val Waxman alias Woody Allen in Hollywood Ending a cinque luoghi mitici di Manhattan dissolti in seguito a un lutto nella lunga amnesia del narratore.

Tanti pezzi di memoria anche collettiva che riemergendo compongono un’immagine inedita di Pollini e dichiarano allo stesso tempo la propria ragione metanarrativa. Ma questa è un’altra storia.

FUBINI E.,

Il pensiero musicale del Novecento

ETS
211
pp.182

Se gettiamo uno sguardo sul secolo appena trascorso sentiamo l'esigenza di ritrovare un filo conduttore, un lume che ci consenta di navigare e di orientarci nella molteplicità di esperienze di cui si è nutrita la musica del Novecento.

C'è pertanto un filo conduttore che accomuna i saggi che compongono questo volume: alla luce dei più recenti sviluppi della musica appare oggi più chiaro come vi sia stata una grande molteplicità di esperienze musicali valide nel secolo appena trascorso. Nei decenni passati si è peccato di un'indubbia sopravvalutazione di alcune correnti dell'avanguardia darmstadtiana e si è forse sottolineato con troppa forza l'importanza delle correnti disgregatrici del linguaggio tradizionale.

In questa seconda edizione compaiono tre nuovi saggi che illuminano angoli ancora poco esplorati nel panorama della cultura musicale del Novecento. Essi completano questo quadro in cui esperienze che possono sembrare marginali acquistano tuttavia il loro peso nel gettare luce su aspetti spesso lasciati in ombra di personaggi di primo piano della più recente storia della musica: Monsieur Croche antidilettante: tempo e natura nel pensiero di Debussy, Musica e redenzione: la tradizione kabbalistica e il teatro di Schönberg, ed ancora Il mito della musica delle sfere nel Novecento.

Oggi vi è un'indubbia presa d'atto, forse anche in chiave post-moderna, che nelle arti e nella musica non c'è solo progresso e regresso, che la storia non è un fiume che corre sempre proteso verso il futuro in una corsa che annulla e brucia continuamente il passato. La storia forse è qualcosa di più complesso, di più articolato che procede senza necessariamente lasciare dietro di sé vinti o vincitori.

S. Miceli, a cura di,

Cherubini al «Cherubini» nel 250° della nascita.
Atti del convegno internazionale,

OLSCHKI,
2011
pp.320

I contributi qui raccolti si pongono come celebrazione massima, a Firenze, delle manifestazioni tenute in Europa per il duecentocinquantesimo anniversario della nascita di Cherubini e spaziano dalle composizioni sacre, al teatro e alla musica da camera. Svoltosi al Conservatorio «Luigi Cherubini» – costituito a Firenze nel 1860 – il Convegno ha riunito studiosi di fama internazionale e giovani ma già affermati ricercatori.

R.CALABRETTO (a cura di)

Andrej Tarkovskij e la musica

LIM,
2011
pp.309

Aprire un discorso sulla musica e Andrej Tarkovskij non è facile.

Troppe le difficoltà e le iinsidie che tale ricerca comporta, con le continue ramificazioni che ripetutamente si aprono ogniqualvolta si tenta di circoscrivere i diversi problemi che via via affiorano.

Nei propri film, infatti, Tarkovskij ha operato delle scelte musicali destinate inevitabilmente a porsi come magistrali, a divenire dei veri e propri exempla a cui guardare con stupore e ammirazione. Basti pensare al suo singolare utilizzo dei repertori classici, quelli bachiani in primis, che ripetutatmente attraversano i suoi capolavori; oppure all´altrettanto significativo, e pionieristico, uso della musica elettronica, grazie al felice sodalizio creato con uno dei compositori maggiormente rappresentativi dello Studio Sperimentale di Musica Elettronica di Mosca, Edvard Artem´ev

A.I.DE BENEDICTIS (a cura di con la collaborazione di L.Zattra)

Presenza storica di Luigi Nono.

LIM,
2011
pp.271

Tra gli aspetti del complesso iter creativo di Luigi Nono che ancora oggi promettono ricchi margini di approfondimento vi è quello relativo alla problematica dell’impegno e del ruolo della musica intesa come testimonianza – artistica e sociale – del proprio presente. Il periodo più ricco e immediatamente riconducibile a questa problematica è quello relativo agli anni ’60-’70, in cui i dati biografici formano con quelli artistici un tutt’uno indivisibile. Sono anni, questi, in cui la musica è viepiù intesa come «parte integrante della vita», nella consapevolezza che se da un lato «una partitura può dare vita a una rivoluzione tanto poco quanto un quadro, una poesia o un libro», dall’altro è comunque «in grado, esattamente come un quadro, una poesia o un libro, di fornire informazioni sullo stato di desolazione della società», di «fondare una coscienza se le sue qualità tecniche si mantengono allo stesso livello di quelle ideologiche». Questi ideali, maturati nel corso degli anni Cinquanta-Sessanta, giungono al loro culmine nella prima metà degli anni Settanta per prendere in seguito un corso più intimistico e sotterraneo nell’ultima fase creativa degli anni Ottanta. Come dimostrano alcuni saggi raccolti nel volume, contrariamente alla vulgata comune l’ultimo Nono è un artista non certo apolitico, bensì un uomo in cui rimane viva una profonda adesione all’ideale di un’arte tanto umana quanto impegnata. Lo spirito rivoluzionario lascia nell’ultimo decennio il posto a una sorta di saggia consapevolezza che non abdica alla realtà del suo ‘presente’, ma la radica ancora più profondamente nelle sfere interiori dell’‘indicibile’.

I saggi raccolti nel volume Presenza Storica di Luigi Nono permettono di giungere a una nuova comprensione o, in alcuni casi, a una rilettura critica del poliedrico concetto di impegno nell’opera di Luigi Nono. Con metodi ermeneutici e approcci analitici differenti, i singoli interventi sviluppano la tematica del ruolo della politica tanto nella genesi delle opere musicali, quanto nella loro realizzazione e ricezione. La riflessione procede da una dimensione più propriamente storica verso una prospettiva più propriamente musicologica e interdisciplinare.

KRAMER L.,

Perché la musica classica? Significati, valori, futuro

EDT,
2011
pp.272

Che cosa possiamo fare oggi per la musica classica? E viceversa: che cosa può fre oggi la musica classica per noi? Sono le domande da cui prende le mosse questa elegante e acuta indagine su una tradizione musicale la cui imminente scomparsa è annunciata da pi di un decennio. Ma se la musica classica ha sempre trovato i suoi paladini, in un mondo saturo di informazione e segnato da un endemico deficit di concentrazione le ansie per il suo futuro sono diventate quantomai concrete. Perché la musica classica? affronta il tema con schiettezza, cercando di mettere in luce i valori pi profondi e originali di questa forma d'arte (per musica classica qui si intende quel corpus di musica non teatrale prodotta a partire dal Settecento e avente l'ascolto come unica finalità). Kramer non basa la sua difesa sulla diffidenza nei confronti della cultura popolare o su una pretesa di superiorità: cerca invece di mostrare ciò che la musica classica, e solo essa, può ancora offrire all'uomo e da lui richiede, in un dialogo interiore che trasforma entrambi. Per questo esplora, in uno stile denso e colloquiale, argomenti come la natura della soggettività e il destino della melodia nel repertorio cameristico e nella musica da film, la conquista del tempo e il senso di mortalità nella canzone romantica, l'armonizzazione di umanità e tecnologia nella musica pianistica, la cura dell'attenzione e la liberazione dell'energia nel disegno sinfonico. Originale e controcorrente, la riflessione di Kramer non è solo una difesa della musica classica, ma un invito alla difesa della qualità umana che in questa musica trova tuttora voce.

PRIMIGNANI M.,

Fryderyk Chopin,

L’EPOS,
2011
pp.248

Chopin, è molto importante dirlo, si lascia guidare e consigliare dalle note; si direbbe che egli mediti sul potere espressivo di ognuna di esse. Egli sente che la tal nota o doppia nota, che la tal "terza" o la tal "sesta", cambia significato a seconda della sua posizione nella scala e, mediante un inatteso mutamento del basso, fa sì che essa assuma tutt'altro significato rispetto a quello che aveva prima. In questo risiede la sua forza di espressione"

GIANI M.

Johannes Brahms

L’EPOS,
2011
pp.644

Pochi compositori di prima grandezza possono vantare una fama mutevole come quella che ha segnato la storia della fortuna di Johannes Brahms. Difficile ed epigono, moderno e conservatore, classicista e romantico, arido e sentimentale: tale è apparso di volta in volta, in vita e negli oltre cento anni successivi alla sua morte, colui che venne presto etichettato come il “terzo B”, dopo Bach e Beethoven, della musica tedesca. Questo volume è il piú esteso contributo alla conoscenza del maestro amburghese che la musicologia italiana abbia prodotto: ne ripercorre in dettaglio l’intera opera, soffermandosi anche su composizioni pressoché sconosciute nel nostro Paese, in particolare la sua vasta produzione corale con e senza strumenti. La parte biografica è arricchita da capitoli dedicati al “romanzo familiare” di Brahms, alle sue vaste letture e alla poco nota attività che svolse per tutta la vita come musicologo, soprattutto in veste di curatore ed editore di musiche altrui, da Händel e Couperin sino a Schubert e Schumann. Fanno da controcanto all’esposizione ampie riflessioni sul fecondo rapporto di Brahms con la musica del passato, nonché la ricostruzione dell’antagonismo che lo vide opposto all’altro grande protagonista del secondo Ottocento, Richard Wagner.

GIUST A.,

“Ivan Susanin” di Catterino Cavos. Un'opera russa prima dell'Opera russa

DE SONO,
2011
pp.432

Qual è la prima opera russa? Gli storici della musica non sono concordi nel rispondere a questa domanda, ma sono generalmente unanimi nel riconoscere a Una vita per lo zar (ribattezzata Ivan Susanin in epoca sovietica) il ruolo di pietra miliare nella formazione del teatro musicale “nazionalE” russo. Secondo fonti autorevoli per quest'opera il compositore Michail Glinka avrebbe raccolto tutto il meglio della cultura musicale che l'aveva preceduto, e su questo terreno avrebbe creato una “musica nuova”Nella scelta del soggetto fu anticipato di una ventina d'anni da Catterino Cavos, compositore veneziano trapiantato giovanissimo a Pietroburgo, dove fu anche direttore musicale dei Teatri Imperiali. Il suo Ivan Susanin è un'opera indubbiamente meno nota, ma densa di spunti che si riveleranno di grande importanza per lo sviluppo di un teatro musicale autonomo che rispondesse all'esigenza di svincolare la cultura russa dai modelli europei. L'autrice di questo libro ne offre un'attenta analisi, che parte dall'esame del contesto storico-culturale e dello “spirito del tempo” e, ricostruendo il percorso biografico e artistico del compositore, giunge a un confronto critico con altre opere? Una vita per lo zar in primis? dedicate a questo eroe della storia russa: una figura che, al di là; di riferimenti più; o meno fedeli alla realtà; storica, si inserisce significativamente tra i simboli di una coscienza nazionale in via di formazione.

MAHLER G., STRAUSS R.,

Il Cammino parallelo. Lettere 1888-1911,

ARCHINTO
2011
pp.160

Due titani. Immensi, geniali e diversissimi: malinconico e tormentato Mahler, figlio di un commerciante ebreo, ossessionato dall’idea della morte e dalla ricerca di un riconoscimento mai veramente raggiunto; sereno, uomo di mondo, sicuro del proprio successo Strauss, leggenda già prima di morire e, negli ultimi anni, legato ufficialmente al nazionalsocialismo. Due mondi opposti trovano in queste lettere uno straordinario canale comunicativo, informale, discreto nei modi e nei contenuti. Destinati forse a non comprendersi mai, Mahler e Strauss tuttavia si cercano, discutono del proprio lavoro, intrecciano un tacito patto di collaborazione, impegnandosi a eseguire l’uno le opere dell’altro, curiosi, complici, consci del talento impressionante del proprio interlocutore, anche quando non riescono a capirlo. Insieme alle lettere raccolte in Vuole essere il mio Shakespeare?, già pubblicate da Archinto, questo epistolario contribuisce a delineare la personalità forte di Strauss e allo stesso tempo il travagliato percorso artistico di Mahler.

SELDES B,

Leonard Bernstein. Vita politica di un musicista americano,

EDT,
2011
pp.264

Una documentazione rigorosa d࠲agione di tutte le diverse fasi della carriera e della vita di Bernstein. Si pensi, per esempio, alla censura a cui fu sottoposto dalla CBS (la sua casa discografica) nel 1950, in attuazione delle famigerate blacklist del maccartismo, al ritiro del passaporto e alla conseguente firma dell'affidavit (nel quale Bernstein assicurò la corte di non essere mai stato iscritto al Partito Comunista), alla successiva riabilitazione e al trionfale ritorno sul podio della New York Philharmonic come direttore principale e poi come direttore musicale.

Scopo della narrazione è mostrare quanto connessi siano la vita politica di Bernstein, il suo pensiero filosofico e la sua musica, e quanto questa compatta trama sia a sua volta intrecciata con i grandi sommovimenti della vita politica americana dagli anni 50 ai primi anni 90. Il tutto completato da un conclusivo e intrigante scorcio su quella che potrebbe essere stata la frustrazione insuperabile di Bernstein, ovvero non avere scritto il capolavoro capace di rappresentare tutto il proprio percorso artistico.

Quella che Seldes ricostruisce è una storia per molti versi inedita, anche perché buona parte della documentazione originale era ancora inaccessibile o secretata.

DE BENEDICTIS A. I., MASTINU G., SCHOENBERG NONO N., a cura di,

Intolleranza 1960. A cinquant'anni dalla prima rappresentazione assoluta,

MARSILIO,
2011
pp.240

A cinquant'anni dalla prima rappresentazione assoluta di "Intolleranza 1960", avvenuta nell'aprile del 1961 al Teatro La Fenice di Venezia, l'azione scenica viene riallestita in italiano nel teatro che ospitò il suo debutto. Il volume ricostruisce il percorso tra le fasi di realizzazione dell'irrepetibile evento: dalla scoperta della Laterna Magika, alle prime idee librettistiche e sceniche sviluppate con lo slavista Angelo Ripellino, fino al debutto veneziano. Il volume è arricchito dalla corrispondenza tra Luigi Nono, Mario Labroca, Angelo Maria Ripellino, Emilio Vedova e da interviste a testimoni d'epoca. Un inedito apparato iconografico presenta i bozzetti di scena, dei costumi, le stesure, le varianti, le bozze del libretto, schizzi musicali, fotografie delle prove e delle scene.

RUSSOLO L.

La musica, la pittura, il pensiero. Nuove ricerche sugli scritti
A cura di Gi. Bellorini, A.Gasparotto, F.Tagliapietra

OLSCHKI,
2011
pp.196

Sono pubblicati 18 testi di Russolo, riguardanti l’arte dei rumori, la pittura, l’architettura, senza tralasciare le riflessioni che accompagnarono le esperienze legate all’occultismo e alla teosofia. Viene analizzata la nascita degli scritti in relazione ai momenti cruciali della vita dell’artista e ai suoi rapporti intellettuali e professionali, sottolineando continuità ed evoluzioni delle sue idee in ambito musicale, artistico e filosofico. In appendice un inventario sommario del Fondo Russolo del Mart e un elenco completo degli scritti dell’artista.

SAGLIETTI B.,

Beethoven, ritratti e immagini. o studio sull'iconografia,

DE SONO,
2011
pp.232

Nelle opere d'arte figurative e plastiche Beethoven ha assunto diverse sembianze, non tutte egualmente note poiché alcune sono pi riprodotte di altre. Allineando in una galleria quei ritratti di natura eterogenea (olii su tela, incisioni e litografie, disegni, maschere facciali e busti) che furono realizzati durante la sua vita, emerge un profilo del compositore talvolta inedito e sorprendente. I ritratti sono qui considerati innanzitutto per il loro valore documentale e per la prima volta vengono definite, secondo un nuovo criterio metodologico, le peculiarità materiali delle opere (genesi, caratteristiche iconografiche, trasmissione, attuale collocazione), oltre alla discussione di una vasta quanto inesplorata letteratura critica. La vicenda iconografica procede parallelamente al racconto della biografia attraverso l'epistolario beethoveniano e le immagini letterarie che i contemporanei hanno tramandato sulla stampa dell'epoca e nella letteratura memorialistica. Ritratti e immagini forniscono così, integrandosi a vicenda, uno sguardo approfondito sulla figura e sulla vita del maestro. Completano il volume due appendici dedicate alle biografie degli autori dei ritratti e degli innumerevoli amici, mecenati ed editori che permettono la ricostruzione del complicato tessuto di relazioni sociali in cui Beethoven visse.

LACHENMANN H., RIHM W.,

Conversazioni e scritti,

RICORDI,
2010
pp.304

Recensione

A.COLTURATO, a cura di,

Accademia delle Scienze di Torino. I libri dell’Accademia, vol. 6
Il fondo musicale Della Chà,

OLSCHKI,
2010
pp.252

Pur non essendo mai stata caratterizzata in tal senso, la Biblioteca dell’Accademia delle Scienze di Torino si trova oggi a conservare un patrimonio musicale di notevole interesse, patrimonio in larga parte riconducibile al cospicuo fondo donato nel 1968 dall’avvocato Ambrogio della Chà (1896-1972), industriale, bibliofilo e collezionista d’arte. La sezione musicale del fondo include442 documenti musicali a stampa, 2 manoscritti e 230 libretti d’opera perlopiù ascrivibili ai secoli XIX-XX, materiali cui si aggiungono raccolte di testi per musica e canti popolari, libri di saggistica e letteratura critica e teorica. Il quadro culturale che emerge dalla raccolta, nella quale non mancano alcune rarità, riflette l’educazione musicale tipica della borghesia colta dell’Ottocento italiano, con la spiccata predilezione per l’opera lirica, l’operetta, la produzione vocale e strumentale da salotto. Il catalogo, suddiviso in tre sezioni (musica a stampa, musica manoscritta, libretti), è preceduto da un’introduzione storica e sei appendici (contenenti tra l’altro la genealogia della famiglia Della Chà,l ’elenco delle opere di Goldoni, Metastasio, Molière e Zeno, delle raccolte di canti popolari, dei libri di saggistica e letteratura critica e teorica) ed è corredato da alcune tavole a colori e dagli indici dei nomi, dei titoli e degli incipit letterari, dei personaggi.

ARFINI M.T,

Felix Mendelssohn,

L’EPOS,
2010
pp.412

Felix Mendelssohn fu un musicista dalle doti multiformi, non soltanto un compositore ma un direttore d’orchestra ed un manager musicale di primissimo livello nel panorama europeo. Egli fu colui che più; di tutti contribuì a fissare quello che oggi chiamiamo il “canone musicale occidentale”. Nato e cresciuto in un ambiente particolarmente favorevole allo sviluppo delle sue grandi doti, seppe coniugare la creatività dell’artista con quella che sentiva come una missione morale: il miglioramento della società mediante la musica e la cultura; per questo potrebbe dovrebbe essere considerato un modello anche al giorno d’oggi. Tuttavia, sulla sua figura si sono concentrati nel tempo molti pregiudizi, che ora sono stati in parte dissipati dalla più recente letteratura musicologica.

Da tali assunti prende le mosse questo libro, il primo originale in italiano, per scoprire, tra gli altri, molti aspetti poco noti del compositore dell’ouverture per il Sogno di una notte di mezza estate.

VERDI L.,

Alexsandr Nikolaevic Skrjabin,

L’EPOS,
2010
pp.488

Alexsandr Nikolaevic Skrjabin è il compositore russo che meglio rappresenta l’ansia di rinnovamento della cultura musicale europea alle soglie della prima guerra mondiale e della rivoluzione d’ottobre. Egli fu non soltanto un compositore geniale, ma un pensatore fecondo e originale, una figura affascinante e provocatoria, attento osservatore ed emblematico testimone della propria epoca. Il volume, ripercorrendo le tappe fondamentali della vita del compositore, analizza le ragioni del suo pensiero estetico e musicale, dalla giovanile opera incompiuta alle “riflessioni filosofiche”, dal Poema dell’estasi alla rivelazione esoterica del Prometeo, dall’esperienza della sinestesia al tentativo utopico di fondere tutte le arti e tutte le esperienze umane nel grandioso Mistero, rimasto incompiuto.

Affrontando da prospettive inedite il variegato universo poetico di questa singolare figura di uomo e di musicista, il libro conferma l’importanza dell’opera di Skrjabin, non solo nell’evoluzione del linguaggio musicale ma anche nel rinnovamento della concezione dell’arte, ed è arricchito dai principali testi poetici dell’autore.

Mila M., Nono L.,

Nulla di oscuro tra noi. Lettere 1952 – 1988
a cura di A.I.De Benedictis e V.Rizzardi

Il Saggiatore,
2010
pp.365

Trent’anni di lettere, cartoline, telegrammi. Trent’anni di parole e colloqui a distanza. Trent’anni di amicizia tra due delle più importanti personalità della musica contemporanea. Massimo Mila, musicologo e critico musicale di fama internazionale, e Luigi Nono, il grande compositore veneziano, uno dei massimi protagonisti della storia della musica del XX secolo. Davvero “nulla di oscuro” tra loro. Perché la corrispondenza che i due intrattennero dal 1952 al 1988, conservata presso la Fondazione Archivio Luigi Nono di Venezia e la Fondazione Paul Sacher di Basilea, disegna il percorso evolutivo di un rapporto umano e intellettuale di straordinaria intensità, capace di resistere agli eventi, alle stagioni, alle incomprensioni, e al tempo che tutto consuma. A fare da collante, a cementificare questo sodalizio, una passione civile e politica condivisa, benché a volte su fronti e con esiti divergenti, e il bisogno di dare vita, in anni di intense battaglie politico-culturali, a un discorso critico e artistico innovativo, in grado di creare un nuovo rapporto fra arte, individuo e società.

Il carteggio è completato da una corposa scelta degli scritti di Mila su Nono e molte delle lettere scambiate tra Nono e l’editore Giulio Einaudi, ad arricchire di documenti la storia del profondo legame tra il compositore veneziano e l’ambiente culturale torinese.

GIOVANNI GIURIATI G., TEDESCHINI LALLI L., a cura di,

Spazi sonori della musica,

L’EPOS,
2010
pp.256

Lo spazio costituisce una dimensione imprescindibile del suono, un parametro al pari degli altri quali il tempo (la durata), l’intensità, la frequenza, eppure questo volume è il primo a riflettere organicamente su tale componente essenziale dei suoni umanamente organizzati. Ne emerge un serrato dialogo fra fenomeni percettivi e luoghi di diffusione del suono, modelli analitici fisico-matematici e questioni storiche, prospettive antropologico-culturali ed estetiche.

NAPOLI E. a cura di,

Guida alla Musica Sinfonica,

ZECCHINI,
2010
pp.578

Da Bach a Beethoven, da Mahler ai contemporanei: una Guida all’ascolto attivo e critico delle pagine sinfoniche che hanno fatto, e fanno, la storia della musica, inquadrate nella loro epoca e presentate da un punto di vista stilistico e formale. Inoltre, in questa Guida, organizzata in ordine alfabetico per autore, trovano posto il Poema sinfonico, gli Intermezzi orchestrali, le ouverture d’opera e le suite di balletti spesso eseguiti in concerto come brani autonomi (si pensi all’ouverture de Il barbiere di Siviglia di Rossini, al preludio della Traviata di Verdi, all’Intermezzo di Manon Lescaut di Puccini, alle suite di Romeo e Giulietta di Prokof’ev).

PANGRAZI T.,

La «Musurgia universalis» di Athanasius Kircher., Contenuti, fonti, terminologia

OLSCHKI,
2010
pp.208

Partendo dall’esame iconografico e interpretativo dei frontespizi, il testo ricostruisce l’insieme delle fonti dirette e indirette, antiche e moderne, relative alla nascita e alla propagazione e ricezione del suono. Illustra poi la ‘natura scientifica’ della musica, la sua definizione e scansione temporale, presentando infine, con particolare riferimento alla terminologia usata da Kircher, una «storia della musica» sospesa tra rivelazione biblica e tradizione pitagorico-platonica, così che l’arte del comporre si fa luogo d’incontro tra Antichi e Moderni.

DURANTE E.,MARTELLOTTI A,

«Giovinetta peregrina», La vera storia di Laura Peperara e Torquato Tasso

OLSCHKI,
2010
pp.352

Ricerche d’archivio permettono di collocare nel 1563 la nascita della famosa cantatrice e arpista Laura Peperara, cancellando l’ipotesi di Solerti che in quel tempo ella sia stata la ‘seconda fiamma’ del Tasso, destinataria di un canzoniere amoroso; è così possibile ricostruire sotto una diversa angolatura la vicenda artistica della Peperara, e riordinare un importante settore della produzione lirica tassiana.

Con CD contenente «Madrigali per Laura Peperara»

BUCCI M.,

I disegni del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino. Inventario - I (1933-1943)

OLSCHKI,
2010
pp.470

Prende inizio con questo primo volume l’Inventario dei disegni dell’Archivio Storico del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, appartenenti alla categoria dei bozzetti, dei modellini di scena, dei figurini per i costumi e dei disegni per l’attrezzatura scenica. Di ogni pezzo della collezione sono forniti numero d’inventario, nome dell’opera o del balletto o dello spettacolo teatrale, compositore o coreografoo scrittore, date di esecuzione, atti, personaggi, tecnica, misure, firme, datazioni, annotazioni autografe e annotazioni d’epoca.

ZULIANI L.

Poesia e versi per musica. L'evoluzione dei metri italiani

Il Mulino
2010
pp.288

Il rapporto fra poesia e musica nella letteratura italiana è stato spesso trascurato. E' vero che nella lirica italiana l'uso musicale delle poesie è piuttosto raro, ma l'indagine sulle ragioni musicali delle forme della tradizione letteraria "alta" porta a risultati inaspettati. A partire dal Medioevo per giungere ai giorni nostri, l'indagine di Zuliani esplora i condizionamenti imposti dalla musica nella produzione poetica italiana, esaminando anche le forme della musica leggera moderna. Per quanto riguarda le forme tradizionali, "petrarchesche", viene studiato il progressivo dissolvimento di quanto esse avevano in comune con la musica: uno dei frequenti "divorzi fra musica e poesia" che si rinnovarono nella tradizione italiana. In questo ambito viene sviluppata anche una particolare tipologia dell'enjambement, e più in generale dei rapporti fra sintassi e metro.

Modena E.,

Strumenti Musicali Antichi a raccolta,

Aracne
2010
pp.268

Fra i prodotti della musica rientrano, ovviamente, gli strumenti finalizzati alla sua esecuzione. Oggetti sonori e nel contempo oggetti d’arte, gli strumenti musicali raccontano le tappe di un cammino evolutivo che l’uomo va tracciando tramite progressive acquisizioni tecnologiche; applicate con la dovuta intelligenza ai materiali costruttivi, ne sollecitano la miglior resa possibile, racchiusa nel dettaglio dell’aspetto morfologico, nella pronta risposta al suono, nello specifico della meccanica. Quando si guardi a epoche storiche antiche, gli oggetti musicali ne rivelano tendenze di gusto, elaborazioni concettuali, consuetudini sociali; la loro memoria ci restituisce dati preziosi che informano il presente alla luce della nostra genetica culturale.

LACHENMANN H., RIHM W.,

Conversazioni e scritti

RICORDI,
2010
pp.304

Questo libro nasce nell’edizione 2010 del festival MiTo che ha proposto un duplice ritratto dedicato ai compositori Helmut Lachenmann e Wolfgang Rihm. [...] Lachenmann e Rihm, oltre alla complementarità che nasce dalla sostanziale diversità delle loro poetiche, hanno anche dei tratti comuni che, accuratamente indagati, conducono alla scoperta di un complesso sistema di relazioni in cui riconosciamo quello che usiamo definire senso della tradizione. Il più visibile di questi tratti comuni consiste nella vocazione, intensa in entrambi i compositori, a prolungare il loro impegno anche in una prospettiva teorico-filosofica, scrivendo e pubblicando numerosi saggi. Su questo dato fondamentale è costruito il volume che raccoglie una serie di scritti indicati dagli autori stessi. Ciascuna delle due raccolte di testi è preceduta da un’ampia intervista realizzata in questa occasione coi due compositori. Helmut Lachenmann ha provveduto a intervistarlo Enzo Restagno, mentre di Wolfgang Rihm si è occupato Wolfgang Schreiber.

P. Pinamonti, a cura di,

Bibliografia degli scritti di Giovanni Morelli. Fondazione Giorgio Cini, Venezia. Studi di musica veneta, vol. 31

Olschki
2015
pp.70

Nelle oltre 400 schede bibliografiche, che coprono un arco temporale di quasi cinquant’anni, è possibile seguire l’affascinante percorso intellettuale di Giovanni Morelli (1942-2011), una delle figure del secondo dopoguerra più inquiete e originali della musicologia, non soltanto italiana. Riassumere brevemente gli assi portanti della sua ricerca è lavoro forse vano, perché sempre nei suoi saggi, sia in quelli dedicati all’opera veneziana del Seicento o alle avanguardie musicali del secondo Novecento, a Metastasio o a Gertrude Stein, al melodramma verdiano o alla musica di Nino Rota, al teatro musicale di Cimarosa o al cinema di Kubrik e Fellini, a Antonio Vivaldi o ad Arrigo Boito, al pensiero dell’amato Jean Jacques Rousseau o a Luigi Nono e a Gyorgy Kurtag e potremmo continuare, ciò che colpisce è l’assoluta novità dell’ipotesi di ricerca, la perfetta, completa e aggiornata conoscenza della relativa bibliografia e uno spiazzamento costante del lettore. Il volume si chiude con un ricordo di Mario Messinis.

SAID E.W.,

Musica ai limiti. Saggi e articoli.,

FELTRINELLI,
2010
pp.432

Questi saggi coprono un arco di circa vent’anni, durante i quali Said è stato critico musicale di importanti riviste e quotidiani statunitensi. L’idea di “critica” che sta dietro alla scrittura di Said è quella della “teoria critica” di uno dei suoi grandi ispiratori, Theodor W. Adorno. Fare critica musicale significa, per Said, compiere un esercizio poliedrico, che incontra la musica “ai limiti” della musica, situandola al crocevia di progetti filosofici e letterari, fenomeni sociali e drammi storici. Ai confini di una certa opera musicale, di un certo evento concertistico, di una certa poetica compositiva, Said fa riemergere un progetto estetico, e ai confini del progetto estetico una politica della musica, una politica dell’arte. Per chi si scrive musica? Per chi la si esegue? Che visione del mondo si nasconde dietro il contrappunto bachiano, la forma-sonata beethoveniana, l’improvviso schubertiano? È lo stesso esibirsi in una sala da concerto ottocentesca o davanti al più moderno dei microfoni digitali? Interpretare significa installarsi fedelmente nel passato dell’opera, o installare l’opera nell’urgenza del nostro presente? Said rilegge attraverso il prisma di queste domande grandi opere musicali (Erwartung di Schoenberg, l’amatissimo Richard Strauss, la Tetralogia di Wagner), progetti e istituzioni che hanno fatto la storia della musica (il Festival di Bayreuth, il Metropolitan Opera di New York), figure di interpreti leggendari (tra cui Arturo Toscanini, Glenn Gould, Maurizio Pollini).

RATTALINO P.,

Robert & Clara Schumann. Un profilo biografico,

ZECCHINI,
2010
pp.234

Schumann: Robert & Clara è un profilo biografico in cui le vite di due sposi che furono, lui, uno dei più grandi compositori del suo tempo e, lei, la più grande pianista dell’Ottocento, la sola ritenuta grande anche in confronto con i pianisti maschi, vengono viste nel loro intersecarsi esistenziale, nelle loro profonde differenze di carattere, nelle loro sinergie artistiche, nei loro insanabili conflitti. Contrariamente a ciò che capita nelle biografie di Schumann, che non prendono in considerazione il lungo periodo della vedovanza di Clara, Schumann: Robert & Clara esamina la vicenda umana, tragica, di Clara dal 1856 al 1896 e la sua vicenda artistica, fulgida. Tanto più importante è oggi porre in luce la grandezza dell'arte di Clara in quanto il Novecento ha pienamente rivendicato la dignità dell’interprete. E sebbene di Clara non ci sia rimasta alcuna incisione su rulli di cera, già esistenti ai suoi tempi, la sua azione e la sua posizione nella storia culturale del concertismo può essere ricostruita e valutata in tutto il suo altissimo significato.

Quattro postfazioni, che il lettore può accogliere o cancellare dalla sua memoria, danno poi la parola ai due protagonisti e a due importanti comprimari di questa storia affascinante.

Daniel Barenboim e Fryderyck Chopin

Classica
2010
pp.

Nell’anno del bicentenario della nascita di Fryderyck Chopin, Classica presenta un volume speciale interamente dedicato al compositore polacco e al Maestro Daniel Barenboim.

L’incontro di due geni, il confronto tra il pianista romantico per eccellenza e una delle personalità più influenti del panorama mondiale della musica classica. Caratterizzato dall’elegante veste grafica e dal design essenziale, questo prodotto editoriale propone un cd audio e un libro. Il cd presenta la registrazione dei classici di Chopin eseguiti da Daniel Barenboim a Varsavia, in occasione del Festival Chopin del 2010. Il libro è composto da una lunga intervista che Daniel Barenboim ha rilasciato in esclusiva a Carlo Boccadoro e da una selezione di testimonianze illustri. Frammenti da Liszt, Delacroix, Sande, Gide e Schumann raccontano la vita e l’intima arte del grande pianista. Un’approfondita guida all’ascolto e una dettagliata cronologia della vita di Chopin completano il volume, arricchito anche da una galleria d’immagini.

LANDINI G.,

Franco Corelli. L’uomo, la voce, l’arte,

IDEA BOOKS
2010
pp.298

Franco Corelli fa parte di quella ristretta schiera di voci che sono entrate nella leggenda e che contribuiscono ad alimentare il mito del tenore, vale a dire di quella strana creatura cui la natura ha concesso una voce così particolare da eccitare la fantasia collettiva. Partito dalla sua Ancona, nell’Italia del dopoguerra, Corelli è diventato famoso in tutto il mondo, destando con le sue interpretazioni ammirazione e fanatismo.

Il libro, che nasce da un’amicizia tardiva, ma profonda tra l’Autore e Franco Corelli, e da un rapporto di stima con la moglie, la signora Loretta Di Lelio, traccia la biografia dell’uomo e dell’artista, ma in particolare si sofferma sull’analisi della sua arte. Lo fa sulla scorta delle recensioni e degli ascolti, molto numerosi, che sono stati conservati. Non procede ad una consacrazione né ad un’agiografia ma ad un’analisi, talvolta serrata, condotta con metodo. Il volume si completa con un CD di inediti, che ci fanno conoscere aspetti nuovi e sconosciuti del lavoro di Corelli sulla voce e sull’interpretazione.

Le foto invece ci aiutano a ricordarlo e ci restituiscono una parte del fascino di una figura che pareva creata apposta per incarnarsi nel tipo dell’eroe e del tenore, così come la gente si immagina che debba essere.

BONNEFOY Y.

L'alleanza tra la poesia e la musica,

ARCHINTO,
2010
pp.72

La riflessione senza posa intorno all’origine dell’emozione estetica e, in particolare, della parola poetica, ha condotto Yves Bonnefoy a indagare in questo scritto del 2007 l’inestricabile rapporto da sempre esistente tra musica e poesia. In un’indagine sottile e serrata, arricchita da richiami a esperienze personali di ascoltatore e lettore, il grande poeta e saggista individua nelle risorse specifiche della poesia il luogo di formazione di «un accadimento del suono» che è il seme stesso da cui germoglia la musica.

TITONE A.,

Giuseppe Verdi. Rigoletto Il trovatore La traviata

L’EPOS,
2010
pp.476

Tre libri in uno: cosí può definirsi questo studio della cosiddetta "trilogia popolare" verdiana, primo di cinque volumi dedicati a quindici opere di Giuseppe Verdi. L'Autore suggerisce di penetrare nel cosmo di Verdi, che con Omero, Dante e Shakespeare considera uno dei grandi aedi dell'Occidente, «dal fondo della storia, avendo percorso i cunicoli delle fonti letterarie e dei libretti». Il lettore verrà invitato a guardare con occhi nuovi Rigoletto, Il trovatore, La traviata, attraverso la sofferta esistenza di Francesco I, fra le cui braccia muore Leonardo da Vinci; i declivî della dolce Aquitania del XII secolo, e dei suoi eleganti trobadors; il sontuoso appartamento di «11, rue de la Madeleine, 8° arrondissement», dove si spegne a soli ventitré anni Alphonsine Plessis, la piú famosa mantenuta di Parigi.

BONNEFOY Y.,

Immagini gesti parole suoni silenzi. Drammaturgia delle opere vocali e teatrali di Salvatore Sciarrino

RICORDI,
2010
pp.290

Opere documenti orientamenti del novecento musicale (in coedizione con l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia). Il titolo di questo libro è un elenco delle parole chiave che si sono rivelate essenziali nell’analisi delle composizioni vocali e teatrali di Sciarrino, nell’interpretazione del suo itinerario creativo e della sua drammaturgia. Una prima parte del libro passa in rassegna, decennio dopo decennio, le opere vocali, corali e teatrali di Sciarrino, per cogliere l’evoluzione del rapporto fra parola, suono e drammaturgia musicale nel contesto dell’epoca e sullo sfondo dell’intera produzione del compositore. Il rapporto fra suono e silenzio e le immagini mentali che guidano il lavoro compositivo sono le stesse nell’ambito della musica strumentale come in quello della musica vocale. Ciò che muta, deriva dalla presenza della parola e della voce e dalle diverse strategie adottate per creare relazioni significative sempre nuove e intensamente drammatiche fra le due componenti del canto sullo sfondo del silenzio risonante. La seconda parte consiste nell’analisi di Quaderno di strada, un ciclo di brani per baritono e complesso da camera composto nel 2003 su frammenti elaborati da Sciarrino. La varietà dei temi e dei contesti da cui i frammenti sono tratti, così come la varietà delle strategie adottate nei confronti del rapporto fra parole e suoni, rendono questo ciclo emblematico della produzione vocale più recente del compositore.

PIANIGIANI G.,

Giuseppe Verdi, Otello

ETS,
2010
pp.276

Una lettura del capolavoro verdiano attraverso la complessa stratificazione del melodramma: dagli aspetti metrico-prosodici a quelli armonico-formali, dal rapporto con Shakespeare alle scelte drammaturgiche di Boito. Dopo un'introduzione metodologica e tematica, l'analisi Atto per Atto e Scena e per Scena cerca di individuare la crisi del concetto di tragico nella modernità a partire da una delle opere più rivelatrici ed esemplari.

COLLISANI A., GARILLI G., MERCADANTE G.(a cura di)

Italia/Francia. Musica e cultura nella seconda metà del XX secolo,

L’EPOS,
2010
pp.414

Il volume indaga le influenze tra la cultura francese e quella italiana, esplorandone le contiguità musicali nel secolo appena concluso. I saggi che lo compongono (ne sono autori Jean-Jacques Nattiez, Gianfranco Vinay, Raffaele Pozzi, Angelo Orcalli, Luigi Manfrin, Gaetano Mercadante, Pietro Misuraca, Gabriele Garilli, Amalia Collisani, Pierre Michel, Alessandro Arbo, Ingrid Pustijanac, Giovanni Damiani) si articolano in base all'idea che le relazioni sono movimento, convergenze temporanee di flussi, echi e rispecchiamenti. Gli interventi tracciano percorsi che gettano luce sul passato degli ultimi decenni e lasciano immaginare le vie del futuro della musica d'arte.

HOFFMANN B.,

La viola da gamba,

L’EPOS,
2010
pp.512

Storia, forme, terminologia, repertorio, fonti teoriche e pratiche, trasformazioni estetiche e musicali: un universo di rapporti che delineano il ritratto a tutto tondo di uno dei principali strumenti del Rinascimento e del Barocco. Unico per ampiezza divulgativa e dettaglio documentario, questo volume si pone come riferimento internazionale per la conoscenza e lo studio di tutti gli strumenti appartenenti alla famiglia delle viole da gamba.

TARASTI E.,

I segni della musica. Che cosa ci dicono i suoni,

RICORDI - LE SFERE,
2010
pp.372

La storia della musica offre numerose prove sulla possibilità di intendere la musica come fenomeno di comunicazione e significazione. In numerose pratiche culturali la musica funziona come segno e ciò rimanda, da un lato, alla sua natura organica, dall’altro, al suo profondo e radicato livello “esistenziale”. Negli ultimi decenni è emersa una nuova disciplina nella ricerca musicale e semiotica, e precisamente la semiotica della musica. Uno dei maggiori studiosi di questo nuovo paradigma è Eero Tarasti, grazie anche al progetto internazionale Musical Signification da lui avviato sin dal 1984. Ai giorni nostri, in cui l’analisi e la ricerca sono punti sempre più centrali negli ambiti della educazione musicale, della pratica esecutiva e della composizione, la semiotica musicale è necessaria per chiarire la natura dei fatti musicali e le origini di questi ultimi nella mente umana. Per l’indagine semiotica la musica è ancora un “mistero”, come ebbe modo di osservare una volta Claude Lévi-Strauss, ma la musica ci aiuta a comprendere in che modo l’uomo produce i suoi segni e convive con essi nell’universo della semiosi.

GIAMMARCO F.,

Il pedale di Chopin. L'estetica del pedale di risonanza nella musica pianistica di Fryderyk Chopin,

ZECCHINI,
2010
pp.124

Del complesso di azioni che compongono l’esecuzione pianistica, l’impiego del pedale di risonanza è quella che più di tutte viene tradizionalmente lasciata all’istinto e alla sensibilità personale dell’interprete. L’uso del pedale, influenzato di volta in volta dallo strumento, dall’acustica della sala, dalle condizioni psico-fisiche dell’interprete, viene in genere considerato difficilmente trascrivibile sullo spartito con un soddisfacente grado di precisione.

Questo atteggiamento è stato condiviso da molti compositori, ma non da Fryderyk Chopin, che nelle sue partiture mostra una fiducia nel segno del pedale forse superiore a quella di chiunque altro.

Nonostante ciò, le sue indicazioni originali riguardo a dove mettere in pedale, dove toglierlo, e dove non usarlo vengono costantemente rilette alla luce di una tecnica di pedalizzazione moderna, o tranquillamente trascurate nei casi in cui non coincidano con ciò che l’esecutore considera un “bel pedale”. In pratica, nei confronti della musica di Chopin, l’idea che alle indicazioni di pedale si debba la stessa fedeltà che si ha verso il resto del testo originale è tutt’altro che scontata, e in pianisti e didatti prevale la convinzione che i pedali indicati debbano comunque essere aggiustati.

L’ipotesi su cui indaga Il Pedale di Chopin è invece diametralmente opposta. Il saggio vuole dimostrare che i segni di Chopin sono nella grande maggioranza dei casi perfettamente logici e realizzabili. Essi rispondono semplicemente ad una tecnica di pedalizzazione diversa da quella tardo-ottocentesca, e ancor più da quella moderna: diversa, ma in sé perfettamente compiuta.

Presi alla lettura, i pedali di Chopin svelano la concezione estetica dell’autore più di molti altri segni della partitura e costituiscono la preziosissima chiave d’accesso ad una lettura filologicamente più appropriata della sua musica.

ZANCAN A.,

L'aspetto storico nella didattica della musica,

DE SONO
2010
pp.200

«Istruire il popolo quanto basta, educarlo più che si può. Bisogna far solo leggere e scrivere. Non devono pensare, altrimenti sono guai»: così scriveva nel 1894 l'allora ministro dell'istruzione Baccelli. Un'affermazione, tra molte possibili, che aiuta a comprendere quanto alcune discipline fondamentali per la formazione dell'individuo, la musica in primis, abbiano faticato, tra le esigenze di "concretezza" e "praticità" che all'istruzione da sempre si richiedono, a conquistare un ruolo pregnante a cavallo delle varie riforme che la scuola ha conosciuto, dall'inizio del secolo scorso fino ai provvedimenti del ministro Gelmini di recente attuazione. Il riconoscimento del ruolo della didattica musicale nell'ambito della formazione, nella nostra tradizione scolastica, ha avuto un cammino particolarmente lungo e difficile. Questo studio ne ripercorre le alterne vicende lungo l'asse storico, con particolare riferimento alla scuola secondaria di primo grado, ricostruendo le fasi della visibilità istituzionale della disciplina storico-musicale, le teorie psico-pedagogiche che hanno sostenuto il suo ruolo formativo e il suo aspetto storico lungo le tappe dello sviluppo cognitivo, l'oggetto della sua speculazione, i metodi d'approccio. Conclude il saggio la testimonianza di un interessante progetto sperimentale di educazione musicale, elaborato e condotto dall'autrice stessa in una scuola media.

BOSSINIO O., a cura di,

Milano, laboratorio musicale del Novecento,

ARCHINTO,
2009
pp.320

Milano ha sempre vissuto in maniera controversa il rapporto con il passato. L’ansia di abitare il presente sembra cancellare con incredibile facilità la memoria della trama di esperienze che forma il tessuto del suo patrimonio culturale. Forse proprio la ricchezza della sua storia ha generato nel corpo del mondo musicale milanese una lotta permanente per la sopravvivenza, che probabilmente non lascia molto tempo per ricordare quel che si è fatto in passato e per riflettere su ciò che è avvenuto. Senza dubbio questa continua pressione delle necessità contingenti rappresenta un robusto segno di vitalità e rivela l’inesauribile energia del suo territorio, la sterminata megalopoli padana che definiamo in sintesi Milano, ma la rimozione pressoché totale di una riflessione critica sulla propria storia rischia di provocare alla lunga gravi danni a un sistema musicale frutto del lavoro di molte generazioni. Lo scopo di questo libro consiste nel cercare di mettere un po’ d’ordine nella caotica sequenza di avvenimenti che hanno costellato la storia musicale di Milano, a partire dalla Liberazione fino ai giorni nostri. Ci sembrava il primo passo da compiere per contribuire a una riflessione seria, profonda, senza pregiudizi su quel che ha significato la musica in questa città e sulle ragioni della sua eccezionale vitalità. Per festeggiare gli ottant’anni di Luciana Pestalozza, animatrice di Milano Musica, abbiamo raccolto dunque questa messe di scritti eterogenei, tutti rivolti però a definire i contorni di un determinato aspetto della vita musicale milanese. Accanto ai contributi e alle testimonianze verbali, il libro contiene un ampio e ragionato percorso d’immagini provenienti dall’Archivio fotografico di Silvia Lelli e Roberto Masotti ed è impreziosito dalle musiche che Pierre Boulez, György Kurtág e Salvatore Sciarrino hanno scritto per l’occasione.

FIORE G.,

Bach Goldberg Beethoven Diabelli,

L’EPOS,
2009
pp.112

Le Goldberg e le Diabelli, due cicli di variazioni che fungono da snodo dal Barocco al Classicismo e dal Classicismo al Romanticismo; due monumenti del repertorio classico occidentale, due opere d'avanguardia di Johann Sebastian Bach e Ludwig van Beethoven, due assidue presenze nel repertorio pianistico e delle tastiere storiche; due capitoli di storia dell'interpretazione: una storia riassunta tramite itinerari discografici nel passato che valgano da strumento di comparazione per quelli del futuro.

GOSSETT P.,

Dive e maestri. L'opera italiana messa in scena

Il Saggiatore,
2009
pp.800

Questo libro è il racconto affascinante della rappresentazione dell’opera lirica, attraverso i successi – e talvolta i fallimenti – della carriera di Philip Gossett, massimo esperto di allestimenti dell’opera italiana.

Dive e maestri fa luce sui mille intrecci e sugli scandali che di frequente accompagnano quella grande impresa che è la messa in scena. Gossett delinea la storia sociale dei teatri italiani dell’Ottocento, svela il processo creativo – a volte immediato, altre laborioso – dei compositori. Rivela come le trattative dietro le quinte, tra gli studiosi delle opere, i direttori e gli artisti, siano spesso decisive nell’allestimento delle produzioni.

Che cosa significa parlare della messa in scena di un’edizione critica? Come si determina quale musica suonare quando esistono molte versioni della stessa opera? Che cosa implica decidere di tagliare dei passi per un’esecuzione? Oltre a questi aspetti critici, spesso controversi, l’autore approfondisce anche i problemi di ornamentazione e trasposizione delle parti vocali, di traduzione e adattamento, senza tralasciare le scelte della regia e della scenografia.

Grazie a un lavoro appassionato e competente, Gossett arricchisce la narrazione con le cronache delle sue esperienze personali presso i maggiori teatri lirici del mondo, dal Metropolitan di New York all’Opera di Santa Fe, e delle sue consulenze ad associazioni prestigiose, quale il Rossini Opera Festival di Pesaro.

Dive e maestri incanterà i melomani più esigenti come i neofiti in cerca di una guida affidabile che li introduca in un mondo dal fascino senza tempo.

SCOTTI A.,

Teatro alla Scala atelier,

Il Saggiatore,
2009
pp.172

Un viaggio fotografico nei laboratori delle ex officine Ansaldo, fucina degli allestimenti portati in scena al Teatro alla Scala, alla scoperta del grande talento, della capacità e competenza delle maestranze artistico-artigianali che fondano la tradizione del teatro italiano.

Carteggio Verdi-Luccardi

EDT,
2009
pp.450

La corrispondenza intercorsa tra Verdi e lo scultore Vincenzo Luccardi comprende 234 documenti, inizia nel 1844 e termina nel 1876, alla morte dell'artista friulano. Questo carteggio ha un carattere del tutto particolare, che lo contraddistingue da altri carteggi verdiani, nel senso che il corrispondente del Maestro non appartiene in alcun modo al mondo della musica e del teatro in musica. E tuttavia Verdi ha con lui una confidenza profonda e sincera, che gli permette di esprimere con totale schiettezza opinioni e giudizi anche sulla propria attività creativa e professionale. Altro particolare interessante riguarda le richieste "figurative" di Verdi alle quali Luccardi risponde compiutamente. Come negli altri volumi dei Carteggi, il testo è corredato da un ricco apparato di note illustrative e Appendici esplicative.

ANCESCHI A. a cura di

Musica e educazione estetica. Il ruolo delle arti nei contesti educativi

EDT,
2009
pp.168

Un volume che si pone l'obiettivo di orientare verso i principali nodi di una problematica educativa, la cosiddetta "questione estetica", allo stesso tempo antica e mai sistematicamente indagata, provando a superare la visione riduzionista che vorrebbe contrapposte la musica (e le arti) in quanto esperienza e la musica (e le arti) come disciplina. Sono qui raccolti i contributi di musicologi, compositori, pedagogisti e insegnanti di discipline artistiche relativamente alle valenze dell'educazione estetica nei vari contesti scolastici, a partire da quanto emerso nel corso del Convegno nazionale SIEM Musica: forme di linguaggio, linguaggio delle forme. L'esperienza estetica come bisogno e come risorsa (Pisa, 17-18 ottobre 2008). I contributi sono ordinati in tre ampie sezioni: riflessioni che contestualizzano e attualizzano i concetti propri dell'estetica all'interno delle specifiche problematiche musicali (in special modo rispetto alla dimensione didattica), alla luce delle acquisizioni prodotte in campo filosofico, musicologico, psicologico, pedagogico; colloqui sulla valenza formativa dell'educazione estetica, con particolare attenzione alla musica, affrontati da diversi osservatori (prospettiva musicologica, estetica, antropologica, compositiva); argomentazioni di tipo metodologico e didattico e di ricaduta nei contesti operativi, in un'ottica di confronto con altre esperienze estetiche (danza, teatro, arti visive ecc.).

RATTALINO P.,

Chopin racconta Chopin

LATERZA,
2009
pp.284

Una vita breve quella di Fryderyk Chopin, nato nel 1810 e deceduto a Parigi nel 1849. Educato a Varsavia, considerato ben presto una gloria nazionale, Chopin si sposta prima a Vienna dove tenta inutilmente di farsi largo nella vita musicale internazionale, poi a Parigi. Saranno la borghesia e l’aristocrazia parigina a decretargli un clamoroso successo come compositore e insegnante privato. Mentre le sue musiche sono pubblicate in Francia, Germania, Inghilterra, tiene pochissimi concerti e solo un anno prima della morte, nel 1848, va in Inghilterra per esibirsi in pubblico. Tutta la sua vita amorosa si svolge tra un fidanzamento con una ragazza polacca e la convivenza ‘scandalosa’, finita in modo drammatico, con George Sand. Un’esistenza priva di grandi eventi quindi, ma segnata da un’evoluzione psicologica e artistica profonda e dalla creazione di musiche la cui portata storica verrà riconosciuta solo molti anni dopo la morte: Chopin, considerato dai contemporanei come un esponente eccellente di un settore minore della musica, quello del pianoforte, diventerà per i posteri uno tra i maggiori creatori in assoluto. A raccontarne la storia, nella forma della finzione letteraria, sono Chopin stesso e coloro che lo incontrarono.

ROSS A.,

Il Resto è rumore,

BOMPIANI
2009
pp.880

Perché Pablo Picasso e Jackson Pollock sono oggetto di comune conversazione (nonché di aste milionarie), T.S. Eliot viene citato persino dagli studenti liceali, e al contrario la musica classica del Ventesimo secolo è in genere vissuta con diffidenza mista a disagio dal grande pubblico? Eppure gli accordi atonali hanno una parte importante nel jazz, le colonne sonore dei thriller hollywoodiani pullulano di sonorità mutuate dalL’avanguardia, e il cosiddetto minimalismo ha lasciato tracce profonde nella musica rock, pop e dance.

Ricostruendo momenti cruciali e operesimbolo, Il resto è rumore conduce il lettore nel labirinto della musica del Ventesimo secolo, e allo stesso tempo rilegge la Storia attraverso il succedersi delle avanguardie musicali, dalla Vienna di inizio Novecento con Mahler e Strauss all’arte bolscevica di Sostakovic, dalla musica atonale e dodecafonica nella Berlino anni Venti fino a Messiaen e Ligeti. L’autore non si sofferma solo sulle figure dei musicisti, ma anche sui dittatori, i mecenati miliardari e i dirigenti che tentarono di controllare la musica che veniva composta; gli intellettuali che si sforzarono di porsi come giudici in fatto di stile; gli scrittori, pittori, ballerini e registi che accompagnarono i compositori sui sentieri solitari della ricerca; il pubblico che osannò, vituperò o ignorò quanto i compositori proponevano; le tecnologie che cambiarono il modo di realizzare e ascoltare musica; e le rivoluzioni, le guerre calde e fredde, i flussi migratori e le profonde trasformazioni sociali che rimodellarono il contesto in cui si svolgeva l’attività musicale.

Avvincente come un romanzo, rigoroso e documentato come un saggio accademico, Il resto è rumore è un viaggio nella vicenda epica eppure umanissima del secolo breve, ascoltato attraverso la sua musica.

MODENA E.,

L’altrOrfeo. Considerazioni analitiche sulla vocalità

ARCANE,
2009
pp.192

Considerata nell’ampia accezione di vocalità, l’emissione vocale manifesta possibilità estese e diversificate, incluse in un ambito che rientra solo approssimativamente fra il parlato e il canto. Riconducendo il complesso fenomeno della voce ai relativi fondamenti fisiologici e indagando sul comportamento neurologico che vi soggiace, l’analisi integra le osservazioni che ne derivano con le caratteristiche del repertorio musicale; questo, a sua volta, trova ulteriore ragione dei processi compositivi, storicamente contestualizzati, che definiscono la produzione vocale. Per lo specifico criterio analitico adottato in questo testo, l’indagine si contraddistingue come analisi funzionale; come studio e spiegazione delle numerose possibilità d’emissione vocale all’interno dei repertori, il suo scopo è di acuire la capacità d’ascolto tramite la sensibilizzazione della percezione. Nel contempo, l’indagine volge al mito e al dato storico, esaminandoli per via comparativa e con intenti deduttivi funzionali all’analisi. Per questo s’è scelto ad emblema la figura di Orfeo, simbolo archetipo dell’essere voce, la cui dimensione mitica si riversa nella storia della musica come una vera e propria costante, per riaffiorarvi ricorsivamente

RESCIGNO A.,

Dizionario belliniano,

L’EPOS,
2009
pp.352

L'universo storico e musicale di Vincenzo Bellinie dell'Europa ottocentesca attorno a lui è descritto in forma di dizionario le cui voci colmano ogni curiosità su un compositore il cui ritratto è un minuzioso mosaico, le cui tessere portano il nome di amori, cibi, malattie, viaggi, cantanti, librettisti, teatri, compositori altri, impresari e semplici conoscenti, in una fitta rete di rimandi alle opere e alle loro alterne fortune. Il volume è corredato da un ricco apparato bibliografico e video-discografico.

ZAVAGNA Paolo, a cura di

60 dB. La scuola veneziana di musica elettronica. Omaggio ad Alvise Vidolin

OLSCHKI
2009
pp.196

Recensione

DAHLHAUS., C.

“In altri termini”. Saggi sulla musica
a cura di A.FASSONE

RICORDI,
2009
pp.552

Pubblicati per la prima volta in italiano, i venticinque saggi raccolti in questo volume propongono nuove prospettive dalle quali considerare la molteplice realtà della musica: dal punto di visto della metodologia storica, della storia delle idee e della composizione (prima sezione), dell’estetica e dei fondamenti della musica (seconda sezione), della teoria della musica (terza sezione). I temi presi in considerazione si estendono dal problema dello storicismo in musica all’idea del nazionalismo musicale del XIX secolo, dalla teoria dei generi, della strumentazione e delle forme musicali ad analisi del contrappunto lineare di Bach, dalla crisi del concetto di opus musicum dopo il 1950 alla sottilissima trama di relazioni letterario-musicali di cui s’intesse il Doktor Faustus di Thomas Mann.

G. Bietti,

Ascoltare Beethoven,

Laterza
2016
pp.308

Un musicista e compositore, tra i migliori divulgatori musicali italiani, racconta un gigante della musica di tutti i tempi.

Una storia in quattro movimenti, al pari di una sinfonia di Beethoven, che svela l’uomo, il linguaggio, i generi e i segreti del suo laboratorio musicale.

NOVATI M.M., a cura di,

LO STUDIO DI FONOLOGIA. Un diario musicale 1954-1983,

RICORDI,
2009
pp.253

“Avevo fatto una promessa a Luciano Berio nel 1996 durante le prove di ‘Outis’ al Teatro alla Scala di Milano: ricostruire un’immagine il più possibile completa dello Studio di fonologia musicale di Milano della Rai, recuperando da una parte i materiali musicali (nastri, partiture, progetti) e dall’altra le apparecchiature. Ci sono riuscita: le macchine sono state recuperate dalla sede Rai di Torino (dove erano state alloggiate in attesa dell’apertura di un mai attuato Museo della Rai), i nastri mancanti in buona parte sono stati individuati presso altri archivi pubblici o privati e confluiti sotto forma di copie digitali nell’Archivio Rai. [...] La ricerca ovviamente continua e il lavoro di recupero e di conservazione dei nastri sarà uno degli obiettivi primari dei prossimi anni da conseguire insieme alla catalogazione della corrispondenza e dei materiali iconografici”. (dal saggio di Maria Maddalena Novati)

DELLA SCIUCCA M.,

Giovanni Pierluigi da Palestrina

L’EPOS,
2009
pp.416

Giovanni Pierluigi da Palestrina trascorse la sua vita quasi esclusivamente in ambiente romano, divenendo maestro di cappella presso le istituzioni di maggior prestigio all’epoca. La sua produzione musicale, quasi interamente dedicata alle sole voci, è vastissima: oltre cento messe, più di cinquecento mottetti e composizioni sacre, quasi centocinquanta tra madrigali e altre composizioni profane.

MORABITO F.,

Pietro Antonio Locatelli

L’EPOS,
2009
pp.276

Pietro Antonio Locatelli, compositore ma anche violinista virtuoso, editore, didatta e commerciante, fu l’inventore del virtuosismo violinistico moderno e delle tecniche dalle quali anche Paganini prese le mosse. Conclusa l’dizione critica degli opera omnia locatelliani, questa biografia compendia gli studi più recenti sul compositore.

STRASS R., ZWEIG S.,

Vuole essere il mio Shakespeare? Lettere 1931-1936

ARCHINTO
2009
pp.208

Il 1931 segna l’imprevedibile incontro tra un cinquantenne scrittore nel pieno della gloria e della creatività (Stefan Zweig) e un compositore sessantasettenne (Richard Strauss) che si sta serenamente avviando a vivere con consapevole lucidità un suo dorato crepuscolo. Eppure, tra queste due personalità quanto mai antitetiche, si crea immediatamente, certo nutrita da stimoli intellettuali differenti, un’intesa positiva incondizionata, di cui è testimonianza emozionante questo carteggio, che copre gli anni, in tutti i sensi cruciali per i destini del mondo, compresi tra il 1931 e il 1936, e che prende le mosse dalla decisione di Strauss di accettare Zweig come librettista per una sua opera lirica (Die schweigsame Frau). Senza quell’impettita affettazione che ad esempio gravava spesso sul carteggio tra Strauss e il suo precedente librettista, Hofmannsthal, questo epistolario documenta un fiammeggiante confronto di idee svolto all’insegna della comune solidarietà a sottomettersi al sacro fuoco dell’arte, anche se a sancire l’incolmabile distanza tra Zweig e Strauss interverrà fatalmente l’onda montante di quel nazismo destinato a travolgere valori consolidati nelle coscienze umane, e in particolare nella fattispecie proprio il rapporto fra arte e politica.

LAVAGNA P., a cura di,

60 dB. La scuola veneziana di musica elettronica. Omaggio ad Alvise Vidolin,

OLSCHKI,
2009
pp.196

I ventitré contributi presenti in questo liber discipulorum testimoniano il coinvolgimento, l’aiuto, la libertà, la fiducia, lo sprone e la chiarezza, la tecnica e la disciplina che Alvise Vidolin ha trasmesso e insegnato ai suoi allievi in trentacinque anni di insegnamento al Conservatorio «B. Marcello» di Venezia, e formano il quadro di una ‘scuola’ che può essere anche un collageformato da materiali e pezzi diversi, tutti tenuti insieme dalla figura del Maestro.

GHERZI A.,

La sonata per pianoforte nel 1700 e 1800.

ZECCHINI
2009
pp.286

Il libro traccia una storia della sonata pianistica, prendendo in considerazione le composizioni dei più significativi autori del Sette e Ottocento. Segue l’evoluzione di questo genere musicale ed esamina come la struttura sia di volta in volta riformulata dallo stile di ogni creatore, anche in relazione al tipo di tastiera e al pubblico cui era rivolta.

Il testo è indirizzato a tutti gli appassionati di musica pianistica, anche agli ascoltatori senza preparazione specifica, per i quali può costituire un utile strumento di consultazione, una guida all’ascolto. Per la vasta schiera degli esecutori, dagli studenti di Conservatorio o Università ai concertisti, questi appunti possono presentare un interesse anche maggiore. L’impostazione offre entrambi i caratteri: come guida commenta per ogni compositore le creazioni più significative in campo sonatistico; come saggio storiografico delinea una parabola della sonata dai primi esempi intesi in senso moderno fino alle soglie del XX secolo, tratteggiando i personaggi di spicco, le figure mitiche, ma anche varie personalità ‘minori’ alle quali di norma non si presta attenzione, epigoni che hanno contribuito in maniera decisiva all’emozio-nante storia di questo genere musicale.

Completano il volume un’introduzione sulla forma-sonata e due capitoli supplementari sui “prestiti” fra musicisti (oggi chiamati plagi) e questioni esecutive come le ornamentazioni, i ritornelli, le registrazioni discografiche.

CORBETTA S.,

Olivier Messiaen: Saint François d'Assise. Cammino verso la joie parfaite

ZECCHINI
2009
pp.146

Olivier Messiaen conquista, seduce, abbaglia attraverso un’espressione artistica dalla multiforme colorazione; una musica alimentata e fatta risplendere in maniera sempre differente ed imprevedibile da scelte timbriche e ricerche ritmiche che incantano, nell’ascolto, come la luce, che perpetuamente mutevole attraversa le vetrate delle cattedrali gotiche e dona un risultato visivo che investe incondizionatamente tutto il nostro essere, il sentire profondo di una manifestazione che percepiamo provenire da una forza umanamente solo contemplabile; un effetto pluridirezionale, così che, ascoltando, ci si trova al centro di quel rosone multiforme, la cui immagine rapisce e affascina perché risultato di una sommatoria di preziose sfumature continuamente cangianti, messe in vita e fatte risplendere dall’elemento fisico più prossimo ad un’immagine visiva del dio cristiano.

Cresciuto in un ambiente familiare dalla raffinata sensibilità culturale, ebbe un’educazione spontaneamente tesa verso un’espressione artistica della vita umana, sviluppando un precoce e immediato interesse per la musica, a suo dire, “la più immateriale di tutte le Arti”, che gli permise di tradurre, attraverso una multicolorazione sonora, in un rapporto sinestesico tra suoni e colori e proiettata in un’unica dimensione fisica, sintesi di spazio e tempo, i meravigliosi misteri metafisici della vita oltre la morte terrena, volgendo il proprio sentire in direzione di una smisurata e mai celata fede cattolica. L’irriducibile istinto di avvicinare, seppur attraverso prefigurazioni limitate, proprio perché umane, un ordine divino di essenza, porterà il compositore a rifuggire tutte quelle creazioni musicali astratte, che il dibattito contemporaneo sulla serialità celebrava, per trovare nella natura, testimone in terra della pura bellezza del creato, ed in particolar modo nel canto degli uccelli, una fonte inesauribile di ammirata ispirazione.

MANZONI G.,

Musica e progetto civile. Scritti e interviste (1956-2007),

RICORDI - LE SFERE,
2009
pp.520

Il volume, curato da Raffaele Pozzi, riunisce scritti e interviste di Giacomo Manzoni attraverso cinquant’anni durante i quali ha costantemente affiancato al suo principale lavoro di compositore un’intensa attività culturale, intellettuale, di saggista, di didatta, di critico musicale, di partecipante al dibattito, musicale, sociale, politico, dalla parte sempre di chi pensava e agiva per il cambiamento dello stato di cose – non solo musicali – presente. Il curatore, Raffaele Pozzi, ha raccolto i testi seguendone l’ordine cronologico e ricostruendo così il corso di una storia, sempre non soltanto musicale, di straordinaria e stimolante attualità.

PADRONI U.,

Sergiu Celibidache. La fenomenologia per l'uomo,

ZECCHINI
2009
pp.232

Sergiu Celibidache lavorò duramente, controcorrente, nel ruolo di brillantissimo direttore d’orchestra ovunque osannato, per i più. Invece non sono numerosi a sapere che questa attività per, e nella musica, era da lui intesa come supporto e verifica a un altrettanto rilevante e complesso impegno teorico e ideale. Con la propria arte direttoriale e con una attività pedagogia multidisciplinare, il musicista romeno ha alimentato una solitaria azione risarcitoria all’insegna della probità - azione inquadrata in una originale cornice fenomenologica - a favore della musica che nell’ultimo secolo s’è persa nel deserto: aride e disegnate casualmente le dune dell’espressione, e ingannatori i miraggi dei compensi. La singolare presenza di Sergiu Celibidache sullo scenario musicale del secondo Novecento è stata variamente valutata, ma, pur cercando a lungo, è francamente impossibile affermare di avere identificato un protagonista così ricco di dottrina e di estro, di fantasia e di carisma, di risorse intellettuali e di larghezza mentale: contro il mercato dell’arte e contro le tecniche di organizzazione del consenso. Il popolo della musica poco sa di questo grande uomo: il numero di chi l’abbia visto dirigere si riduce, è ovvio, progressivamente; l’industria della riproduzione del suono, ed ora dell’immagine, ha messo in circolazione, contro la sua volontà, pallide e talvolta contraddittorie testimonianze sulla sua arte; solo negli ultimissimi anni, per iniziativa della famiglia, s’è assistito a una inversione di tendenza. La provvida iniziativa dell’editore ha dato luogo a una problematica e non rettilinea riflessione sul massimo artefice di musica -- non di dischi -- e pontefice del suono, del suo tempo; riflessione che si spera riveli la complessità del suo essere nel mondo, e nella musica; la biografia si intreccia con le tappe avventurose della “carriera”, con le linee forti e coerenti del pensiero, con il luminoso rigore pedagogico in un viluppo indissolubile e ostile all’analisi: a danno della presente esposizione. Riflessione, ancora, da cui emerge il fascino di una personalità superiore e singolarissima per le doti umane debordanti, e l’intransigente tutela del salvifico patrimonio di convinzioni proposte con straordinaria energia contro tutti, e contro tutto, ma a favore della musica e, in fondo, di ricaduta, dei soliti insaziabili happy few.

Contiene discografia indicativa

ZIGNANI A.,,

Carlo Maria Giulini. Una demonica umiltà

ZECCHINI
2009
pp.216

“Ho smesso di dirigere quando non avevo più paura di dirigere”: così Carlo Maria Giulini giustificò il suo ritiro dal podio, ultraottantenne. In questo timore reverenziale per la musica, vissuta come un mistero, c’è l’anima di un uomo affascinato dalla natura e dal mare, e che visse la musica come un modo di sospendere la coscienza: ritornare alla contemplazione del creato. La meditazione, l’assimilare le partiture suonandole nella sua mente; la bellezza quale modo per comunicare un senso: ogni tratto del carattere fa di Giulini un uomo neo-rinascimentale. Nella sua idea della musica, ogni fine coincide con un nuovo inizio. “Non sono un direttore d’orchestra – diceva di sé – ma un musicista che fa musica insieme ad altri musicisti”. Eppure, la sua natura era scissa. Salito sul podio, sapeva di non potersi concedere nessun tentennamento. In quell’attimo, diventava Beethoven, Mozart e Brahms. Il suo sguardo acceso, di un’intensità febbrile, denunciava l’intima sofferenza di non raggiungere mai l’assoluto. Di dover ogni volta ricominciare da capo. Giulini il “demonico”, dunque: l’uomo per il quale ogni cosa aveva un’altra faccia, e la gioia era solo l’esito rasserenato della sofferenza. Giulini: l’uomo inaccessibile per troppa umanità. Macerato dal bisogno di comunicare e, al contempo, di star solo con la propria anima. In un’epoca come la nostra, quando la scissione tra pubblico e privato è diventata malattia, Carlo Maria Giulini, il “demonico”, diventa nostro testimone. Nostro compagno di viaggio.

Contiene discografia indicativa

BISOGNI V.,

Angelo Mariani tra Verdi e la Stolz. Come in un dramma del teatro borghese,

ZECCHINI
2009
pp.156

Angelo Mariani: un ravennate che a metà '800 seppe acquisire statura europea tra le figure massime del mondo musicale, eppure misconosciuto nella generosa personalità di uomo, prevedibilmente perdente in una dolorosa vicenda passionale che lo vide contrapposto a Giuseppe Verdi. Qui, la querelle semisegreta, mantenuta tale per decenni pur di non vederne sminuite due icone consolidate come quelle di un Verdi e della Strepponi, ritorna all'attenzione degli interessati, documentata e oggettiva nella sua verità di vita, alla stregua di un conto in sospeso tra mito e quotidianità, e pur esposta con la partecipata passionalità di un dramma teatrale, ricco di umori e sapori quali solo il teatro sa offrire, teso a restituire alla figura del Mariani, dignità, stima ed umana pietas.

E. Giudici

Il Settecento

Il Saggiatore
2017
pp.823

Don Giovanni spacciatore a Harlem. La Contessa d’Almaviva che lascia intendere il suo suicidio, privando Le nozze di Figaro del suo lieto fine.

Un teatro d’opera vivo, che parla a noi, qui e ora: è questo il grande obiettivo a cui sempre più registi si rivolgono, decisi a restituire al melodramma il ruolo che è sempre stato suo, quello di interprete privilegiato della contemporaneità. E il Settecento, il secolo di Wolfgang Amadeus Mozart, un secolo di balli di corte e rivoluzioni, è una lente formidabile per osservare relazioni personali, giochi di potere privati e pubblici, amori e odi. Ieri come oggi.

Riposte in soffitta le parrucche incipriate, le galanterie, l’eleganza anglo-viennese che avevano paralizzato l’opera fino agli anni ottanta, anche Mozart rivive. Ce lo ha dimostrato Peter Sellars, con il suo Don Giovanni newyorkese, scoprendo tutta la violenza che soggiace a questo capolavoro e alla nostra umanità. E ce lo hanno dimostrato Le nozze di Damiano Michieletto, dove la Contessa, dopo aver risposto con grazia al Conte che le chiede perdono per l’ennesimo cedimento, sorride a se stessa con dolcezza infinita, disperata, straziante, e comprende che quel bene supremo che è l’amore forse non esiste. Un’immagine in cui struggimento, sensualità, melanconia, dolcezza, rimpianto si fondono in suprema poesia. Quella poesia che è l’autentico linguaggio mozartiano.

Persuaso che il teatro sia un’arte imprescindibile per comprendere il mondo in cui viviamo e, in ultima analisi, noi stessi, Elvio Giudici instaura un dialogo serrato con il lettore: lo guida sui più grandi palcoscenici del mondo; lo porta dietro le quinte per interrogare le scelte di registi, cantanti, direttori, tecnici; e gli affida questo volume – il secondo di una monumentale storia dell’opera lirica –, in cui, con la passione caparbia e l’eleganza che da sempre sono i suoi tratti più riconoscibili, racconta come l’opera del Settecento possa trasformarsi, non diversamente dal teatro classico o da quello elisabettiano, in specchio universale dell’umanità.

MOIRAGHI M.,

Paul Hindemith. Musica come vita,

L’EPOS,
2009
pp.510

Paul Hindemith fu molto più che un puro e semplice compositore. Fu violinista e violista provetto, raffinato quartettista, strumentista di sorprendente versatilità;, direttore d’orchestra, didatta, promotore e organizzatore di concerti, divulgatore, teorico musicale, saggista, conferenziere, sperimentatore di nuovi strumenti. La musica, per lui, era un’urgenza interiore, una quotidiana pratica di maturazione, una questione di esperienza e conoscenza, ben al di sopra del mero esercizio e al di là; del dominio tecnico.

LENZI M.,

L’estetica musicale di Morton Feldman

RORDI LIM
2009
pp.240

Questo è il primo studio pubblicato in Italia sul compositore statunitense Morton Feldman e sulla sua “estetica musicale”. È l’estetica musicale molto particolare di un compositore che è stato e resta di primaria importanza nel grande movimento di riconcezione e rifondazione delle arti dagli anni Cinquanta in avanti, negli Stati Uniti, ma non solo. Partendo da John Cage, che fu decisivo per la sua formazione e crescita di compositore, maturò presto un suo comporre del tutto autonomo che rompe con ogni predeterminazione compositiva (fino al grafismo o annullamento della scrittura musicale abituale). Ma va sottolineato anche, e qui c’è la sua distintiva particolarità, che il riferimento che ha contato forse soprattutto per Feldman è stato alla pittura, in specie quella dell’Espressionismo Astratto di Philip Guston e Mark Rothko. E del resto Marco Lenzi parla, nel suo studio, di “influenza indelebile che la pittura esercitò sulla musica di Feldman”, proprio anche per questo scrivendo un libro aperto a tutta la grande area di relazioni artistiche e culturali, talora anche conflittuali, di Feldman negli Stati Uniti del suo tempo, ma quindi in tutto l’Occidente musicale; o quindi scrive un libro, uno studio, che convince, che coinvolge, per questo seguire la musica e il pensiero di Feldman dentro mezzo secolo di vita artistica, culturale,musicale, americana, occidentale, così da proporre una lettura che, attraverso l’esame puntuale della musica di Feldman, porta in maniera davvero stimolante nei decenni postbellici della proposta di un altro modo di pensare e fare non solo l’arte: in realtà, di pensare e proporre un altro modo ancora oggi attuale.

Bietti G.

Mozart all'opera Le nozze di Figaro, Don Giovanni, Così fan tutte

Laterza
2015
pp.320

«Mi basta sentir parlare di un’opera, essere in teatro, sentire i canti – oh, sono completamente fuori di me».

Da questa inquietudine, che Mozart rivela in una lettera al padre, nascono la perfetta razionalità delle Nozze, il visionario miscuglio di generi del Don Giovanni, il taglio geometrico e sperimentale di Così fan tutte.

Con la guida di Giovanni Bietti, alla scoperta di tre capolavori, tre esempi della perfezione di un genio.

Sembrerebbe tutto semplice: un compositore sceglie un libretto e lo mette in musica, rivestendo le parole di note. Per Mozart è il contrario: vengono prima la musica, poi le parole. Perché per lui la poesia deve essere ‘figlia ubbidiente della musica’. È al compositore che spettano le scelte drammaturgiche, è la musica che deve determinare il ‘tono’, il ritmo, il senso stesso del dramma. E infatti nelle tre opere – Le nozze di Figaro, Don Giovanni, Così fan tutte – Mozart non si limita affatto a valorizzare gli ottimi libretti di Lorenzo Da Ponte. Scopre possibilità drammatiche latenti nelle pieghe del testo, lo reinterpreta, gli dà un senso nuovo attraverso la musica. Gli elementi della partitura interagiscono in modo miracoloso nel creare uno specifico colore, una perfetta atmosfera, un preciso ritmo drammatico. Con un linguaggio semplice e chiaro e l’aiuto di un gran numero di esempi musicali suonati e ‘raccontati’ dall’autore stesso nel cd allegato, Giovanni Bietti conduce alla scoperta delle caratteristiche drammatiche e musicali delle tre opere mozartiane. Scopriremo ad esempio perché il Don Giovanni – un’opera che comincia con un tentativo di stupro e un assassinio, e che finisce con la morte del protagonista – sia stato definito da Mozart un’opera buffa. Il senso c’è, ma non lo si capisce semplicemente dal testo: bisogna tendere l’orecchio alla musica, al suo linguaggio e alla sua stupefacente varietà.

FORNARI G. a cura di,

Mozart 2006. Quinto seminario di filologia musicale,

ETS
2011
pp.272

Nel 2006, in occasione del duecentocinquantesimo anniversario della nascita di Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791), il Dipartimento di Scienze Musicologiche dell'Università di Pavia (sede di Cremona) ha organizzato un convegno internazionale di studi dedicato al compositore salisburghese. Al centro degli interventi un aspetto fondamentale della ricerca: il problema della filologia del testo. In anni in cui l'edizione critica integrale delle composizioni del musicista salisburghese ha concluso con successo la parte più importante della propria missione, una ricognizione dei principali problemi relativi al testo - qui inteso come nella sua accezione più ampia - appare più che mai opportuna. Gli studiosi, tutti specialisti affermati, si occupano di problemi complessi e fondamentali della ricerca, arricchendo il già ricco panorama scientifico mozartiano con studi capaci di aggiungere nuove osservazioni e prospettive altrettanto nuove al panorama della cosiddetta Mozartforschung. Il risultato è quindi una silloge di studi particolarmente preziosa per la musicologia mozartiana, ma non solo. Il volume contiene saggi di: Klaus Aringer, Bruce Alan Brown, Wolfgang Budday, Galliano Ciliberti, Giacomo Fornari, Andrea Massimo Grassi, John Irving, Benjamin Perl, John A. Rice, Manfred Hermann Schmid e Harald Strebel.
Associazione culturale Orfeo nella rete
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