
 |
|
Novità libri
LACHENMANN H., RIHM W.,
Conversazioni e scritti
RICORDI,
2010
pp.304 | Questo libro nasce nell’edizione 2010 del festival MiTo che ha proposto un duplice ritratto dedicato ai compositori Helmut Lachenmann e Wolfgang Rihm. [...] Lachenmann e Rihm, oltre alla complementarità che nasce dalla sostanziale diversità delle loro poetiche, hanno anche dei tratti comuni che, accuratamente indagati, conducono alla scoperta di un complesso sistema di relazioni in cui riconosciamo quello che usiamo definire senso della tradizione. Il più visibile di questi tratti comuni consiste nella vocazione, intensa in entrambi i compositori, a prolungare il loro impegno anche in una prospettiva teorico-filosofica, scrivendo e pubblicando numerosi saggi. Su questo dato fondamentale è costruito il volume che raccoglie una serie di scritti indicati dagli autori stessi. Ciascuna delle due raccolte di testi è preceduta da un’ampia intervista realizzata in questa occasione coi due compositori. Helmut Lachenmann ha provveduto a intervistarlo Enzo Restagno, mentre di Wolfgang Rihm si è occupato Wolfgang Schreiber. | |
SAID E.W.,
Musica ai limiti. Saggi e articoli.,
FELTRINELLI,
2010
pp.432 | Questi saggi coprono un arco di circa vent’anni, durante i quali Said è stato critico musicale di importanti riviste e quotidiani statunitensi. L’idea di “critica” che sta dietro alla scrittura di Said è quella della “teoria critica” di uno dei suoi grandi ispiratori, Theodor W. Adorno. Fare critica musicale significa, per Said, compiere un esercizio poliedrico, che incontra la musica “ai limiti” della musica, situandola al crocevia di progetti filosofici e letterari, fenomeni sociali e drammi storici. Ai confini di una certa opera musicale, di un certo evento concertistico, di una certa poetica compositiva, Said fa riemergere un progetto estetico, e ai confini del progetto estetico una politica della musica, una politica dell’arte. Per chi si scrive musica? Per chi la si esegue? Che visione del mondo si nasconde dietro il contrappunto bachiano, la forma-sonata beethoveniana, l’improvviso schubertiano? È lo stesso esibirsi in una sala da concerto ottocentesca o davanti al più moderno dei microfoni digitali? Interpretare significa installarsi fedelmente nel passato dell’opera, o installare l’opera nell’urgenza del nostro presente? Said rilegge attraverso il prisma di queste domande grandi opere musicali (Erwartung di Schoenberg, l’amatissimo Richard Strauss, la Tetralogia di Wagner), progetti e istituzioni che hanno fatto la storia della musica (il Festival di Bayreuth, il Metropolitan Opera di New York), figure di interpreti leggendari (tra cui Arturo Toscanini, Glenn Gould, Maurizio Pollini). | |
RATTALINO P.,
Robert & Clara Schumann. Un profilo biografico,
ZECCHINI,
2010
pp.234 | Schumann: Robert & Clara è un profilo biografico in cui le vite di due sposi che furono, lui, uno dei più grandi compositori del suo tempo e, lei, la più grande pianista dell’Ottocento, la sola ritenuta grande anche in confronto con i pianisti maschi, vengono viste nel loro intersecarsi esistenziale, nelle loro profonde differenze di carattere, nelle loro sinergie artistiche, nei loro insanabili conflitti. Contrariamente a ciò che capita nelle biografie di Schumann, che non prendono in considerazione il lungo periodo della vedovanza di Clara, Schumann: Robert & Clara esamina la vicenda umana, tragica, di Clara dal 1856 al 1896 e la sua vicenda artistica, fulgida. Tanto più importante è oggi porre in luce la grandezza dell'arte di Clara in quanto il Novecento ha pienamente rivendicato la dignità dell’interprete. E sebbene di Clara non ci sia rimasta alcuna incisione su rulli di cera, già esistenti ai suoi tempi, la sua azione e la sua posizione nella storia culturale del concertismo può essere ricostruita e valutata in tutto il suo altissimo significato.
Quattro postfazioni, che il lettore può accogliere o cancellare dalla sua memoria, danno poi la parola ai due protagonisti e a due importanti comprimari di questa storia affascinante. | |
Daniel Barenboim e Fryderyck Chopin
Classica
2010
pp. | Nell’anno del bicentenario della nascita di Fryderyck Chopin, Classica presenta un volume speciale interamente dedicato al compositore polacco e al Maestro Daniel Barenboim.
L’incontro di due geni, il confronto tra il pianista romantico per eccellenza e una delle personalità più influenti del panorama mondiale della musica classica. Caratterizzato dall’elegante veste grafica e dal design essenziale, questo prodotto editoriale propone un cd audio e un libro. Il cd presenta la registrazione dei classici di Chopin eseguiti da Daniel Barenboim a Varsavia, in occasione del Festival Chopin del 2010. Il libro è composto da una lunga intervista che Daniel Barenboim ha rilasciato in esclusiva a Carlo Boccadoro e da una selezione di testimonianze illustri. Frammenti da Liszt, Delacroix, Sande, Gide e Schumann raccontano la vita e l’intima arte del grande pianista. Un’approfondita guida all’ascolto e una dettagliata cronologia della vita di Chopin completano il volume, arricchito anche da una galleria d’immagini. | |
LANDINI G.,
Franco Corelli. L’uomo, la voce, l’arte,
IDEA BOOKS
2010
pp.298 | Franco Corelli fa parte di quella ristretta schiera di voci che sono entrate nella leggenda e che contribuiscono ad alimentare il mito del tenore, vale a dire di quella strana creatura cui la natura ha concesso una voce così particolare da eccitare la fantasia collettiva. Partito dalla sua Ancona, nell’Italia del dopoguerra, Corelli è diventato famoso in tutto il mondo, destando con le sue interpretazioni ammirazione e fanatismo.
Il libro, che nasce da un’amicizia tardiva, ma profonda tra l’Autore e Franco Corelli, e da un rapporto di stima con la moglie, la signora Loretta Di Lelio, traccia la biografia dell’uomo e dell’artista, ma in particolare si sofferma sull’analisi della sua arte. Lo fa sulla scorta delle recensioni e degli ascolti, molto numerosi, che sono stati conservati. Non procede ad una consacrazione né ad un’agiografia ma ad un’analisi, talvolta serrata, condotta con metodo. Il volume si completa con un CD di inediti, che ci fanno conoscere aspetti nuovi e sconosciuti del lavoro di Corelli sulla voce e sull’interpretazione.
Le foto invece ci aiutano a ricordarlo e ci restituiscono una parte del fascino di una figura che pareva creata apposta per incarnarsi nel tipo dell’eroe e del tenore, così come la gente si immagina che debba essere. | |
BONNEFOY Y.
L'alleanza tra la poesia e la musica,
ARCHINTO,
2010
pp.72 | La riflessione senza posa intorno all’origine dell’emozione estetica e, in particolare, della parola poetica, ha condotto Yves Bonnefoy a indagare in questo scritto del 2007 l’inestricabile rapporto da sempre esistente tra musica e poesia. In un’indagine sottile e serrata, arricchita da richiami a esperienze personali di ascoltatore e lettore, il grande poeta e saggista individua nelle risorse specifiche della poesia il luogo di formazione di «un accadimento del suono» che è il seme stesso da cui germoglia la musica. | |
TITONE A.,
Giuseppe Verdi. Rigoletto Il trovatore La traviata
L’EPOS,
2010
pp.476 | Tre libri in uno: cosí può definirsi questo studio della cosiddetta "trilogia popolare" verdiana, primo di cinque volumi dedicati a quindici opere di Giuseppe Verdi. L'Autore suggerisce di penetrare nel cosmo di Verdi, che con Omero, Dante e Shakespeare considera uno dei grandi aedi dell'Occidente, «dal fondo della storia, avendo percorso i cunicoli delle fonti letterarie e dei libretti». Il lettore verrà invitato a guardare con occhi nuovi Rigoletto, Il trovatore, La traviata, attraverso la sofferta esistenza di Francesco I, fra le cui braccia muore Leonardo da Vinci; i declivî della dolce Aquitania del XII secolo, e dei suoi eleganti trobadors; il sontuoso appartamento di «11, rue de la Madeleine, 8° arrondissement», dove si spegne a soli ventitré anni Alphonsine Plessis, la piú famosa mantenuta di Parigi. | |
BONNEFOY Y.,
Immagini gesti parole suoni silenzi. Drammaturgia delle opere vocali e teatrali di Salvatore Sciarrino
RICORDI,
2010
pp.290 | Opere documenti orientamenti del novecento musicale (in coedizione con l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia). Il titolo di questo libro è un elenco delle parole chiave che si sono rivelate essenziali nell’analisi delle composizioni vocali e teatrali di Sciarrino, nell’interpretazione del suo itinerario creativo e della sua drammaturgia. Una prima parte del libro passa in rassegna, decennio dopo decennio, le opere vocali, corali e teatrali di Sciarrino, per cogliere l’evoluzione del rapporto fra parola, suono e drammaturgia musicale nel contesto dell’epoca e sullo sfondo dell’intera produzione del compositore. Il rapporto fra suono e silenzio e le immagini mentali che guidano il lavoro compositivo sono le stesse nell’ambito della musica strumentale come in quello della musica vocale. Ciò che muta, deriva dalla presenza della parola e della voce e dalle diverse strategie adottate per creare relazioni significative sempre nuove e intensamente drammatiche fra le due componenti del canto sullo sfondo del silenzio risonante. La seconda parte consiste nell’analisi di Quaderno di strada, un ciclo di brani per baritono e complesso da camera composto nel 2003 su frammenti elaborati da Sciarrino. La varietà dei temi e dei contesti da cui i frammenti sono tratti, così come la varietà delle strategie adottate nei confronti del rapporto fra parole e suoni, rendono questo ciclo emblematico della produzione vocale più recente del compositore. | |
PIANIGIANI G.,
Giuseppe Verdi, Otello
ETS,
2010
pp.276 | Una lettura del capolavoro verdiano attraverso la complessa stratificazione del melodramma: dagli aspetti metrico-prosodici a quelli armonico-formali, dal rapporto con Shakespeare alle scelte drammaturgiche di Boito. Dopo un'introduzione metodologica e tematica, l'analisi Atto per Atto e Scena e per Scena cerca di individuare la crisi del concetto di tragico nella modernità a partire da una delle opere più rivelatrici ed esemplari. | |
COLLISANI A., GARILLI G., MERCADANTE G.(a cura di)
Italia/Francia. Musica e cultura nella seconda metà del XX secolo,
L’EPOS,
2010
pp.414 | Il volume indaga le influenze tra la cultura francese e quella italiana, esplorandone le contiguità musicali nel secolo appena concluso. I saggi che lo compongono (ne sono autori Jean-Jacques Nattiez, Gianfranco Vinay, Raffaele Pozzi, Angelo Orcalli, Luigi Manfrin, Gaetano Mercadante, Pietro Misuraca, Gabriele Garilli, Amalia Collisani, Pierre Michel, Alessandro Arbo, Ingrid Pustijanac, Giovanni Damiani) si articolano in base all'idea che le relazioni sono movimento, convergenze temporanee di flussi, echi e rispecchiamenti. Gli interventi tracciano percorsi che gettano luce sul passato degli ultimi decenni e lasciano immaginare le vie del futuro della musica d'arte. | |
HOFFMANN B.,
La viola da gamba,
L’EPOS,
2010
pp.512 | Storia, forme, terminologia, repertorio, fonti teoriche e pratiche, trasformazioni estetiche e musicali: un universo di rapporti che delineano il ritratto a tutto tondo di uno dei principali strumenti del Rinascimento e del Barocco. Unico per ampiezza divulgativa e dettaglio documentario, questo volume si pone come riferimento internazionale per la conoscenza e lo studio di tutti gli strumenti appartenenti alla famiglia delle viole da gamba. | |
TARASTI E.,
I segni della musica. Che cosa ci dicono i suoni,
RICORDI - LE SFERE,
2010
pp.372 | La storia della musica offre numerose prove sulla possibilità di intendere la musica come fenomeno di comunicazione e significazione. In numerose pratiche culturali la musica funziona come segno e ciò rimanda, da un lato, alla sua natura organica, dall’altro, al suo profondo e radicato livello “esistenziale”. Negli ultimi decenni è emersa una nuova disciplina nella ricerca musicale e semiotica, e precisamente la semiotica della musica. Uno dei maggiori studiosi di questo nuovo paradigma è Eero Tarasti, grazie anche al progetto internazionale Musical Signification da lui avviato sin dal 1984. Ai giorni nostri, in cui l’analisi e la ricerca sono punti sempre più centrali negli ambiti della educazione musicale, della pratica esecutiva e della composizione, la semiotica musicale è necessaria per chiarire la natura dei fatti musicali e le origini di questi ultimi nella mente umana. Per l’indagine semiotica la musica è ancora un “mistero”, come ebbe modo di osservare una volta Claude Lévi-Strauss, ma la musica ci aiuta a comprendere in che modo l’uomo produce i suoi segni e convive con essi nell’universo della semiosi. | |
GIAMMARCO F.,
Il pedale di Chopin. L'estetica del pedale di risonanza nella musica pianistica di Fryderyk Chopin,
ZECCHINI,
2010
pp.124 | Del complesso di azioni che compongono l’esecuzione pianistica, l’impiego del pedale di risonanza è quella che più di tutte viene tradizionalmente lasciata all’istinto e alla sensibilità personale dell’interprete. L’uso del pedale, influenzato di volta in volta dallo strumento, dall’acustica della sala, dalle condizioni psico-fisiche dell’interprete, viene in genere considerato difficilmente trascrivibile sullo spartito con un soddisfacente grado di precisione.
Questo atteggiamento è stato condiviso da molti compositori, ma non da Fryderyk Chopin, che nelle sue partiture mostra una fiducia nel segno del pedale forse superiore a quella di chiunque altro.
Nonostante ciò, le sue indicazioni originali riguardo a dove mettere in pedale, dove toglierlo, e dove non usarlo vengono costantemente rilette alla luce di una tecnica di pedalizzazione moderna, o tranquillamente trascurate nei casi in cui non coincidano con ciò che l’esecutore considera un “bel pedale”. In pratica, nei confronti della musica di Chopin, l’idea che alle indicazioni di pedale si debba la stessa fedeltà che si ha verso il resto del testo originale è tutt’altro che scontata, e in pianisti e didatti prevale la convinzione che i pedali indicati debbano comunque essere aggiustati.
L’ipotesi su cui indaga Il Pedale di Chopin è invece diametralmente opposta. Il saggio vuole dimostrare che i segni di Chopin sono nella grande maggioranza dei casi perfettamente logici e realizzabili. Essi rispondono semplicemente ad una tecnica di pedalizzazione diversa da quella tardo-ottocentesca, e ancor più da quella moderna: diversa, ma in sé perfettamente compiuta.
Presi alla lettura, i pedali di Chopin svelano la concezione estetica dell’autore più di molti altri segni della partitura e costituiscono la preziosissima chiave d’accesso ad una lettura filologicamente più appropriata della sua musica.
| |
ZANCAN A.,
L'aspetto storico nella didattica della musica,
DE SONO
2010
pp.200 | «Istruire il popolo quanto basta, educarlo più che si può. Bisogna far solo leggere e scrivere. Non devono pensare, altrimenti sono guai»: così scriveva nel 1894 l'allora ministro dell'istruzione Baccelli. Un'affermazione, tra molte possibili, che aiuta a comprendere quanto alcune discipline fondamentali per la formazione dell'individuo, la musica in primis, abbiano faticato, tra le esigenze di "concretezza" e "praticità" che all'istruzione da sempre si richiedono, a conquistare un ruolo pregnante a cavallo delle varie riforme che la scuola ha conosciuto, dall'inizio del secolo scorso fino ai provvedimenti del ministro Gelmini di recente attuazione. Il riconoscimento del ruolo della didattica musicale nell'ambito della formazione, nella nostra tradizione scolastica, ha avuto un cammino particolarmente lungo e difficile. Questo studio ne ripercorre le alterne vicende lungo l'asse storico, con particolare riferimento alla scuola secondaria di primo grado, ricostruendo le fasi della visibilità istituzionale della disciplina storico-musicale, le teorie psico-pedagogiche che hanno sostenuto il suo ruolo formativo e il suo aspetto storico lungo le tappe dello sviluppo cognitivo, l'oggetto della sua speculazione, i metodi d'approccio. Conclude il saggio la testimonianza di un interessante progetto sperimentale di educazione musicale, elaborato e condotto dall'autrice stessa in una scuola media. | |
BOSSINIO O., a cura di,
Milano, laboratorio musicale del Novecento,
ARCHINTO,
2009
pp.320 | Milano ha sempre vissuto in maniera controversa il rapporto con il passato. L’ansia di abitare il presente sembra cancellare con incredibile facilità la memoria della trama di esperienze che forma il tessuto del suo patrimonio culturale. Forse proprio la ricchezza della sua storia ha generato nel corpo del mondo musicale milanese una lotta permanente per la sopravvivenza, che probabilmente non lascia molto tempo per ricordare quel che si è fatto in passato e per riflettere su ciò che è avvenuto. Senza dubbio questa continua pressione delle necessità contingenti rappresenta un robusto segno di vitalità e rivela l’inesauribile energia del suo territorio, la sterminata megalopoli padana che definiamo in sintesi Milano, ma la rimozione pressoché totale di una riflessione critica sulla propria storia rischia di provocare alla lunga gravi danni a un sistema musicale frutto del lavoro di molte generazioni. Lo scopo di questo libro consiste nel cercare di mettere un po’ d’ordine nella caotica sequenza di avvenimenti che hanno costellato la storia musicale di Milano, a partire dalla Liberazione fino ai giorni nostri. Ci sembrava il primo passo da compiere per contribuire a una riflessione seria, profonda, senza pregiudizi su quel che ha significato la musica in questa città e sulle ragioni della sua eccezionale vitalità. Per festeggiare gli ottant’anni di Luciana Pestalozza, animatrice di Milano Musica, abbiamo raccolto dunque questa messe di scritti eterogenei, tutti rivolti però a definire i contorni di un determinato aspetto della vita musicale milanese. Accanto ai contributi e alle testimonianze verbali, il libro contiene un ampio e ragionato percorso d’immagini provenienti dall’Archivio fotografico di Silvia Lelli e Roberto Masotti ed è impreziosito dalle musiche che Pierre Boulez, György Kurtág e Salvatore Sciarrino hanno scritto per l’occasione. | |
FIORE G.,
Bach Goldberg Beethoven Diabelli,
L’EPOS,
2009
pp.112 | Le Goldberg e le Diabelli, due cicli di variazioni che fungono da snodo dal Barocco al Classicismo e dal Classicismo al Romanticismo; due monumenti del repertorio classico occidentale, due opere d'avanguardia di Johann Sebastian Bach e Ludwig van Beethoven, due assidue presenze nel repertorio pianistico e delle tastiere storiche; due capitoli di storia dell'interpretazione: una storia riassunta tramite itinerari discografici nel passato che valgano da strumento di comparazione per quelli del futuro. | |
GOSSETT P.,
Dive e maestri. L'opera italiana messa in scena
Il Saggiatore,
2009
pp.800 | Questo libro è il racconto affascinante della rappresentazione dell’opera lirica, attraverso i successi – e talvolta i fallimenti – della carriera di Philip Gossett, massimo esperto di allestimenti dell’opera italiana.
Dive e maestri fa luce sui mille intrecci e sugli scandali che di frequente accompagnano quella grande impresa che è la messa in scena. Gossett delinea la storia sociale dei teatri italiani dell’Ottocento, svela il processo creativo – a volte immediato, altre laborioso – dei compositori. Rivela come le trattative dietro le quinte, tra gli studiosi delle opere, i direttori e gli artisti, siano spesso decisive nell’allestimento delle produzioni.
Che cosa significa parlare della messa in scena di un’edizione critica? Come si determina quale musica suonare quando esistono molte versioni della stessa opera? Che cosa implica decidere di tagliare dei passi per un’esecuzione? Oltre a questi aspetti critici, spesso controversi, l’autore approfondisce anche i problemi di ornamentazione e trasposizione delle parti vocali, di traduzione e adattamento, senza tralasciare le scelte della regia e della scenografia.
Grazie a un lavoro appassionato e competente, Gossett arricchisce la narrazione con le cronache delle sue esperienze personali presso i maggiori teatri lirici del mondo, dal Metropolitan di New York all’Opera di Santa Fe, e delle sue consulenze ad associazioni prestigiose, quale il Rossini Opera Festival di Pesaro.
Dive e maestri incanterà i melomani più esigenti come i neofiti in cerca di una guida affidabile che li introduca in un mondo dal fascino senza tempo. | |
SCOTTI A.,
Teatro alla Scala atelier,
Il Saggiatore,
2009
pp.172 | Un viaggio fotografico nei laboratori delle ex officine Ansaldo, fucina degli allestimenti portati in scena al Teatro alla Scala, alla scoperta del grande talento, della capacità e competenza delle maestranze artistico-artigianali che fondano la tradizione del teatro italiano. | |
Carteggio Verdi-Luccardi
EDT,
2009
pp.450 | La corrispondenza intercorsa tra Verdi e lo scultore Vincenzo Luccardi comprende 234 documenti, inizia nel 1844 e termina nel 1876, alla morte dell'artista friulano. Questo carteggio ha un carattere del tutto particolare, che lo contraddistingue da altri carteggi verdiani, nel senso che il corrispondente del Maestro non appartiene in alcun modo al mondo della musica e del teatro in musica. E tuttavia Verdi ha con lui una confidenza profonda e sincera, che gli permette di esprimere con totale schiettezza opinioni e giudizi anche sulla propria attività creativa e professionale. Altro particolare interessante riguarda le richieste "figurative" di Verdi alle quali Luccardi risponde compiutamente. Come negli altri volumi dei Carteggi, il testo è corredato da un ricco apparato di note illustrative e Appendici esplicative. | |
ANCESCHI A. a cura di
Musica e educazione estetica. Il ruolo delle arti nei contesti educativi
EDT,
2009
pp.168 | Un volume che si pone l'obiettivo di orientare verso i principali nodi di una problematica educativa, la cosiddetta "questione estetica", allo stesso tempo antica e mai sistematicamente indagata, provando a superare la visione riduzionista che vorrebbe contrapposte la musica (e le arti) in quanto esperienza e la musica (e le arti) come disciplina. Sono qui raccolti i contributi di musicologi, compositori, pedagogisti e insegnanti di discipline artistiche relativamente alle valenze dell'educazione estetica nei vari contesti scolastici, a partire da quanto emerso nel corso del Convegno nazionale SIEM Musica: forme di linguaggio, linguaggio delle forme. L'esperienza estetica come bisogno e come risorsa (Pisa, 17-18 ottobre 2008). I contributi sono ordinati in tre ampie sezioni: riflessioni che contestualizzano e attualizzano i concetti propri dell'estetica all'interno delle specifiche problematiche musicali (in special modo rispetto alla dimensione didattica), alla luce delle acquisizioni prodotte in campo filosofico, musicologico, psicologico, pedagogico; colloqui sulla valenza formativa dell'educazione estetica, con particolare attenzione alla musica, affrontati da diversi osservatori (prospettiva musicologica, estetica, antropologica, compositiva); argomentazioni di tipo metodologico e didattico e di ricaduta nei contesti operativi, in un'ottica di confronto con altre esperienze estetiche (danza, teatro, arti visive ecc.). | |
RATTALINO P.,
Chopin racconta Chopin
LATERZA,
2009
pp.284 | Una vita breve quella di Fryderyk Chopin, nato nel 1810 e deceduto a Parigi nel 1849. Educato a Varsavia, considerato ben presto una gloria nazionale, Chopin si sposta prima a Vienna dove tenta inutilmente di farsi largo nella vita musicale internazionale, poi a Parigi. Saranno la borghesia e l’aristocrazia parigina a decretargli un clamoroso successo come compositore e insegnante privato. Mentre le sue musiche sono pubblicate in Francia, Germania, Inghilterra, tiene pochissimi concerti e solo un anno prima della morte, nel 1848, va in Inghilterra per esibirsi in pubblico. Tutta la sua vita amorosa si svolge tra un fidanzamento con una ragazza polacca e la convivenza ‘scandalosa’, finita in modo drammatico, con George Sand. Un’esistenza priva di grandi eventi quindi, ma segnata da un’evoluzione psicologica e artistica profonda e dalla creazione di musiche la cui portata storica verrà riconosciuta solo molti anni dopo la morte: Chopin, considerato dai contemporanei come un esponente eccellente di un settore minore della musica, quello del pianoforte, diventerà per i posteri uno tra i maggiori creatori in assoluto. A raccontarne la storia, nella forma della finzione letteraria, sono Chopin stesso e coloro che lo incontrarono. | |
ROSS A.,
Il Resto è rumore,
BOMPIANI
2009
pp.880 | Perché Pablo Picasso e Jackson Pollock sono oggetto di comune conversazione (nonché di aste milionarie), T.S. Eliot viene citato persino dagli studenti liceali, e al contrario la musica classica del Ventesimo secolo è in genere vissuta con diffidenza mista a disagio dal grande pubblico? Eppure gli accordi atonali hanno una parte importante nel jazz, le colonne sonore dei thriller hollywoodiani pullulano di sonorità mutuate dalL’avanguardia, e il cosiddetto minimalismo ha lasciato tracce profonde nella musica rock, pop e dance.
Ricostruendo momenti cruciali e operesimbolo, Il resto è rumore conduce il lettore nel labirinto della musica del Ventesimo secolo, e allo stesso tempo rilegge la Storia attraverso il succedersi delle avanguardie musicali, dalla Vienna di inizio Novecento con Mahler e Strauss all’arte bolscevica di Sostakovic, dalla musica atonale e dodecafonica nella Berlino anni Venti fino a Messiaen e Ligeti. L’autore non si sofferma solo sulle figure dei musicisti, ma anche sui dittatori, i mecenati miliardari e i dirigenti che tentarono di controllare la musica che veniva composta; gli intellettuali che si sforzarono di porsi come giudici in fatto di stile; gli scrittori, pittori, ballerini e registi che accompagnarono i compositori sui sentieri solitari della ricerca; il pubblico che osannò, vituperò o ignorò quanto i compositori proponevano; le tecnologie che cambiarono il modo di realizzare e ascoltare musica; e le rivoluzioni, le guerre calde e fredde, i flussi migratori e le profonde trasformazioni sociali che rimodellarono il contesto in cui si svolgeva lattività musicale.
Avvincente come un romanzo, rigoroso e documentato come un saggio accademico, Il resto è rumore è un viaggio nella vicenda epica eppure umanissima del secolo breve, ascoltato attraverso la sua musica.
| |
MODENA E.,
L’altrOrfeo. Considerazioni analitiche sulla vocalità
ARCANE,
2009
pp.192 | Considerata nell’ampia accezione di vocalità, l’emissione vocale manifesta possibilità estese e diversificate, incluse in un ambito che rientra solo approssimativamente fra il parlato e il canto. Riconducendo il complesso fenomeno della voce ai relativi fondamenti fisiologici e indagando sul comportamento neurologico che vi soggiace, l’analisi integra le osservazioni che ne derivano con le caratteristiche del repertorio musicale; questo, a sua volta, trova ulteriore ragione dei processi compositivi, storicamente contestualizzati, che definiscono la produzione vocale. Per lo specifico criterio analitico adottato in questo testo, l’indagine si contraddistingue come analisi funzionale; come studio e spiegazione delle numerose possibilità d’emissione vocale all’interno dei repertori, il suo scopo è di acuire la capacità d’ascolto tramite la sensibilizzazione della percezione. Nel contempo, l’indagine volge al mito e al dato storico, esaminandoli per via comparativa e con intenti deduttivi funzionali all’analisi. Per questo s’è scelto ad emblema la figura di Orfeo, simbolo archetipo dell’essere voce, la cui dimensione mitica si riversa nella storia della musica come una vera e propria costante, per riaffiorarvi ricorsivamente | |
RESCIGNO A.,
Dizionario belliniano,
L’EPOS,
2009
pp.352 | L'universo storico e musicale di Vincenzo Bellinie dell'Europa ottocentesca attorno a lui è descritto in forma di dizionario le cui voci colmano ogni curiosità su un compositore il cui ritratto è un minuzioso mosaico, le cui tessere portano il nome di amori, cibi, malattie, viaggi, cantanti, librettisti, teatri, compositori altri, impresari e semplici conoscenti, in una fitta rete di rimandi alle opere e alle loro alterne fortune. Il volume è corredato da un ricco apparato bibliografico e video-discografico. | |
ZAVAGNA Paolo, a cura di
60 dB. La scuola veneziana di musica elettronica. Omaggio ad Alvise Vidolin
OLSCHKI
2009
pp.196 | Recensione | |
DAHLHAUS., C.
“In altri termini”. Saggi sulla musica a cura di A.FASSONE
RICORDI,
2009
pp.552 | Pubblicati per la prima volta in italiano, i venticinque saggi raccolti in questo volume propongono nuove prospettive dalle quali considerare la molteplice realtà della musica: dal punto di visto della metodologia storica, della storia delle idee e della composizione (prima sezione), dell’estetica e dei fondamenti della musica (seconda sezione), della teoria della musica (terza sezione). I temi presi in considerazione si estendono dal problema dello storicismo in musica all’idea del nazionalismo musicale del XIX secolo, dalla teoria dei generi, della strumentazione e delle forme musicali ad analisi del contrappunto lineare di Bach, dalla crisi del concetto di opus musicum dopo il 1950 alla sottilissima trama di relazioni letterario-musicali di cui s’intesse il Doktor Faustus di Thomas Mann. | |
RAIMO C.,
Quindici invenzioni a due voci di Johann Sebastian Bach. Suggerimenti per lo studio espressivo,
CLEB
2009
pp.99 | Bach è difficile? È severo) In verità, la concezione che Bach aveva della musica non è argomentabile a cuor leggero. Essa non è mai una specie di "gioco infantile", volto ad un effimero divertimento. Come fenomeno acustico composto da due parametri fondamentali, quali il ritmo e l'ampiezza intervallare, è di certo linguaggio universale, di tutti i tempi, passati, presenti e futuri. E - come già per Guido D'Arezzo nel Micrologus - è un oggetto comprensibile da uomini di ogni età e di ogni sesso. Tuttavia, la Musica è anche fenomeno sociale e politico, per cui resta impregnata di colori, dei profumi e delle idee prevalenti nelle situazioni storiche in cui è stata generata. Una tipologia significativa è costituita dai brani tastieristici qui esaminati, scritti da Bach per la gioventù.
Il libro nasce con l'intento di purificare tali composizioni bachiane dalle sedimentazioni culturali e sociali che vi si sono sovrapposte, riconducendole al loro splendore originario, proprio per i giovani per i quali innanzitutto vale il precetto "Nihil volitum nisi præcognitum".
| |
NOVATI M.M., a cura di,
LO STUDIO DI FONOLOGIA. Un diario musicale 1954-1983,
RICORDI,
2009
pp.253 | “Avevo fatto una promessa a Luciano Berio nel 1996 durante le prove di ‘Outis’ al Teatro alla Scala di Milano: ricostruire un’immagine il più possibile completa dello Studio di fonologia musicale di Milano della Rai, recuperando da una parte i materiali musicali (nastri, partiture, progetti) e dall’altra le apparecchiature. Ci sono riuscita: le macchine sono state recuperate dalla sede Rai di Torino (dove erano state alloggiate in attesa dell’apertura di un mai attuato Museo della Rai), i nastri mancanti in buona parte sono stati individuati presso altri archivi pubblici o privati e confluiti sotto forma di copie digitali nell’Archivio Rai. [...] La ricerca ovviamente continua e il lavoro di recupero e di conservazione dei nastri sarà uno degli obiettivi primari dei prossimi anni da conseguire insieme alla catalogazione della corrispondenza e dei materiali iconografici”. (dal saggio di Maria Maddalena Novati) | |
DELLA SCIUCCA M.,
Giovanni Pierluigi da Palestrina
L’EPOS,
2009
pp.416 | Giovanni Pierluigi da Palestrina trascorse la sua vita quasi esclusivamente in ambiente romano, divenendo maestro di cappella presso le istituzioni di maggior prestigio all’epoca. La sua produzione musicale, quasi interamente dedicata alle sole voci, è vastissima: oltre cento messe, più di cinquecento mottetti e composizioni sacre, quasi centocinquanta tra madrigali e altre composizioni profane. | |
MORABITO F.,
Pietro Antonio Locatelli
L’EPOS,
2009
pp.276 | Pietro Antonio Locatelli, compositore ma anche violinista virtuoso, editore, didatta e commerciante, fu l’inventore del virtuosismo violinistico moderno e delle tecniche dalle quali anche Paganini prese le mosse. Conclusa l’dizione critica degli opera omnia locatelliani, questa biografia compendia gli studi più recenti sul compositore. | |
STRASS R., ZWEIG S.,
Vuole essere il mio Shakespeare? Lettere 1931-1936
ARCHINTO
2009
pp.208 | Il 1931 segna l’imprevedibile incontro tra un cinquantenne scrittore nel pieno della gloria e della creatività (Stefan Zweig) e un compositore sessantasettenne (Richard Strauss) che si sta serenamente avviando a vivere con consapevole lucidità un suo dorato crepuscolo. Eppure, tra queste due personalità quanto mai antitetiche, si crea immediatamente, certo nutrita da stimoli intellettuali differenti, un’intesa positiva incondizionata, di cui è testimonianza emozionante questo carteggio, che copre gli anni, in tutti i sensi cruciali per i destini del mondo, compresi tra il 1931 e il 1936, e che prende le mosse dalla decisione di Strauss di accettare Zweig come librettista per una sua opera lirica (Die schweigsame Frau). Senza quell’impettita affettazione che ad esempio gravava spesso sul carteggio tra Strauss e il suo precedente librettista, Hofmannsthal, questo epistolario documenta un fiammeggiante confronto di idee svolto all’insegna della comune solidarietà a sottomettersi al sacro fuoco dell’arte, anche se a sancire l’incolmabile distanza tra Zweig e Strauss interverrà fatalmente l’onda montante di quel nazismo destinato a travolgere valori consolidati nelle coscienze umane, e in particolare nella fattispecie proprio il rapporto fra arte e politica. | |
LAVAGNA P., a cura di,
60 dB. La scuola veneziana di musica elettronica. Omaggio ad Alvise Vidolin,
OLSCHKI,
2009
pp.196 | I ventitré contributi presenti in questo liber discipulorum testimoniano il coinvolgimento, l’aiuto, la libertà, la fiducia, lo sprone e la chiarezza, la tecnica e la disciplina che Alvise Vidolin ha trasmesso e insegnato ai suoi allievi in trentacinque anni di insegnamento al Conservatorio «B. Marcello» di Venezia, e formano il quadro di una ‘scuola’ che può essere anche un collageformato da materiali e pezzi diversi, tutti tenuti insieme dalla figura del Maestro. | |
GHERZI A.,
La sonata per pianoforte nel 1700 e 1800.
ZECCHINI
2009
pp.286 | Il libro traccia una storia della sonata pianistica, prendendo in considerazione le composizioni dei più significativi autori del Sette e Ottocento. Segue l’evoluzione di questo genere musicale ed esamina come la struttura sia di volta in volta riformulata dallo stile di ogni creatore, anche in relazione al tipo di tastiera e al pubblico cui era rivolta.
Il testo è indirizzato a tutti gli appassionati di musica pianistica, anche agli ascoltatori senza preparazione specifica, per i quali può costituire un utile strumento di consultazione, una guida all’ascolto. Per la vasta schiera degli esecutori, dagli studenti di Conservatorio o Università ai concertisti, questi appunti possono presentare un interesse anche maggiore. L’impostazione offre entrambi i caratteri: come guida commenta per ogni compositore le creazioni più significative in campo sonatistico; come saggio storiografico delinea una parabola della sonata dai primi esempi intesi in senso moderno fino alle soglie del XX secolo, tratteggiando i personaggi di spicco, le figure mitiche, ma anche varie personalità ‘minori’ alle quali di norma non si presta attenzione, epigoni che hanno contribuito in maniera decisiva all’emozio-nante storia di questo genere musicale.
Completano il volume un’introduzione sulla forma-sonata e due capitoli supplementari sui “prestiti” fra musicisti (oggi chiamati plagi) e questioni esecutive come le ornamentazioni, i ritornelli, le registrazioni discografiche.
| |
CORBETTA S.,
Olivier Messiaen: Saint François d'Assise. Cammino verso la joie parfaite
ZECCHINI
2009
pp.146 | Olivier Messiaen conquista, seduce, abbaglia attraverso un’espressione artistica dalla multiforme colorazione; una musica alimentata e fatta risplendere in maniera sempre differente ed imprevedibile da scelte timbriche e ricerche ritmiche che incantano, nell’ascolto, come la luce, che perpetuamente mutevole attraversa le vetrate delle cattedrali gotiche e dona un risultato visivo che investe incondizionatamente tutto il nostro essere, il sentire profondo di una manifestazione che percepiamo provenire da una forza umanamente solo contemplabile; un effetto pluridirezionale, così che, ascoltando, ci si trova al centro di quel rosone multiforme, la cui immagine rapisce e affascina perché risultato di una sommatoria di preziose sfumature continuamente cangianti, messe in vita e fatte risplendere dall’elemento fisico più prossimo ad un’immagine visiva del dio cristiano.
Cresciuto in un ambiente familiare dalla raffinata sensibilità culturale, ebbe un’educazione spontaneamente tesa verso un’espressione artistica della vita umana, sviluppando un precoce e immediato interesse per la musica, a suo dire, “la più immateriale di tutte le Arti”, che gli permise di tradurre, attraverso una multicolorazione sonora, in un rapporto sinestesico tra suoni e colori e proiettata in un’unica dimensione fisica, sintesi di spazio e tempo, i meravigliosi misteri metafisici della vita oltre la morte terrena, volgendo il proprio sentire in direzione di una smisurata e mai celata fede cattolica. L’irriducibile istinto di avvicinare, seppur attraverso prefigurazioni limitate, proprio perché umane, un ordine divino di essenza, porterà il compositore a rifuggire tutte quelle creazioni musicali astratte, che il dibattito contemporaneo sulla serialità celebrava, per trovare nella natura, testimone in terra della pura bellezza del creato, ed in particolar modo nel canto degli uccelli, una fonte inesauribile di ammirata ispirazione.
| |
MANZONI G.,
Musica e progetto civile. Scritti e interviste (1956-2007),
RICORDI - LE SFERE,
2009
pp.520 | Il volume, curato da Raffaele Pozzi, riunisce scritti e interviste di Giacomo Manzoni attraverso cinquant’anni durante i quali ha costantemente affiancato al suo principale lavoro di compositore un’intensa attività culturale, intellettuale, di saggista, di didatta, di critico musicale, di partecipante al dibattito, musicale, sociale, politico, dalla parte sempre di chi pensava e agiva per il cambiamento dello stato di cose – non solo musicali – presente. Il curatore, Raffaele Pozzi, ha raccolto i testi seguendone l’ordine cronologico e ricostruendo così il corso di una storia, sempre non soltanto musicale, di straordinaria e stimolante attualità. | |
PADRONI U.,
Sergiu Celibidache. La fenomenologia per l'uomo,
ZECCHINI
2009
pp.232 | Sergiu Celibidache lavorò duramente, controcorrente, nel ruolo di brillantissimo direttore d’orchestra ovunque osannato, per i più. Invece non sono numerosi a sapere che questa attività per, e nella musica, era da lui intesa come supporto e verifica a un altrettanto rilevante e complesso impegno teorico e ideale. Con la propria arte direttoriale e con una attività pedagogia multidisciplinare, il musicista romeno ha alimentato una solitaria azione risarcitoria all’insegna della probità - azione inquadrata in una originale cornice fenomenologica - a favore della musica che nell’ultimo secolo s’è persa nel deserto: aride e disegnate casualmente le dune dell’espressione, e ingannatori i miraggi dei compensi. La singolare presenza di Sergiu Celibidache sullo scenario musicale del secondo Novecento è stata variamente valutata, ma, pur cercando a lungo, è francamente impossibile affermare di avere identificato un protagonista così ricco di dottrina e di estro, di fantasia e di carisma, di risorse intellettuali e di larghezza mentale: contro il mercato dell’arte e contro le tecniche di organizzazione del consenso. Il popolo della musica poco sa di questo grande uomo: il numero di chi l’abbia visto dirigere si riduce, è ovvio, progressivamente; l’industria della riproduzione del suono, ed ora dell’immagine, ha messo in circolazione, contro la sua volontà, pallide e talvolta contraddittorie testimonianze sulla sua arte; solo negli ultimissimi anni, per iniziativa della famiglia, s’è assistito a una inversione di tendenza. La provvida iniziativa dell’editore ha dato luogo a una problematica e non rettilinea riflessione sul massimo artefice di musica -- non di dischi -- e pontefice del suono, del suo tempo; riflessione che si spera riveli la complessità del suo essere nel mondo, e nella musica; la biografia si intreccia con le tappe avventurose della “carriera”, con le linee forti e coerenti del pensiero, con il luminoso rigore pedagogico in un viluppo indissolubile e ostile all’analisi: a danno della presente esposizione. Riflessione, ancora, da cui emerge il fascino di una personalità superiore e singolarissima per le doti umane debordanti, e l’intransigente tutela del salvifico patrimonio di convinzioni proposte con straordinaria energia contro tutti, e contro tutto, ma a favore della musica e, in fondo, di ricaduta, dei soliti insaziabili happy few.
Contiene discografia indicativa
| |
ZIGNANI A.,,
Carlo Maria Giulini. Una demonica umiltà
ZECCHINI
2009
pp.216 | “Ho smesso di dirigere quando non avevo più paura di dirigere”: così Carlo Maria Giulini giustificò il suo ritiro dal podio, ultraottantenne. In questo timore reverenziale per la musica, vissuta come un mistero, c’è l’anima di un uomo affascinato dalla natura e dal mare, e che visse la musica come un modo di sospendere la coscienza: ritornare alla contemplazione del creato. La meditazione, l’assimilare le partiture suonandole nella sua mente; la bellezza quale modo per comunicare un senso: ogni tratto del carattere fa di Giulini un uomo neo-rinascimentale. Nella sua idea della musica, ogni fine coincide con un nuovo inizio. “Non sono un direttore d’orchestra – diceva di sé – ma un musicista che fa musica insieme ad altri musicisti”. Eppure, la sua natura era scissa. Salito sul podio, sapeva di non potersi concedere nessun tentennamento. In quell’attimo, diventava Beethoven, Mozart e Brahms. Il suo sguardo acceso, di un’intensità febbrile, denunciava l’intima sofferenza di non raggiungere mai l’assoluto. Di dover ogni volta ricominciare da capo. Giulini il “demonico”, dunque: l’uomo per il quale ogni cosa aveva un’altra faccia, e la gioia era solo l’esito rasserenato della sofferenza. Giulini: l’uomo inaccessibile per troppa umanità. Macerato dal bisogno di comunicare e, al contempo, di star solo con la propria anima. In un’epoca come la nostra, quando la scissione tra pubblico e privato è diventata malattia, Carlo Maria Giulini, il “demonico”, diventa nostro testimone. Nostro compagno di viaggio.
Contiene discografia indicativa
| |
BISOGNI V.,
Angelo Mariani tra Verdi e la Stolz. Come in un dramma del teatro borghese,
ZECCHINI
2009
pp.156 | Angelo Mariani: un ravennate che a metà '800 seppe acquisire statura europea tra le figure massime del mondo musicale, eppure misconosciuto nella generosa personalità di uomo, prevedibilmente perdente in una dolorosa vicenda passionale che lo vide contrapposto a Giuseppe Verdi. Qui, la querelle semisegreta, mantenuta tale per decenni pur di non vederne sminuite due icone consolidate come quelle di un Verdi e della Strepponi, ritorna all'attenzione degli interessati, documentata e oggettiva nella sua verità di vita, alla stregua di un conto in sospeso tra mito e quotidianità, e pur esposta con la partecipata passionalità di un dramma teatrale, ricco di umori e sapori quali solo il teatro sa offrire, teso a restituire alla figura del Mariani, dignità, stima ed umana pietas. | |
MOIRAGHI M.,
Paul Hindemith. Musica come vita,
L’EPOS,
2009
pp.510 | Paul Hindemith fu molto più che un puro e semplice compositore. Fu violinista e violista provetto, raffinato quartettista, strumentista di sorprendente versatilità;, direttore d’orchestra, didatta, promotore e organizzatore di concerti, divulgatore, teorico musicale, saggista, conferenziere, sperimentatore di nuovi strumenti. La musica, per lui, era un’urgenza interiore, una quotidiana pratica di maturazione, una questione di esperienza e conoscenza, ben al di sopra del mero esercizio e al di là; del dominio tecnico. | |
LENZI M.,
L’estetica musicale di Morton Feldman
RORDI LIM
2009
pp.240 | Questo è il primo studio pubblicato in Italia sul compositore statunitense Morton Feldman e sulla sua “estetica musicale”. È l’estetica musicale molto particolare di un compositore che è stato e resta di primaria importanza nel grande movimento di riconcezione e rifondazione delle arti dagli anni Cinquanta in avanti, negli Stati Uniti, ma non solo. Partendo da John Cage, che fu decisivo per la sua formazione e crescita di compositore, maturò presto un suo comporre del tutto autonomo che rompe con ogni predeterminazione compositiva (fino al grafismo o annullamento della scrittura musicale abituale). Ma va sottolineato anche, e qui c’è la sua distintiva particolarità, che il riferimento che ha contato forse soprattutto per Feldman è stato alla pittura, in specie quella dell’Espressionismo Astratto di Philip Guston e Mark Rothko. E del resto Marco Lenzi parla, nel suo studio, di “influenza indelebile che la pittura esercitò sulla musica di Feldman”, proprio anche per questo scrivendo un libro aperto a tutta la grande area di relazioni artistiche e culturali, talora anche conflittuali, di Feldman negli Stati Uniti del suo tempo, ma quindi in tutto l’Occidente musicale; o quindi scrive un libro, uno studio, che convince, che coinvolge, per questo seguire la musica e il pensiero di Feldman dentro mezzo secolo di vita artistica, culturale,musicale, americana, occidentale, così da proporre una lettura che, attraverso l’esame puntuale della musica di Feldman, porta in maniera davvero stimolante nei decenni postbellici della proposta di un altro modo di pensare e fare non solo l’arte: in realtà, di pensare e proporre un altro modo ancora oggi attuale. | |
|