BACH
Sonata in La maggiore BWV Ahn. II 153
Sonata in Mi minore BWV 1023
Sonata in Do minore 1024
Fuga BWV 1026
Suite in La maggiore BWV 1025
Hélène Schmitt, violino
Alain Gervreau, violoncello
Jan Willem Jansen, clavicembalo
ALPHA
008
1 CD
69'18

***½

L’Alpha è una giovane etichetta francese che, come gran parte delle piccole case discografiche, pubblica soprattutto composizioni poco frequentate del Settecento. Anche nel caso di questa incisione siamo di fronte a brani di rara esecuzione perché, pur appartenendo al massimo compositore del XVIII secolo, sono spurie o di dubbia attribuzione.

Tra i brani presenti nel CD l’unico sicuramente autentico è la Sonata in Mi minore BWV 1023, nonostante l’insolita presenza, nei due ultimi movimenti, dei ritmi di allemanda e giga, tipici delle Suite e delle Partite. L’unica copia esistente di questa Sonata non ha autografo e l’attribuzione a Bach deriva dall’estrema precisione che caratterizza la scrittura del basso continuo, il cui rigore stilistico induce anche l’orecchio ad identificarne il compositore nel Kantor. Alcuni particolari, come il movimento introduttivo iniziale che risulta più consono allo stile di una Toccata per strumento a tastiera, inducono a pensare che questa sonata sia il frutto di composizioni sparse, probabilmente assemblate da Anna Maria Magdalena.

Sebbene i manoscritti in nostro possesso siano indiscutibilmente redatti dalle mani di Bach e di suo figlio Carl Philipp Emanuel, molte sono le perplessità derivanti anche dal semplice ascolto della Suite per violino e cembalo obbligato in La maggiore BWV 1025. Nonostante ciò, recenti scoperte fanno ragionevolmente pensare a questo brano come ad un enigma oramai risolto: sulla base di una Suite per liuto dell’amico liutista Silvius Leopold Weiss, Bach inserì una terza voce, trasformando così un brano per strumento solista in una composizione di maggiore complessità strutturale e contrappuntistica. Da alcune testimonianze lasciateci da Carl Philipp Emanuel possiamo desumere che questa Suite sia nata da un’improvvisazione, di cui il padre era maestro, e considerarla anche come un prezioso documento riguardante le consuetudini di intrattenimento dell’epoca.

Per quanto riguarda la Sonata in Do minore BWV 1024 e la Fuga in Sol minore BWV 1026, Alberto Basso esclude categoricamente che possano essere di Bach. Nelle note di copertina, la Fuga viene invece identificata come la prima composizione cameristica bachiana, mentre alcuni dubbi permangono sulla Sonata BWV 1024 che può essere attribuita all’amico Pisendel, uno dei più grandi violinisti dell’epoca. Tuttavia la scoperta di un altro manoscritto anonimo, il cui copista è stato identificato nello stesso Pisendel, ha riacceso le discussioni. Se Pisendel fosse anche l’autore della composizione, il suo stile sarebbe molto vicino a quello di Bach, soprattutto nel secondo e nel terzo movimento. L’Adagio introduttivo ricorda però decisamente lo stile di violinisti italiani quali Torelli e Vivaldi, dei quali Pisendel fu allievo.

Infine la Sonata in La maggiore BWV Anh. 153 rappresenta sicuramente il caso più problematico: in nessuno dei due manoscritti trovati compare il nome di Bach. L’autore potrebbe essere Johann Nicolaus Mey, Kantor della Thomaskirche, o Johann Peter Kellner, il famoso organista amico di Bach. Più recentemente è stato fatto anche il nome di Telemann. I movimenti lenti di questa Sonata, soprattutto il primo, possiedono una cantabilità distesa che solo al semplice ascolto appare lontana dallo stile bachiano, rilevante, invece, nel secondo movimento Allegro. Anche la Fuga finale lascia qualche perplessità per il suo virtuosisimo, che in Bach rimaneva sempre molto contenuto.

Da lodare dunque l’iniziativa di questa produzione discografica che consente, oltre che di ascoltare pagine rare, anche di aggiungere un’attenzione maggiore durante la fruizione per cercare di carpire quali elementi siano tipici della scrittura bachiana e quali invece ne risultino estranei.

L’esecuzione è affidata alla violinista Hélène Schmitt, curatrice anche delle note di copertina, che, pur non riuscendo ad evitare alcuni leggeri "miagolii", offre un’interpretazione assai appassionata di questi pezzi: si ascolti ad esempio l’energia con cui affronta la Fuga finale della Sonata BWV Ahn. 153 o la spiegata cantabilità dell’adagio introduttivo della Sonata BWV 1023. Nella deliziosa Suite 1025 la strumentista riesce anche nell’intento di rendere il tutto più "leggero" e scorrevole, adattando l’esecuzione alle caratteristiche di intrattenimento del brano. Alain Gervreau, al violoncello, e Jan Willem Jansen, dalle non comuni doti tecniche di clavicembalista, sono in sintonia con la decisa interpretazione della Schmitt e la accompagnano con estrema autorevolezza.

Gianfranco Marangoni

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