BACH
Il Testamento di Bach L’Offerta musicale BWV 1079
L’Arte della Fuga BWV 1080
Le Concert des Nations
Hespèrion XX
J. Savall, viola da gamba e direzione
ALIA VOX
AV 9819
3 CD
71'57; 45'28; 46'57

****

In questa edizione, Jordi Savall ha voluto unire le due ultime composizioni bachiane in un unico cofanetto chiamandolo "Il testamento di Bach". Un considerevole lasso di tempo separa le due registrazioni: quella dell’Offerta musicale è stata infatti effettuata tra il ’99 ed il 2000 e si tratta dunque di una novità discografica distribuita nel 2001, mentre l’Arte della Fuga è una ristampa di un’incisione dell’86 edita dall’etichetta Auvidis Astrée. L’idea di raggruppare questi due estremi capolavori nasce dal fatto che essi rappresentano una sorta di manifesto spirituale in cui Bach ha messo in pratica con maggior consapevolezza la sua idea di musica speculativa, in cui il processo creativo si sottomette all’intelletto ed al rigore scientifico. Un simile atteggiamento era in netto contrasto con la sensibilità artistica dell’epoca, dove l’esercizio della pratica contrappuntistica proveniente dai compositori del passato, di cui Bach seguiva l’insegnamento, cominciava ad essere considerata troppo artificiosa. Oggi potremmo dire che il Kantor aveva intrapreso una ricerca assidua della perfezione formale, riuscendo a creare composizioni assai complesse dal punto di vista costruttivo senza perciò sacrificare quella carica emotiva che deve possedere ogni produzione artistica. La storia della musica, e dell’arte in generale, presero una piega ben diversa e solo nel ‘900, quando molte correnti artistiche hanno ricominciato ad occuparsi dell’oggettività della forma, si è verificato un riavvicinamento alla concezione bachiana della composizione musicale.

Oltre alle difficoltà di interpretazione ed esecuzione che è necessario affrontare in ogni composizione, l’Offerta musicale e l’Arte della Fuga pongono ulteriori problemi, quali la successione dei brani e la scelta degli strumenti da utilizzare. Per quanto riguarda l’Offerta musicale se ne conosce l’organico strumentale e, grazie alla studiosa Ursale Kirkendale, si è giunti ad una ipotesi assai plausibile sulla disposizione, la quale seguirebbe l’organizzazione delle figure retoriche proposte nell’Ars rethorica di Quintiliano. Più complessi e forse maggiormente insolubili, i problemi esecutivi insiti nell’Arte della Fuga. Infatti, sia seguendo precetti legati alla retorica sia considerando aspetti teorici musicali, la disposizione dei brani appare logica con più combinazioni, come dimostrano i vari studi, più o meno recenti, dei musicologi che hanno affrontato il problema (per un confronto tra le varie versioni si veda: A. Basso, Frau Musika, EDT, Torino, 1979-83, vol. II, pp.708-729). Inoltre l’Arte della Fuga, per mancanza di indicazioni precise, è soggetta ad esecuzioni con le più diverse formazioni strumentali, dal quartetto d’archi o di fiati fino ad arrivare all’orchestra sinfonica. Secondo Alberto Basso, una simile composizione non poteva essere destinata ad un ensemble, formazione che ai tempi di Bach era prevalentemente dedita alla pratica del Concerto e quindi assai lontana dal carattere di "musica reservata". Dunque, dal punto di vista storico, l’Arte della Fuga è da eseguirsi solo sullo strumento a tastiera ed ogni altra realizzazione è da considerarsi come un "uso improprio della musica del passato". A difesa delle letture con altri strumenti si potrebbe però sostenere che, nella recezione odierna, sia l’Offerta musicale sia l’Arte della Fuga hanno acquisito il carattere di "opera aperta" e l’interprete si accosta ad esse come se la strumentazione fosse una componente "aleatoria". Inoltre lo spartito dell’Offerta riporta solo la prima voce dei canoni, obbligando l’interprete ad esercitare una pratica che ricorda molto da vicino quella dell’improvvisazione, di cui Bach era maestro. Tutto ciò implica un livello interpretativo ulteriore che non si esaurisce nella sola lettura del testo musicale. In questo senso si giunge quasi a concepire l’esecuzione alla stregua di una trascrizione: la scelta della strumentazione e l’ordine in cui verranno eseguiti i brani diventano perciò parte integrante del lavoro interpretativo che, spingendosi fino a questo punto, ben si accorda con lo spirito speculativo con cui Bach ha affrontato la composizione di queste due opere estreme.

In questa realizzazione discografica, Jordi Savall, pur affidandosi a strumenti originali, affronta l’interpretazione dei capolavori bachiani senza troppi scrupoli filologici, offrendoci una lettura assai originale. Nell’Offerta musicale il musicista catalano ignora le indicazioni della Kirkendale per adottare una sua personale disposizione dei brani che, come dice egli stesso nelle note di copertina, tenga conto sia dell’equibrio formale, sia del contenuto emozionale di questi due capolavori. Savall sembra così concepire l’Offerta quasi come una rappresentazione in cui viene subito presentato l’interprete principale: infatti, il Thema Regium viene enunciato all’inizio con un assolo di flauto seguito dal primo Ricercare a 3. Dopo una serie di quattro canoni il clavicembalo esegue il Ricercare a 6 che, considerato come il brano più complesso dell’opera, funge da finale della prima parte. La Sonata sopra il Soggetto Reale apre così un’ipotetica seconda parte che prosegue con un gruppo di sei canoni, con la Fuga canonica in Epidiapente al centro. Il tutto si conclude con una seconda esposizione del Ricercare a 6 che, essendo scritto su più righi musicali com’era consuetudine dei maestri fiammminghi, viene qui eseguito con ben sette strumenti.

Tra le intenzioni di questa edizione vi è quella di dare un peso più rilevante ai Canoni che, in altre incisioni, vengono troppo spesso liquidati frettolosamente. Attraverso una maggiore lentezza di esecuzione di questi brani ed una rilevante cesellatura delle frasi, il gruppo di Savall fa emergere con decisione una componente melodica che si cela dietro l’aspetto meccanico e matematico delle composizioni bachiane. Questa inclinazione interpretativa danneggia a volte la forza espressiva che scaturisce dall’incrociarsi delle linee melodiche: si ascoltino a questo proposito i Canoni 3, 4 e 5, dove l’eccessivo indugiare "sgrana" il gioco contrappuntistico e l’esecuzione si fa appezzare solo per la sua resa timbrica.

Non inferiori sono le libertà che Savall si prende nell’esecuzione dell’Arte della Fuga in cui l’organico strumentale viene diviso in due gruppi: un quartetto di viole da gamba (soprano, contralto, tenore, basso) ed un quartetto di fiati (cornetto, oboe da caccia, trombone, fagotto) che si alternano nei contrappunti, ed a volte si fondono invece in un unico ensemble. L’intento di questa particolare strumentazione è, come spiega lo stesso Savall, quello di aiutare l’ascoltatore a cogliere distintamente le varie voci del contrappunto e di dare ad ogni fuga una sua impronta individuale. Questa intenzione sembra essere stata realizzata in pieno poiché le viole da gamba, rispetto ad esempio al quartetto d’archi moderno, risultano particolarmente adatte a far emergere le varie voci senza che una parte copra le altre. Si resta inoltre colpiti dall’effetto timbrico ottenuto nel Contrappunto 1 dal quartetto di strumenti a fiato che ne dà una lettura molto solenne e trasparente. Tuttavia la strumentazione di alcuni brani, quali il Contrappunto 5 e, soprattutto, il Contrappunto 11 (Fuga tripla), appare sovrabbondante, a scapito proprio di quella pretesa volontà di rendere chiara e distinta ogni linea melodica.

Considerata nel suo complesso, l’operazione qui denominata Il Testamento di Bach, possiede l’evidente impronta stilistica di Jordi Savall. La lentezza di esecuzione di alcuni brani, le scelte riguardanti la disposizione e la strumentazione e soprattutto l’indugiare sugli aspetti melodici, possono lasciare assai perplesso l’ascoltatore; si tratta però di una esecuzione consapevolmente sopra le righe che offre parecchi spunti di riflessione sulle nuove possibilità interpretative della musica di Bach.

Infine non è superfluo soffermarsi brevemente sulla qualità di tutti gli strumentisti impegnati in queste registrazioni: la padronanza tecnica lascia assolutamente stupefatti, considerando anche l’ulteriore difficoltà derivante dall’uso degli strumenti antichi. Inoltre ognuno di loro riesce a far emergere le proprie doti di solista, senza per questo pregiudicare l’unità del gruppo.

Un altro pregio non indifferente di questa produzione è quello di possedere una confezione molto curata che, oltre ad avere un imballo graficamente molto elegante, contiene esaurienti note di copertina in quattro lingue, compreso l’italiano.

Gianfranco Marangoni

0

Associazione culturale Orfeo nella rete
http://www.orfeonellarete.it/
info@orfeonellarete.it
Designed by www.soluzioniweb-bologna.it