BRUHNS (1665-1997)
Deutsche Kantaten
Cantus Cölln
Konrad Junghänel, dir.
Harmonia Mundi France
HMC 901752
1 CD
74'00

***

Come per molte delle incisioni del Cantus Cölln poco si conosce dell’autore dei brani contenuti in questo CD: è il caso anche di quest’ultima loro fatica discografica dedicata alle cantate di Nikolaus Bruhns. Della breve vita di questo musicista e delle sue opere si hanno scarse informazioni. Bruhns era originario dello Schleswig-Holstein, nel nord della Germania, al confine con la Danimarca, e apparteneva ad una famiglia di musicisti. Fu il padre ad avviarlo alla musica, ma il maestro che determinò la sua completa formazione fu Dietrich Buxtehude. Era evidentemente destinato a proseguire la grande tradizione organistica della Germania settentrionale poiché, all’età di ventiquattro anni, venne assunto come organista nella città di Husum incarico che ricoprì fino alla morte, avvenuta però troppo precocemente nel 1697, quando aveva solo trentatré anni.

Ben poco ci è pervenuto della sua produzione musicale: solo alcune composizioni per organo e dodici cantate; sei di queste, basate su testi tratti dall’Antico Testamento (tre concerti spirituali, due cantate ed un madrigale-cantata), sono raccolte in questo CD ed appartengono al periodo di Husum. Sono composizioni, tutte in lingua tedesca ad esclusione di una in latino Paratum cor meum, ancora molto più vicine al modello del concerto spirituale che non a quello della cantata sacra bachiana. Tuttavia vi si riscontrano alcuni elementi di novità, soprattutto per la varietà nel trattamento del basso continuo (si ascolti in particolare Dein Weib wird sein wie ein fruchtbarer Weinstock di chiaro stampo organistico) e per la forma e la ricercatezza degli accompagnamenti musicali alla linea del canto, la quale risulta invece ancora legata al genere più antico del geistlische Konzert.

Ad un ascolto attento non può tuttavia sfuggire come nella sua musica riecheggino alcuni accenti dello stile sacro di Monteverdi e Schütz: è il caso della cantata funebre Ich liege und schlafe, indubbiamente la più interessante del CD per una certa varietà di costruzione e per il trattamento molto attento del testo biblico tratto dal Salmo 4, 9 il quale viene affidato alternativamente al coro e alla voce dei solisti, secondo un’articolazione che si può riassumere nel seguente schema:

  1. introduzione strumentale e strofa I (tutti)
  2. strofa II (soprano)
  3. ritornello (archi)
  4. strofa III (tenore e soprano)
  5. ritornello (archi)
  6. strofa IV (basso)
  7. ripresa dell’introduzione e coda

Nel caso della cantata Der Stein war allzu groβ ci troviamo invece ben al di là della semplice rielaborazione stilistica. L’evidente somiglianza con il Magnificat H.73 di Marc-Antoine Charpentier pare andare assai oltre la casualità, chiaro segno che la musica si diffondeva per l’Europa indipendentemente dai confini politici, dalle guerre e dalle divisioni religiose, e che il giovane Bruhns non era insensibile al panorama musicale dell’epoca ed ignaro degli stili che si diffondevano e si sviluppavano negli altri paesi europei. La medesima condotta della passacaglia al basso e soprattutto l’identica caratterizzazione cromatica della linea melodica non lasciano dubbi sul modello seguito da Bruhns.

Questo CD ribadisce gli standard esecutivi sempre eccellenti cui ci ha abituato il Cantus Cölln, risulta infatti molto raffinato sia come incisione, sia come accuratezza interpretativa. Tuttavia, malgrado l’ottima esecuzione, la musica di Bruhns non appare, a parte qualche sprazzo, così innovativa e rivelatrice di quel particolare clima culturale di passaggio tra la severità dello stile tedesco settentrionale e le prime contaminazioni con altri stili musicali provenienti dalle altre realtà musicali europee.

Resta sempre meritevole e degna del massimo rispetto la scelta del Cantus Cölln e del loro direttore Konrad Junghänel di dedicare attenzione al patrimonio musicale europeo sconosciuto e minore che, se considerato nel complesso, contribuisce alla ricostruzione storica e alla comprensione di un’epoca (quella a cavallo tra Sei e Settecento) che meriterebbe maggiore considerazione. Tuttavia oltre agli Schein, ai Rosenmüller ai Rovetta e ai Bruhns, auspichiamo anche un ritorno al lavoro di "svecchiamento", ripulitura e rilettura delle grandi opere rinascimentali e barocche che avevano iniziato e di cui sente tanto il bisogno. Di loro non resta che tessere le ormai solite lodi per l’altissimo livello raggiunto e confermato in ogni esecuzione. Il grado di perfezionismo esecutivo si spinge a dedicare la massima attenzione oltre che alla partitura, anche al testo e alla pronuncia, che nel caso della lingua latina cambia addirittura a seconda del paese dell’autore: nel caso di Bruhns, alla tedesca, nel caso di Monteverdi, all’italiana, e non sono particolari di poco conto.

Silvano Santandrea

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