BUXTEHUDE Sonate a due op.1
Sept Sonates pour violon, viole de gambe et basse continue
Manfredo Kraemer, violino
Juan Manuel Quintana, viola da gamba
Dane Roberts, violoncello
Dirk Börner, clav.
Harmonia Mundi France
HMC 901746
1 CD
62'17

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Il genere musicale della sonata concertata nacque in Italia all’inizio del XVII secolo, ma rimase più a lungo in auge nei paesi del nord Europa, principalmente in Austria e Germania del sud. Le sette sonate a due op.1, composte da Dietrich Buxtehude nel 1684, rappresentano probabilmente il punto culminante e finale dell’evoluzione di questo genere musicale. Buxtehude in quest’opera ci guida all’esplorazione di un universo sonoro ricco di espressione e di originalità, opponendo alle sezioni d’ispirazione tradizionale dei soli, momenti d’improvvisazione, alternando una scrittura libera a fughe rigorose, temi eccentrici a variazioni canoniche, dissonanze a danze. Espressione e originalità sono qui spinte all’estremo e mettono in risalto la tecnica compositiva richiedendo agli interpreti una grande capacità virtuosistica. Capacità che non manca sicuramente a Manfredo Kraemer, Juan Manuel Quintana, Dane Roberts e Dirk Börner, che ne danno ampia prova in tutte le sonate.

Grande perplessità desta invece la scarsa attenzione dedicata, dal gruppo, alla ricerca del giusto equilibrio tra le parti, ed al suono. Il basso continuo è greve e troppo esaltato, il clavicembalo troppo presente e invasivo. Il suono è secco, meccanico, aspro e acido, monotono, quasi privo di variazioni di volume e nulla concede alla bellezza indiscutibile delle sonate. I musicisti sembrano molto più interessati ad illustrarne, esaltandola, la complessità della scrittura e della struttura, tralasciandone completamente lo spirito. Mai si abbandono, neanche per un attimo, alla dolcezza di alcuni dei brani, quali l’andante della Sonata I, la bellissima Ciaccona della Sonata IV, o l’ultimo movimento della Sonata VI, mai si compiacciono nell’esecuzione ma mai ci compiacciono nell’ascolto. Il risultato è veramente poco gradevole e non risulta semplice l’ascolto dell’intero CD. Manfredo Kraemer ci conferma, anche in questa incisione, le stesse perplessità che avevamo sollevato all’ascolto de L’ange et le diable, in cui eseguiva, con la stessa maestria ma gli stessi limiti, sonate di Leclair e Locatelli.

Silvano Santandrea

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