
Iosis. Zu Gesualdo. Cross Media Oper
DOHMEN
Portraits und Wiederholung
Neue Vocalsolisten Stuttgart
Direttore Manfred Schreier
COL LEGNO
20031 1 CD 74’49
****
|
Questo CD dell’etichetta tedesca "col legno"
raccoglie la testimonianza sonora di uno spettacolo messo in scena per il
festival Eclat di Stoccarda nel 1998, Iosis appunto, cui si
aggiunge un lungo brano Portraits und Wiederholung, composto da
Andreas Dohmen tra il 1997 ed il 1998, rappresentato sempre nel medesimo Eclat,
ma nell'edizione dell’anno successivo. Eclat è un festival di
musica contemporanea che si svolge ogni anno a Stoccarda nel mese di
febbraio, grazie alla collaborazione dei Neue Vocalsolisten Stuttgart che
spesso eseguono prime esecuzioni assolute di brani corali scritti
appositamente per loro. Oltre a opere di nuova composizione, vengono
presentati anche brani divenuti ormai classici della musica contemporanea,
nonché opere appartenenti al repertorio dei secoli passati, ma sempre con
l’obiettivo della ricerca e della sperimentazione.
Iosis nasce da un'idea di Thea Brejzek, regista dello
spettacolo di cui nel presente CD è documentata la parte musicale. Il
termine Iosis, il cui significato letterale è
"arrossamento", rimanda in realtà ad un particolare
procedimento alchemico attraverso il quale si raggiunge la completa
purificazione di un elemento. Purtroppo non abbiamo testimonianze sulla
parte visiva della pièce, ma per quello che concerne la sezione
musicale, essa si compone attraverso l’alternanza di cinque madrigali di
Carlo Gesualdo da Venosa con altrettanti brani scritti da giovani
compositori tra il 1997 ed il 1998 appositamente per questo spettacolo.
Risulta difficile immaginare le relazioni tra titolo e musica, a meno di
ipotizzare una identificazione della musica di Gesualdo come simbolo della
purificazione raggiunta attraverso il tormento del fuoco interiore. Ma ci
sembra un’ipotesi troppo legata agli stereotipi di Gesualdo compositore
"maledetto" che, dal punto di vista compositivo era tutt’altro
che "puro" o, peggio ancora, "purista". Purtroppo le
note di copertina non ci aiutano in questo senso e, come già abbiamo
avuto occasione di notare per il precedente CD dei Neue Vocalsolisten
Stuttgart, anche questa volta le lacune di informazione sono
imperdonabili. Non vi è alcun accenno ai compositori dei brani di musica
contemporanea: a malapena si riportano nomi, cognomi, e date di
composizione. Di un brano anonimo, "h", non si dà conto di come
sia nato, dalla collaborazione di chi con chi. Eppure il brano è datato
1997/98, non dovrebbe essere difficile risalire all’origine della sua
composizione. Inoltre, i testi dei madrigali di Geasualdo sono pieni di
errori, mentre per fortuna il testo de L'infinito di Giacomo
Leopardi esce indenne da refusi. Forse questo glissare sulle opere e sulle
biografie dei compositori fa parte di una precisa una linea editoriale, ma
desideriamo far presente che il sapere chi ha scritto che cosa, e come, e
perchè, riscuote ancora un certo interesse.
I cinque madrigali di Gesualdo sono accomunati dall’idea
della morte ed il secondo, Ahi, già mi discoloro, fa riferimento
al mutamento di colore e di stato presente nell’idea originaria di Iosis.
Forse questo è un altro indizio per una possibile lettura del progetto
della Brejzek: impallidisco, muoio, cambio il mio stato, mi purifico. E
del resto quest’ultimo sembra essere un testo chiave per lo sviluppo
dell’idea dell’opera dato che uno dei brani contemporanei, Ohne
Titel di Isabel Mundry, è una rielaborazione di un inciso melodico
tratto proprio da questo madrigale.
I Neue Vocalsolisten Stuttgart danno una lettura di
Gesualdo molto originale anche se, vocalmente, palesano qualche problema.
Nonostante l’intonazione perfetta, imprenscindibile per l’esecuzione
di queste opere, gli attacchi sugli acuti, che non sono mai estremi ma
sempre scoperti o legati a intervalli dissonanti, risultano spesso
striduli e affaticati. Manca anche la naturalezza nel fluire delle linee
melodiche che di solito siamo abituati ad associare alla polifonia
rinascimentale. Da questo punto di vista i Neue Vocalisten Stuttgart
appaiono fuori repertorio. Si tratta però solo di una apparenza: se
infatti è vero che sono molto distanti dalla tradizionale prassi
esecutiva rinascimentale, è anche vero che la loro concezione
interpretativa rispecchia l’idea (condivisibile) che la musica di
Gesualdo possa fungere da stimolo intellettuale in grado di provocare
riflessioni compositive del tutto moderne e ricche di nuove implicazioni
sulla potenzialità della scrittura polifonica nella musica contemporanea.
In questo senso il coro tedesco mostra di essere dirompente. Vi sono cori
che si adeguano agli stili, altri che spostano, con la loro
interpretazione, la collocazione temporale di un’opera. La musica di
Gesualdo, che già di per sè sopporta qualsiasi contraffazione grazie
all'originalità e all'atemporalità della scrittura, in mano loro diventa
ancora più estrema e sperimentale di quanto si possa immaginare. Il loro
modo di intendere ed eseguire Gesualdo è completamente astratto. Una
scelta intrepretativa difficile, dunque, ma estremamente stimolante che
colloca la musica di questo autore così complesso ed ermetico in una
dimensione nuovissima che, non certo per caso, sembra essere assai
pertinente anche alla comprensione delle composizioni contemporanee che
affiancano i madrigali: tutti, pur nella differenza delle cifre
stilistiche, hanno in comune l’idea di estrema libertà nella scrittura
ottenuta attraverso l’indipendenza delle linee di canto che si oppongono
tra di loro in modo indipendente, creando armonie completamente libere e
non convenzionali.
Enigme, di Cornelius Schwer, è un breve brano basato
su lunghe note tenute interrotte frequentemente da brevi figurazioni più
dense, che si inseriscono come piccoli episodi che spezzano le linee
vocali fortemente equilibrate. Simile è la struttura di "h",
dove però la tenuta delle linee di canto appare molto più modellata sul
desiderio di mostrare la specificità sonora dello strumento
"coro", la duttilità e la morbidezza che la voce umana può
raggiungere nell’esecuzione di semplici note lunghe; gli episodi di
rottura del tessuto lineare si fanno infatti più rari, simili ad
agglomerazioni che non rompono la distesa ordinata delle note, pur creando
forti impatti emotivi quando assumono la forma di violente esplosioni
vocali.
Appare difficile associare L’infinito, brano di
Caspar Johannes Walter che mette in musica i versi di Giacomo Leopardi,
alla nostra idea fortemente strutturata sia del luogo, il colle
dell’Infinito, che dell’opera. Per chi è addestrato a memorizzare il
sonetto fin dall’infanzia, e ha insite le cadenze della lettura a voce
alta e della musicalità della parola, l’ascolto di questo brano
richiede un forte distacco dalle consuetudini. Forse, solo in questo caso,
è possibile cogliere nelle linee delle voci gravi la continuità melodica
insita nei versi.
Iosis, di Matthias Hermann, è un brano di grande
suggestione in cui le voci femminili sostengono la gran parte della
partitura, con lunghe note leggere e trasparenti spezzate, nell’ultima
sezione, da improvvisi e violenti interventi di voci maschili e
dell’intero coro. Sein als Einspruch (Essere come opposizione),
si basa su testi di Gottfried Benne e di Rainer Maria Rilke e alterna
momenti di silenzio e lunghe pause a improvvise esplosioni di suono,
tormentato e violento, improvvisi affanni a nuclei isolati di note aspre e
malinconiche.
Completa il CD Portraits und Wiederholung für
sieben stimmen (Ritratti e ripetizioni) di Andreas Dohmen. Le voci
umane usano ciascuna un dittafono, che ripete in tempo reale i suoni
appena incisi. Il titolo fa riferimento a un’opera di Gertrude Stein, e
della Stein sono anche molti dei testi ultilizzati in questo brano.
L’ascolto ci pone, per fortuna, davanti non tanto a ripetizioni quanto
piuttosto a "riproduzioni" immediate, con effetto tutt’altro
che ripetitivo. Voci e rumori si alternano con lo stesso volume, è insita
nel brano l’idea della riproduzione del suono, o del suono
"tecnico" come può essere quello della radio, che affianca la
nostra vita quotidiana. Rumori, disturbi di fondo di mezzi elettronici
uniti alle voci si uniscono in un’impressione di naturalità e
artificialità che scorrono parallelamente, senza che nessuna delle due
prevalga.
Complessivamente questo CD rappresenta un momento di
riflessione molto importante sulle più recenti tendenze della musica
contemporanea corale, e si riallaccia idealmente a quello che l’ha
preceduto (Neue Vocalsolisten Stuttgart. Porträt, col
legno WWE 2CD 20030, 1999) mostrando però un progetto più unitario,
oltre che una maggiore qualità dei brani di nuova composizione. |