JOSQUIN des Préz, Dieter Schnebel, Sylvano Bussotti, Pascal Dusapin, Olga Neuwirth, Brian Ferneyhough, Younghi Pagh-Paan, Iannis Xenakis, Giacinto Scelsi
Neue Vocalsolisten Stuttgart
Manfred Schreier, dir.
COL LEGNO
20030
2 CD
65'22; 51'41

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Con questo doppio CD la Collegno ci offre il primo di due album dedicati alla musica polifonica contemporanea affidandone l’interpretazione ai Neue Vocalisten Stuttgart, coro di venti elementi attivo dal 1984 non solo come interprete ma anche comecommittente di opere che permettano di sperimentare nuove tecniche vocali e perseguano la ricerca sulle potenzialità del suono della voce umana. I due Cd contengono anche un’ampia scelta di opere di Josquin de Préz, in un’ideale accostamento tra due epoche gloriose per la scrittura polifonica: il Rinascimento ed il Novecento.

La scelta tra le composizioni del nostro secolo varia tra opere degli anni Cinquanta fino tutti gli anni Novanta, e, a parte la curiosità per alcuni inediti di compositori dell’ultimissima generazione, accostati senza un apparente progetto organico a capolavori della polifonia degli ultimi decenni, non sembra porsi particolari problemi di coerenza nelle proposte. Risulta così alquanto squilibrato l’accostamento tra i deboli tentativi di Pascal Dusapin (Semino, 1984/85), Olga Neuwirth (Nova/Minraud, 1998) e Brian Ferneyhough (Missa Brevis, 1969) la cui scrittura per coro appare del tutto aspecifica e capolavori quali Nuits (1967/68) di Iannis Xenakis e Tre canti sacri (1958) di Giacinto Scelsi. Questi ultimi due brani giustificano da soli l’esistenza di questo doppio album. L’esperienza di Nuits, chiamarla semplicemente ascolto sarebbe riduttivo, così come traspare dall’interpretazione dei Neue Vocalisten Stuttgart, è di grande compiutezza emotiva. L’uso della voce è di una tale potenza immaginativa da risultare entusiasmante. La composizione evoca una spazio ellittico perfettamente chiuso che rigurgita di coscienza, dove i suoni paiono uscire dal profondo dell’inconscio. Quest’opera suggerisce estremi di liberazione assoluta pur rispettando la massima compostezza compositiva, dove anche l’ultimo, straziante colpo di tosse assume una fenomenale potenza espressiva. E magnifico è anche à hélène (1977) in cui Xenakis si produce in uno straordinario esercizio di sensibilità e aderenza ad un’altra forma espressiva, rivestendo i versi della Elena di Euripide di musica declamata, solenne ma anche in continuo movimento, come le vicende che in quel momento il coro sta raccontando.

I Tre canti sacri di Giacinto Scelsi uniscono ad una eccellente scrittura corale una grande suggestione. L’uso delle voci è quanto mai originale, e notevole è lo sfruttamento di tutte le potenzialità dinamiche del coro. Scelsi dimostra di conoscere prerogative e potenzialità della composizione polifonica come pochi altri, consegnandoci un’opera rigorosissima nella struttura musicale e nel contempo di grande libertà compositiva.

Contemporaneo ai Tre canti sacri, dt 31,6 (1956/58) di Dieter Schnebel appare formalmente di notevole interesse per le possibilità che offre alla voce. Dal punto di vista espressivo risulta invece meno coinvolgente, con un uso delle pause piuttosto ricercato ma delle quali non si avverte un’intrinseca necessità, con conseguente caduta della tensione. Non particolarmente interessante Ancora odono i colli (1967) di Sylvano Bussotti, opera che mostra la sua matrice teatrale in una varietà di invenzioni che la rendono comunque gradevole, così come HIN-NUN (1985) di Younghi Pagh-Paan, ispirato al candore della neve e forse anche al lutto, bianco in Corea del Sud come in molti altri paesi orientali.

I Neue Vocalsolisten Stuttgart danno il meglio di sé nelle difficoltà estreme richieste dalle scritture corali più compiute e tese alla ricerca. Così l’interpretazione delle opere di Xenakis, Scelsi e Schnebel si avvale di una perfezione esecutiva cui non sfugge alcuna difficoltà: glissati, note ribattute, intervalli avventurosi, quarti di tono appena percepibili vengono affrontati senza difficoltà. Meno interessante l’approccio a Josquin des Préz, che non si discosta da una educata riproduzione della partitura. I tecnici di registrazione non aiutano affatto il coro, penalizzato nelle note gravi, che vanno più che altro immaginate, e nella pressochè totale assenza di riverbero. Raramente una incisione è stata più impietosa.

Deplorevoli le note di copertina, che contengono scarse notizie, quasi sempre poco significative. Dei compositori più giovani non appare alcun cenno biografico. Il lungo frammento di à hélene di Iannis Xenakis è riportato in greco con testo a fronte in tedesco senza alcun riferimento testuale. Di fatto Xenakis ha musicato i versi 1107-1164 e 1495-1511 della Elena di Euripide, ma non si speri di recuperare questa informazione dai curatori delle note.

Si tratta nel complesso di un’uscita discografica di notevole interesse, pur se globalmente la centralità del progetto appare più focalizzata sugli interpreti che sulla scelta antologica dei brani, come peraltro suggerisce il titolo del CD, coincidente con il nome stesso della compagine corale tedesca.

Daniela Goldoni

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