
Music at the Bauhaus
Musiche di Stefan Wolpe, Josef Matthias Hauer, Wladimir Vogel, George Antheil, Hans Heinz Stuckenschmidt
Steffen Schleiermacher, pianoforte
MDG
08782 1 CD
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L’idea lascia un po’ perplessi: Musica al Bauhaus, se da un
lato incuriosisce dall’altro costringe a pescare nella memoria per
vedere se tra i tanti nomi fondamentali per la cultura europea e
nordamericana passati da Weimar e da Dessau compaia un qualche musicista.
Di primo acchito bisogna proprio dire di no. E’ vero che Walter Gropius,
fondatore del Bauhaus, sposò la vedova Mahler, è vero che tra i progetti
di Vassily Kandisky, maestro per molti anni di pittura in questa scuola,
figurava l’idea di chiamare Arnold Schönberg come maestro di musica, è
anche vero che in occasione delle feste si eseguiva musica e si
allestivano spettacoli musicali, come è vero che una insegnante di
musica, Gertrud Grunow fu presente nei primi anni di Weimar. In realtà
nei primi anni di vita del Bauhaus si assiste allo scontro tra due
personalità che perseguono idee progettuali assai diverse tra loro,
rappresentate da Walter Gropius e da Johannes Itten. Il primo, fortemente
convinto che la costruzione debba essere il fine ultimo della
scuola e dei suoi allievi, lavora per superare l’idea che la separazione
tra arte intesa come aristocrazia del pensiero e dell’attività umana e
artigianato, inteso come mera applicazione, vada eliminata. Questa istanza
troverà naturale sbocco nel disegno industriale inteso come opera
d’arte riproducibile a basso costo e messa a disposizione di chiunque,
senza discriminazione di classe, e nella progettazione di case operaie che
garantiscano standard minimi di abitabilità. Johannes Itten arriva
al Bauhaus come insegnante nel laboratorio di scultura, ma la sua presenza
andrà ben al di là del semplice insegnamento. Teorico di una pedagogia
basata sullo sviluppo di un estremo individualismo, utilizzerà gli
insegnamenti musicali di Gertrud Grunow come base per per un lavoro
individuale di tipo introspettivo, "un lavoro che si spinge fin
dentro l’inconscio per poi riemergere, vale a dire un processo
razionalmente incontrollabile". Svilupperà una teoria
dell’armonizzazione basata sulla fondamentale unità di suono, colore e
forma allo scopo di comporre in un tutto armonico i caratteri fisici e
psichici di ogni singolo allievo. Seguace di un movimento che adesso
definiremmo New Age, un po’ misticista, un po’ vegetariano e un
po’ razzista, il Mazdaznan, entrerà in conflitto con Gropius per
queste singolari scelte di vita e anche per l’influenza enorme che aveva
sugli allievi. Lascerà la scuola, sempre più legata alla produzione su
scala industriale, e con lui anche l’insegnamento della musica scomparirà.
Certo è difficle conciliare l’idea della produzione in serie con quella
della composizione musicale, il cui processo creativo è quanto di più
individuale e isolato si possa immaginare. Né poteva interessare ad una
scuola tesa all’idea della costruzione un mero insegnamento della
musica come tecnica interpretativa. E’ interessante invece vedere come
tra le istanze del Bauhaus fosse costante l’idea di conciliare e
armonizzare tra di loro i vari modi di espressione artistica, quali ad
esempio le corrispondenze tra forma e colore teorizzate da Kandinsky. Su
questo filone di ricerca si muoveva già dagli anni Dieci Joseph Matthias
Hauer (1883/1959), vicino ad Itten, il quale elaborerà un sistema basato
su dodici toni, a loro volta raggruppati in quarantaquattro tropi, o
gruppi di sei toni, ciascuno con qualità specifiche. Su questa base
costruirà una infinità di brani musicali, molti dei quali mai eseguiti,
ma dei quali compaiono alcuni esempi significativi in questo CD. E insieme
a Itten cercherà di trovare una conciliazione tra toni e colori.
E proprio di Joseph Matthias Hauer sono alcuni tra i brani più
interessanti contenuti in questa raccolta. Nomos op.2 del 1913
insiste sulla linea melodica svincolata da ogni supporto ritmico e
armonico, se non incidentale. Impostato sulla sua particolare scala di
dodici toni, nulla a che vedere con quella di Schönberg, questo pezzo il
cui titolo significa melodia, ma anche legge, regola si dipana dapprima
apparentemete sospeso e scomposto per l’asserita mancanza di ritmo, poi
misteriosamente riallineato in modi distesi e compiuti in un suo proprio
ordine che conferisce una grande serenità a questa composizione. Non si
sa se Hauer si recò mai al Bauhaus, sicuramente ci rimase invece per
qualche anno Stefan Wolpe (1902/1972) come studente. I brani contenuti in
questo CD sono straordinari per forza compositiva e anche per la
corrispondenza tra le varie istanze culturali della scuola e quello che
questa musica esprime. Il primo pezzo del CD, Stehende Musik
ha una grande forza "costruttiva". La mano destra e la
sinistra procedono spesso parallelamente per accordi creando una struttura
musicale di grande potenza e chiarezza compositiva. Anche qui, come in
Hauer, pur se con procedimenti opposti, si perviene a una
"ricomposizione", a una "razionalizzazione"
dell’esistente come se le tensioni verso la conciliazione totale delle
espressioni estetiche presenti nella scuola trovassero una
concretizzazione proprio nella più volatile e materialmente inconsistente
delle arti, la musica. E’ divertente trovare, tra gli altri brani di
Wolpe, uno tra i primi esempi di tango destrutturato, Tango,
appunto, capofila di una lunga serie di rielaborazioni di questa danza divenuta
emblema del disfacimento, genere fortuna-tissimo tuttora in auge nella
musica e nel cinema, caposaldo di un’estetica a base di muri scrostati e
marciapiedi umidi e bui. E ci ricorda che il giovane Wolpe, per vivere,
faceva anche il pianista nei cabaret.
Meno interessante la scelta di brani di Wladimir Vogel (1896/1984),
russo molto vicino al movimento costruttivista, che, sedotto dalle idee
del Bauhaus, tentò di trasformarle in architettura musicale. E meno
ancora i due brevi brani di George Antheil (1900/1959) e Hans Heinz
Stuckenschmidt (1901/1988), quest’ultimo inserito perché chiamato da
Lazlò Moholy-Nagy, successore di Itten, nel 1923. In realtà
Stuckenschmidt, critico e organizzatore musicale, scrisse solo pochissimi
pezzi tra cui la Marsch Alexander des Grossen über die Brücken von
Hamburg, unico mai pubblicato insieme ad altri due o tre.
Il pianista Steffen Schleiermacher ha il grande merito di aver
progettato il CD cercando di ricostruire non tanto un generico
"ambiente", quanto collezionando esempi di quella che era la
ricerca intellettuale all’interno di un clima come quello del Bauhaus,
raccogliendo quello che è stato e anche ciò che avrebbe potuto essere,
creando tracce di ricerca che permettono, per chi volesse, di ricostruire
partendo da un lato oscuro e secondario come quello musicale quelle che
potevano essere le istanze e i desideri che ruotavano attorno a questa
grande sperimentazione culturale. Paradossalmente1 il CD spiega molto di
questa istituzione nonostante la musica fosse esclusa o marginale.
Come interprete è deciso, preciso, pertinente stilisticamente e non
potrebbe essere diversamente data la portata documentaria di questa
collezione. La prospettiva storica lo aiuta nella resa del pezzo. Il suo
è un "progetto" insieme storico e interpretativo che fanno di
questo CD molto più di una curiosità per collezionisti, ma una
utilissima testimonianza di un momento importante nella storia del
novecento, non solo artistico e musicale. |