BEETHOVEN
Klaviersonaten n.11 op.22,
n.12 op.26,
n.21 op.53 "Waldstein"
M. Pollini, pianoforte
Live Recording
DEUTSCHE GRAMMOPHON
4354722
1 CD

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Il primo compact disc dell’attesissima integrale delle sonate per pianoforte di Beethoven interpretate da Maurizio Pollini è sicuramente uno degli eventi discografici di maggior rilievo del 1998. In questa prima uscita sono contenute le esecuzioni dal vivo delle sonate op.22, op.26 ed op.53, "Waldstein". A questo grosso impegno discografico la Deutsche Grammophon ha voluto affiancare un tentativo a mio avviso molto importante: il compact disc è utilizzabile anche come CD ROM e consente di visionare su un personal computer la partiture delle tre sonate eseguite da Pollini e di poterle "seguire" con l’ausilio di un cursore che si sposta lungo il pentagramma in sincronia con l’audio.

Mi sembra che questa iniziativa indichi una possibile strada per una nuova modalità di approccio all’opera musicale: infatti l’interazione tra la lettura della partitura e l’ascolto della musica, aiuta a comprendere a pieno il valore dell’interpretazione di Pollini. Le nuove tecnologie e l’avvento della multimedialità aprono anche ad un pubblico meno esperto la possibilità di un nuovo tipo di fruizione dell’opera musicale. Il software che visualizza gli spartiti delle tre sonate consente anche semplici operazioni di editing musicali (come, ad esempio, l’aggiunta di segni dinamici). Questa opportunità, che si esaurisce in un effimero gioco, potrebbe, tuttavia, essere sostituita, o affiancata, nel caso in cui lo spazio del supporto lo consentisse, da spiegazioni relative alla lettura di una partitura. In questo modo si potrebbe, a mio giudizio adempiere una funzione educativa che permetta all’ascoltatore di impadronirsi di quelli strumenti conoscitivi utili, come si è accennato, per comprendere maggiormente l’opera beethoveniana e l’interpretazione di Pollini.

Proprio osservando il video del computer, infatti, è possibile gustare la meticolosa fedeltà con cui il pianista milanese si accosta anche a queste partiture. Solo da un tale rispetto dei segni dinamici può emergere una singolare nitidezza: le forme utilizzate dal compositore divengono immediatamente chiare, in tutta la loro semplicità (si ascoltino, ad esempio, tutta l’op.22, o l’Andante con variazioni con cui si apre l’op.26). Anche attraverso un sapiente uso dei timbri, che determina un suono dai colori sempre diversi. Pollini privilegia l’aspetto riflessivo: il suo è un Beethoven liberato dallo stereotipo dell’uomo che lotta contro il destino, ma la sua opera è già proiettata verso il romanticismo brahmsiano, più che chopiniano, benché in alcuni momenti la nitidezza del suono e la linearità nell’evidenziare l’articolazione musicale sembra richiamarsi a Bach.

Mi piace concludere queste poche righe, portando l’ultimo tempo della sonata "Waldstein" come esempio di lavoro sul suono, sui tempi e sulle dinamiche. Dall’assoluta ed unica leggerezza dell’attacco del Rondò si passa alla violenza di alcuni passaggi, fino alla rapidità con cui vengono eseguite le scale quasi a conclusione del movimento, velocità che rende il timbro della tastiera simile al ghiaccio. Pollini ed il suo pianoforte si "limitano", con una partecipazione molto sentita, ma mai invadente, a lasciare parlare Beethoven.

Stefania Navacchia

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