Il violino sul tetto
Musiche di
David Macculi, Giampaolo Coral, Roberta Silvestrini, Bernardino Beggio, Barbara Magnoni, Stefano Pelagatti, Claudio Perugini, Corrado Gulin, Claudio Gabriele, Lamberto Lugli
Massimo Bacci: violino solo
RIVO ALTO

1 CD
74'09

**½

Questo Cd della Rivo Alto consente di gettare uno sguardo trasversale sulla produzione dei compositori italiani più giovani, o comunque come Gianpaolo Coral (1944) non ancora conosciuti da un vasto pubblico. In questo senso costituisce una cartina di tornasole molto interessante per giudicare dello stato della ricerca linguistica ed espressiva oggi presente in Italia. In secondo luogo, la giustapposizione di tanti brani per violino solo, come in briosa concatenazione, nonché la bravura di Massimo Bacci, conducono l'ascoltatore inevitabilmente in una lunga riflessione/apprezzamento del virtuosismo. Molti dei brani presenti in questa raccolta sono in modo evidente votati al virtuosismo, a cominciare dall'opera che apre il Cd: Violinosolo (1988) di David Macculi (nato nel 1960), soprattutto nel terzo movimento. Macculi, fa parte insieme a Bacci, del Trio Schubert di Roma e in questo brano esibisce una scrittura solida, mai banale, plastica rispetto alle doti peculiari dello strumento, tuttavia priva di idee musicali in grado di imporsi all'attenzione dell'ascoltatore, anche perché troppo conta su una retorica consolidata della sonata violinistica.
Questo aderire/rispondere al genere può divenire spesso un limite, tanto più nei brani solistici, dove incroci, intersezioni, sovrapposizioni possono manifestarsi solo nell'ibridazione stilistica (facile preda dell'eclettismo) e non possono contare invece sulla compresenza di stilemi consolidati, messi opportunamente in tensione contrastiva al fine di giungere ad un bricolage in grado di esemplificare una identità compositiva sui generis. La nudità dello strumento solo (soprattutto monodico) richiede tanto più pensiero musicale, quanto meno può contare sul bricolage (espediente straordinario contro l'entropia delle forme).
Gianpaolo Coral (1944) è un compositore triestino dotato di una ottima introspezione del discorso musicale; Raps IV, certo virtuosistico, presenta una ritmicità febbrile, dei punti di riferimento ostinati, e una sintassi franta, balletto di forme in avanti e indietro, di capovolgimenti e di discese, di asprezze e di suoni quasi flautati. Raps IV esibisce insomma un discorso musicale per nulla diafano, ma sempre cristallino, sapido, divertente.
Roberta Silvestrini nata a Milano nel 1964 accentua il virtuosismo, la carica ritmica, i contrasti, la brillantezza delle soluzioni, fino al soprassaturo, all'iperestesia nelle ultime battute del suo intrigante Solitaire.Bernardino Beggio con Fiddle assume come materiale prediletto un paio di motivetti melodici, di luoghi comuni musicali che possono venire in mente o prodotti per serendipità sotto la doccia. Il fatto è che più che parentesizzarli e destrutturarli, il discorso musicale di Beggio finisce per attribuire a questi motivetti un ruolo strutturale: a che pro?
Il brano di Barbara Magnoni¸ Il violino sul tetto è quello che dà il titolo all'intero Cd ed è anche uno dei più estesi. Anche qui torna il gioco il virtuosismo, nella prima e nella terza sezione, ma è forse nel corale di mezzo che il discorso musicale della compositrice si fa più ricco di venature espressive, di cambi di registro retorico, fino ad aprire ad una insistita, inventiva parte "pizzicata".
Stefano Pellagatti (1961) ci propone un Capriccio corrugato e incalzante, mentre Claudio Perugini con Violionda sembra restituirci senza soluzioni di continuità il catalogo degli accenti violinistici, come se si passasse da una ipotetica stazione radio all'altro. I salti però non sono nient'affatto bruschi, e il lavoro di omogeneizzazione del materiale è tale che in effetti il discorso trova una coerenza, anche emotiva.
Corrado Gulin e Lamberto Lugli confezionano entrambi una apprezzabile sonata per violino (quella del primo più frizzante e rigorosa, quella del secondo più cantabile e accorata), ma senza che il panorama sventagliato dagli altri autori presenti in questo CD allarghi il proprio orizzonte.
Claudio Gabriele, invece, sembra il solo (evidentemente anche in ragione della sua formazione: studi all'Ircam e di musica elettronica) a offrire degli elementi di discontinuità marcate rispetto al lavoro dei suoi colleghi. Il paesaggio sonoro è dato da note tenute, variamente esplorate, come tipico nell'indagine acustica del suono che va da Scelsi alla scuola spettrale. A metà del brano si aprono però delle cadenze melodiche che spezzano coerenza di ricerca e tensione drammatica; frattura, apprezzabile se non altro per il fatto di non aver accettato la mera imitazione di uno stile. Anche in Gabriele torna ad affiorare il virtuosismo, come a suggellare una strada unitariamente intrapresa da questo folto stuolo di compositori italiani. Un virtuosismo, chiamato da noi in causa, come tratto isotopico emergente, anche se è bene capirsi che esso non è mai portato a vertigini di trascendentale difficoltà (come nei Sei Capricci di Sciarrino, per intenderci), né induce a esplorazioni di tecniche esecutive particolari.
Un quesito resta decisivo all'ascolto di questo CD: quanto i brani raccolti respirino della ricerca musicale europea, o quanto siano invece inclini a seguire le vie di un "ritorno all'ordine"; soprattutto quanto possono proporsi come degni eredi del grande Novecento italiano.

Pierluigi Basso Fossali

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