CARTER:
To Music
Tarantella
Harvest Home
Emblemes
Let’s Be Gay
Heart Not So Heavy As Mine
The Defense Of Corinth
Harmony Of Morning
Musicians Wrestle Everywhere
John Oliver Chorale
Direttore, John Oliver
Pianoforte, Martin Amlin & Frank Corliss
KOCH INTERNATIONAL
KICCD7415
1 CD

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Il CD della Koch dedicato ad alcune opere corali del compositore americano Elliot Carter (1908) presenta una raccolta di opere eterogenee per intenzioni e per destinazioni composte tra il 1936 ed il 1947. Una parte del CD è composta da musiche scritte per i glee-club, società di cantori dilettanti tipicamente americane, per cui sono di facile esecuzione e adatte a formazioni amatoriali. Altri (Harvest Home), fanno riferimento alle stagioni, ai lavori dei campi ricreando con un andamento ciclico della musica il ritmo necessario della successione dei lavori estivi. Un altro gruppo ancora ha origine tra i canti scritti per gli spettacoli universitari, per cui sono chiaramente ludici. Si colgono in questi brani richiami a tradizioni, per noi difficilmente comprensibili, che sono proprie delle loro usanze universitarie. Tra queste, The Defense of Corinth si presenta come una specie di Sprechgesang con molte parti parlate comiche e grottesche alternate ad altre simili ad ariosi per coro di genere buffo. Sempre nell’ambito del teatro universitario c’è un brano in cui Carter musica dei testi tratti dei Fasti di Ovidio adattandone il ritmo ad una tarantella napoletana. Per noi europei, abituati alla scansione della ritmica classica, il pezzo risulta dapprima sconcertante, poi decisamente divertente una volta scoperto il contesto in cui il brano era nato. E viene da riflettere su come un gruppetto di studenti del Nuovo Mondo negli anni Trenta potesse immaginare un pastiche latino/mediterraneo unendo il povero Ovidio a una convenzionalissima tarantella. Per noi sarebbe stato impensabile, abbiamo interiorizzato una separazione netta tra musica e cultura latina, unita ad un po’ di timore reverenziale rispetto ai grandi classici latini. E’ curioso però constatare come ogni tanto i capisaldi della nostra conoscenza venissero affrontati scherzosamente dall’altra parte dell’oceano.

I brani di polifonia pura denotano una scarsa ricerca sulle potenzialità espressive delle voci. La scrittura è abbastanza semplice, e del resto lo stesso Carter non doveva avere una grande fiducia nella sua capacità di scrittura corale perché smetterà nel ’47 di comporre per coro, e in seguito distruggerà quasi tutto quello che ha scritto. Salverà i tre Emblems, di eccezionale interesse per il rapporto tra la parte (definirlo accompagnamento sarebbe riduttivo) del pianoforte, che sarebbe di grande bellezza anche se ascoltata da sola che segue una linea melodica parallela diversa con qualche punto di contatto apparentemente casuale con la linea del coro. Quelli sono d’altra parte gli anni in cui Carter inizia a lavorare ad alcuni di quelli che saranno i fondamenti del suo stile compositivo, tra cui l’eterofonia derivata dalla sovrapposizione di linee melodiche indipendenti, già nettamente riconoscibile soprattutto nel secondo e nel terzo dei tre Emblemes.

Gli interpreti, la John Oliver Chorale e i pianisti Martin Amlin e Frank Corliss seguono con duttilità le varie e quanto mai diverse proposte contenute in questa antologia. Sono così efficacissimi nel rendere il divertimento dei brani più leggeri, che richiedono però quello spirito giocoso che emerge dai brani scritti per i lavori teatrali universitari, ma anche abbastanza autorevoli da sostenere le scritture corali più complesse e di contenuti formali più impegnativi.

Rimane qualche perplessità sul senso di questo CD. Elliot Carter non ebbe un buon rapporto con la propria musica corale, e all’ascolto dei brani raccolti in questo CD non ci si sente di dargli torto. Avremmo forse preferito vedere inseriti i suoi Emblemes in un contesto di composizioni che testimoniassero la produzione di questo musicista negli anni Quaranta, poiché è troppo grande il islivello qualitativo tra questi e le composizioni degli anni Trenta. Così com’è il CD appare più come una revisione del gusto della musica corale in USA filtrato attraverso la lente di Carter, ma senza particolare originalità, e ci fa condividere le perplessità sulla necessità di questa edizione che lo stesso Elliot Carter esprime nelle brevi note di presentazione, pur approvandone la pubblicazione.

Daniela Goldoni

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