DUTILLEUX:
L'arbre des songes. Concerto per violino e orchestra (1985)
Timbres, Espace, Mouvement ou «La nuit etoilée» (1977: rev. 1997) per orchestra
Mystère de l'instant (1989) per 24 archi, cymbalom e percussioni
Isabelle van Keulen, violino
Matthias Würsch, cymbalom
Bamberger Symphoniker
Marc Soustrot, dir.
KOCH SCHWANN
364912
1 CD

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Questa edizione della Koch Schwann rappresenta un perfetto compendio dell'arte sopraffina e controllatissima di Henri Dutilleux, collocando uno dopo l'altro tre delle sue opere più importanti. Dutilleux è un compositore che malgrado sia più vicino alla generazione dei postweberniani, pressoché tutti nati negli anni venti, appartiene perfettamente alla cosiddetta generazione di mezzo: da Krenek a Carter fino ai nostri Dallapiccola, Petrassi (Scelsi è un caso a parte) e a Lutoslawski. Anzi, più di questi può rappresentare il versante "classicista" della musica contemporanea. Ma ciò è vero solo superficialmente. Dutilleux è semplicemente stato meno ondivago di altri, meno pronto a esperienze perturbanti: ha affinato il proprio stile compositivo con le orecchie bene aperte a quanto succedeva nell'ambito della giovane avanguardia, ma ha incorporato solo quegli elementi che potevano armonizzarsi con la sua poetica. Questa sistematicità del suo pensiero musicale si evidenzia nella sua tensione quasi ansiosa al perfezionismo; ecco allora che le composizioni non sono quasi mai occasionali (ricordiamo, per esempio, come Tre strofe sul nome di Paul Sacher per violoncello fosse tutt'altro che un frettoloso omaggio, ma invece un brano solistico straordinariamente compiuto) e la sua produzione molto rarefatta. Soprattutto è curiosa la sua propensione alla continua revisione delle opere (caratteristica che lo accomuna a Kurtág, ma questi compensa questo tratto con la sua febbrile disseminazione compositiva). Pensiamo a Timbres, Espace, Mouvement ou «La nuit étoilée» (1977), per esempio, uno dei brani più celebri ed eseguiti di Dutilleux e già più volte pubblicato in disco e in CD: eppure, per questa nuova registrazione Koch Schwann, interviene improvvisamente, chiede di poter rivedere prima la partitura e dopo un po' di tempo se ne esce non con qualche modifica, ma con l'aggiunta di un intero movimento, un interludio per dodici violoncelli! Aggiunta che risulta perfettamente funzionale. Il brano, fin dal titolo, rimanda alla famosa notte stellata di Van Gogh: ora i timbri, gli spazi e i movimenti sono impercettibili nella notte se non intervengono gli astri luminosi a compiere non solo un riscatto, ma ad aprire realmente uno squarcio sui più spettacolari cangiamenti, quelli del cosmo. Ma questa sottrazione alle tenebre, questa sorgenza delle salienze (timbri, spazi, movimenti) assume significanza proprio bagnandosi nel vasto oceano di notte, che «invade come una presenza» (Levinas): ecco la funzione del nuovo interludio.

Il perfezionismo classicista di Dutilleux si esplica in atmosfere terse e opalescenti, dove la saldezza della forma è continuamente stemperata da un nuvolo di raffinatezze, di preziosi assaporamenti dei timbri. Musica "pensosa", ma mai statica, largamente eloquente, ma mai retorica, capace non di tessere un discorso, ma di dispiegare andamenti di una meteorologia dell'essere, senza che sorgano distinzioni tra soggettivo e oggettivo, tra mondano e divino. È una musica che tende a uno sguardo più largo possibile, a un abbraccio il più possibile vasto.

Impressioni che sono avvalorate da L'arbre des songes, un concerto per violino e orchestra, con un interessante rapporto tra solista e orchestra e con invenzioni timbriche davvero notevoli, ottenute con la contrapposizione episodica di una sezione composita dell'orchestra, che mira ad egli effetti éclats, rispetto al resto dell'organico che continua a ordire una vasta e compatta tessitura. Ottima ci è parsa l'esecuzione della brava Isabelle van Keulen, fluente e capace di restituire nitidamente le forme della parte solistica.

Altrettanto e forse anche più interessante è Mistère de l'instant, dove Dutilleux sembra esplorare ogni possibile modulazione timbrica degli archi. Malgrado l'organico che ricorda la bartokiana Musica per archi, celesta e percussioni, Mistère de l'instant ricorda il Messiaen del Quartetto per la fine del tempo (si vedano le sezioni centrali "Espaces Lontaines" e "Litanies"). È uno dei brani più estrosi e più liberi di questo compositore, come fosse informato da una tensione spirituale oscura e talvolta inquietante.

In conclusione, possiamo ribadire come questo CD, anche per delle esecuzioni particolarmente efficaci che ci hanno rivelato le indubbie qualità della Bamberger Symphoniker, sia una delle migliori testimonianze del classicismo personalissimo e intenso di Dutilleux: questi brani orchestrali sono infatti destinati ad entrare nel patrimonio musicale da traghettare nel prossimo secolo. Mistère de l'instat tuttavia ci spinge a precisare che il classicismo di Dutilleux è sempre più oggi un fermento di ricerca espressiva, che un assestamento su forme consolidate.

Pierluigi Basso Fossali

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