HAYDN
Harmonie-Messe
Te Deum
Cantata "Qual dubbio ormai"
Eva Mei, soprano
Elisabeth von Magnus, contralto
Herbert Lipper, tenore
Oliver Widmer, basso
Arnold Schönberg Chor
Maestro del coro: Erwin Ortner
Concentus Musicus Wien
Nikolaus Harnoncourt

TELDEC
3984214742
1 CD
65'56

***

Questo CD si inserisce nell’ambito del progetto che prevede la pubblicazione per l’etichetta Teldec dell’integrale della musica sacra di Franz Joseph Haydn ad opera di Nikolaus Harnoncourt. Dopo aver recentemente completato l’incisione delle composizioni liturgiche di Mozart, ora raccolte in un prezioso cofanetto di 13 CD (Teldec 3984 218852), il direttore austriaco sembra avviato al completamento anche del corpus delle opere sacre di Haydn avendo già in catalogo, prima di questa, altre quattro incisioni: la Nelsonmesse (0630 171292), la Paukenmesse (0630 131462), lo Stabat Mater (0630 950852) e Le ultime sette parole di Cristo sulla croce nella versione per soli, coro e orchestra (2292 464582). La scelta del CD in questione comprende invece, oltre all’Harmoniemesse scritta nel 1802, anche un Te Deum e la cantata profana "Qual dubbio ormai" composti tra il 1763 e il 1764.

Ultima delle Messe composte da Haydn, l’Harmoniemesse appartiene ad un gruppo di sei commissionate al musicista dal suo mecenate, Nikolaus II Esterhazy, per commemorare l’onomastico della moglie Maria Josepha Hermengild. Tipica composizione d’occasione, questa Messa, prende nome dall’imponente presenza di strumenti a fiato in organico (gli ensembles di fiati venivano chiamati infatti "Harmonie-Musik"). Di vaste proporzioni e di notevole impegno esecutivo, la Harmoniemesse offre un distillato di quanto di meglio poteva offrire una composizione nata da un preciso "contratto" tra un eccellente professionista ed il suo committente. In altre parole, c’è tutto quanto si possa desiderare in termini di grandiosità, magnificenza e sfoggio di assoluta padronanza nel maneggiare lo stile ecclesiastico, anche se manca quasi sempre la scintilla dell’originalità. Certo, i cori sono strutturati in modo spettacolare, le fughe e le figurazioni polifoniche si dipanano con classe e proprietà di scrittura ineccepibili, mentre l’orchestra pone l’inconfondibile cifra haydniana apportando una serena compiutezza all’insieme. Difficilmente tuttavia ci si allontana da una, seppur magnifica, accademia.

Nikoalus Harnoncourt, qui impegnato con il Concentus Musicus Wien e con l’Arnold Schoenberg Chor, dimostra ancora una volta come nella sua maturità di interprete abbia raggiunto un’autorevolezza esemplare e una precisione invidiabile nell’individuare cifre stilistiche e climi compositivi tra loro distantissimi, ma sempre messi a fuoco con intelligenza interpretativa non comune. In questa Messa trova nei continui mutamenti dinamici, nella differenziazione dei tempi e nella severità del suono la chiave interpretativa che permette di apprezzare in pieno quello che ne è il principale pregio: ne fa cioè una architettura di classica plasticità, ricca di infiniti e minuziosi particolari costruttivi. Ricerca e trova equilibrio e misura nei rapporti tra soli, coro e orchestra capaci di pianissimi di grande consistenza e di forti che, pur corposi e ricchi di suono, non appaiono mai forzati, aiutato in questo dalla buona prova del Concentus Musicus Wien e dall’eccellente Arnold Schoenberg Chor. Quest’ultimo spicca per il colore compatto e omogeneo del suono, per il timbro caldo e corposo, per lo stile impeccabile con cui affronta ogni volta repertori tra loro lontanissimi. Tuttavia, a costo di apparire provinciali e mediterranei ad oltranza, non ce la sentiamo di sorvolare sull’improbabile pronuncia del latino alla tedesca, con i suoi "cirie eleysson", "Maria Virghine", "sùssipe" e "desséndit", questi ultimi pericolosamente vicini a romagnolismi che non possono che risultare comici.

Dal canto suo Eva Mei riesce ad addolcire le maggiori asprezze del latino anglosassone, rendendole sopportabili grazie ad un’emissione morbida e fluida. Il soprano è anche responsabile della Cantata "Qual dubbio ormai", che interpreta educatamente, come altrettanto educatamente l’aveva composta Haydn tra il 1763 e il 1764, quasi lo stesso periodo nel quale scrisse il Te Deum che completa il CD, con una scelta di programma che lascia alquanto perplessi. La Cantata, infatti, appartiene al repertorio profano, e non si capisce come si possa inserire nel progetto di un integrale della musica sacra di Haydn, se non come semplice riempitivo. Oltretutto sia la Cantata che il Te Deum non sono affatto coevi con la Harmonienmesse, da cui risulta un CD disorganico nel presentare brani diversi per stile e destinazione. Non sarebbe valsa la pena di pubblicare tutte le sei ultime Messe insieme, considerando che il mercato discografico attuale, sempre più esigente e oculato negli acquisti, è più propenso all’acquisto di opere complete piuttosto che di antologie parziali o frammentarie? Se le scelte editoriali della Teldec lasciano preplessi, è invece da segnalare il bell’inquadramento storico contenuto nelle note di copertina che, seguendo uno stile stile simile a quello dei CD Rom, presenta un quadro sincronico di storia, musica, arte, letteratura e scienza dei periodi compresi tra le date estreme delle composizioni presenti nell’album, il 1763 e il 1802.

Per concludere, se ci sentiamo di raccomandare il CD per la qualità dell’esecuzione, d’altro canto ci pare troppo rabberciato nella scelta dei brani per apparire del tutto convincente.

Daniela Goldoni

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