HANDEL
Dixit Dominus
Salve Regina
Laudate Pueri
Saeviat tellus
Annick Massis, soprano
Magdalena Kozenà, mezzosoprano
Les Musiciens du Louvre
Marc Minkowsky, dir.
ARCHIV
4596272
1 CD
78'10

*****

Dopo l’Ariodante pubblicato nel 1997, ecco una seconda incisione handeliana affidata a Marc Minkowsky dalla Archiv. Il CD, realizzato in studio, riprende un programma più volte presentato in concerto dal direttore francese con i suoi Musiciens du Louvre nel corso del 1988 e basato su una consistente parte dei brani composti da Handel per l’ufficio dei frati Carmelitani a Roma intorno al 1707. Già in quell’occasione Minkowsky effettuò questa scelta parziale. Le note di copertina del CD chiariscono le ragioni di questa scelta e, una volta per tutte, individuano quello che fu il contributo del giovane Handel nella composizione di opere in "stile romano" per i Carmelitani, evidenziando come il musicista produsse alcuni salmi, un mottetto e un Salve Regina contribuendo in questo modo ai due tradizionali Vespri, quello della vigilia e quello successivo alla Messa del 16 luglio, giorno della Beata Vergine del Monte Carmelo. La decisione di Minkowsky di eseguire solo una parte dell’ufficio appare così giustificata dal fatto che quelli che noi abitualmente chiamiamo Vespri dei Carmelitani non costituiscono un’opera unitaria, ma piuttosto una raccolta di musiche sacre composte da Handel per la stessa occasione, ma non necessariamente, anzi, sicuramente mai eseguite assieme, ma sempre unite ad altre di autori diversi. Se la accettiamo nella sua parzialità, possiamo affermare che questa uscita discografica viene a colmare un vuoto che durava dal 1989, cioè dalla data di pubblicazione dell’unica edizione finora esistente in CD dei Vespri, quella di Andrew Parrot con i Taverner Choir & Players per la EMI, ora ristampata dalla Virgin Classics nella collana "Virgin Veritas".

Minkowsky decide anche di ripensare la tradizionale successione dei brani, che vede generalmente il Dixit all’inizio, per eseguirlo alla fine. Nonostante la parzialità e gli sconvolgimenti dello status tradizionale, anche questa volta Minkowsky non manca di stupirci e di convincerci che forse solo lui possiede il segreto per suscitare commozione, struggimento, desiderio di riascoltare all’infinito i momenti di perduta dolcezza che dissemina nelle sue interpretazioni. Riteniamo che quello che stiamo vivendo sia un momento molto fortunato per l’interpretazione haendeliana che, a opera di giovani e intelligenti direttori, ciascuno con caratteristiche e intenti molto ben definiti e individualizzati, sta rinascendo con freschezza, leggerezza, libertà dalle pastoie dell’interpretazione filologica che finalmente ci stanno restituendo la felicità di ascoltare. Tra questi Minkowsky si pone come quello più capace, e non è poco, di trasmettere pura gioia.

Il mottetto Saeviat Tellus, affidato ad Annick Massis, descrive la lotta vittoriosa delle carmelitane contro Lucifero. Soprano dai mezzi non eccezionali, la Massis mostra un po’ la corda negli estremi acuti, nella tenuta dei fiati e rivela qualche asprezza nelle parti di forza. Dimostra però anche di essere interprete raffinata e sensibile come in O nox dulcis, la cui melodia di incantata bellezza è qui resa al massimo dalla dolcezza del suo canto. Soprano e direttore, in perfetta unità di intenti, riescono poi a creare una ripresa leggera come una nuvola, in cui la variazione è più nell’intenzione interpretativa che nella pura scrittura musicale. Insieme riescono nel miracolo di rendere la ripresa un momento da attendere con trepidazione, anziché una calamità da aborrire come spesso accade nella tradizione interpretativa barocca più retriva. La freschezza di canto della Massis riesce molto convincente nel prefigurare il trionfo della fede impavida delle piccole carmelitane contro le insidie del maligno.

Meno interessante musicalmente, il Laudate pueri si avvale dell’interpretazione del giovane mezzosoprano Magdalena Kozenà accompagnata all’oboe solo da Yann Miriel, in una ottima esecuzione strumentale. La Kozenà dimostra duttilità e agilità nel canto, sempre gradevole nonostante una certa opacità del timbro. Più a suo agio nel Salve Regina, per altro molto più riuscito nella scrittura musicale, offre momenti di grande commozione nell’Ad te clamamus, in cui riesce a rendere appieno il senso di sospensione creato dalla melodia handeliana che "sospira" letteralmente la musica sul verbo suspiramus, ottenendo un effetto particolarmente toccante grazie ai tempi dilatati all’estremo, vera e propria cifra interpretaiva handeliana di Minkowsky.

Il Dixit Dominus mette in luce tutta l’abilità del coro dei Musiciens du Louvre. Perfettamente timbrato in tutte le sezioni, dotato di suono ricco e pastoso, in questo forse aiutato dal diapason particolarmente basso scelto dal direttore (392 Hz), dimostra ancora una volta la propria eccezionale vivacità e la non comune forza comunicativa. Minkowsky affronta la ricchissima scrittura corale handeliana con danzante leggerezza, le fughe si dipanano con facilità e naturalezza e soprattutto non perdendo mai di vista il senso di teatralità presente in queste partiture. Il coro di Minkowsky è sempre personaggio, non c’è pericolo che la sua funzione si limiti a quella di mero sfondo o di riempitivo, al contrario mostra personalità ed esprime sentimenti. Un ultimo accenno ai Musiciens du Louvre che anno dopo anno dimostrano non solo di migliorare continuamente la qualità delle proprie esecuzioni, ma soprattutto di inserirsi con sensibilità nei progetti interpretativi di Minkowsky.

Daniela Goldoni

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