HANDEL
Ariodante
Ariodante, A.S. von Otter
Ginevra, L. Dawson
Polinesso, E. Podles
Dalinda, V. Cangemi
Lurcanio, R. Croft
Choeur des Musiciens du Louvre
Les Musiciens du Louvre
M. Minkovski, dir.
ARCHIV
4572712
3 CD

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Nella bella foto di copertina Anne Sofie von Otter si mostra in abito da sera nero, una spalla coperta da mezza armatura, come a suggerire il desiderio di essere sì eroica, ma mantenendo la propria identità di interprete. E questa ambivalenza che la fa aderire perfettamente al personaggio e nel contempo conservare intatta la propria personalità è un po' la caratteristica della sua interpretazione. La voce non è eroica, piuttosto chiara, ma le intenzioni e l'espressione che sa dare ad ogni parola del testo la rendono credibile al di là del timbro. Supera le difficoltà tecniche con tale disinvoltura da permetterle di dedicarsi del tutto al senso più intimo del suo personaggio, che esce con una chiarezza ed una definizione che è raro riscontrare.

La dizione, pressochè perfetta, la aiuta e aiuta moltissimo chi ascolta, e spicca per precisione in un cast in cui, oltre a lei, solo l'argentina Veronica Cangemi dà veramente l'idea di sapere cosa stia cantando. E il direttore, Marc Minkowsky, quasi mai dà l'impressione di sapere quel che sta dirigendo. Soprattutto nel primo atto l'orchestra accompagna senza alcuna tensione arie e recitativi, correttamente, con suono non sgradevole, ma con monotonia di tempi e dinamica che rendono l'ascolto poco elettrizzante. Eppure le occasioni per variare, per sfoggiare effetti e fantasia non mancherebbero, data la diversità di situazioni e sentimenti che si alternano durante l'opera. Solo in un'aria, “Scherza infida” peraltro assolutamente ineguagliabile per suggestione e commozione, orchestra e canto si intendono perfettamente dando vita ad uno dei momenti più sentiti nell'interpretazione dell'opera barocca. Qui l'orchestra rallenta imponendo tempi estenuati, che solo la vocalità eccezionale della von Otter può sostenere, sempre al limite dell'eccesso in un equilibrio pericolosissimo ed estremo, ma del tutto affascinante. Un brano di musica che da solo giustifica l'esistenza di questa edizione di Ariodante e che fa rimpiangere ancora di più le occasioni perse dal direttore.

Il resto del cast non brilla per originalità, e in linea di massima si limita ad eseguire, più o meno correttamente, i vari numeri. Solo Veronica Cangemi, di cui si è già detto, canta con bello stile e intelligenza interpretativa. Deludente il Polinesso di Eva Podles, iperrealista nel voler essere a tutti costi maschio e perfido, con le note gravi sollecitate al limite del grottesco. Incolore e, a volte, in difficoltà nei passaggi più tecnici, il re di Denis Sedov, che manca assolutamente della dignità e della autorevolezza che la sua parte pretenderebbe. Lynne Dawson, Ginevra, alterna buoni momenti ad altri in cui unisce difficoltà vocali ad una dura pronuncia anglosassone, che la penalizza non poco.

Daniela Goldoni

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