LIGETI. The Ligeti Project vol. 1
Melodien
Chamber Concerto
Piano Concerto
Mysteries of the Macabre per tromba e orchestra da camera
Pierre-Laurent Aimard, pianoforte
Peter Masseurs, tromba
Schoenberg Ensemble
Asko Ensemble
Reinbert De Leeuw, dir.
TELDEC
8573839532
1 CD
64'06

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A due anni di distanza dall’uscita dell’ottavo volume della "Ligeti Edition" da parte della casa discografica Sony classical, l’etichetta Teldec si è assunta l’onere di proseguire il percorso interrotto ed ha recentemente pubblicato un compact disc con la musica per orchestra da camera del compositore ungherese che collabora attivamente alla realizzazione di questo "Ligeti Project", fornendo il suo importante contributo alle interpretazioni affidate ad artisti dalla sensibilità a lui molto vicina come Pierre-Laurent Aimard che in questa occasione è impegnato, insieme all’Asko Ensamble diretta da Reinbert Leeuw, nell’esecuzione del Piano Concerto. Il cd comprende inoltre Melodien, Chamber Concerto e Mysteries of the Macabre.

La collaborazione di Ligeti alla realizzazione della sua opera omnia testimonia l’impegno dei compositori contemporanei nella pratica esecutiva e quindi dello stretto rapporto artistico che lega autori e interpreti. Quanto detto, tuttavia, non deve fare credere che la realizzazione di questa serie concluda la storia interpretativa dell’opera di Ligeti: infatti nel momento in cui un musicista o un poeta si pone nell’ottica di eseguire una sua creazione, non ha maggiore "autorità" di chiunque altro si prefigga l’obiettivo di "leggere" la medesima opera d’arte. L’interpretazione è una prospettiva aperta, un terreno in cui si incrociano cammini e approcci differenti sempre dischiuso al dialogo ed al cambiamento. Così "The Ligeti Project" non chiude una storia interpretativa, ma dice una parola importante da cui ripartire per nuovi itinerari all’interno delle opere del maestro ungherese. La presenza di Ligeti in questo progetto quindi non si può in alcun modo definire "autoritario", nell’accezione di "portatore di un dogma", bensì "autorevole" nel senso di profondo conoscitore dei problemi interpretativi della sua opera e in generale della musica contemporanea e pertanto come importante voce con la quale in futuro confrontarsi, quindi dialogare.

Dal punto di vista della struttura generale del progetto la Teldec riprende l’impostazione della Sony di realizzare compact disc monografici basati sul complesso strumentale (ricordiamo lo splendido volume della musica per pianoforte con lo stesso Aimard). Questa scelta permette all’ascoltatore di seguire l’itinerario artistico di Ligeti all’interno di determinate possibilità offerte dagli strumenti utilizzati. Si possono in tal modo rintracciare quelle caratteristiche che hanno accompagnato la sua scrittura lungo tutta la sua carriera, ma anche come esse si sono modificate e abbiano subito l’influsso della storia e di altre esperienze musicali. Proprio la costanza nel cambiamento appare una delle maggiori preoccupazioni del compositore; egli infatti afferma, a proposito del momento di crisi artistica che attraversò nella seconda metà degli anni Settanta: "personalmente, essendo un antiaccademico, io vorrei combattere in me questo periodo, ossia non vorrei continuare a comporre secondo i vecchi clichés dell’avanguardia, ma nemmeno ricadere in un ritorno ai vecchi stili" (da un colloquio con M.Lichtenfed, "Neu Zeitschrift für Music" n.142, 1981, p. 471). La costante ricerca di ciò che è nuovo ci consente di percepire non i nuovi mezzi compositivi utilizzati da Ligeti, bensì l’evoluzione di quella scrittura musicale che gli è da sempre (o almeno dal 1956) più propria.

Possiamo avere un riscontro concreto di quanto appena affermato, ponendo a confronto il Chamber Concerto e il Piano concerto, scritti rispettivamente nel 1969/70 e nel 1985/88. L’autore stesso ricorda nelle note di copertina il suo interesse, fin dal Poème synphonique del 1962, per i movimenti meccanici. Ed è questo il motivo compositivo di maggiore interesse dei due terzi tempi di entrambi i concerti. De Leeuw alla guida dello Schönberg Eneamble privilegia una lettura del Movimento preciso e meccanico nel Chaember Concerto che pone in risalto il suo aspetto cameristico fornendo nitidezza alla compagine composta da tredici solisti. Tuttavia questa volontà analitica non consente al direttore di rispecchiare pienamente le caratteristiche proprie della scrittura dell’autore: se infatti risultano ben percepibili le linee dei tredici strumenti solisti, si perde quell’idea di ramificazione, di forma-movimento che caratterizza la produzione del compositore ungherese soprattutto degli anni Sessanta e che sembra concludersi proprio con questo Chamber Concerto e con Le Grand Macabre. Al contrario, nel terzo movimento del Piano Concerto, de Leeuw e Aimard evidenziano come l’evoluzione del pensiero musicale di Ligeti, sia una continua integrazione dei diversi mezzi musicali utilizzati nel corso della sua parabola artistica. Così il pianista riesce a rendere percepibile, all’inizio del Vivace cantabile, l’intenzione dell’autore di realizzare i movimenti dell’orologio attraverso le trasformazioni micropolifoniche che gli interessavano fin dagli anni Sessanta; lo stesso ritmo che accompagna tutto il movimento si trasforma in uno scandire del tempo. Questa iniziale micropolifonia si trasforma così in melodia e si propaga poi dalle percussioni a tutta l’orchestra: in questo modo si realizza a pieno quella convivenza tra aspetto espressivo ed aspetto meccanico di cui Aimard parla nelle note di copertina del compact disc.

L’evoluzione del pensiero musicale di Ligeti è però già percepibile in Melodien del 1971 la cui struttura è costituita in gran parte da un disegno più ampio rispetto alla micropolifonia. De Leeuw, ancora una volta a capo dello Schönberg Ensemble riesce in questo caso a sintetizzare gran parte della parabola artistica dell’autore mettendo in risalto sia le dinamiche, sia l’influenza che la musica di Bartók ha avuto sulla sua formazione. Questa interpretazione riesce a fare convivere le brevi sezioni micropolifoniche con una struttura unitaria più aperta ed a dare un notevole impatto emotivo a questa composizione e facilita quindi la comprensione della portata innovativa dell’opera di Ligeti che sembra percorrere molte strade del Novecento musicale: dall’utilizzo delle percussioni e dei piatti tipico delle avanguardie francesi (Boulez) a una modalità di trattamento della melodia più simile al lirismo berghiano, segno della capacità del compositore non solo di accogliere e sintetizzare le varie istanze a lui precedenti o contemporanee, ma anche di non fermarsi al puro materiale, ma di avere una scrittura musicale sempre espressiva.

L’arrangiamento che Elgar Howarthha ha compiuto in Mysteries of the Macabre, per tromba e orchestra da camera (1991), di tre frammenti de Le Grand Macrabe (per la precisione del soprano che veste i panni di Go-Go) non ci sembra molto pertinente con l’opera di Ligeti e ci chiediamo perché il compositore ungherese l’abbia voluto inserire nel progetto. Si tratta, è vero, di "arie di bravura", anche se questo non va inteso nel senso del melodramma tradizionale, ma Mysteries of the Macabre non rende il senso drammatico dell’opera da cui è tratto, ma permette solo di mostrare le qualità tecniche del trombettista Peter Masseur.

L’ascolto di questo compact disc, come di quelli della "Ligeti edition", consente un ulteriore riflessione su come l’autore legge la propria opera a distanza di anni. Dal contributo che probabilmente Ligeti ha portato al Chamber Concert si può desumere che l’evoluzione del suo pensiero musicale influenza l’interpretazione delle sue partiture del passato. Quanto si è detto, infatti, dimostra l’inutilità della ricerca delle intenzioni di un artista al momento della scrittura e ci conduce alla considerazione, ancor più rilevante, che un’opera è un organismo vivente nella cui evoluzione complessa si intrecciano innumerevoli fattori che ne arricchiscono il senso. L’identità di una composizione, anche vecchia di pochi decenni, è una costante nel cambiamento, ed è costituita dai significati sedimentati sopra la partitura, dalle diramazioni delle strade che i vari interpreti seguono per leggerla.

Stefania Navacchia

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