MONTEVERDI
Vespro della Beata Vergine
S. Marin-Degor
M. Wieczorek
A. Stefanowicz
F. Schofrin
P. Agnew
J. Cornwell
F. Piolino
T. Félix
Les Sacqueboutiers de Toulouse
Les Arts Florissants
William Christie, dir.
ERATO
3954231392
2 CD

***

L’attacco è sfolgorante. Non contento delle magnificenze profuse da Claudio Monteverdi in questo celeberrimo incipit, William Christie sfodera tutta la brillantezza, la pulizia di suono, l’agilità di tempi, la capacità di meravigliare di cui il suo efficientissimo gruppo è capace. Si ha l’impressione di ascoltare la stupenda toccata per la prima volta tanta è la freschezza con cui ci viene porta. Ed il seguente Dixit Dominus conferma l’impressione di tecnica vocale e orchestrale ineccepibile, grazie al susseguirsi impeccabile degli attacchi e alla precisione assoluta del coro, aiutato non poco dalla perizia dei tecnici di registrazione che di sicuro dimostrano di non voler risparmiare in riverberi, echi ed effetti speciali. E forse a questo punto dell’ascolto qualche dubbio si fa avanti, timidamente, tra un colpo di scena e un virtuosismo del coro. Il Nigra Sum evidenzia come le scelte interpretative di Christie si muovano più verso la ricerca di effetti teatrali, che sicuramente non sono da trascurare, dato l’intento solenne e celebrativo del Vespro, ma che forse, da questo punto in poi, si palesano decisamente prevalenti rispetto al contenuto, senz’altro religioso, dell’opera. Così come si fa strada l’impressione che l’aderenza stilistica al testo sia alquanto labile, ritrovando tra gli strumenti modi e consuetudini esecutive più aderenti allo stile francese, e comunque posteriori a Monteverdi. L’impressione è quella di un orchestra barocca prestata ad un testo rinascimentale, e, pur nel rispetto formale della partitura, sarebbe stata preferibile una ricerca di maggiore aderenza nelle intenzioni interpretative al lavoro monteverdiano. Anche la commozione di alcune pagine di stellare bellezza, come il Duo Seraphim, si perde nella eccellente fruizione di un canto inappuntabile tecnicamente, tra l’altro questo duetto è l’unico in cui si può ascoltare il canto ribattuto monteverdiano, assente completamente negli altri numeri, ma che non comunica alcuna emozione. L’effetto complessivo è di una interpretazione molto esteriore, anche se non superficiale, in quanto Christie tende a conferire un senso all’insieme anche se esagera nella preoccupazione di non annoiare l’ascoltatore, riempiendo di ulteriori sollecitazioni una partitura che non ne ha bisogno. Aggiunge anche qualche antifona gregoriana e due sonate coeve di Giovanni Paolo Cima, delle quali inserisce la prima tra il Nigra Sum ed il Nisi Dominus e la seconda tra il Lauda Jerusalem ed il Duo Seraphim. Francamente non se ne avvertiva la mancanza.

La cura del direttore nella scelta degli accompagnamenti e l’attenzione tesa alla ricerca di una resa ritmica agilissima e quanto mai varia rendono comunque molto piacevole l’ascolto, anche se lo sviluppo dei vari numeri non esce da una seppur splendida routine dovuta alla scarsa attenzione al senso ultimo della parola.

Les Arts Florissant, qui insieme ai Sacqueboutiers de Toulouse, si confermano come complesso inossidabile dal punto di vista della tecnica esecutiva, insieme al gruppo dei solisti che, pur nei limiti interpretativi di cui si è detto, cantano tutti benissimo.

Daniela Goldoni

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