MOZART
Mitridate, re di Ponto
Opera seria, K87/74a
Mitridate, G. Sabbatini
Aspasia, N. Dessay
Sifare, C. Bartoli
Farnace, B. Asawa
Ismene, S. Piau
Marzio, J. Diego Flòrez
Arbate, H. Le Corre
Les Talens Lyriques
Christophe Rousset, dir.
DECCA
4607722
3 CD
2h 54'

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p>L’ultima ed unica edizione discografica di Mitridate risaliva al 1977, e aveva non pochi meriti, tra i quali quello di aver scelto quanto di meglio all’epoca c’era a disposizione, almeno sulla carta, tra i cantanti. Opera scritta per primedonne dal quattordicenne Mozart che docilmente tentava di accontentare tutti i capricci delle dive di allora, tiene solo se affidata a cantanti formidabili. Cosa possiamo intendere oggi per cantante "formidabile"? Possiamo accontentarci degli "atleti" della vocalità, che in questo particolare momento abbondano per quanto riguarda l’opera barocca e del settecento, oppure è giusto pretendere che assieme alla disinvoltura con cui affrontare le difficoltà tecniche vada anche sviluppato il rispetto per il significato di un’aria, per l’affetto che, per quanto stereotipato potesse essere nell’opera seria del tardo settecento, comunque un autore già accorto per quanto acerbo come Mozart poteva ricercare? E questo è compito del cantante, purché sia aiutato da un direttore che non gli lavori contro. Christophe Rousset non ha ancora quarant’anni, ha una carriera di tutto rispetto come clavicembalista sensibile, autorevole e mai scontato nella resa del repertorio, spesso ostico, per clavicembalo solo. Come direttore mozartiano mostra invece parecchi limiti. Attacca la sinfonia con piglio energico, in cui si avverte anche il desiderio di variare tempi e dinamiche, ma, nello sviluppo successivo la direzione appare niente più che superficialmente brillante, scadendo spesso in passaggi frettolosi e in una ricerca di effetti al limite della volgarità, come ad esempio nella marcia del primo atto nella quale nessun colpo ci viene risparmiato. ’accompagnamento ad arie e recitativi è inesorabile, non uno spiraglio di fantasia, non un tentativo di approfondimento. L’orchestra interrompe continuamente e senza garbo lo sviluppo drammatico-musicale trasformando l’opera in un festival in cui ad un numero ne succede un altro, con una monotonia di intenzoni francamente desolante. Forse si poteva tentare di conferire una maggiore unitarietà a un’opera che, seppure di per sé appena abbozzata e ancora lontana da un progetto drammaturgico e musicale complessivo, presenta alcuni numeri di tale bellezza e profondità introspettiva che pongono l’adolescente Mozart già molto avanti rispetto alla maggior parte dei musicisti maturi suoi contemporanei. Probabilmente non è legittimo chiedere ad un’interpretazione che vada oltre le finalità che oggettivamente un’opera poteva porsi, ma nel caso di questo Mitridate un aiuto al piccolo Mozart si poteva anche dare. E soprattutto ricercare la freschezza e la leggerezza che questa edizione ci permette solo di intuire.

Opera di cantanti, questo Mitridate si avvale di un cast di grande autorevolezza, almeno sulla carta.

Natalie Dessay, Aspasia, sembra nata per interpretare questo repertorio. Ha voce limpida, chiara, delicata e corposa nello stesso tempo. Ha acuti facili tecnica sicura che le permettono di superare tranquillamente tutte le difficoltà che costellano la parte. Nel canto spianato manca un po’ di sensibiltà, come nella cavatina "Pallid’ombre, che scorgete…" nella quale un eccesso di compostezza, al limite del distacco, toglie fascino alla struggente melodia.

Cecilia Bartoli alterna momenti buoni ad altri che mostrano un certo affaticamento. Sempre precisa nei gruppetti e nelle colorature strette, affronta però le difficoltà tecniche con una apprensione che non le conoscevamo, in alcuni momenti dà addirittura l’impressione di non riuscire a dosare bene il fiato. Anche nell’attacco dei trilli, sui quali Mozart non ha risparmiato, si avverte a volte qualche incertezza. Bisogna dire che Rousset e i suoi Talens Lyriques non la servono benissimo anche là dove potrebbero; ad esempio il corno obbligato nell’aria di Sifare "Lungi da te, mio bene" grida vendetta, ma anche la Bartoli manca di abbandono e qualche passaggio non è risolto benissimo. Ci ricordavamo un’interprete dalle note gravi corpose e ricche di spessore, qui mostra di avere perso questa ricchezza, oltre che la brillantezza negli acuti. Dispiace soprattutto avvertire la mancanza di quella fluidità del canto che costituisce, a nostro parere, la sua più interessante impronta vocale. Brian Asawa, Farnace, canta correttamente, ha voce gradevole, dato non trascurabile per un controtenore, ma ha pochissimo fascino. Spesso inconsistente ed inespressivo, ha l’aggravante di una pronuncia che diventa intollerabile soprattutto nei recitativi. Dà il meglio di sé nell’ultima, stupenda aria, "Già dagli occhi il velo è tolto" nella quale però deve fare tutto da solo, inutile sperare in un qualsivoglia soccorso da parte del tetragono direttore.

Stupisce che uno dei punti di forza del cast sia costituito da un tenore che raramente frequenta il repertorio virtuosistico settecentesco come Giuseppe Sabbatini. Non è uno specialista, ma è una rivelazione per gusto e stile. La cavata di sortita, "Se di lauri", richiede un bell’accento, che lui ha, insieme alla dolcezza e all’ampiezza del canto, e questo gli fa perdonare qualche acuto un po’ avventuroso. Con lui finalmente i recitativi assumono senso compiuto. Nelle rimanenti arie la vocalità mostra un po’ la corda, ma il personaggio di Mitridate è reso con dignità e ricchezza di sfumature. Anche Sandrine Piau, Ismene, canta con gusto e leggerezza. Juan Diego Florez, Marzio è l’unico personaggio romano, per cui Mozart lo gratifica di un’aria convenzionalmente marziale. È l’unica aria destinata al personaggio, e anche Florez, come Sabbatini, se difetta un po’ nel canto virtuosistico, si riabilita ampiamente con accento e intenzione interpretativa perfette. Tra l’altro, finalmente, sfodera una dizione esemplare. Completa il cast l’Arbate di Hélène le Corre, sicuramente all’altezza della situazione pur se in una parte marginale.

Ci si domanda quanto necessaria fosse un’edizione come questa, cosa aggiunga alla nostra conoscenza del Mozart giovanile, che prospettive interpretative apra. A nostro parere, nessuna, tranne qualche squarcio di buon canto e qualche momento di commozione e ammirazione per l’intrinseca bellezza della musica.

Daniela Goldoni

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