OTTE
Das Buch der Klänge
Collezione (estate?) ECM
Herbert Henck, pianoforte
ECM
1659
1 CD
77'37

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Come tutti sappiamo è del tutto salutare di tanto in tanto frequentare un luogo di vacanza, respirare l'aria fresca spalancando la porta di una baita di montagna, oppure osservare, nella brezza, il respiro sostenuto e implacabile del mare; è salutare assaporare questi momenti, viverli nella durata, lasciare che entrino in noi, che sia quel paesaggio mondano a nutrirci, a informare i nostri pensieri, il nostro battito, persino, il nostro sentire. La forza di questi momenti di intensità è tanto più energetica tanto più per costrizione o superiore devozione al lavoro ci si sia tenuti lontani da questi sapori, che altrimenti, se non fossero pause benefiche - appunto - nel mare della frenesia quotidiana, potrebbero assumere perniciosi aloni di noia e di insipienza. Ambivalenza nella percezione del "creato" che affligge, suo malgrado forse, anche questa edizione ECM della maestosa - nelle dimensioni - opera per pianoforte del tedesco Hans Otte (1926) Das Buch der Klänge. Già, è forse una creazione "per vacanza", di cui apprezzare le benefiche, ipnotiche sedute d'ascolto, in cui gustare in un certo modo la modulazione delle forme di una nube e la variabile ma lenta saturazione dei colori del mare all'alba, oppure una creazione "vacanziera", che indifferente o sprezzante persino verso qualsiasi lavoro alle spalle, si pone come protrarsi all'infinito di stucchevoli carezze all'orecchio, segnali disperati e involontari di un ozio (se non di un tedio) infinito da condividere?

In ogni caso, se una recensione ha un minimo di presunzione di poter consigliare uso e abuso del testo esaminato, la posologia del disco di Otte sembra indiscutibilmente racchiudersi nella preghiera di un ascolto balneare o comunque vacanziero, dove attività fisica e intellettuale siano programmaticamente ridotte ai minimi termini, ossia il sostentamento e conduzione equilibrata di una sana fisiologia, dove possibilmente scaricare il carico di tossine sviluppate.

Naturalmente si può già sentire la diagnosi di un altro medico, che le tossine stanno invece nel discorso musicale contemporaneo e Otte non è che l'artefice di una sana, coraggiosa (chissà, persino questo) sottrazione, restituzione di un respiro tangibilmente umano a una musica che ha perso ogni buon "senso" (sì, anche questo si può arrivare a sostenere).

Ammaliare, in ogni caso, rincorrere la risposta fisiologica, la semplicità zen, quell'orientalità che solo l'occidente poteva sognare di costruirsi come antitesi vacanziera di se stessa: questo è il catalogo Otte. Ecco flussi di arpeggi molto evocativi (di spume bianche marine e gocciolii mattutini in quota, chissà), ostinate ripetizioni che tanto ci appassionano per il loro assomigliare a quel motorino ritmico che ci porta avanti nella vita, che ci fa muovere un passo dopo l'altro, respirare a fondo, guardare incantati, senza che tutto questo abbia il peso gravoso della decisione; già respiro vitale, ecologia dei sensi, atarassia fors'anche.

Poi, magari passando le cuffiette, al proprio dirimpettaio di ombrellone, per condividere quella soave distensione, non solo davanti al cocente manto del sole, ma anche a quella sublime catena infinita di suoni che hanno la costanza del tempo appena mossa dal clinamen di un meraviglioso artefice dal nome compatto e rassicurante di Otte, si proverà anche il piacere di scambiare qualche stralcio (o straccio) di intellettualità, anche solo pronunciando l'illuminante categoria estetica del minimalismo, e potendo in seguito, quasi esagerando nell'esuberanza critica, abbozzare l'idea che è vostra la scoperta dell'esistenza di un sano minimalismo tedesco, battere il petto di quella fortuna, celando sino alla fine il fatto che è stata "mamma ECM" a pensarci, il che fa guadagnare comunque di gusto (lo potrai tranquillamente far acquistare all'amico oppure regalare in un impeto di generosità e poi ricomprare in qualsiasi negozio di dischi, pure balneare).

Herbert Henck, esecutore di Stockhausen, di Boulez e della loro compagnia (non vacanziera, ma bella comunque), è anche il curatore delle note sul libretto del CD, dove apoditticamente spiega che quella di Otte è una delle più importanti opere per pianoforte della nostra epoca, riconosciuta subito dal pubblico, acclamata a destra e a manca, ispiratrice di pittori, psicoterapeuti e musicisti indiani (un bel gruppetto, non c'è che dire). Soprattutto, l'opera di Otte nascerebbe da una investigazione certosina delle possibilità sonore del pianoforte e non sarebbe quindi per nulla tacciabile di conservatorismo, anzi porterebbe avanti le ricerche di Cage. Ora, Henck, che tra parentesi, non ci è mai piaciuto come pianista, rivela anche una simpatica versione saggistica, che lo porta fantasiosamente a rivendicare aspetti dell'opera che non sono, per un orecchio forse astratto quale il nostro, affatto riscontrabili; forse siano incapaci di seguire il percorso di Otte verso il concreto vissuto, anche se confessiamo, astratti quali siamo, che abbiamo irriguardosi sospetti quando qualcuno rivendica di essere concreto e di rifuggire "ulteriori inutile complicazioni", soprattutto perché a quel termini - "concreto" - non si riesce ad abbinare nessun referente concreto, finendo con l'essere il lessema più astratto in assoluto.

Henck riesce inoltre a non nominare mai il minimalismo, o il nome di Feldman, che pure suona frequentemente; Otte sarebbe l'artefice tra il 1979 e il 1982 di una nuova via musicale, una sorta di redenzione, di radura salubre, di Kehre, cui noi peccatori non sappiamo evidentemente riconoscere. Amando, in tutta franchezza il nostro peccare, e in genere le lotte argomentative contro il buon senso, ci domandiamo piuttosto quale politica culturale informi le scelte ECM; da un lato escono dischi preziosi e rischiosi come quelli su Kurtág, su Ives, su Ruzicka, dall'altro si strizza l'occhio a una musica contemporanea semplicistica e compromessa direttamente o a posteriori con la coltre ammantata di salutismo spirituale della new age. Vorremmo chiedere una decisione, se stare da una parte o dall'altra, ma sapendo che la decisione penderebbe sicuramente su questo secondo versante, meglio accogliere questo CD di Otte con ilare compulsione a sterminare mentalmente il suono vacanziero che gentilmente ci avvolge, pur senza avercelo chiesto: Otte parrà allora quasi come un salvatore, un insperato salvataggio rispetto a un inconsulto istinto di non sopravvivenza covato in silenzio tra gli ombrelloni.

Pierluigi Basso Fossali

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