RIHM
Etude d'apres Seraphin per strumenti e suoni elettronici (1997)
Ensemble 13
Manfred Reicher, dir.
WERGO
20552
1 CD
45'31

****

La Wergo, da sempre impegnata nella diffusione della musica contemporanea, ha iniziato da poco una stretta collaborazione con il Zentrum für Kunst und Medientechnologie di Karlsruhe, cosa che ha portato alla nascita di una collana (ZKM) che vede come primo titolo di vasto interesse proprio questa registrazione di una delle più recenti opere di Wolgang Rihm, compositore nato del resto proprio a Karlsruhe nel 1952.

Lo ZKM si fa promotore della realizzazione di opere musicali basate sullo sfruttamento delle più moderne tecnologie elettroniche. La cosa deve avere non poco stimolato anche un compositore come Rihm, visto che è sempre rimasto piuttosto restio a entrare nel campo della musica elettronica. La sua estetica, sapientemente sospesa tra una vendemmia selezionata della tradizione e una ricerca espressiva non priva di assalti anche sagaci e niente affatto timorosi verso nuove sonorità, trova in Etude d'après Séraphin un inedito, sconvolgente incontro con la matericità dell'elettronica. L'avanzare di Rihm in terreni sonori a lui non del tutto familiari, trova un contrappeso nella utilizzazione come cellule germinali espressive di stralci o idee di composizioni precedenti, almeno così ci è parso di riconoscere.

Passaggi nell'indefinito, nel rumore, nello stentare del senso musicale, oasi sospese e acerbi deserti, che di tanto in tanto affioravano nelle composizioni più mature fin da Schwebende Begegnung o Dunkles Spiel (1988-90), trovano qui pieno spazio, divenendo materiale prediletto e presagio di una musica che avviene "dentro" (autoascultante nel fondo senza fondo) e non più a seguire. Rihm, allontanandosi dal paesaggio musicale tradizionale, ha trovato nell'elettronica lo stimolo per cercare nello spessore della materia un viaggio dentro la terra musicale, oscura e soffocante. La grandezza dell'estetica di Rihm, che per questo aspetto tanto sembra essere formalmente vicina allo Stockhausen anni Cinquanta, è stata dalla metà degli anni ottanta in poi quella di una musica capace di rispondersi, di aprire discorso musicale solo dove lo sapeva anche perfettamente chiudere, dialogismo serrato di mosse e contromosse agite con una tale lucidità da far sembrare che il gioco di costanti rimotivazioni dei segni potesse continuare, volendo, all'infinito. Se ascoltiamo delle tracce di questo moto di rimotivazione in opere anche minute, ma squisite come Kolchis, in Etude d'après Séraphin Rihm ha il coraggio di rompere con questa "misura", con questa "arte", affrontando la nudità delle reazioni materiche, la pericolosità di un viaggio che non conosce precedentemente il risultato, musica che ha deciso di scommettere sulla propria stessa possibilità. Ma il viaggio non è affatto innocente, o episodico: nelle note che accompagnano il disco, Rihm si dimostra molto cosciente della nuova ricerca intrapresa, e che riconduce anche a opere precedenti quali Sub-Kontur, in-schrift, La Lugubre Gondola/Das Eismeer), ma che sinceramente trova solo in questa opera più recente una compiuta differenziazione dal suo calibrato comporre precedente. Lo scandaglio di Rihm si rivolge, quasi operando una sorta di anamnesi, a regioni "ataviche, istintive", una sorta di regressione a una musica primitiva, cercando di "sfuggire l'arte attraverso l'arte"; il che significa sfuggire le forme e i giochi sulle forme stabilizzate, ritrovare una matrice archetipica così "tradita" dalle manifestazioni in superficie della contemporaneità da riscoprirla come aliena, oscura, dolorosamente silenziosa. Il suono primitivo non è tanto il silenzio (dialogare con il silenzio è stata una delle forme più alte della speculazione musicale degli ultimi decenni, pensiamo a Nono, da cui lo stesso Rihm ha non poco imparato), ma il fragore del tuono, il ribollire del magma, espressioni "precivilizzate" della terrestrità. Il paesaggio musicale ridiviene landscape, profilo del mondo dove l'uomo è espunto, natura che si contrappone sublimemente all'umano. La trama delle passioni espresse da questa musica neo-arcaica è difficile da introiettare, restando emotività mondana, irriducibile, cieca evenemenzialità, meteorologia inafferrabile, cuori di pietra assoluta, interiorità minerale e fremiti tellurici. Su questo punto si pone con esattezza il risultato possibile o auspicabile di questa ricerca espressiva, il suo rischio di rimanere freddo accadere, suono non compartecipabile, distaccato, iceberg oscuro che ci viene contro. La materia ascolta se stessa e noi come ascoltatori ci troviamo a un passo dalla esclusione, dal non essere ammessi: sentiamo qualcosa che sembra non essere stata fatta per noi, musica riaffidata al mondo e scampata all'arte, all'umanizzazione, alla simbolizzazione. Stiamo lì a veder che succede, nella pasta della materia, aspettiamo che tempo (musicale) farà, ben sapendo che non scandirà nulla, nessun battito antropomorfo, nessun ritmo conosciuto. La temporalità dell'opera di Rihm è davvero nuova , o se si vuole simile a quella del Prometeo noniano, anche se lì il vascello dell'umanità era il luogo che continuava a porre le domande e il flusso era l'inalienabilità stesso del senso dell'uomo. Qui invece il tempo è inumano, è tempo cosmico, non imbrigliato da misura umana, scaglia di eternità. Solo in alcune parti solo strumentali sentiamo qualcosa del Rihm antico.

Deve esserci qualcosa di motivato nel fatto che lo scandagliare la materia, la sua memoria arcaica riporti al "grave", all'oscuro suono, alla profondità senza luce. L'unica opera che può essere accostata a Etude après Seraphin è indubbiamente Kraanerg di Xenakis. Ciò anche per il tipo di interazione tra suoni elettronici e parte strumentale, anche se nell'opera di Rihm vi sono molte più fasi di sovrapposizione, che di giustapposizione, come invece in Xenakis. Ma mentre in Kraanerg l'oscurità tellurica e primordiale del nastro magnetico era in dialettica con una parte strumentale accesa, colorata, vitalistica (contraltare di due tipi di energia o come vorrebbe Xenakis delle due facce dell'energia stessa), in Rihm l'oscurità non ha riscatto, non risale alla Grecia antica, ma ben prima, prima dell'uomo forse. Tuttavia, nello spessore materico e nella pulsazione della musica, sembra restare la traccia frammentaria di un rituale, qualcosa che riporta alla mente l'altro analogo musicale a quest'opera di Rihm: Okanagon per arpa, contrabbasso e tam-tam di Giacinto Scelsi. Analogia rispecchiata anche dalla scelta della strumentazione scelta da Rihm: quattro tromboni, due arpe, due contrabbassi e tre percussionisti.

Etude après Seraphin è il frutto a posteriori di un vasto progetto che comprende Etude pour Seraphin, l'opera teatrale Seraphin ed altro ancora. L'ispirazione letteraria proviene da Il teatro del Serafino di Antonin Artaud, e in questa sede non ci addentriamo in una lettura intertestuale, sperando di poter sentire al più presto gli altri lavori del ciclo.

In conclusione, questa opera ammirevole per coraggio, può lasciare interdetto l'ascoltatore; e non solo a un primo ascolto, ma anche a una investigazione più prolungata e accurata difficilmente il disegno compositivo diverrà trasparente. Difatti i "livelli di memoria" che sono alla base della germinazione formale dell'opera rimangono sufficientemente oscuri all'ascolto. Pian piano questo lavoro "estremo" di Rihm, soprattutto a partire dalla sezione 3, rivela un fascinoso andamento irrequieto, che raggiunge una movenza tumultuosa e assai complessa ritmicamente nella strofa 5, dove si aggiungono anche delle voci molto suggestive. Insomma, il coraggio nell'ascolto è premiato dagli stimoli inesauribili di questo vasto affresco di remota musica, le cui configurazioni restano difficili da determinare nei confini, a volte gassose, a volte monolitiche.

L'esecuzione dell'Ensemble 13 diretto da Manfred Reichert è severa e priva di concessioni, concentrata nell'impasto complessivo; ma più meriti ha sicuramente la perfetta registrazione, che ha risolto splendidamente il problema dei registri gravi e quello dell'equilibrio tra suoni elettronici e strumentali.

Pierluigi Basso Fossali

0

Associazione culturale Orfeo nella rete
http://www.orfeonellarete.it/
info@orfeonellarete.it
Designed by www.soluzioniweb-bologna.it