SCHUMANN
Requiem für Mignon op.98b
Nachtlied op.108
Das Paradies und die Peri op.50
W. Dazeley, bar.
B. Bonney, sop.
B. Fink, msop.
C. Prégardien, ten.
G. Finley, bar.
C. Hauptmann, bs.
The Monteverdi Choir
Orch. Révolutionnaire et Romantique
J.E. Gardiner, dir.
ARCHIV
4576602
2 CD
48'18; 69'40

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Continuano le uscite di opere schumanniane di raro ascolto ed esecuzione. In questo cofanetto di due CD edito dalla Archiv troviamo raccolte ben tre composizioni non molto frequentate dalla discografia: un’opera di vaste proporzioni, Die Paradies und die Peri op.50, il più breve Requiem für Mignon op.98b ed il tardo Nachtlied op.108, quest’ultimo pubblicato per la prima volta in CD.

Si tratta di una scelta molto interessante comprendente opere composte nell’arco temporale tra il 1843 ed il 1849, accomunate dalla medesima ispirazione letteraria e permeate da un forte spirito romantico in tutte le sue possibili sfaccettature. L’esecuzione vocale è affidata ad un gruppo di cantanti che costituisce quanto di meglio ci sia al momento nell’interpretazione del repertorio romantico di matrice liederistica, mentre la direzione musicale è affidata John Eliot Gardiner a capo del Monteverdi Choir, del coro di voci bianche di Hannover (per il Requiem für Mignon) e dell’Orchestre Révolutionnaire et romantique. Diciamo subito che proprio nella scelta del direttore e della compagine orchestrale si evidenziano i problemi e le crepe maggiori di questa incisione. Evidentemente nulla è più lontano dallo spirito del romanticismo musicale tedesco dell’Orchestre Révolutionnaire et Romantique, che, peraltro, proprio "romantica" si autoproclama. E Gardiner, che ne è l’artefice, avendola fondata da una costola degli English Baroque Soloists per affrontare il repertorio ottocentesco, si mostra talmente demotivato e fuori posto nell’affrontare queste delicatissime partiture, segnate in molti casi da sperimentalismi audaci e da un forte spirito innovativo, che ci si domanda perché si ponga in questi cimenti con tale impermeabilità alle ragioni delle opere che va ad affrontare. Certo, non si tratta di composizioni facili, richiedono sensibilità e versatilità, capacità di adeguarsi agli innumerevoli cambiamenti di umore, di ambiente e di pathos: Proprio per questo sarebbe richiesto uno strumento assai più morbido e versatile dell’Orchestre Révolutionnaire et Romantique, funestata da un suono già naturalmente poco piacevole, e qui sempre spinta all’eccesso, a volumi tanto alti quanto ingiustificati.

L’attacco del Requiem für Mignon, ad esempio, così come ce lo presenta Gardiner, è di una banalità senza remissione. La prosecuzione pare invece una specie di incubo, di lotta impari tra i poveri bambini vivi che accompagnano la piccola Mignon defunta, ed un coro di spiriti adulti, benché beati, che incombono come orchi sul piccolo corteo funebre, trasformando un’opera di per sé di alta poesia e delirante leggerezza in un repertorio di orrori infantili. Contribuiscono a quest’effetto assai poco piacevole e ancor meno aderente al testo, le voci bianche del coro di Hannover, e l’assoluta mancanza di quel sentimento di "compianto" da parte di Gardiner, evidentemente del tutto disinteressato a dimostrare qualsivoglia "simpatia" nei confronti del culto dei morti, anche se espresso in modo del tutto eccentrico come in questo straziante piccolo funerale per una bimba immaginato da Goethe. Qui Gardiner opta addirittura per un piglio militaresco, con ampio fragore di ottoni, e persino quel magnifico strumento che di solito è il Monteverdi Choir appare del tutto fuori prospettiva.

Destino simile coglie anche il raro Nachtlied autentica "perla" tutta da scoprire, la cui impalpabile e onirica scrittura musicale, che discende direttamente dall’altissimo contenuto poetico dei versi di Hebbel, viene qui ridotta ad un banale e asettico esercizio al di fuori da qualsiasi prospettiva storica e poetica. E’ possibile che Gardiner non sia troppo a suo agio nel repertorio romantico, nonostante l’abbia già affrontato più di una volta, ma qui si va oltre la congenialità, si entra nell’assoluta assenza di cognizione dello stile e dello spirito con cui le opere di questo periodo vanno affrontate.

Questa totale estraneità alla temperie romantica da parte del direttore inglese viene confermata dalla sua interpretazione dell’oratorio profano Das Paradies und die Peri, una delle composizioni più monumentali e complesse di Schumann. Il testo dell’opera, questa volta, è tratto ad un racconto presente in Lalla Rookh, una raccolta di favole del poeta irlandese Thomas Moore, tradotto e adattato dallo stesso Schumann e da Emil Flechsig. La storia narra di vicende fantastiche ed è ambientata tra le porte del Paradiso ed un immaginario Oriente compreso tra Siria e Kashmir. La protagonista è un’eroina decaduta, una specie di ninfa della mitologia persiana, che deve conquistare il Paradiso attraverso sublimi esercizi di bontà e prove estreme richieste da esigenti numi ultraterreni. L’opera contiene quindi molti temi cari alla poetica ed alla sensibilità romantica; in particolare quello della redenzione assume un ruolo centrale che non solo lega la protagonista di questo oratorio agli altri eroi dell’universo schumanniano (Faust, Manfred e Der Rose Pilgerfahrt) ma traccia un percorso comune con la coeva esperienza wagneriana (in particolare Filiegende Holländer e Thannäuser). Di grande interesse è anche il colore orchestrale assai cangiante voluto da Schumann che sfrutta (e in alcuni casi supera) tutte le possibilità timbriche ed espressive dell’orchestra di allora, aderendo totalmente al rinnovamento sostenuto dal Grand traité d’instrumentation che Berlioz pubblicò proprio nel 1843, lo stesso anno della composizione della Peri. Anche dal punto di vista formale Schumann giunge ad approdi interessanti: il suono ed il canto fluiscono senza interruzione, senza alcuna pausa di meditazione e di rottura della tensione musicale, ottenuta attraverso la totale assenza di recitativi che favorisce il continuo susseguirsi dei brani musicali. Vi è dunque una grande unitarietà dal punto di vista compositivo, anche se la miriade di episodi, di affetti, di ambienti e di luoghi propri del romanticismo nordeuropeo che costellano partitura e libretto rendono quanto mai miniatura interpretativa inserita come un tassello funzionale ad un più vasto progetto. Per rendere giustizia a tutto ciò occorrerebbero fantasia e competenza stilistica, quindi ben altri strumenti che non la pedante letteralità con cui Gardiner affronta questa ricchezza di spunti. Schumann fa risuonare continuamente echi di altri compositori ed anche di sé stesso, si concede spesso momenti di puro descrittivismo naturalistico ed inserisce nel fluire ininterrotto dell’opera forme riconoscibili come ariosi, quartetti, Lieder e corali e, nel finale della prima parte addirittura un grande fugato "Denn heilig ist das Blut" che, in quel contesto, assume una particolare funzionalità espressiva ma che, nelle mani di Gardiner, che finalmente ritrova una forma a lui congeniale, spicca come un’incongrua citazione barocca, affrontata con la precisione di un contabile, inserita chissà perché in una partitura romantica.

Alcuni momenti restano ugualmente indimenticabili, grazie soprattutto alla bravura dei cantanti tra i quali spiccano Christoph Prégardien cui spetta la difficile parte del tenore solista (una sorta di narratore, come l’Evangelista nelle passioni bachiane), il soprano Barbara Bonney nel ruolo della Peri, il mezzosoprano Bernarda Fink, ed il baritono Gerard Finley che trova accenti davvero appropriati ed un canto di pura bellezza nella struggente aria "Jetz sank des Abends goldner Schein" evocativa di luoghi lontani toccati dalla ricchezza della natura. E dispiace quindi che il grande arioso della protagonista "Es fällt ein Tropfen aufs Land Ägypten", in cui Schumann sembra dar voce a tutto lo struggente desiderio di caldo e di sole di chi vive al Nord, interpretato dalla Bonney con intima malinconia, sia sciupato da un cattivo equilibrio tra le sezioni orchestrali e da un accompagnamento privo di qualsiasi partecipazione.

Complessivamente questo CD si rivela una grande occasione mancata, che tuttavia si giustifica grazie alla brillante interpretazione degli interpreti vocali, sempre ammirevoli e stilisticamente pertinenti, ed alla raffinata scelta del repertorio che lo rende, per ora, necessario data la latitanza di altre edizioni.

Daniela Goldoni

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