STOCKHAUSEN
Markus Stockhausen plays Karlheinz Stockhausen.
Aries
In freunschaft
Halt
Pietà
Markus Stockhausen, tromba
EMI
566452
1 CD

***

Controverso è l'aggettivo che probabilmente meglio qualifica questo CD della Emi, che oltre a siglare la quasi ventennale collaborazione in casa Stockhausen, offre un pertugio al grande pubblico delle ultime opere del celebre compositore tedesco; pertugio raro, dato che Stockhausen pretende di distribuirsi da solo i propri CD, relegandoli a oggetti di culto di pochi e coraggiosi eletti che gli spediscono un bel po' di soldi per sperare di ricevere indietro qualcosa.

Il Cd contiene quattro composizioni di impianto abbastanza simile, dato che appartengono tutte all'ultimo periodo della produzione, in cui Stockhausen riesuma la musica tonale, elegge a matrice compositiva una formula che ritorna ossessivamente lungo vastissime partiture e procede verso una esplorazione di una musica che potremo definire "adamitica", talvolta scopertamente tecnologica, talvolta di sconcertate semplicità, fino a reperire una musicalità primordiale, balbettante, ingenua, ma qualche volta di straordinaria presa (si veda il "congedo" di Montag Aus Licht, 1988).

Aries(1977) è un frammento per tromba e suoni elettronici che proviene da Sirius, ma la cui formula musicale di base è legata a un pezzo omonimo contenuto nel precedente Tierkreis.  Se la prima sezione sembra presentare un'interessante contrasto tra elettronica e tromba, in quelle successive la formula ritorna "elettronicamente" in maniera quasi comico-involontaria.

In Freundschaft è un'opera solistica, originariamente composta per flauto, e poi trascritta per vari strumenti, fino a questa versione per tromba, preparata per l'occasione: l'esito non è straordinario, e le configurazioni sembrano un poco smarrirsi in troppo insistiti preamboli, che isolano, in qualche caso, sparute note, che essendo banalmente tonali, detensificano l'ascolto.

Halt (1978-83) contiene materiali, scopertamente riconoscibili, da "Michael Reise um Die Erde", tra l'altro pubblicato su CD ECM, sezione della prima opera "da Luce" Donnestag aus Licht. La tromba è saltuariamente affiancata da un contrabbasso, che talvolta accompagna i soli lasciando vaghe impressioni "jazz ECM". È controverso decidersi, se alcuni passaggi siano veramente affascinanti oppure nascondano dietro qualche stilema avanguardistico una certa pochezza compositiva; controverso se certi accostamenti strumentali o alcune sintassi tra motivi siano sapientemente nuovi o invece profondamente kitsch.

Pietà (1990), il brano più recente, proveniente da Dienstag aus Licht, per tromba e soprano, non sembra risolvere i dubbi. È indubbio che alcune intersezioni tra voce e tromba sono molto efficaci, ma restiamo sempre sull'orlo dell'impressione del "già tutto sentito". Il manierismo attuale di Stockhausen lo conduce a continue autocitazioni (che naturalmente per lui sono riprese di formule dai probabili significati mistici); ecco il soprano accennare passi che sembrano provenire pari pari da Stimmung, per fare un solo esempio.

Markus Stockhausen è comunque un'interprete straordinario, di rara precisione di suono e in grado di usare trombe in do, in mi bemolle con quarti di tono e così via, con tutta tranquillità.

Questo CD, registrato in maniera nitidissima, non manca di risultare accattivante all'ascolto, dato che risulta sia molto comprensibile nelle melodie, sia molto gustoso nei timbri. Forse ci piace nell'odiarlo o forse lo odiamo nel piacerci.

Questa scoperta effabilità dello Stockhausen recente, questo sfruttamento continuo degli stessi materiali, questa modernità sonora che talvolta appare solo di superficie, sono tutti aspetti che lasciano spiazzato il vaglio critico.

L'impressione che la maestria di Stockhausen sia tale da potersi permettere le più grandi banalità con un massimo di resa espressiva, talvolta si affaccia nell'ascoltatore. Una cosa questo CD mi sembra chiarisca; che i brani solistici o cameristici difficilmente possono risultare compiuti se estratti da opere di respiro più grande. Stockhausen è talmente convinto della genialità di base delle sue opere che immagina possano germinare all'infinito. Ma non è così. E qualche volta, subentra anche un po' di nostalgia per l'immenso Stockhausen degli anni cinquanta...

Pierluigi Basso Fossali

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