VIVALDI
Farnace
F. Zanasi, Farnace
A. Fernandez, Berenice
S. Mingardo, Tamiri
G. Banditelli, Selinda
S. Prina, Pompeo
C. Forte, Gilade
F. Bettini, Aquilio
Coro del Teatro de la Zarzuela
Le Concert des Nations
J. Savall, dir.
ALIA VOX
AV 9822
3 CD
2h 55'17

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Questa registrazione dal vivo dell’opera Farnace di Antonio Vivaldi, riproduce la messiscena rappresentata al Teatro de la Zarzuela di Madrid nell’ottobre del 2001 con la direzione di Jordi Savall a capo de Le Concert des Nations. Si tratta senza dubbio di un’edizione che si pone come importante punto di riferimento nell’ambito della discografia vivaldiana. Se è vero infatti che abbondano le pubblicazione dedicate al Vivaldi strumentista e sacro, molto meno frequenti sono le incisioni di opere complete destinate al teatro. Si sa che la fortuna critica del Vivaldi operista fu quanto meno controversa, e che una resa credibile di un’intera opera deve superare notevoli difficoltà di tipo drammaturgico a causa delle carenze di ritmo teatrale, legate soprattutto ai lunghi recitativi tipici della produzione vivaldiana che interrompono l’azione drammatica. La bellezza delle arie giunge poi puntualmente a risollevarne le sorti, ma la tenuta generale ne scapita non poco. Savall in questo senso svolge un lavoro magistrale, compiendo un vero miracolo laddove riesce a conferire continuità musicale e narrativa all’intera opera. Il senso del recitativo, in genere trascurato, viene invece esaltato grazie ad un trattamento della parola e degli accompagnamenti curato non solo nei dettagli, ma soprattutto nel significato generale di raccordo della vicenda, di preparazione alle arie che finalmente appaiono non come gemme avulse dall’insieme, ma come snodi vitali della storia. Tutto questo non sarebbe possibile senza un cast di interpreti che conoscano a fondo la lingua e le sue sottigliezze, che abbiano una completa padronanza dell’accento, del ritmo e del significato della parola. Il cast si avvale infatti di cantanti italiani, con la sola eccezione dell’argentina Adriana Fernandez che però, come accade sempre per gli interpreti di lingua spagnola, affronta la lingua italiana con sicurezza di pronuncia e di intenzioni. Viene da chiedersi se la tradizione del Vivaldi operistico legata ai virtuosismi di cantanti famosi, più attenti alla resa spettacolare delle arie viste come pretesti per sfoggiare il proprio talento atletico/vocale, non debba essere ribaltata per lavorare più umilmente sui particolari "costruttivi" di scarso richiamo immediato che però pagano sicuramente di più sui tempi lunghi di un’intera opera. In aggiunta a questo lavoro di "precisione", Savall entra grandiosamente nel merito dell’interpretazione vivaldiana dal punto di vista strumentale. Sceglie un suono caldo, ricco e maturo, se si vuole in controtendenza con la l’idea di leggerezza e luminosità che si associa in genere all’orchestra vivaldiana. La sua è una lettura razionale, illuministica quasi ad accreditare Vivaldi come precursore della classicità. È un’orchestra composta, che guarda più alla perfezione palladiana che alla luce sconvolgente del Canal Grande, ovvero cerca di entrare nell’intima sostanza musicale piuttosto che fermarsi all’oro della superficie. In questo senso introduzioni e accompagnamenti alle arie assumono un vigore drammaturgico e musicale finora insospettato e francamente insospettabile, e la peculiarità della vocalità vivaldiana, che in fondo vede la voce umana come lo strumento solista di un concerto infinito e infinitamente mutevole, in questo modo risulta evidente, senza peraltro rinunciare alla definizione degli "affetti". Savall riesce quindi a trovare il giusto equilibrio tra musica e azione teatrale, rendendo gloria alla straordinaria invenzione melodica vivaldiana senza sacrificare le ragioni del dramma.

Il cast è quasi sempre all’altezza del compito. Il Farnace di Furio Zanasi ha la statura morale richiesta dal ruolo, anche quando il suo dovere di sovrano gli impone di costringere la moglie a sacrificare il figlio. Responsabile di quella che forse è l’aria più bella dell’intera opera, Gelido in ogni vena, ne fa una lezione di gusto e di teatro, riuscendo nell’impresa di rendere espressivi anche i virtuosismi vocali contenuti nel contesto di una tragedia, la morte del figlio, che ritiene appena consumata. Altrettanto credibile e commovente è la Tamira di Sara Mingardo, la cui profonda voce di contralto è qui valorizzata da un’orchestra il cui suono cupo trasmette tutta l’indicibile ansia di una madre costretta dal marito ad uccidere il figlio. Riesce a non essere ridicola anche quando il libretto di Antonio Maria Lucchini, nel momento in cui deve scegliere se ammazzare il figlio o disubbidire al marito, la costringe a cantare i seguenti versi: arsa dai rai cocenti/io sono misera pianta/in cui di speme il verde/perde l’agricoltor. Notevole è anche il Gilade di Cinzia Forte, che dimostra musicalità e sensibilità, entrando nelle arie con una piacevole voce/strumento. Sonia Prina, interprete di Pompeo, ha l’incarico di essere molto convincente dal punto di vista vocale (poiché le arie tecnicamente più difficili sono le sue), ma anche di essere credibile come proconsole romano di forte autorità, ma incline alla clemenza. Considerando la sua giovane età, riesce benissimo in entrambe le imprese, che comprendono anche l’ultravirtuosistica aria di tempesta Sorge l’irato nembo che, cantata dal vivo davanti all’esigente pubblico madrileno, non deve essere stata ostacolo da poco. Adriana Fernandez, Berenice, ha il compito di passare da perfida a buona, tramite un repentino cambiamento della psicologia del suo personaggio. Ha l’autorevolezza scenica per risultare plausibile in entrambi i casi, grazie anche ad una sicura vocalità. Meno adatta al ruolo di Selinda, seduttrice per ragion di stato, appare Gloria Banditelli, il cui stile composto e asciutto risulta un po’ rigido rispetto ad un personaggio che richiede maggiore sensualità. Fulvio Bettini, Aquilio, ha un’unica aria Penso che q’ue begl’occhi, ma è così gradevole, dolce e danzante, piana e semplice come una canzone napoletana, che viene voglia di ascoltarla in continuazione.

In tutto questo bel lavoro su Vivaldi compare anche il ben meno famoso Francesco Corselli, musicista piacentino nato nel 1705, autore di uno dei quindici "Farnace" composti nel settecento. La sua fortuna è che il suo Farnace ebbe la prima rappresentazione a Madrid nel 1739, e per questo è stato prescelto per arricchire la messa in scena al Teatro de la Zarzuela con alcuni brani della sua versione. Francamente a noi sfugge il senso di questa operazione, anche se siamo portati ad avanzare un’ipotesi politically correct. Questa produzione infatti è il frutto della collaborazione tra il Teatro de la Zarzuela e la Sociedad Estatal España Nuevo Milenio, un istituto culturale del governo spagnolo creato per valorizzare tutte le espressioni artistiche sviluppatesi in Spagna. È assai probabile che la prima rappresentazione madrilena del Farnace di Corselli abbia indotto Savall e gli organizzatori ad inserirne alcuni numeri nella produzione teatrale riversata poi nel presente CD. In fondo non disturba, ma sinceramente ci sentiamo di non essere affatto convinti del suo fondamento storico-scientifico, che secondo noi semplicemente non esiste.

Daniela Goldoni

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