FAURÈ
Requiem op.48
FRANCK
Sinfonia in re minore
J. Zomer, soprano
S. Genz, baritono
La Chapelle Royale Collegium Vocale Gent
Orchestre des Champs Élysées
Philippe Herreweghe, dir.
HARMONIA MUNDI FRANCE
HMC 901771
1 CD
75'46

**½

Gabriel Fauré concepì il suo Requiem come un’opera da camera, con un organico ridotto e privo di violini e legni; in questa forma, e ancora privo dell’Offertorio e del Libera me, fu eseguito per la prima volta il 16 febbraio 1888 nella chiesa de la Madeleine a Parigi. È molto probabile che, dietro specifiche richieste del suo editore, Fauré sia stato costretto a rivedere la partitura originale trasformandola in una versione più vicina alla forma sinfonica. Questo lavoro di orchestrazione, che a Fauré non interessava affatto, sembra sia stato realizzato dal suo allievo Roger Ducasse. Le variazioni non riguardarono solo l’organico orchestrale, che fu notevolmente ampliato, ma anche la scrittura di alcune parti e soprattutto la dinamica che fu spinta verso il forte. La partitura, in questa versione da concerto con accompagnamento di orchestra sinfonica, fu pubblicata nel 1901 e godette di un successo immediato e rappresenta tutt’oggi la versione più conosciuta ed eseguita.

Philippe Herreweghe, a tredici anni di distanza dall’esecuzione della cosiddetta versione della Madeleine, affronta questa volta la versione sinfonica, con l’Orchestre des Champs Élysées, utilizzando per la prima volta l’edizione critica Hamelle-Leduc del 1998. Anche per queste musiche temporalmente più prossime a noi, l’intento, dichiarato nelle note di copertina, è quello di restituire lo spirito dell’esecuzione del tempo di Fauré. Sebbene in questo caso sia eccessivo parlare di utilizzo di strumenti d’epoca, tuttavia si fa ricorso ad archi con corde in budello, all’harmonium in sostituzione dell’organo, alla pronuncia gallicana del latino (francamente un po’ ridicola per noi italiani, con le u che diventano ü alla lombarda) in uso nelle parrocchie parigine fino agli anni quaranta del novecento.

L’attenzione dedicata da Herreweghe anche a questi piccoli particolari, dettata da precise scelte filologiche, rendono questa esecuzione del Requiem più adatta a spazi diversi da quelli delle sale da concerto e il risultato resta molto più vicino all’opera da camera, come era nell’intento di Fauré. L’orchestra è sempre trattenuta e il suono è come soffocato e privo di colore: in tal modo non viene mai sottolineata la grandiosità della partitura per grande orchestra, priva di passaggi dinamici al forte e nel contempo carente dell’intimismo della concezione cameristica. L’interpretazione di Herreweghe ci appare irrisolta, incapace di scegliere tra le due possibili letture. A questo si aggiunge una certa freddezza dovuta forse ad una lettura eccessivamente analitica di una partitura che invece richiederebbe più fiducia nella semplice bellezza di una musica che obiettivamente non pone molti problemi interpretativi. Belle le voci del soprano Johannette Zomer e del baritono Stephan Genz, preciso e sicuro come sempre il coro Collegium Vocale Gent.

A completamento del CD è stata inserita la Sinfonia in Re minore di Cesar Franck, un’opera datata 1889, che quando venne eseguita per la prima volta, fu accolta con grande ostilità dal pubblico e dalla critica. Complessivamente ci pare che Philippe Herreweghe, più convincente nell’esecuzione nella Sinfonia di Franck, non si trovi del tutto a suo agio nell’affrontare questo repertorio tardo ottocentesco francese. Diversa sensibilità ha dimostrato affrontando altri autori, anche fuori dal repertorio rinascimentale e barocco, nel quale peraltro continua ad esprimersi su livelli di eccellenza.

Silvano Santandrea

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