Futurismusic
Piano Anthology 1
Daniele Lombardi, pianoforte
COL LEGNO
20076
1 CD
76'44

***½

Daniele Lombardi è un compositore e pianista fiorentino, che si è dedicato anche a lavori musicologici di grande interesse, tra i quali spicca decisamente la ricostruzione della serie di composizioni nate attorno al movimento futurista. Ne è nato tra l’altro un volume interessante quale Il suono veloce- Futurismo e futurismi in musica, che il CD qui recensito viene a porsi non solo come opportuno complemento, ma come oggetto a partire dal quale rileggere la storia del futurismo musicale.

Lombardi può essere ricordato come compositore per Faustimmung, definito un "concerto intermedia" per pianoforti, voce, violoncello e nastri magnetici (1987), un vasto lavoro (70 minuti), collage di 10 pezzi autonomi, che non manca di ricordare atmosfere futuriste, anche nel suo gioco interartistico (si veda il CD pubblicato da Musica & Immagine 1994).

Di questa antologia pianistico-futurista pubblicata dalla Col legno non si può certo contestare il lavoro storico-filologico che ne sta alla base (del resto, non ne abbiamo gli strumenti). È un’antologia indubbiamente preziosa, e largamente godibile e stimolante. Tuttavia, rimane il dubbio che il materiale raccolto valga più come documentazione che come florilegio di testi estetici di effettivo valore. Inoltre, si fatica a comprendere di primo acchito come certi brani possano rimandare in qualche modo alla poetica futurista.

Insomma, alla soddisfazione di veder ricostruita una sfaccettatura davvero poco conosciuta della musica italiana di primo Novecento, si sostituisce presto la sensazione che i pezzi recuperati non facciano che mettere in luce la stentata ricerca in ambito nostrano di pensare un’avanguardia musicale. Se ne ricava l’impressione talvolta di mal dissimulato tradizionalismo, di effettismo ingenuo, di trasgressioni banali e poco coraggiose. Non mancano di presentarsi un neo-arcaismo modernista alla Satie (con tanto di predilezione per una musica verticale), ma solo raramente l’infrazione delle regole si fa decisa e interessante.

Una rivelazione molto stimolante è quella del lavoro compositivo di Alberto Savinio: Les chants de la mi-mort contengono asprezze e irruenze certo non consuete al tempo: lo spirito di provocazione si aggiunge a una fantasia compositiva davvero apprezzabile, che sottrae Savinio dal semplice assemblaggio contrastivo di formanti melodico-ritmici retoricamente affermati.

Su Silvio Mix (1900-27), autore di un Profilo Sintentico Musicale di F.T. Marinetti, non si può che rilevare un amore per le ampie concatenazioni accordali, nonché un’ispirazione decadentista lievemente fusa con la necessità locale di mostrareuna certa sprezzatura dei canoni consolidati. Ma è comunque difficile giudicare da questo grappolo sparuto di piccoli brani il valore di Mix, e in ogni caso la prematura morte impedisce ulteriormente qualsiasi messa a fuoco precisa della sua personalità artistica.

Forse è esagerato l’inserimento di un aforistico dittico di Casella (non contribuisce a far comprendere cos’è il futurismo). In effetti, il rischio è di porre sotto l’etichetta del futurismo tutto quello che per l’epoca suonava come poco convenzionale o eccentrico.

Fa piacere invece la presenza di un bel brano di Scelsi per pianoforte (Rotative del 1929), che nel suo andamento "macchinico" fa effettivamente pensare a una "città che sale" sull’onda del progresso tecnologico.

Talvolta i riferimenti al futurismo sono espliciti, come nei casi di Mortari e Casavola, ma è difficile intravedere negli esempi offerti dal CD dei documenti significativi e comparabili con la produzione avanguardistica in campo pittorico e letterario.

Aldo Giuntini (1896-1969), Chesimò (1908-1992), Daniele Napoletano) rappresentano una sorta di seconda, timida ondata di musica futurista: i loro brani sono delle piacevoli curiosità.

L’aggiungersi di un brano di Malipiero e uno di Strawinsky, come "maestri" amati dai seguaci del futurismo, completa questa preziosa edizione Col legno, che non ha la pretesa di presentare dei capolavori, ma riesce a mantenere sempre vivi l’interesse e il piacere dell’ascoltatore. È per certi versi molto gustoso - lo riconosciamo - sentire delle piccole eversioni, come il percuotere il pianoforte in maniera eterodossa in Contraerei di Chesimò. Inoltre, la varietà di stili e accenti di questo CD è tale che ne esce un caleidoscopio di soluzioni espressive che complessivamente sembrano comporre, proprio nel loro incrociarsi nella memoria, un vero ritratto futurista.

Pierluigi Basso Fossali

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