GOEYVAERTS
Amor[t]
Vilnius Municipal Choir Jauna Muzika
K. Kessels, dir.
Prometheus Ensemble e Champ d'Action
Peter Rundel, dir.
The BRT Symphonic Orchestra
G. Taverna, dir.
Florilegium Musicum de Paris
MEGADISC
MDC 7829
2 CD
1h 27'

***

Karel Goeyvaerts (Antwerpen 1923-1993), autore pochissimo noto in Italia e anche presente in modo sporadico nei compendi di storia della musica degli ultimi cinquant’anni, non poteva che essere promosso da una intraprendente etichetta belga come la Megadisc. Registriamo allora con piacere questo nuovo doppio CD, che raccoglie lavori davvero molto diversi, tanto da fornire forse per la prima volta un ritratto a suo modo completo dell’intera carriera di Goeyvaerts. Spesso il suo nome restava legato a una delle prime sperimentazioni elettroniche, Opus 5 (1953-54), che figurava nel programma del primo concerto di musica elettronica a Colonia, a fianco di Stockhausen e del suo più famoso connazionale Henri Pousseur (1929), giovane che per un paio di decenni gli avrebbe "bruciato" la scena. Dal puntillismo esasperato e dall’anelito di un controllo totale del materiale, Goeyvaerts è passato prima verso sperimentazione più problematiche e libere (Composition n. 6 pour 180 objets sonores, 1957), quindi è rifluito in una rimeditazione della musica del passato in grado tuttavia di aprire spazi per nuove ricerche, mai eclatanti (e forse per questo per tanto tempo trascurate), ma che oggi retrospettivamente lasciano intravedere il tragitto di una personalità non certo del tutto collaterale nella storia delle musica contemporanea.

Ciò che è indubbio è che si registra in Goeyvaerts, in modo molto più spiccato dei suoi più famosi colleghi, una vera palinodia del suo periodo seriale, percepito come uno scacco creativo, un muro di cristallo destinato a rimanere silente. Se per quanto ci riguarda è venuta decisamente l’ora di rivalutare la bellezza dei brani seriali dei primi anni Cinquanta, non di meno si può osservare con curiosità il "ricominciare daccapo" di Goeyvaerts (anche se questo CD della Megadisc sarebbe risultato più efficace se avesse riportato anche un brano del primo periodo seriale del compositore belga). Si inizia invece il percorso con Improperia. Cantata for a Good Friday, per contralto, doppio coro misto e 6 strumenti (1959), choccante distacco dalle sperimentazioni elettroniche; si sfiora il neoclassicismo, se non fosse per certi cromatismi e per una purezza dei toni quasi atemporale. Vi sono delle tangenze con la musica corale di Dallapiccola, cadenze di flauto quasi debussiane, ma il tutto è levigatissimo, pacificato, una musica fuori dal tempo. Un clima che si ritrova in parte nel più interessante Mon doux Pilote s’endort aussi (1975) per coro misto, dove un campo armonico piuttosto ristretto, venato appena di cromatismi trasversali, viene esplorato per diciassette minuti continuando a variare leggermente o a sezionare un unico motivo, giungendo a una sorta di personale minimalismo, purissimo, poco effettistico o compiaciuto. Sono brani questi piacevolmente fruibili, ma forse non molto stimolanti.

La loro convivenza con un brano di tre anni prima (1972), Bélise dans un jardin, per 24 voci e 6 strumenti, carico di stilemi dell’avanguardia radicale, rende il tutto molto più interessante. Il brano si ispira al Don Perlimplin di Garcia Lorca, ma solo come occasione "fonetica", visto che Goeyvaerts allestisce un intelligente gioco tra significante e significato di lessemi o di frasi tratti da varie lingue. Alla fine del brano troviamo quel gioco di parole tra "amor" e "morte", amor(t), che dà il titolo all’edizione discografica. In effetti, il brano si staglia qualitativamente nel catalogo del maestro belga, ed è pienamente giustificato la posizione privilegiata accordata dall’edizione. Resta da domandarci che cosa possa tenere assieme lavori vocali così radicalmente diversi in superficie. Certo l’idea di ritualità: giocosa, piena di estro, festa piena di cerimoniali (si ascolti nel finale la ripetizione di "cheer", "smile", ecc.), in un caso; apollinea, mistico-religiosa, accorata, nel secondo.

Il secondo CD offre un ventaglio di opere strumentali, che vanno dal 1961 al 1985. Zomerspelen per tre gruppi orchestrali apre il quadro storico, presentando una complessa partitura, sospesa tra folate di energie e quella tensione all’organizzazione strutturale e trasparente che sembra costituire un altro filo conduttore nell’opera di Goeyvaerts. La cosa si rende ancora più evidente se si pensa che gli éclats strumentali, con la loro suasiva bellezza timbrica, si spiegano aneddoticamente con una volontà di trasporre l’impressione folgorante che il paesaggio della Costa Azzurra fece sul compositore, e che quei margini di indeterminazione aleatori precedentemente previsti dalla partitura furono cancellati e sostituiti con sezioni accuratamente scritte già alla fine degli anni Sessanta.

Erst das Gesicht, dann die Hände, und zuletzt erst das Haar (1975) per orchestra da camera è un brano poliedrico nei climi espressivi, strutturato con evidenti blocchi ripetuti con leggere variazioni, ma in alcuni interstizi apre a vari intermezzi, la maggior parte delle volte alquanto lirici, che progressivamente conquistano la scena. È un brano di grande semplicità e di immediata gradevolezza; ma il pregio che più ragionevolmente gli si può attribuire è proprio questo nitore nell’organizzazione del discorso musicale e la capacità con cui sa tenersi lontano da effetti retorici.

Si giunge quindi a Pourque les fruits mûrissent cet été, trascinante opera minimalista per strumenti rinascimentali che scorre come un flusso, modulato in apertura e in chiusura, simmetricamente, verso un climax centrale, che non trova comunque sbocchi (ed infatti si ritorna alla posizione di partenza, ossia una rarefazione strumentale). La struttura trova tangenze con altri brani di Goeyvaerts, soprattutto per ciò che riguarda l’idea di variare continuamente l’esecuzione di solo alcune microsezioni di un unico motivo, riproposto imperfettamente all’infinito. Questa partitura ha molto generoso appeal e non può mancare di raccogliere entusiastici consensi, anche se i palati più fini si insospettiranno dal gioco davvero troppo facile. Eppure, c’è una compostezza e una sobrietà in Goeyvaerts che consentono l’ascoltatore di abbandonarsi con una certa fiducia a questo nuovo gioco con i tempi (presentificazioni di suoni continui, suonati per moduli circolari che si ripetono). La durata del brano (28 minuti) è comunque eccessiva.

Infine, il lavoro più recente, coevo dell’opera più importante di Goeyvaerts, Aquarius: si tratta di Avontuur (Avventura) per piano e dieci strumenti (1985). È un punto di arrivo nel percorso poetico del maestro belga, ma resta una sensazione di irresolutezza tra la percezione di una maturazione linguistica di grande pregio e echi melodici di sapori antichi e consunti. Ci si orienta fin troppo bene per potere avere esperienza trasformativa della propria competenza sensibile (fattore tipico dell’esperienza estetica), e si rimane legati a un’operazione di riconoscimento di configurazioni.

In conclusione, il viaggio dentro la musica di Goeyvaerts offerto da questa edizione Megadisc, che presenta incisioni molto curate e delle note esplicative chiare (a parte, inspiegabilmente, la divisione dei brani nei due CD, scoperta che è affidata all’intuito dell’ascoltatore), è molto piacevole e non manca di gettare luce su una personale attraversamento delle "mode" musicali della seconda metà del Novecento. Sulle esecuzioni non ci sbilanciamo in giudizi affrettati dato che mancano termini di comparazione e un confronto con le partiture.

Pierluigi Basso Fossali

0

Associazione culturale Orfeo nella rete
http://www.orfeonellarete.it/
info@orfeonellarete.it
Designed by www.soluzioniweb-bologna.it