BRAHMS
Sinfonia n.3 in FA maggiore, op.90
Sinfonia n.4 in MI minore, op.98
Deutsche Kammerphilharmonie Bremen
Daniel Harding, dir.
VIRGIN CLASSIC
5454802
1 CD
73'53

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Chi si aspettasse di trovare in queste esecuzioni delle sinfonie Terza e Quarta di Brahms dirette da Daniel Harding con la Deutsche Kammerphilarmonie, recentemente uscite per la Virgin Classics, l’eco delle passate interpretazioni rimarrà fortemente deluso. In primo luogo risulta evidente che l’approccio del giovane direttore inglese è teso a rinunciare ad ogni magniloquenza, retorica, enfasi. Tutto è, come di colpo, annullato: siamo di fronte ad una generazione che cambia drasticamente prospettiva senza voltarsi troppo all’indietro. La vera novità risiede in un approccio strutturale, talmente rigoroso da restituire queste partiture nel loro significato musicale più autentico. Si parla, come già detto, di analisi strutturale, aliena da ogni residuo interpretativo proprio di certa tradizione in auge fino a qualche anno fa, che ha visto in Carlo Maria Giulini l’ultimo esponente di spicco. Con Harding ci troviamo di fronte ad un musicista che sembra avere tutte le carte in regola per proseguire la nuova strada interpretativa inaugurata da Abbado, Boulez, Harnoncourt che ha come principale obbiettivo l’analisi testuale; si parte dal testo, si ricomincia dal testo, lo si ristudia e lo si narra al pubblico contemporaneo: ogni interpretazione non è rimeditazione di una lettura precedente ma è, sempre e comunque, radicalmente nuova e originale. Nel caso delle due sinfonie di Brahms in questione troviamo una certa propensione a mantenere sempre sotto controllo la materia sonora, la preoccupazione a non lasciarsi sopraffare dall’enfasi senza rinunciare, per questo, alla leggerezza e morbidezza di suono (come si evince in modo inequivocabile dall’ascolto dei primi due movimenti della Terza Sinfonia). Massima chiarezza nella forma, presenza viva e costante di tutte le sezioni dell’orchestra nonché incisività del discorso musicale, costituiscono la ragione principale dell’indagine di Harding, il quale, anche scegliendo tempi talvolta molto veloci, a tal punto da rasentare quasi il limite della corsa, obbedisce ad un proprio personale, ossessivo e modernissimo bisogno di sintesi. Il risultato è quindi contrassegnato da una solida continuità e fluidità del procedere sinfonico di Brahms che, ce ne accorgiamo solo ora, mal si concilia con il fraseggio eccessivamente allargato ed enfatico della tradizione interpretativa tardoromantica; a ciò si perviene attraverso una straordinaria agilità degli archi e con un sobrio fraseggio giustificato da una visione narrativa antiromantica ed estremamente brillante del sinfonismo brahmsiano. Per rendersi conto di questo è sufficiente prestare attenzione alla grande incisività con cui vengono esposti il tema iniziale della Terza ed il terzo movimento della Quarta.

L’esposizione dei temi e la loro ripresa avviene in modo quasi crudo in modo da rendere esplicito il contrasto: ciò provoca una notevole interazione fra le varie sezioni strutturali che conferisce al tutto un forte senso dialettico. Si potrebbe quasi parlare di "dramma strutturale", se si fa riferimento al modo con cui Harding rende estremamente dinamica una frase musicale, come se quest’ultima dovesse necessariamente svilupparsi e convergere in direzione di un punto culminante. Quindi, la grande tensione che ne deriva, non è emotiva ma strutturale.

Importantissima è anche l’attenzione rivolta all’uso della timbrica: vedasi, ad esempio, come Harding riesce a conferire, quasi con innata naturalezza, uno spiccato senso della polifonia nel quarto tempo della Terza: in alcuni episodi si avverte con crescente stupore la contemporanea presenza del leggerissimo suono degli archi contrapposto ad un densissimo intervento dei legni che solitamente nelle altre esecuzioni viene taciuto.

Come non parlare poi della bellezza del suono dell’orchestra senza, peraltro, dimenticare che la preoccupazione principale dell’interprete non è quella di ricercare l’effetto sonoro fine a se stesso. L’uso del suono viene anch’esso impiegato per ragioni formali: da segnalare l’utilizzo sapiente della dinamica nel terzo movimento della Terza Sinfonia. Qui, contrariamente ai primi due tempi, l’esposizione di ogni frase viene preceduta da un ampio respiro che sembra preludere ad un rubato; invece, ci troviamo di fronte ad un puro effetto illusionistico dato dalla singolarità con cui Harding, pur continuando a segnare il tempo in modo rigoroso, conclude la frase portando la dinamica verso il pianissimo allo scopo di ingenerare nell’ascoltatore la sensazione di un rallentando che, in realtà non sussiste nell’esecuzione e che non è scritto in partitura.

Per ciò che concerne la Quarta avremmo gradito, forse, un certo abbandono che, assente in quasi tutta l’esecuzione della sinfonia avrebbe sottolineato in maniera più eloquente la travagliata sensibilità di Brahms per una coerente organizzazione del materiale musicale che non rinunciasse alla forza dell’espressione. Ma non disperiamo per questo, dal momento che, fin’ora abbiamo assistito anche a troppe travagliate esecuzioni di quest’opera che sapevano tutt’altro che di forma. Pertanto salutiamo con favore l’uscita di questo cd, sperando che il giovane maestro inglese, avviato a quanto pare ad una brillante carriera, continui con simili risultati la tradizione dell’indagine strutturale.

Enrico Nicoletti

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