HASSE
Miserere in do minore (Salmo 50)
ZELENKA
Missa Dei Filii in do maggiore ZWV 20
H. Hallaschka, soprano
K. Wessel, contralto
M. Ullmann, tenore
F. Schiller, basso
Dresdner Kammerchor
Dresdner Barockorchester
C. Rademann, dir.
RAUMKLANG
RK 9702
1 CD
65'43

***

Questo CD dell’etichetta tedesca Raumklang, uscito nel 1997 e giunto solo ora in Italia, nasce con l’intento di commemorare il trecentesimo anniversario dell’ascesa di Augusto il Forte di Sassonia al trono di Polonia, avvenuta appunto nel 1697. In realtà le due opere scelte per questa incisione furono scritte molto tempo dopo questo evento storico: infatti il Miserere in do minore di Johann Adolf Hasse fu probabilmente composto intorno al 1730, mentre verso il 1740 fu scritta la Messa in do maggiore detta Messa Dei Filii di Jan Dismas Zelenka. Più che un preciso riferimento all’incoronazione del 1697 dunque, questa incisione sembra trovare un suo preciso interesse nel restituirci una testimonianza di quella che doveva essere la produzione musicale nel periodo augustino sul trono di Sassonia, cioè tra il regno di Augusto III e quello di Augusto il Forte, che è anche il periodo temporale che intercorre tra le due composizioni. La scelta stessa di Hasse e Zelenka risulta assai significativa anche perché si tratta delle due figure che maggiormente influenzarono la produzione musicale nella Dresda di quel periodo, dove Hasse ricoprì l’incarico di Kapellmeister mentre Zelenka fu impegnato in uffici diversi, pur senza mai accedere alla carica massima, cui per altro teneva moltissimo. Lo spunto storico che ispira programmaticamente il CD viene quindi a cadere per eccessive forzature nella periodizzazione, mentre sembra prevalere un interesse più propriamente musicale per due opere che costituiscono, nella diversità della loro fattura e della loro ispirazione, brillanti esempi dello "stile ecclesiastico" in voga nella prima metà del settecento.

Così il Miserere di Hasse evidenzia, fin dal coro iniziale Miserere Deus, quella facilità nella scrittura melodica mutuata dagli studi napoletani del compositore. Hasse compone per la voce con spontanea naturalezza, producendo melodie tanto semplici quanto accattivanti: è impossibile non restare incantati davanti alla dolcezza di arie come Quoniam si voluisses, e del resto Hasse, tenore lui stesso e marito del contralto Faustina Bordoni, protagonista della scena musicale per gran parte del settecento, non poteva non conoscere a fondo i segreti della scrittura per la voce umana. Anche la scrittura corale, benché non molto complessa sul piano contrappuntistico, si impone per la grazia della linea melodica e soprattutto per la libertà con la quale Hasse si rapporta ai significati testuali. Infatti il tono della composizione non si adatta per nulla al clima dolente di un Miserere, potendo benissimo essere un Gloria o un Magnificat: il testo liturgico qui appare un semplice pretesto non essendoci alcuna aderenza tra la scrittura musicale e la disposizione al pentimento suscitata dalla preghiera. L’esecuzione della Dresdner Barockorchester e del Dresdner Kammerchor tende inoltre ad appesantire, con accenti troppo marcati e con un eccessiva enfasi sulla sezione orchestrale, peraltro non particolrmente originale, lo spirito della composizione che richiederebbe, a nostro parere, maggiore fluidità e leggerezza. I solisti non sempre sfoggiano quella facilità nel canto che dovrebbe risaltare nelle arie e nei duetti, ed in particolare il soprano Heike Hallaschka mostra più di una difficoltà, soprattutto nel registro acuto, schiacciato e spesso forzato.

Più pertinente appare l’interpretazione del complesso tedesco nella Messa Dei Filii di Zelenka. Appartenente ad un gruppo di sei Messe, è rappresentativa dell’ultima produzione del compositore boemo questa messa è rimasta incompiuta, essendoci pervenuti solo il Kyrie ed il Gloria. Si tratta di un’opera dal forte impatto celebrativo la cui orchestrazione sontuosa e la scrittura corale solenne sono messi in luce con la giusta enfasi che restituisce all’ascoltatore di oggi il clima grandioso che permea le composizioni religiose di Zelenka.

Nel complesso questo CD, pur se con qualche perplessità sull’intepretazione, si pone come spunto di riflessione interessante sulla produzione musicale tedesca della prima metà del settecento, mettendo a confronto due opere significative di musicisti che, pur con molte radici comuni, sono giunti, nel loro percorso, a esiti quanto mai diversi.

Daniela Goldoni

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