HOLBORNE
The Tears of the Muses (1599)
Elizabethan Consort Music vol. II
Hespèrion XXI
Jordi Savall, dir.
ALIA VOX
AV 9813
1 CD
66'13

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È noto come spesso le riscoperte lascino il tempo che trovino, che siano o meno inserite in progetti organici. A volte la pubblicazione sistematica di opere integrali dedicate ad alcuni compositori rende necessaria la riesumazione di pezzi dimenticati o non particolarmente significativi, altre invece il rispolvero di brani di scarso interesse non risponde neppure alla logica della completezza, ma spesso solo a quella del cattivo gusto musicale di chi opera le scelte. Non è certo questo il caso di Jordi Savall, che da anni alterna l’interpretazione di opere per lo più inedite e sconosciute ad altre di più largo repertorio. Più volte il musicista catalano ci ha stupito con raccolte antologiche di artisti vari, non sempre noti, legate dal rigore della ricerca e dal desiderio di documentare epoche e luoghi della musica desueti, e non ci ha mai delusi. E’ il caso di questo secondo volume dedicato alle musica elisabettiana per complesso di viole. A differenza del primo, un'antologia di diversi autori, il secondo è completamente dedicato ad Anthony Holborne. Non si sa molto di questo dignitario di corte e non si conosce neppure con esattezza il suo anno di nascita che si colloca intorno al 1545. Non è certo che fosse un musicista professionista e non è neppure ben chiara la sua funzione a corte. Si sa però che Holborne godeva dell’alta considerazione dei musicisti suoi contemporanei che gli dedicarono alcune delle loro composizione o si ispirarono alle sue. Valga per tutti l’esempio di John Dowland che basò la sua pavana Sir Henry Umptons Funerall sulla pavana The Funeralls presente in questo CD.

I venticinque brani eseguiti in questo CD fanno parte della raccolta Pavans, Galliards and Almaines pubblicata a Londra nel 1599, che rappresenta la prima edizione di musiche per danza apparsa in Inghilterra. Com’era costume all’epoca, non viene fornita nessuna indicazione precisa riguardo alla strumentazione da utilizzare, si sa solo che è musica adatta a essere eseguita con viole, violini e altri strumenti a fiato. Non è neppure chiaro se fossero state scritte realmente per il ballo oppure, come riportato nella prefazione di un’edizione tedesca posteriore, quella di Holborne sia "musica da ballo più per l’orecchio che per i piedi". Il dubbio del curatore tedesco è in effetti più che fondato, data la raffinatezza e la ricercatezza dei temi e degli accompagnamenti. I sette gruppi di sequenze così come vengono proposti nel CD fanno però pensare anche a una reale destinazione alla danza dei brani: all’inizio abbiamo sempre una pavana, lunga, lenta e distesa, mentre la gagliarda e l’allemanda che generalmente seguono sono più vivaci, e di conseguenza più brevi, forse per non affaticare troppo i danzatori. La fortuna di queste danze tocca d’altro canto il suo apice proprio alla fine del Cinquecento e proprio alla corte di Elisabetta I, e non è forse illegittimo supporre che, oltre a essere considerato come grande repertorio musicale di alto profilo dai suoi contemporanei, il lavoro di Holborne fosse anche eseguito nelle feste di corte.

Jordi Savall con l’ Hespèrion XXI ha optato per un’esecuzione affidata ad un insieme di cinque viole da gamba, cui si aggiungono occasionalmente un’altra viola da gamba basso, un liuto, un organo e un tamburo. Inutile dire che la qualità esecutiva espressa dagli strumentisti di Savall è eccellente, così come l’accuratezza nella ricerca degli strumenti originali, o copie di originali. E’ stupefacente la varietà di timbri, suoni e colori che Savall riesce ad estrarre da un organico così ridotto, così come i continui cambi di ritmo e la costante tensione nelle linee musicali non portano mai a cedimenti di attenzione in chi ascolta. E’ un’interpretazione che respira incessantemente, viva, attuale. Savall ancora una volta riesce ad andare oltre la corretta ricostruzione di un’opera lontana, non si limita a trasportarci in un’epoca, ma riesce ad attualizzarla e a renderla in qualche modo nostra contemporanea. Il suo lavoro è quanto di più distante dalla conservazione e dall’irrigidimento museale che spesso caratterizzano le riproposte musicali rare, eppure è noto quanto il suo approccio agli antichi manoscritti sia rispettoso, così come non transiga nella filologia dell’esecuzione. Egli ha la rara dote di far apparire attuale anche la musica più lontana da noi nel tempo e nel costume, rendendo miracolosamente vive queste pagine evocative dello splendore di una corte colta e dedita alle arti come quella di Elisabetta I. Ecco quindi alternarsi le malinconiche pavans alle ritmate galliards e alle briose almaines con organici di volta in volta modificati, così come gli arrangiamenti, entrambi sempre parzialmente completi o raramente indicati in manoscritto ma, come ci informano le interessanti note del libretto, ricostruite facendo riferimento al First Booke of Consort Lessons di Thomas Morley, anch’esso pubblicato nel 1599 per la stessa combinazione di strumenti.

La registrazione, elegantissima, effettuata nella Collegiata di Cardona, in Catalogna, è perfettamente in linea con la finezza delle scelte e dell’esecuzione.

Silvano Santandrea

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