Juliette Hurel & Hélène Couvert
Musiche di Debussy, Varèse, Dutilleux, Jolivet, Messiaen, Dusapin, Tanguy, Hersant
J. Hurel, flauto
H. Couvert, pianoforte
NAÏVE
V 4925
1 CD
56'47

***

Ennesima edizione dedicata al flauto nel Novecento, questa della Naïve associa alcuni classici a brani più recenti, restando monograficamente all’interno della produzione francese. In ciò ritrova una certa coerenza, pur forse mancando alcuni brani cardinali quali la Sonatina di Boulez del 1946 e una qualche esemplificazione dei lavori della scuola spettrale (Levinas, Murail, Manoury potevano essere in qualche modo rappresentati), ed essendo opinabile la scelta di Chant de Linos (1944), non solo più affascinante nella versione per flauto, arpa e trio d’archi, ma forse inferiore rispetto alla più corposa e matura Sonata (1958) di Jolivet.

Juliette Hurel sembra racchiudere stilisticamente la quintessenza dello spirito francese; ecco la precisione di uno suono sottile, aereo, agilissimo: un’interprete perfetta per il repertorio qui assemblato. Il nitore non paga il prezzo della freddezza geometrica, e pur essendo il suono tutt’altro che "incarnato", "respirato", resta caldo, piuttosto che acuminato. In conclusione, Juliette Hurel, se non entusiasma per personalità, si profila come una maestra di equilibrio.

Inutile, dilungarsi nella presentazione di piccoli gioielli frequentatissimi, quali Syrinx (1913) di Debussy o Densité 21.5 (1936) di Varèse; meglio partire dal Merle noir (1951) dove Messiaen sembra piegarsi alla tradizione impressionistica ben più di quanto non fosse ormai più disposto a fare quando all’inizio degli anni Cinquanta si ritrovava ad essere insegnante della favolosa generazione di Darmstadt; ma ecco che nelle ultime battute si libera d’improvviso di questo retaggio, sprigionando appieno le sue invenzioni ritmiche (e qui la brava pianista Hélène Couvert asseconda perfettamente la Hurel negli scatti dinamici).

La Sonatina (1948) per flauto e pianoforte di Henri Dutilleux ci fornisce un ritratto anomalo di questo compositore, solitamente più sofferto e problematizzante nella forma e nei toni; il delicato brano si avvicina per atmosfere a quelli di André Jolivet, compositore d’eccellenza per la musica flautistica. Chant de Linos, tuttavia, rispetto a questa produzione, è tra i lavori meno solari di Jolivet, offrendo non solo cadenze malinconiche, ma anche qualche punta drammatica.

I pesci (1989) di Pascal Dusapin, compositore di ottimo livello, non riesce ad entusiasmare, pur nella sua compattezza formale, mentre i guizzi di Wadi (1992) di Eric Tanguy rendono se non altro "vispo" un brano per il resto piuttosto ineguale. Concludono il cd le Cinq miniatures di Philippe Hersant, piene di atmosfere diversificate e suasive, di citazioni colte o etniche; il brano è alquanto eclettico e privo di una coerenza formale forse deliberatamente non ricercata, ma tende l’orecchio dell’ascoltatore, portandolo in una serie di rapidi viaggi.

Pierluigi Basso Fossali

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