Morimur
BACH
Partita in RE min. per violino solo, BWV 1004
8 Corali
C. Poppen, violino barocco
The Hilliard Ensemble:
M. Mauch, soprano
D. James, controtenore
J. Potter, tenore
G. Jones, baritono
ECM
1765
1 CD

*

Avere un’intuizione geniale e riuscire a realizzarla con esiti che hanno fatto epoca va a tutto merito di chi ne è stato capace, riproporre lo schema per la terza volta in pochi anni, anche se con qualche variazione sul tema, senza ottenere gli stessi risultati fa dubitare della capacità critica di chi opera delle scelte che, oltre che ambiziose dal punto di vista delle strategie di marketing, pretenderebbero anche proporre alti contenuti culturali. Alludiamo a Manfred Eicher, padre e padrone dell’ECM, autore dell’intuizione sfociata nell’indiscutibile successo, anche commerciale, di Officium (1993) affidato all’Hilliard Ensemble e al sassofonista Jan Garbarek. Ma parliamo anche di Mnemosine (1999), prima riproposta del "modulo Eicher" con lo stesso schema e gli stessi esecutori, ed ora di Morimur (2001), sempre con l’Hilliard Ensemble ma stavolta con Christoph Poppen al violino.

Nei primi due CD l’Hilliard Ensemble eseguiva brani polifonici medievali e rinascimentali, sul cui tessuto musicale il sassofonista norvegese Jan Garbarek ricamava nitide improvvisazioni dallo spiccato stampo jazzistico che, soprattutto in Officium, coglievano di sorpresa l’ascoltatore, avvolgendolo in ragnatele sonore e atmosfere misteriose, fuori da qualsiasi riferimento spaziotemporale. Il merito andava alla bravura degli esecutori, cui però non era certo secondaria l’eccellente qualità dell’incisione, che esaltava la ricercatezza dei suoni e l’estrema cura dedicata ai volumi, alla spazialità, agli echi ed ai riverberi.

In Morimur il discorso è ribaltato. Questa volta è Christoph Poppen che esegue la Partita in Re minore BWV 1004 per violino solo di Bach, mentre l’Hilliard Ensemble rende "udibili" i cosiddetti corali nascosti, i messaggi e le presunte simbologie numerico-teologiche criptate nella partitura, dapprima alternandoli alle "danze" di cui si compone la Partita e poi sovrapponendoli alla Ciaccona che, a differenza degli altri numeri dell’opera, viene ripetuta alla fine.

La domanda che ci si pone ascoltando il CD è: che senso ha?

La connessione ed il significato di questa incisione bisogna andarseli a cercare leggendo attentamente le note in tre lingue (tedesco/inglese/francese) del libretto, di ispirazione tra il musicologico, il cabalistico ed il teologico. Si giunge così ad apprendere che il CD dell’ECM New Series questa volta è il risultato di una "pensata" della signora Helga Thoene, professoressa di Düsseldorf che, a suo dire, ha scoperto tutti i misteri celati dietro le note delle opere di Bach e in questa incisione finalmente li rivela al mondo. Ma cos’ha scoperto di così fondamentale la professoressa Thoene che era sfuggita ad altri ricercatori? Che strutture come indovinelli, messaggi cifrati, rimandi criptati (non solo ai nomi dei BACH ma a tutta una teologia cifrata e notata) già svelate nelle opere sacre, sono presenti anche nelle opere strumentali di Bach, come le sei sonate e partite per violino solo. Ma spinge la sua tesi fino a definire la celebre Ciaccona della Partita in Re minore come un vero "epitaffio musicale" composto da Bach per onorare la memoria della moglie Maria Barbara, prematuramente ed improvvisamente deceduta. A suo dire tutta la partitura è piena di rimandi cifrati all’Antico e al Nuovo Testamento, alla Trinità, a corali legati alla Pasqua e alla speranza nella resurrezione e nella vita eterna. Ma come trova questi riferimenti la professoressa? Ecco un esempio: "…nelle prime quattro misure della Ciaccona: 37 suoni contengono il cantus firmus dissimulato e rinviano al monogramma di Cristo, XP, lettere il cui valore numerico totalizza 37 (X = 22 e P = 15, secondo l’ordine alfabetico latino) …"

Non vogliamo certo confutare i risultati di questi studi, non ne abbiamo le intenzioni e soprattutto la voglia, ma i conti della professoressa Thoene somigliano molto a quelli che certi sedicenti archeologi eseguono sulle dimensioni delle piramidi egizie per scoprire che la somma dei lati, più il cubo dell’altezza, moltiplicato per il valore della velocità della luce, sommato alla lunghezza della sfinge senza la coda è esattamente la decima parte della distanza che separa la Terra da Orione. Christoph Poppen pertanto, affascinato dalle tesi della professoressa Thoene ha convinto Manfred Eicher a realizzare il progetto di rendere udibile, con la collaborazione dell’Hilliard Ensemble, ciò che sulla carta non è. Il risultato dell’esperimento è totalmente privo d’interesse e lascia alquanto indifferenti. Il violino barocco di Poppen ha un suono, non sappiamo quanto volutamente, povero e secco. Poco gradevole, privo com’è di respiro, sortisce l’effetto che si otterrebbe se fosse suonato all’interno di una campana di vetro con pochissima aria. Echi, riverberi e grandi respiri sono invece tutti dedicati agli interventi dell’Hilliard Ensemble, che in questa incisione si avvale della collaborazione del soprano Monika Mauch, preciso come sempre e come sempre glaciale, nonostante le manipolazioni sonore degli ingegneri dell’ECM.

L’effetto è di grande disomogeneità, di distacco totale tra corali e Partita, che non risultano avere nulla in comune tra loro, e addirittura non sembrano condividere neanche la medesima registrazione. L’incisione è stata effettuata nel monastero di St. Gerold in Austria ma se l’Hilliard avesse registrato la sua parte a Cuba e Poppen avesse suonato la Partita in Tahilandia ed il tutto fosse stato poi mixato in Nuova Zelanda il risultato probabilmente sarebbe stato identico.

Questa mancanza di connessioni e di legami tra i brani si avverte anche tra gli esecutori, ognuno sembra leggere ed eseguire diligentemente la sua parte senza curarsi assolutamente dell’altro e soprattutto del risultato finale. Ciò avviene anche nell’esecuzione della Ciaccona (traccia 21) che, secondo le teorie della signora Thoene, sarebbe la chiave di volta che sostiene l’arco descrittivo e la teoria costruttiva di tutta l’incisione, dove finalmente si possono ascoltare sovrapposti la Ciaccona ed i succitati corali nascosti. Il risultato è però deludente, tutto s’impasta, il suono secco di Poppen sovrapposto ai riverberi dell’Hilliard proprio non si sposano così come i corali con la Ciaccona stanno meglio sulla carta, e nella testa della professoressa, ma certo non nelle nostre orecchie. Alla fine il momento che dovrebbe essere rivelatore è come un soufflé che si sgonfia, la panna che non monta e la maionese che impazzisce. Aspettiamo allora fiduciosi la prossima intuizione di Manfred Eicher, profeta dell’industria culturale, al quale consigliamo vivamente di non intitolarlo "Partimur": perché se Mnemosine è un po’ come Officium, Partimur sarà un po’ come Morimur.

Silvano Santandrea

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