LIGETI-SCHUBERT-LIGETI
An experimental recital
LIGETI
Selbstportrait
SCHUBERT
Fantasia D 940
Sonata D 617
Andreas Grau
Götz Schumacher,
duo pianistico
COL LEGNO
20102
1 CD
56'23

**

Nel corso della sua storia ogni forma artistica trova modalità proprie per venire a contatto con il pubblico, modalità che consentono spesso non solo di fruire delle opere contemporanee, ma anche di ripensare alla produzione del passato. Esiste un legame forte tra la storia delle forme musicali e quella delle sue interpretazioni, tuttavia ci si può domandare in qual modo si sia evoluto questo rapporto soprattutto nell’ultimo secolo, se cioè la musica e l’interpretazione a noi più vicine nel tempo abbiano trovato un proprio modo di comunicare con il pubblico. Molte sperimentazioni sono state fatte: per esempio la musica aleatoria e la "poetica del gesto" si sono poste l’obiettivo di portare nella prassi esecutiva il carattere "aperto" dell’arte contemporanea. La categoria di "aperto" non viene tuttavia utilizzata soltanto per comporre nuova musica, ma anche per rileggere ed attualizzare la produzione del passato. In questa prospettiva deve essere ascoltato questo compact disc dell’etichetta Col legno in cui i tre pezzi del Selbstportrait di György Ligeti sono intercalati dalla Fantasia D 940 e dalla Sonata D 617 di Franz Schubert e che vede come interprete il duo pianistico Andreas Grau e Götz Schumacher.

Si può affermare che i due esecutori abbiano "scritto" ex novo una composizione la cui ragione di esistenza è finalizzata esclusivamente ad un unico evento, ad un unico hic et nunc, ad un'unica interazione con il pubblico. Questo processo di ri-composizione ha consentito di ascoltare in maniera nuova le opere in programma ed ha dato vita ad un’ora ininterrotta di musica, senza interruzioni né applausi. Il compact disc, infatti, è la riproduzione di una esecuzione live di cui restituisce fedelmente la struttura: ogni traccia corrisponde ad una composizione di partenza e non agli eventuali tempi che ne costituiscono l’articolazione interna, come nel caso della Sonata D 617 di Schubert. Si comprende così che l’obiettivo di Grau e Schumacher è quello di procedere attraverso la contrapposizione di grandi strutture: nelle note di copertina essi affermano che il loro intento è stato quello di porre in contrasto le opere originali, cercando di mettere in evidenza analogie e differenze. L’approccio alla musica contemporanea adottato da questo duo pianistico è basato sul rapporto tra presente e passato; il loro scopo però non sembra quello di rintracciare la continuità di una tradizione, ma quello di confrontare singole opere. Tuttavia, se si parte da una prospettiva storicizzante, è evidente la mancanza di un progetto unitario che sappia collocare questa performance in un qualsivoglia ambito di significati. Lo si intuisce già riflettendo sulla scelta dei brani.

In questa ricerca è bene farci guidare dalla considerazione che i tre brani di Ligeti che costituiscono Selbportrait sono stati composti alla fine degli anni Settanta durante quella che potremo definire una pausa di riflessione compositiva di cui l’autore sentì la necessità dopo Le Grand Macabre e che furono dedicati a Steve Reich e Terry Reley, due dei padri del minimalismo. Proprio il rapporto con quella corrente musicale può travisare la comprensione di questi brani che, se ad un primo ascolto risultano ben lontano dalla poetica non lineare del compositore ungherese, con una maggiore attenzione possono essere assimilati ad altre esperienze fortemente articolate e complesse. Grau e Shumacher tuttavia sembrano privilegiare l’aspetto comunicativo rispetto a quello compositivo. Così, ad esempio, in Munument, il primo dei tre brani, l’accento sembra non essere posto sulla dinamica, come vuole l’autore, ma sulla dimensione accordale che qui sembra recuperare quasi una funzione armonica: pare che la stratificazione che caratterizza quest’opera sia dovuta ad un accumulo di suoni e non al progressivo passaggio da pp a ff . I due esecutori cercano quindi di fondare la loro interpretazione sulle "ancore armoniche" che un ascoltatore non abituato alla musica contemporanea può trovare in queste composizioni. Lo stesso procedimento è applicato alla Fantasia D 940 di Schubert, in cui la tecnica e la capacità analitica dei due pianisti sono messe al servizio dell’aspetto armonico a scapito dell’invenzione melodica e della struttura formale, pure così importanti per il compositore viennese. Porre l’accento sulle grandi sequenze di accordi, sulle dissonanze, sui momenti di passaggio e sulle modulazioni sottrae al brano la necessaria fluidità. In questa ipotesi interpretativa si suppone che viceversa, sia l’ascoltatore moderno ad avere bisogno di centri catalizzatori della sua attenzione e che la sua percezione musicale si basi unicamente sulla dialettica consonanza/dissonanza. Questa scelta appare inoltre discutibile se applicata ad un autore come Schubert che non adotta un procedere armonico basato sulla dicotomia tonica/dominante, ma attraverso la giustapposizione di zone tonali affini e confinanti oltre che su un processo melodico aperto e tendente a non esaurirsi; al contrario, Grau e Schumacher pongono l’accento sul principio attraverso il quale si era affermato nei secoli passati il sistema armonico-tonale, nella speranza che questa strada conduca ad una maggiore comprensibilità della musica del XX secolo. Così la fusione di opere appartenenti ad epoche differenti modifica completamente sia l’effetto che esse hanno sul pubblico, sia il loro rapporto con la poetica dei rispettivi compositori. Rilevante, per quanto riguarda i brani di Ligeti, appare il fatto che essi sono eseguiti a quattro mani, anziché con due pianoforti; ciò penalizza, ad esempio, l’effetto di spazializzazione voluto dell’autore, che viene mantenuto solo alla fine del secondo brano Sulbstportrait mit Reich und Riley in cui la tecnica del bloccaggio parziale dei tasti voluta da Ligeti obbliga gli esecutori ad allontanarsi da una logica monodimensionale e monodirezionale per entrare in quella di forme stroboscopiche, cioè dell’illusione sonora, della musica che acquista consapevolmente il suo carattere circolare. Tuttavia la logica lineare torna nel terzo pezzo, In zart fließender Bewegung, letto come un grande crescendo interrotto improvvisamente da un "corale" conclusivo e non come una variante di Monument. L’unità che lega i tre brani viene così spezzata ma non più ricostruita.

Contrariamente all’intento dei due esecutori di procedere per contrapposizioni di grandi blocchi, la relazione che si instaura fra le composizioni di Ligeti e quelle di Schubert investe solo singoli momenti non riuscendo a rientrare in un progetto più ampio. In definitiva questo compact disc, pur con i difetti che abbiamo evidenziato, ha il pregio di stimolare la riflessione su alcuni concetti fondamentali della storia e dell’estetica musicale come quello di "opera", o di "interpretazione" e sul rapporto tra presente e passato. Il primo dato che emerge è che un opera scritta appena ventitré anni fa appartiene già alla storia, in quanto oggetto di interpretazioni che ne stravolgono sia la forma sia il contenuto. Ci si può domandare se queste nuove forme di esecuzioni live non aprano prospettive interpretative ancora inesplorate e per questo poco comprensibili all’ascoltatore di oggi. Resta tuttavia il confronto con il dato oggettivo dei testi musicali e delle poetiche dei compositori. Questi nuovi tipi di approccio dovrebbero comunque partire da tali elementi e cercare nuovi strumenti per portarli all’attenzione del pubblico della propria epoca. Riteniamo dunque che questo compact disc abbia un valore euristico là dove indica la strada attraverso la quale rinnovare le forme interpretative, ma non sia riuscito ad utilizzare i mezzi più adeguati per raggiungere queste finalità. La strada rimane aperta.

Stefania Navacchia

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