MADERNA
Orchestral Works
Ausstrahlung
Concerto n. 1 per oboe
Giardino religioso
Netherlands Radio Chamber Orchestra
Hans Zender, dir.
COL LEGNO
20503
1 CD
63'33

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La Col Legno esordisce con una nuova iniziativa discografica (serie "Collage"), quella di raccogliere dei materiali registrati in tempi e in spazi anche molto diversi, per giungere, come in un collage, a comporre un quadro d’insieme di un autore contemporaneo. A giudicare da questo Cd dedicato a Maderna, la scommessa è vinta; l’ibridità delle fonti è riscattata dall’esemplarità delle esecuzioni, oltre a rendere disponibile su compact, con una registrazione plausibile, due lavori poco frequentati come Ausstrahlung e il Giardino religioso. C’è poi la restituzione della memorabile esecuzione del Concerto n. 1 per oboe con la direzione di Maderna e Lothar Faber come solista.

Ausstrahlung (1971) è una partitura su testi persiani per mezzo-soprano, flauto, oboe, orchestra e alcune voci preregistrate. Se non è forse uno dei capolavori assoluti del maestro veneziano, resta in ogni caso un lavoro capace di momenti di straordinaria bellezza, sospesi tra cadenze melodiche dell’oboe o del flauto solo e la voce (spesso recitante). Si riascolti per esempio il finale struggente, esemplare dell’inventiva melodica di Maderna, forse unica nel suo genere e nella sua qualità in tutto il secondo Novecento. L’esecuzione con Fabbriciani al flauto e Pietro Borgonovo all’oboe, Claudia Eder mezzosoprano, Arturo Tamayo alla direzione della SWF Symphony Orchestra, non è forse impeccabile, ma convincente nel controllo degli eccessivi iati dinamici e nella compattezza dell’atmosfera.

Il Concerto n. 1 per oboe, riascoltato oggi, risulta per nulla invecchiato, con tutte le sue cesellature timbriche, i suoi cristalli ritmici sbriciolati, le sue dolci flessure melodiche, l’assaporamento dei silenzi e della diversa consistenza dei materiali. Il fascino della musica maderniana sta nella sua imprendibilità, nella sua alchimia senza formule, nelle sue durate sospese, fluttuanti, nella scansione di tempi che dal senza incedere prorompono in battiti pervicaci; e poi come scordare la spazialità maderniana, l’isolamento dello strumento, il suo vagare errante, solitario, sotto i fremiti improvvisi e incombenti di cieli strumentali congiuranti, raramente solidali, drammatizzazione di una soggettività che avanza senza mete e senza aiuti, ma che reperisce se stessa nel ravvivare costantemente il suo canto.

Eppure questa drammatizzazione del vivere non è mai stata in Maderna, anche alla soglia della sua tragica morte, una negazione dell’elemento vitale, corporale o della natura, una distanziazione da essa verso una spiritualità sovra-mondana. Tutt’altro. Nel Giardino religioso, ispirato dal particolare giardino di Paul Fromm, vi è un’idea di camminamento dell’orchestra, di occupazione di uno spazio non astratto, ma da rinaturalizzare, attraverso la fenomenologia dell'incontro, del caso, dell’opzione cammin facendo (la partitura prevede che il direttore d’orchestra e gli strumentisti si muovano nello spazio, alternando sezioni molto strutturate ad altre aleatorie, per quanto prescritte attraverso un "canovaccio" generativo). La qualità compositiva rispetto ad altri brani coevi, come Aura per esempio, non è esaltante, ma testimonia della forte concentrazione sulla scrittura orchestrale dell’ultimo Maderna. Ottima l’esecuzione diretta da Hans Zender alla guida della Netherlands Radio Chamber Orchestra.

Inutile forse ribadire una volta ancora come la morte prematura di Maderna abbia fato doppiamente fatto male al panorama musicale italiano, sia per la sottrazione di uno dei grandi talenti compositivi, sia per l’apertura mentale e la dedizione del maestro veneziano, qualità che gli avrebbero consentito di ergersi come il faro organizzativo e poetico per la musica italiana, impedendo forse la dispersione del patrimonio esperienziale degli anni Cinquanta a favore delle nuove generazione.

Il fatto che la serie Collage sia a medio prezzo non giustifica le davvero scarse note che corredano il Cd, né l’apposizione del marchio DDD con la presenza all’interno di registrazioni che risalgono agli anni Sessanta. Questa la sola nota negativa di un Cd che va a coprire uno dei tanti lati trascurati del catalogo maderniano.

Pierluigi Basso Fossali

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