BACH
Matthäus-Passion BWV 244
I. Bostridge, Evangelista, ten.
F.-J. Selig, Jesus, bs.
S. Rubens, sop.
A. Scholl, cont.
W. Güra, ten.
D. Henschel, bs.
Schola Cantorum Cantate Domino
Choer et Orchestre Collegium Vocale Gent
P. Herreweghe, dir.
HARMONIA MUNDI FRANCE
HMC 901676.78
3 CD
2h 41'22

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La Matthäus-Passion costituisce senza alcun dubbio la sintesi più alta dell’intera tradizione musicale protestante. Nel gigantesco oratorio Bach seppe infatti raccogliere e condensare la storia di oltre due secoli di musica evangelica a lui consegnata dall’eredità luterana: il genere della Kirchenmusik raggiunge qui un equilibrio ideale tra la profondità e l’efficacia del messaggio teologico e l’utilizzo di molteplici modelli formali la cui successione e varietà disegnano il racconto della Passione di Cristo secondo un approccio che, almeno in apparenza, si potrebbe quasi definire teatrale. Tuttavia, alla complessa articolazione di questo anomalo dramma liturgico, che nasconde nella sua struttura ardite simmetrie e arcane rispondenze numeriche, sottende un piano narrativo omogeneo e una potenza retorica di rara efficacia che va ben oltre la destinazione esteriore della sacra rappresentazione e che fanno di quest’opera il punto di arrivo di un lungo processo di riflessione sui principi stessi della musica come codice in grado di professare e divulgare i principi della fede cristiana. L’aspetto comunicativo (non quello celebrativo e neppure quello rappresentativo) è dunque, nella Matthäus-Passion, quanto mai essenziale e costituisce agli occhi degli interpreti più attenti una delle chiavi in grado di penetrare i fondamenti della poderosa architettura musicale bachiana. Secondo questa tesi il messaggio evangelico, così fortemente presente nella sostanza della liturgia luterana, è veicolo semantico in grado di sopportare le più diverse soluzioni stilistiche ed anzi capace di dare unità narrativa alla diversificazione linguistica e musicale, traendo, proprio da tali differenze, l’efficacia della propria eloquenza.

Invero la correlazione tra musica e retorica ha origine ben prima di Bach e precisamente nel medioevo, quando cioè l’ars musica era annoverata tra le sette arti "liberali" all’interno del quadrivium, le quattro discipline della matematica (assieme ad aritmetica, geometria ed astronomia). Tuttavia, secondo il musicologo Hans Heinrich Eggebrecht, proprio a causa della sua duplice natura, insieme teorica e pratica, alla musica venivano riconosciute affinità anche con le discipline che governavano il linguaggio appartenenti al trivium (grammatica, dialettica e retorica appunto). Durante la Riforma, Lutero recuperò il significato di tale dualità ontologica della musica, da un lato avvicinandola, come disciplina "speculativa", alla stessa teologia, dall’altro ponendo l’accento sulla sua somiglianza con l’arte oratoria riservandole un ruolo predominante nella prassi liturgica della Chiesa riformata, che infatti prevede la partecipazione attiva dell’assemblea attraverso l’intonazione corale dei cosiddetti Kirchenlieder. La Matthäus-Passion che, come abbiamo detto, nasce essenzialmente dallo spirito luterano per la liturgia luterana, può essere vista anche come sintesi di questa duplice natura della musica: da un lato scienza teoretica governata da proporzioni matematiche e da significati simbolici, dall’altro esercizio di eloquenza che si materializza in quanto "discorso musicale", cioè vivo strumento di comunicazione della Parola. Per questo, come scrive Alberto Basso, nell’organizzare il materiale, si può ben comprendere come Bach "avesse in mente l’intrecciarsi di raggi, fili, immagini, simboli che dovevano ritrovare una superiore unità e manifestarsi senza veli ma con la chiarezza estatica di un sermone ultimo, di un testamento spirituale, e non con la fredda determinazione di un rapporto burocratico, di una sentenza" (Frau Musika II, pp. 483-484). La "parola", il "Verbo" e la sua trasmissione al popolo dei fedeli acquista così nella grande passione bachiana un peso decisivo, tale da presentarsi modellato nelle più disparate morfologie musicali ma sempre profondamente radicato nel contesto culturale protestante così predisposto a recepirne la profondità attraverso la capacità retorica della musica.

Non è un caso se ci siamo soffermati su tali argomenti presentando questa nuova edizione discografica della Matthäus-Passion diretta da Philippe Herreweghe per l’etichetta Harmonia Mundi France. Si tratta infatti di un’esecuzione orientata a dare il massimo risalto proprio a quell’aspetto retorico dell’arte bachiana cui abbiamo sommariamente accennato, recuperando non solo la prassi esecutiva barocca (oggi sarebbe impensabile ostinarsi a fare il contrario), ma non disdegnando neppure di evidenziarne i debiti che essa denuncia nei confronti della precedente tradizione polifonica rinascimentale. All’ascolto di questa edizione infatti appare subito presente il lento processo di stratificazione storica che Herreweghe vuole mettere in luce: ogni diversa soluzione stilistica introdotta da Bach viene collocata nella sua dimensione interpretativa più appropriata, ma ciò che più conta è che tale esercizio conduce non ad una frammentazione del contesto generale bensì ad una più alta riorganizzazione del materiale musicale secondo un principio razionale e dialogico che trae origine dalla varietà delle stesse morfologie testuali. Bach infatti risolve la variegata trama poetica predisposta da Picander con una libertà nella scelta dei modelli che può sembrare persino eccessiva. La Passione si apre infatti con un articolatissimo mottetto dialogico Kommt, ihr Töchter, mentre un grande corale figurato O Mensch, bewein’ dein Sünde groß conclude la prima parte; numerosissime sono poi le arie col "da capo" di stampo più o meno operistico, mentre gli interventi del coro si presentano sia sotto forma di corali omofonici, sia di episodi contrappuntistici, sia in stile madrigalistico; troviamo inoltre un larghissimo uso del recitativo secco, destinato per lo più all’Evangelista, che contrasta con gli ampi ariosi accompagnati che caratterizzano il personaggio di Gesù. In questa edizione ogni situazione stilistica viene affrontata seguendo il dipanarsi di un flusso narrativo continuo e sempre carico di tensione, senza che venga mai sacrificato l’ideale ultimo di una restituzione convincente del testo musicale e di una severità caustica ma profondamente radicata nel vivo del significato che scaturisce dallo strettissimo rapporto tra musica e parola.

Proprio il profondo lavoro sulla parola, sulla corretta scansione dei versi nel rispetto della varietà dei modelli musicali risulta la caratteristica dominante di questa preziosa esecuzione che sacrifica una certa varietà nel colore strumentale per ottenere un ritmo narrativo tanto efficace quanto scarno, che tuttavia mantiene sempre quella fluidità e leggerezza in grado di sostenere in qualsiasi momento l’attenzione dell’ascoltatore. La qualità timbrica e dinamica della sezione strumentale del Collegium Vocale di Gent non sembra cercare soluzioni particolarmente originali, se si eccettuano i tempi giustamente sostenuti e la puntigliosa qualità dell’accompagnamento: la peculiarità di questa interpretazione è dunque da ricercarsi soprattutto nella straordinaria prova del coro e nel rilievo attribuito ai due personaggi "parlanti", Gesù e l’Evangelista.

L’ensemble corale del Collegium Vocale dimostra qui una qualità musicale ed una proprietà di dizione davvero eccellenti. Già nella recente incisione della Messa in si minore (Harmonia Mundi France, HMC 901614.15, 1998) avevamo apprezzato la capacità del coro preparato da Herreweghe di sapersi piegare ad ogni necessità stilistica e ad ogni intenzione espressiva. La grande attenzione attribuita ai corali che intervengono per commentare il racconto della Passione esalta una volta di più la rara bravura di questo coro. Herreweghe si dimostra assai capace nel cogliere ogni mutazione affettiva della fabula che la serie dei dodici corali disposti da Bach lungo l’intero percorso narrativo di volta in volta sottolinea e suggerisce: episodi tanto brevi quanto densi di significato, attraverso i quali Herreweghe ci immerge nell’autentico cuore luterano della Passione, questi corali a quattro voci sono per lo più armonizzazioni che Bach operò proprio sugli antichi Kirchenlieder e hanno la funzione di suggerire l’atteggiamento emotivo dell’assemblea innanzi al dramma della crocifissione. È sufficiente ascoltare come il Collegium Vocale affronta le quattro diverse armonizzazioni di O haupt voll Blut und Wunden per comprendere come il lavoro svolto da Herreweghe abbia una valenza che travalica la mera restituzione del testo musicale per ottenere una continuità, una varietà narrativa ed una differenziazione delle intenzioni espressive davvero efficaci. Allo stesso modo il coro riesce a vestire assai bene anche i panni di "personaggio" laddove deve intervenire nell’azione con brevi figurazioni fugate nelle vesti del popolo. In questo caso la chiarezza delle linee musicali va di pari passo con la massima intelligibilità delle parole del testo secondo un principio che sembra guidare anche la performance dei cantanti solisti.

A questo proposito va segnalata l’ottima prova di Ian Bostridge come Evangelista. Si tratta di un’interpretazione molto curata nelle intenzioni e nella dizione, che difetta forse un po’ di incisività sul piano espressivo, ma risulta assai pertinente su quello narrativo e soprattutto molto ben allineata sulla prospettiva dettata da Herreweghe. Le difficoltà che Bach riserva all’Evangelista, continuamente presente nella narrazione, anzi autentico "motore" del racconto, vengono brillantemente superate dal giovane tenore inglese che trova sfumature e accenti adatti ad ogni situazione. Fedele all’impostazione retorico-narrativa di Herreweghe è anche Franz-Josef Selig, un Gesù non troppo estatico che riesce a mantenere un certo distacco dall’aspetto trascendente del personaggio, riuscendo ad essere sofferente ed umano senza peraltro eccedere mai in forzature. La caratterizzazione avviene anche qui attraverso l’atteggiamento assai curato nei confronti della parola che in questo caso risulta come "scolpita" grazie al contrasto che il bel timbro scuro della voce di Selig produce con l’accompagnamento strumentale dei recitativi da parte degli archi. Su un piano di eccellenza anche gli altri cantanti che eseguono le arie: Sibylla Rubens, Werner Güra e Dietrich Henschel, mentre merita una particolare menzione il contraltista Andreas Scholl, voce assai duttile e pregevole nel timbro, nonché tecnicamente assai dotata.

Questa edizione della Matthäus-Passion possiede dunque tutte le carte in regola per proporsi come un nuovo punto di riferimento nella già vasta discografia del capolavoro di Bach, distinguendosi per la profondità della ricerca e la qualità del livello interpretativo che appare difficilmente raggiungibile. Essa sintetizza quarant’anni di esperienze sulla prassi esecutiva della musica rinascimentale e barocca, ma non si ferma alla mera restituzione filologica della partitura riuscendo appieno nel suo intento di comunicare all’ascoltatore contemporaneo quello spirito ricco di suggestioni spirituali organizzate da un sobrio razionalismo che ancora oggi rende attualissimo questo straordinario prodotto dell’umano ingegno.

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