GESUALDO DA VENOSA
Il quarto libro dei madrigali a cinque voci (1596)
La Venexiana
GLOSSA
GCD 920907
2 CD

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Ai tempi di Gesulado il termine "affetto" denotava qualcosa di diverso rispetto al successivo impiego settecentesco. Se la Affektenlehre [teoria degli affetti] si riferiva principalmente alle potenzialità mimetiche della musica e alla sua capacità rappresentativa della natura secondo i principi dell'illuminismo, nel madrigale italiano a cavallo tra il XVI e XVII secolo la dimensione affettiva, determinata in primo luogo dal testo poetico, rimandava invece a qualcosa di più immanente all'accadere musicale, ad una sorta di espressività ontologica inscindibile dall'esecuzione, dal divenire suono, canto e dunque sentimento. La musica del Principe di Venosa è esempio altissimo di interpretazione affettiva della parola poetica nel senso che ne coglie le suggestioni con sorprendente immediatezza, con una spontaneità espressiva direttamente proporzionale alle arditezze e talvolta alle asprezze della fattura musicale. Già nel 1968 il musicologo Lorenzo Bianconi notava che "il madrigalismo di Gesualdo non traduce in musica la struttura del poema bensì ne illustra le componenti immaginative o affettive o concettuali per mezzo di una successione aperta di immagini musicali spiccatamente espressive: ma le relazioni che collegano queste immagini non trovano equivalente musicale. La concezione musicale del madrigalismo allo stadio del Gesualdo pare voglia attribuire alla singola immagine musicale un valore significante immediato e irripetibile, investire la materia musicale, il suono stesso magari, di funzioni direttamente espressive o descritte, senza organizzarle però in una autonoma sintassi e grammatica musicale". Svincolati da una logica prettamente formale questi madrigali richiedono dunque un'attenzione eminentemente testuale ad ogni frammento, ad ogni più piccola suggestione emozionale offerta dalla parola e dalla sua intonazione poiché pervengono direttamente al cuore dell'intenzionalità emotiva dell'ascoltatore e dell'esecutore. Sorvoliamo sul fatto che la musicologia tradizionale, così attenta a sottolineare in teoria questi aspetti decisivi della poetica di Gesualdo e degli altri autori che hanno partecipato ad una delle stagioni più significative della cultura musicale italiana, non si sia mai impegnata in pratica a promuoverne l'esecuzione, a valutare con gli interpreti le possibilità di trasferire nel fare musicale alcune importanti acquisizioni scientifiche che sono per molti anni rimaste belle parole al vento. Per trovare infatti un'esecuzione che recuperasse le istanze ed i principi sopra accennati e li realizzasse compiutamente si è dovuto aspettare la pubblicazione di questo compact disc del gruppo vocale e strumentale "La Venexiana" edito dall'etichetta spagnola Glossa che riproduce l'intero Quarto Libro di madrigali di Gesualdo con l'intromissione, tutt'altro che casuale, di Sento che nel partire e Se taccio il duol s'avanza, entrambi dal Secondo Libro, Mercè grido piangendo dal Quinto Libro e la nota Canzon francese del Principe, uno dei soli due brani strumentali di Gesualdo che la storia ci ha consegnato. Il Quarto Libro, composto nel 1596, rappresenta una chiave di volta nella concezione del madrigale in Gesualdo e, oltre che costituire un dialogo segreto con il maestro ferrarese Luzzasco Luzzaschi, apre la strada all'estrema e più lancinante stagione creativa del Principe di Venosa. Vi si trovano anticipate quelle tensioni espressionistiche che caratterizzeranno il Quinto e il Sesto Libro, senza tuttavia giungere alle estreme regioni dissonanti presenti in queste ultime opere. Lo "stile ferrarese" mutuato da Luzzaschi e dalle "Dame" è quello maggiormente percepibile sia nella conduzione della linea melodica, sia nelle cadenze in cui si scorge un respiro affettivo mai raggiunto dall'intero genere madrigalistico fino a quel momento. "La Venexiana" è un gruppo vocale e strumentale che si è specializzato nell'esecuzione dei capolavori della stagione madrigalistica italiana tra Cinque e Seicento e che è riuscito a conquistarsi in quest'ambito una notevole credibilità frutto di un attento lavoro sul testo musicale ma anche di una certa originalità nell'affrontare il delicato ed equilibratissimo rapporto tra verso e musica che sostiene gran parte di questo repertorio. La pertinenza stilistica raggiunta dai componenti de "La Venexiana" ha ottenuto già in altre occasioni risultati interpretativi degni della massima considerazione, come nel caso del Settimo Libro di madrigali di Monteverdi (Glossa GCD 920904), ed è ampiamente documentata anche in quest'ultima registrazione. Il merito principale della loro interpretazione risiede nel fatto che questi madrigali sono affrontati partendo proprio dal testo in quanto significato della parola, o meglio da ciò che essa suggerisce in termini di sentimento e di "affezione" rendendo intelligibile tutta la gamma espressiva contenuta nel verso. Spesso ci si dimentica che il "madrigale" è una forma letteraria prima che musicale: al testo poetico, quasi sempre preesistente, la musica attribuisce un maggiore peso espressivo, ne amplifica e ne esteriorizza i contenuti patetici ed emotivi. Questa esecuzione ha il pregio di evidenziare tutti questi principi stilistici specie in termini di chiarezza nella restituzione del contenuto poetico e di una certa attenzione alla recitazione e alla dizione, oltreché naturalmente alla corretta intonazione. Ciò provoca una tensione pressoché costante a causa del continuo cangiarsi dell'intenzione espressiva voluta dal testo che è riscontrabile quasi specularmente nella musica e che gli esecutori sanno restituire all'ascoltatore contemporaneo con grande naturalezza senza mai perdere di vista il progetto generale, il dispiegarsi di una gamma infinita di affetti attraverso l'intonazione musicale. Tutto ciò raccogliendo l'eredità di ormai due generazioni di Aufführungspraxis anche se mediata dalla coscienza di poter andare oltre il testo musicale, di non fermarsi alla pedissequa ripetizione filologicamente esatta ma interpretativamente arida che caratterizza molti altri esecutori di questo repertorio. Grazie alla "Venexiana" possiamo seguire Gesualdo in ogni accento emotivo, benché la scrittura di questi madrigali sia ancora per certi versi "tradizionale" e prediliga, almeno nella condotta delle dissonanze, una lezione più accademica rispetto alle asprezze degli ultimi due libri. Assolutamente nuova è invece la struttura aperta della costruzione sintattica, fondata su suggestioni più immediate piuttosto che sulla simmetria della forma e che per questo richiede un sapientissimo dosaggio delle intenzioni espressive e dei piani sonori. Per di più la dimensione "patetica" presente in queste composizioni, viene dosata con sapienza tanto che diviene fruibile al meglio ad un ascolto progressivo, poiché, come si è detto, mancano totalmente le cadute di tensione. Nel complesso non si può non consigliare questa edizione discografica sia agli appassionati di musica rinascimentale, sia a coloro che desiderano avvicinarsi al madrigale italiano, un genere che solo negli ultimi anni sembra avere trovato degli interpreti degni della grandezza di molte pagine che per la discografia ufficiale sono ancora tutte da scoprire.

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