NONO
La lontananza nostalgica utopica futura
Melise Mellinger, violino
Salvatore Sciarrino, regia del suono
KAIROS
0012102KAI
1 CD
61'39

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In una conferenza stampa Claudio Abbado, parlando di Luigi Nono, lo definì "un classico" e come per tutti i classici esiste una distanza, una "lontananza", tra noi ed il tempo in cui l’opera è stata scritta. Proprio questa distanza costituisce il fattore che, a nostro avviso, consente l’interpretazione e permette anche all’ascoltatore di comprendere il valore di tale apporto interpretativo. Tutto questo appare particolarmente evidente in questa nuova registrazione della Lontananza nostalgica utopica futura, che il compositore scrisse nel 1989 e che viene ora proposta in una registrazione per la etichetta austriaca Karios, che vede impegnati la violinista rumena Melise Mellinger e Salvatore Sciarrino il quale cura in questa occasione la regia del suono.

Crediamo che soffermarsi sul contributo del compositore siciliano sia una valida chiave di lettura per capire questa edizione: Sciarrino, dedicatario dell’opera, afferma nelle note di copertina del compact disc di avere più volte ascoltato il nastro magnetico che Nono elaborò sulla musica preregistrata dal violinista Gidon Kremer e di averne scoperto vari strati non ancora percepiti ed evidenziati. Si tratta di quelle che André Richard nelle "Avvertenze relative alla regia del suono" contenute nell’edizione Ricordi della partitura indica come piste 5 e 6 contenenti "voci, parole, rumore di porte, sedie, ecc.. e anche suoni di violino" costruiti sulla base di materiali registrati durante il lavoro che Nono e Kremer svolsero agli studi della Fondazione Heinrich Strobel della SWF di Friburgo. In questa edizione Sciarrino ha reso udibili parti di queste piste lungo tutti i sei leggii. Si potrebbe tentare una spiegazione esoterica richiamandoci all’idea che ogni compositore abbia voluto nascondere una parte del messaggio cifrato nella propria opera. Ma crediamo che questi rumori e voci vadano interpretati in una direzione diversa soprattutto se contestualizzata nella poetica dell’ultimo Nono: sembra quasi che l’autore ci abbia voluto lasciare un linguaggio di secondo livello; egli non usa elementi extramusicali, ma vuole rimanere sempre all’interno della composizione per parlarci di essa. Le prove sedimentate nel nastro sono già distanti dall’autore stesso a cui l’opera non appartiene più. Sembra che La Lontananza nostalgica utopica futura sia la lontananza di Nono dalla musica e dal suo lavoro di compositore. E una frase di una intervista che egli rilasciò a Enzo Restagno in cui si parla dello stato della musica verso la fine degli anni 80 chiarisce, a nostro avviso, un ulteriore senso di questa composizione: "È diffusa l’indecente presunzione, fino al rifiuto, di fronte alla umana, tecnica, drammatica responsabilità di innovarci, di rischiare di inventare oggi per un altro domani, sia esso reale o visionario o utopico. È il vento della restaurazione che si fa sentire e tende a livellare". (Un autobiografia dell’autore raccontata da Enzo Restagno, in AA.vv, Nono, a cura i E.Restagno, EDT, Torino, 1987, p. 65). E quindi la parola "lontananza" si deve declinare sia al passato come ripensamento di un autore che sa di essere verso la fine della sua parabola artistica ed esistenziale, sia al futuro come anelito, come cammino sempre aperto alla ricerca, a qualsiasi forma di ricerca possibile, sia essa reale o utopica.

Proprio per quanto si è detto le scelte di Sciarrino ci appaiono alquanto limitative: se mettere in evidenza parti dei nastri non ancora udite è sicuramente un importante merito euristico, la scelta di tenere il livello del nastro molto alto toglie quella parte di quello che spesso si definisce "afflato noniano" che è così importante in questa composizione. L’ottima registrazione della Kairos non riesce a ovviare a questo inconveniente. Le doti tecniche e interpretative di Melise Mellinge sembrano ben accordarsi con la regia di Sciarrino, ed esasperare le indicazioni dinamiche ed espressive di Nono. Così il primo leggio risulta particolarmente aspro e tagliente e nel terzo è molto evidenziata la tensione tra nastro e strumento più della "dolcezza" prescritta dal compositore. L’attenzione posta sui contrasti è evidente soprattutto nel sesto leggio in cui si passa senza gradualità da un suono metallico ad un ridottissimo volume, da una presenza forte ad una totale assenza, privando l’ascoltatore di quel momento di "allontanamento" che forse in quest’opera, e proprio grazie all’impronta fornita, come si è visto, da Sciarrino, costituisce la vera riflessione. In questa registrazione (scelta fra 5 esecuzioni integrali) forse si perde un po’ il senso del madrigale, che ricordiamo, è il sottotitolo dell’opera; le linee del violino e del nastro non sembrano cercarsi, ma confondersi, rendendo difficile per l’ascoltatore il gioco di riconoscere i due violini (si ascolti, ad esempio, il secondo leggio). Si perde quell’idea di cantabilità insita nel concetto di "madrigale" a cui Nono aveva dedicato tanta parte dei suoi studi e su cui si fonda l’essenza poetica e, per usare un termine caro al compositore veneziano, relativa ai "sentimenti" (cfr. ibid., p.43) di quest’opera. L’irrompere, in questa incisione, di parti di nastro, specie nel quarto leggio, interrompe violentemente una linea melodica o una nota tenuta; questa scelta interpretativa richiama altre composizioni contemporanee, come Efebo con radio che lo stesso Sciarrino scrisse nel 1981, ed in cui una radio a valvole funge da elemento di disturbo. La struttura che egli, passando da compositore ad interprete, ha probabilmente voluto attribuire a questa parte de La Lontananza nostalgica utopica futura è quella "forma a finestra" che ha teorizzato nel recente volume Le figure della musica da Beethoven a oggi. Egli afferma che in questa forma un elemento estraneo, come può essere un nuovo materiale tematico, può entrare all’interno di un discorso musicale, fungendo, si può dire, da "parentesi" o, appunto, da "finestra". Ci si può a questo punto domandare se è lecito scandagliare una composizione per rintracciarvi nuove organizzazione percettive del materiale, e crediamo che questa operazione sia quanto mai doverosa, soprattutto nel momento in cui si tratta di attualizzare l’opera, a patto di non snaturarne la sua valenza estetica. Per comprendere se questa edizione altera il contenuto espressivo de La Lontananza nostalgica utopica futura è necessario tornare brevemente alla poetica noniana.

Se uno degli eroi del XX secolo, certamente ben presente nell’ultima produzione di Nono, è Ulisse, il suo spirito è completamente assente in questa registrazione: se si ricordano i versi di Umberto Saba "il porto / accende ad altri i suoi lumi" i toni accesi della regia di Sciarrino sembrano dare sicurezza a un soggetto che in realtà per Nono non aveva un porto sicuro. In questa registrazione sembra quasi che l’io sia volto solamente al suo passato e lo gridi con violenza come troppo accesa appare l’ultima nota (sol) della composizione, unica realizzata con la tecnica del live electronic. Questa viva presenza del suono e dell’elemento tecnico fa apparire la registrazione troppo "concreta", usando questo termine non in riferimento ad uno degli orientamenti estetici delle avanguardie del secondo dopoguerra, ma come aggettivo che vuole sottolineare la mancanza di un velo fra la musica e la sua percezione: questo velo rappresenta proprio la distanza, la "lontananza" che c’è fra il soggetto e l’oggetto, fra il soggetto e la consapevolezza della meta del suo camminare. Crediamo inoltre che questo accento posto sull’elemento tecnico sia in contrasto con quella visione umanistica che Nono aveva della tecnica che egli considerava non come fine a se stessa, ma sempre funzionale a una prospettiva estetica.

Merito di Sciarrino, di Melise Mellinger e della Kairos è avere arricchito la discografia de La lontananza nostalgica utopica futura e soprattutto avere osato andare oltre una tradizione, sia pur di breve data.

Stefania Navacchia

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