GLUCK
Orfeo & Euridice
Orfeo, Bernarda Fink
Euridice, Veronica Cangemi
Amore, Maria Cristina Kiehr
Rias Kammerchor
Freiburger Barockorchester
René Jacobs, dir.
HARMONIA MUNDI FRANCE
HMC 901742.43
2 CD
1h 30'44

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Un doppio CD (al prezzo di uno!) della Harmonia Mundi ci offre un’ edizione di Orfeo e Euridice di Christoph Willibald Gluck, con la direzione di René Jacobs ed un cast tutto argentino, che vede Bernarda Fink nel title role, Veronica Cangemi come Euridice e Maria Cristina Kiehr come Amore. Si tratta di un’uscita senz’altro interessante, benché per alcuni lati sconcertante, come per altro ultimamente ci ha abituati Jacobs. Si potrebbe dire che la cifra che contraddistingue questa interpretazione sia il contrasto, per diversi motivi. Innanzitutto Jacobs sceglie la versione viennese, manifesto della riforma gluckiana, scevra com’è da compiacimenti. Già l’ouverture si presenta asciutta ed estrema, ai limiti della brutalità. La Freiburger Barockorchester esordisce con un suono duro, violento, su binari opposti alla tradizione interpretativa gluckiana che tendenzialmente sembrava privilegiare uno stile aulico e netto, quando non addirittura lirico e sognante. In effetti il nostro Orfeo sta piangendo la morte dell’amata Euridice, e tra non molto dovrà vedersela con le creature dell’Oltretomba, direttamente impegnato sul posto. Jacobs ci tiene subito a metterci sull’avviso: tutto il primo atto è contrassegnato dall’attesa della prova che Orfeo dovrà superare fino a giungere, nel secondo atto, alla scena terribile (Deh! Placatevi con me) in cui il protagonista si trova a fronteggiare gli spiriti dell’aldilà. Questa grande scena sintetizza, a nostro parere, lo spirito di questa interpretazione: contrasti dinamici esasperati e prevalenza drammatica del coro come antagonista forte, nello spirito degli oratori handeliani che Gluck conobbe a Londra, e che senz’altro dovevano aver lasciato in lui tracce profonde. Del resto è proprio di René Jacobs privilegiare la teatralità delle opere che sceglie di interpretare, a scapito a volte, ma non è sempre un problema, del rispetto di stili più o meno consacrati. Nel caso di questo Orfeo piace il suo Gluck contro Gluck , più vicino alla favola che al mito, stentoreo nei cori e soave nelle danze, e che permette ai cantanti di variare a piacere, proprio quello che Gluck si proponeva di evitare. Se da un lato si evidenzia il lato razionalistico della poetica del Gluck riformato, dall’altro ci si compiace degli abbellimenti mutuati dagli interpreti gluckiani di fine settecento, liberandosi in questo modo dalla responsabilità di affidare all’orchestra le variazioni delle riprese.

Dicevamo del cast tutto argentino, che svetta per una pronuncia italiana eccellente. È un’Orfeo che si può tranquillamente seguire senza libretto, tanta è la perfezione e la cura con cui queste tre ottime interpreti della parola ci gratificano. Sul piano vocale svetta Bernarda Fink, Orfeo energico, per nulla timoroso e pronto a fronteggiare da solo ogni genere di orrore. Vocalmente inappuntabile, offre un’interpretazione forte, eroica, creando un personaggio di assoluto spessore che, a nostro parere, non ha nulla da invidiare e molto da aggiungere a chi l’ha preceduta nella storia delle edizioni discografiche di quest’opera. Meno convincente Veronica Cangemi, che dà vita ad un’Euridice alquanto svenevole e poco caratterizzata. Canta benissimo l’aria di Amore Maria Cristina Kiehr, che però cade nei recitativi, poco spontanei, caricati e di gusto un po’ datato.

La Freiburger Barockorchester si piega con onore a tutte le sevizie imposte da René Jacobs, che li vuole ora atroci, ora eterei. Il Rias Kammerchor è magnifico, il più grande attore in scena, insieme a Bernarda Fink.

Daniela Goldoni

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