LULLY
Persée
Tragédie lyrique en un proplogue et cinq actes sur un livret de Quinault d’apres "Les métamorphoses" d’Ovide
Persée: P. Agnew
Androméde: A.M. Panzarella
Mérope el la Fortune: S. Haller
Phinée: J. Correas
Céphée: V. Billier
Centre de Musique Baroque de Versailles
O. Schneebeli, dir.
Les Talens Lyriques
C. Rousset, dir.
ASTREE

3 CD

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Il mito di Perseo, tratto dalle Metamorfosi di Ovidio, è il canovaccio utilizzato da Jean Baptiste Lully e da Philippe Quinault, sembra su suggerimento di Luigi XIV, per meglio glorificare il sovrano e le sue brillanti imprese di politica estera. Tutto il testo è un’allegoria a gloria del Re Sole/Perseo che sconfigge la triplice alleanza tra le Province Unite d’Olanda, la Svezia ed il Sacro Romano Impero qui rappresentati da Medusa e dalle sue due sorelle, le Gorgoni. Il testo è pieno di allusioni alla situazione politica contemporanea, alla corte e ai nemici di Luigi XIV, e risulta pertanto di difficile comprensione in tutte le sue implicazioni storiche. Bisognerebbe essere stati cortigiani del Re Sole per penetrarne tutte le pieghe nascoste o, in seconda istanza, grandi conoscitori della storia europea dell’epoca e, infine, buoni conoscitori della lingua. Ma anche chi, come chi scrive, non rientra in nessuna delle tre categorie, può ugualmente accedere con grande soddisfazione alla fruizione di un lavoro così lungo (un prologo e cinque atti) e complicato. Parla per tutti, e tutto chiarisce, la musica, che in questo caso, grazie alla splendida mediazione di Christoph Rousset a capo de Les Talents Lyriques, diventa un fantastico mezzo di comunicazione del clima politico-sociale ai tempi del Re Sole attraverso uno dei massimi esiti raggiunti da Lully nel genere della tragédie liryque. Musicalmente l’opera è quanto mai varia e ricca di magnificenze distribuite con grande accortezza tra i vari atti. Prevale naturalmente il canto declamato, ma il continuo di Rousset al clavicembalo rende prezioso ogni passaggio anche in queste lunghe sequenze dialogiche in francese secentesco che, diversamente, annienterebbero l’attenzione di chiunque. Duetti, terzetti e cori ravvivano frequentemente l’azione, insieme ai meravigliosi intermezzi orchestrali (arie, gighe, passacaglie) la cui bellezza basterebbe da sola a giustificare l’esistenza di questo CD.

Dal canto suo Rousset sfrutta tutte le occasioni offerte dalla partitura, non mostra mai cedimenti o trascuratezza anche nei momenti apparentemente meno significativi. Cambia continuamente intenzioni, tempi e dinamiche sfoggiando una tenuta ritmica incalzante. Lully modellava la musica sulla cadenza della lingua, ma qui è piuttosto la lingua ad aderire al senso della musica, quasi a renderle omaggio. Gli intermezzi musicali si snodano con grazia ma anche con forza: la dinamica è delicata ed elegante, ma sempre percettibile, anche quando è solo accennata. I passaggi da una scena all’altra sono sempre sfumati e necessari, e non si avvertono mai interruzioni nella tensione sonora e ritmica. A questo si deve aggiungere quello che forse è il miglior clavicembalo obbligato che ci sia stato dato di ascoltare negli ultimi tempi per mano dello stesso Rousset. Si tratta insomma, a nostro parere, di una edizione esemplare dal punto di vista strumentale di un’opera del Seicento francese. Meno convincente è il cast vocale, in cui, assieme ad alcuni interpreti gradevoli, ne appaiono altri dalla tecnica approssimativa, o che sembrano aver affrontato la parte con un approccio superficiale. Tra le voci femminili spiccano i soprani Anna Maria Panzarella e Salomé Heller, che danno vita ad un duetto (atto secondo, scena quinta) tra Andromeda e Merope, in cui entrambe le donne scoprono di amare lo stesso uomo e condividono gli stessi sentimenti con tenerezza e partecipazione reciproca. Paul Agnew, Persée, nonostante sia il protagonista dell’azione compare pochissimo ma, in qualità di alter ego di Luigi XIV, ha una bella responsabilità come interprete. L’autorevolezza vocale e di interprete non mancano, purtroppo la pronuncia francese lascia un po’ a desiderare, e questo va a discapito anche della scorrevolezza delle frasi musicali che gli sono affidate. Cyril Auvity (un etiope), controtenore, è titolare di una bellissima scena con coro nel finale del quarto atto, e la rende con grande efficacia e voce fresca e gradevole.

Jean Baptiste Lully era esperto di politica, finanze e intrighi di corte, ma era anche un meraviglioso musicista che conosceva perfettamente il suo pubblico; ecco perché, proprio nel finale dell’opera troviamo una fantastica passacaglia posta in posizione così strategica per strappare gli applausi, ma anche la nostra gratitudine per aver composto un brano di musica così perfetto.

Daniela Goldoni

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