SATIE
Piano Music vol.1
Le Fils des Etoiles
Steffen Schleiermacher, pianoforte
MDG
61310632
1 CD
79'37

Il primo volume dedicato alla musica pianistica di Satie viene monograficamente dedicato alla riproposta della versione integrale de Le Fils des Etoiles. Si tratta di una scelta alquanto "coraggiosa", ben lontana dal desiderio di carpire il pubblico con gli standard celeberrimi del maestro francese, e nel contempo "strategica", visto il numero cospicuo di incisioni dedicate al corpus satiano. Per quanto ci riguarda si tratta infatti di un ascolto inedito; di fatto sono solitamente incisi solo i tre preludi che scandiscono la lunga partitura originale e che del resto furono i soli ad essere eseguiti fin dalla prima esecuzione nel 1892.

La composizione nacque come accompagnamento/omaggio a Joséphin Peladan, gran maestro dell’Ordine dei Rosacroce, il quale aveva appunto scritto un dramma intitolato Le fils des étoiles; di qui il carattere forse d’occasione della partitura, o comunque la vocazione a fungere da musica d’ammobiliamento, seguendo con ciò un programma estetico esplicito di Satie. Eppure, Le fils des étoiles, con le sue asciutte architetture accordali, e con le sue instancabili ripetizioni ritualistiche, potrebbero assumere un tono alquanto solenne e celebrativo; è merito allora del bravo Schleiermacher modulare tale solennità con l’increspatura di un sorriso sufficientemente distaccato, ricondurre una atmosfera medioevaleggiante a una giocosità modernissima, trasformare la ieraticità in leggerezza. In effetti, Satie, pronto ad aderire ai Rosacroce o a strizzare l’occhio a improbabili gruppi filosatanisti, ha sempre poi attraversato questi movimenti decadentisti con un superiore distacco protodadaistico.

Detto questo, la versione integrale de Le fils des étoiles non riesce ad esemplificare la tenuità pastello dei game pieces del Satie giustamente celebrato; il numero di ripetizioni incombe sull’ascolto, senza che la dimensione della durata possa divenire davvero rivalorizzazione percettiva dello "stare lungo i suoni" come traiettorie percettive in continuo, leggero movimento (sarà la cifra dell’ultimo Feldman).

Il riscatto tentato da Schleiermacher si frange sul muro di una partitura ingessata, rimanendo quasi priva di inopinate entrate in giardini musicali interni, se non quelli già conosciuti: si pensi alla fine del primo atto, dove il discorso musicale, ormai giunto all’entropia, si rifugia nella ripresa melodica di una delle sue Gnossiennes.

Rimane tuttavia un alone, a pianoforte chiuso, un’intemporalità che scende come rugiada fresca sul mattino impossibile della musica d’oggi, al bivio tra la stanca compromissione con il packaging strategico di stereotipi del passato e l’ansia di arrivi verso una nuova eloquenza. Non mancano allora giuste attese per i prossimi volumi di questa nuova serie MDG dedicata a Satie, eseguita da uno dei migliori pianisti delle nuove generazioni: Schleiermacher, nato nel 1960, ha del resto già fornito una prova magistrale - come più volte è stato sottolineato sul nostro sito - nell’integrale pianistica di Cage.

Pierluigi Basso Fossali

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