MACMILLAN
Epiclesis
Niniam
John Wallace, tromba
John Cushing, clarinetto
Royal Scottish National Orchestra
A. Lazarev, dir.
BIS
BISCD 1069
1 CD
61'15

**½

John MacMillan è un compositore della nuova generazione che rappresenta perfettamente sia una linea di continuità rispetto a una tradizione anglosassone di compositori estranei all’avanguardia, sia una perfetta adesione all’idea di un ritorno all’ordine di sapore postmoderno, dove stilemi politonali possono tranquillamente associarsi a forti inclinazioni per la melodia, dove il citazionismo può inscriversi all’interno del rispetto delle forme classiche. Gli estremi delle opzioni estetiche risultano tuttavia talmente vicini in fondo che non sarebbe corretto parlare di eclettismo, anche se può stupire talvolta vedere accostati sapienti trattamenti di "trasparenze" cromatiche degli archi con scansioni retoriche di motivi, che si sviluppano non senza una forte macchinosità.

Fa da sfondo un certo virtuosismo, del resto quasi immancabile per due brani che si vogliono apertamente come concerti per strumento solo e orchestra. La tromba di Epicicles si stende in modo accoratamente melodico lungo una serie di drappeggi orchestrali, di tanto in tanto rotti da sferzate di impeto orchestrale. In fondo, la parte solistica, certo non pretenziosa sul piano innovativo, resta apprezzabile per l’emergere di un talento melodico non trascurabile. Le note più negative vengono dal trattamento orchestrale, che sembra appartenere davvero a tempi alquanto remoti. Cosa che infastidisce alquanto, perché il comfort fruitivo garantito dalla musica di MacMillan è pari allo spaesamento che si prova rispetto alla sua enunciazione temporale: quale è il contesto di questa musica, dove leggere in trasparenza il nostro tempo?

L’istituzione musicale riproduce beatamente sé stessa e gli effettismi orchestrali, magniloquenti, roboanti, si prestano all’applauso di qualche abbonato alle stagioni concertistiche. Le doti compositive di MacMillan sembrano esprimersi al di sotto delle sue possibilità, come autoconfinate in una prassi e in uno stile di trattamento classico di motivi tematici e di variazioni. L’uso delle percussioni è dimentico di tutta la ricerca contemporanea e risulta alquanto enfatico, anche quando ci si avventura in sezioni più febbrili e scatenate

Sinceramente ci si sbalordisce un pochino a pensare che queste composizioni datino della fine del secolo, e il fatto che il compositore sia ispirato da una fervida motivazione religiosa non giustifica, né spiega la sua inclinazione conservatrice, il conformismo dei formanti musicali, l’attingere a piene mani a una retorica consolidata. Le piccole eversioni di linguaggio locale garantiscono tutt’al più la difesa da parte di chi deve giustificare il proprio conservatorismo "corretto".

Detto questo, questa edizione della Bis resta di larga fruibilità, potendo contare su ottimi esecutori (ottimi sia Wallace che Cushing), e su una cristallina incisione. Sicuramente MacMillan non è tra i compositori tradizionalisti più asfittici, e chi ama diversivi intelligenti ma comparabili al repertorio canonico della sala da concerto non uscirà insoddisfatto dall’ascolto. Per chi invece insegue tracce della musica d’oggi, o addirittura vuole sondare quanto si offre sul panorama del prossimo secolo, si tenga a debita distanza. Del resto, manca un’idea musicale forte che possa minimamente permettere a MacMillan di lasciare una traccia nella storia delle forme musicali: ma non è obiettivo di tutti né cosa da pretendere in modo assolutista.

Pierluigi Basso Fossali

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