MOZART
Il sogno di Scipione KV 126
Azione teatrale su libretto di Pietro Metastasio

Registrato dal vivo al Festival di Montreux, Auditorium Stravinsky, settembre 2000
M. Hartelius, Costanza
L. Larsson, Fortuna
C. Brandes, Licenza
B. Ford, Scipione
C. Workman, Publio
J. Ovenden, Emilio
Choeur des Musiciens du Louvre
Freiburger Barockorchester
G. von der Goltz, dir.
ASTREE
E 8813
2 CD
1h 50'

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Il Festival di Montreux, benemerito per l’alta qualità delle sue scelte, ha allestito, nel settembre del 2000, un’edizione in forma di concerto de Il sogno di Scipione, serenata drammatica in un atto  KV 126  mobilitando una delle orchestre barocche più interessanti tra quelle di recente formazione, l’ottimo Choeur des musiciens du Louvre e un gruppo di cantanti più o meno ben assortito per dare voce ad una delle partiture più misteriose di Wolfgang Amadeus Mozart. Troviamo ora quell’esecuzione pubblicata di recente in questo cd dalla Astrée. La prima, e finora unica, edizione discografica risaliva al 1979, inserita nella Mozart Edition della Philips, per la direzione di Leopold Hager. Questo lavoro giovanile venne composto in occasione dell’elezione del nuovo arcivescovo di Salisburgo, Hieronymus Joseph Franz von Paula, conte di Colloredo, nell’aprile del 1772, e mai eseguito integralmente. In effetti, nella solenne cerimonia di ingresso, venne rappresentata solamente la Cantata di omaggio per l’intronizzazione dell’Arcivescovo Colloredo, consistente in  un recitativo, aria e coro posti alla fine della serenata. Mozart non ascoltò mai il suo lavoro al completo che, secondo Charles Osborne (Tutte le opere di Mozart, Firenze 1982) venne allestito per la prima volta nella storia a Londra, nel 1968, al Camden Festival. È evidente che la fortuna di quest’opera non è delle più solide. All’ascolto si pone come una sequela di recitativi e arie di scarsa originalità e ispirazione, a dimostrazione che il giovane Mozart aveva affrontato questo impegno senza troppa convinzione, forse inconsapevolmente presago dei controversi rapporti che avrebbe avuto in seguito con il Colloredo. Il libretto di Pietro Metastasio datato 1735, già utilizzato in un paio di occasioni analoghe, non può certo definirsi esaltante, essendo niente più che una specie di catalogo delle più noiose convenzioni del teatro musicale settecentesco. Su queste basi non si capisce la necessità di riproporre una partitura che non conferisce nulla alla conoscenza del Mozart giovanile. Se si può condividere il desiderio di completezza che animava la produzione della Mozart Edition, più difficilmente ci si può associare alla scelta del festival di  Montreux, che generalmente spende molto meglio le proprie energie.

Con questo materiale a disposizione non è facile far miracoli, e infatti questa edizione non ha nulla di esaltante. La Freiburger Barockorchester è, a nostro parere, una delle orchestre più duttili e tecnicamente preparate del momento nel repertorio barocco e preclassico. Qui suonano sotto la direzione del loro direttore artistico, Gottfried von der Goltz, che non sembra avere molte idee, se non esasperare i contrasti dinamici, come se suonare molto forte o molto piano potesse rivitalizzare gli intenti espressivi della partitura. L’orchestra suona comunque in modo corretto, anche se introduzioni e accompagnamenti alle arie, in cui si sarebbe potuto operare con più varietà ed eleganza, scorrono piatti e ben poco aiutano i cantanti. Il cast, oberato dalla presenza di tre tenori, è piuttosto squilibrato. Bruce Ford (Scipione) mostra, come sempre, un bel timbro vocale e accenti intensi, salvo cadere nei passaggi virtuosistici che purtroppo, in partiture come questa, dovrebbero essere impeccabili essendone forse la finalità principale. Charles Workman, nel ruolo di Publio Scipione detto l’Africano, se la cava benissimo nei recitativi, poi è costretto a vocalizzare su un verso come “Non ti scordar di me”, che in bocca al generale romano che aveva sottomesso l’Africa fa veramente ridere. Ma non è certo colpa di Workman. Jeremy Ovenden interpreta Emilio, padre adottivo di Scipione, senza avere alcuna autorevolezza né drammatica né vocale.

Malin Hartelius (Costanza), è la migliore del cast. I suoi recitativi sono caratterizzati da grande finezza, rivelano una sicura assimilazione dei contenuti drammatici del testo, che vengono resi con efficacia, la pronuncia è pressoché perfetta e il fraseggio è sensato e calzante. Interpreta le arie con gusto e partecipazione, potendo tra l’altro contare su una voce estesa e ricca in tutti i registri, precisa nelle agilità e finalmente in totale sintonia con l’orchestra che, nell’accompagnarla, dà il meglio di sé. Non altrettanto si può dire della Fortuna di Lisa Larsson, spesso in difficoltà nei passaggi virtuosistici, completamente avulsa dal testo e responsabile di recitativi orribili, in cui ripropone il gusto vacuo di certe Despine di una volta. A Christine Brandes è affidata la Licenza, ovvero il recitativo e aria di epilogo della cantata finale, che interpreta con giusto accento e bella voce. Il Choeur des musiciens du Louvre, chiamato in causa per due brevi interventi è, come sempre, perfetto.

Daniela Goldoni

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