Prime
Brani per flauto solo di Lebič, Donatoni, Nieder, Strobl, Merků, Coral
Luisa Sello, flauto
RIVO ALTO
CRR 2009
0 CD
55'00

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Sulla carta questo Cd può apparire come un’altra edizione discografica italiana, che da un lato ha un’importanza vitale visto che le pubblicazioni di musica contemporanea sono ridotte al lumicino nel nostro paese, dall’altro testimonia della difficoltà di comporre, proporre e incidere opere se non per strumento solo o per piccolissimi organici cameristici. Data la sordità delle istituzioni, non si può ricercare che una intimità: musica eseguita da pochi per un pubblico rarefatto.

L’intimità sa rivolgersi ad personam, e ecco allora la sua forza di intimare. L’intimità che intima è propria al flauto di Luisa Sello, al suono dato con la sua carne, dotato quindi di spessore e di calore, un suono che ingiunge un ascolto a pelle. Del resto, la musica, quando resa limpidamente, mette a fuoco un volto, che ti si rivolge, che si esprime, che è affetto da moti interni ora percepibili; ed è per questo che stabilisce un asse intercorporale, un sentire comune: provo nei miei sensi ciò che la bocca, le mani altrui suonano. Ci sono tanti modi di interpretare il flauto; quello librato, rivolto alle dimensioni aeree e al volteggiare, quello geometrico, pronto a rimarcare gli angoli acuti e pungenti del pensiero musicale e le luminosità noumeniche, quello pneumatologico, teso a dare volto al soffio, al suo "costo" energetico, a rivelare l’infigurarsi del suono nel gesto. Nel primo caso abbiamo una liberazione dalla materia, nel secondo un’astrazione diagrammatica, nel terzo un’incorporazione.

Naturalmente sono le composizioni stesse che invitano o prescrivono l’inseguimento di una strada piuttosto dell’altra, oppure la loro commistione; è altrettanto vero tuttavia che ciascun esecutore piega lo spartito secondo una propria "pasta" espressiva, dando consistenza sensibile al disegno. Luisa Sello segue la direzione dell’incarnazione, tanto che le sfumature di ogni brano contenuto in questo cd assumono una proporzione fortemente antropica, quasi che i toni da sfumare fossero quelli dell’incarnato di un volto. Non si dà un interpretazione di paesaggio, ma di volto, di figura: il suono torna al corpo, lo indica, lo reclama.

Tali considerazione non avrebbero senso se Luisa Sello non rappresentasse un livello di eccellenza in questa direzione interpretativa; l’ascoltatore potrà poi avvalersi di una splendida registrazione, certo un po’ compiacente con i suoi profondi riverberi, ma davvero molto seduttiva e perfetta nel suo amalgamarsi con l’interpretazione della solista.

Il repertorio scelto per questo Cd è costituito da brani solistici tutti eseguiti in "prima assoluta" da Luisa Sello, e a lei dedicati, se si esclude il brano di Donatoni. Ovvio, che quest’ultimo sia proprio quello che maggiormente può catturare l’attese dell’ascoltatore: per prima cosa il flauto è stato al centro di alcune delle più belle composizioni donatoniane (a cominciare da Puppenspiel n. 2), e in secondo luogo porta il peso di una dedica impegnativa a Luciano Berio. In questo brano di Donatoni, le doti della Sello appaiono perfettamente esemplificate: le cadenze a passi felpati - di cui ciascuno ha un proprio peso, sapientemente commisurato - finiscono per sublimare la loro costruzionalità razionalistica.

Non nascondiamo un certo entusiasmo nell’ascoltare, nella sapienza di questa flautista italiana, prima d’ora a noi sconosciuta, il passaggio dall’esecuzione all’introiezione: si ascolti ad esempio l’incipit di Wäldgschroa (1995) di Fabio Nieder, come le lunghe note tenute, modulate, auscultate nel loro cangiare materico assumano una fortissima drammatizzazione. Interessante anche il duetto che la sdoppia e riflette in Esorcismo del serpente marino (1998) di Gianpaolo Coral.

Per una volta non vale la pena entrare nemmeno nel merito dei singoli brani qui raccolti, dato che essi sono sovrastati dalla dedizione e introiezione esecutiva di Luisa Sello: un piccolo cd trasfigurato.

La tecnica è indubbiamente decisiva nel repertorio del secondo Novecento, ma resta sterile se non è accompagnata da una profondità interpretativa; per questo ci piacerebbe commisurare le qualità di Luisa Sello alle prese con qualche capolavoro degli ultimi decenni.

Pierluigi Basso Fossali

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