SHEPPARD
Missa cantate
Gabrieli Consort
Salisbury Cathedral Boy Choristers
Paul McCreesh, dir.
ARCHIV
4576582
1 CD
81'12

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Due cd usciti a distanza di pochi mesi l’uno dall’altro, Missa Cantate di John Sheppard (Archiv 457 6582) e Missa Salve Intemerata di Thomas Tallis (Hyperion CDA67207) aprono una vasta prospettiva su quel periodo di transizione della storia inglese compreso tra il regno di Enrico VIII e la Riforma Anglicana, i brevi regni di Edoardo VII e Maria la Cattolica, con il conseguente e temporaneo ripristino dei rituali cattolici e la definitiva affermazione della Riforma con Elisabetta I. Testimoni di questo periodo, per i riflessi che i mutamenti politici e religiosi proiettavano sulla produzione musicale, furono i grandi compositori inglesi che percorsero il sedicesimo secolo, tra tutti Thomas Tallis e William Byrd. La breve vita di John Sheppard (1515-1558), musicista molto più defilato rispetto ai grandi maestri dell’epoca, lo portò comunque alle soglie della crisi che sconvolse la produzione musicale sacra in Inghilterra. Questi due cd si presentano molto simili per diversi aspetti: 1) sono entrambi dedicati a due grandi lavori della liturgia cattolica ad opera di compositori inglesi coevi; 2) seppur con criteri interpretativi diversi, entrambi propongono la ricostruzione complessiva di uno specifico rituale; 3) sono registrati dal vivo in grandi cattedrali; 4) hanno addirittura la stessa foto in copertina, uno scorcio della cattedrale di Westminster, a dimostrazione del culto della banalità cui sono dediti i grafici delle case discografiche.

La Missa Salve intemerata prende le mosse dall’omonima antifona votiva, opportunamente inserita in questo cd insieme all’altra antifona votiva dedicata al culto mariano composta da Tallis, l’Ave rosa sine spinis. In effetti la scelta di questo compact è più antologica, con una raccolta di brani dedicati al culto mariano, che rigorosamente tesa alla ricostruzione di un rito particolare, come è invece il caso della Missa Cantate. Ciò non toglie nulla al valore testimoniale della scelta operata dai curatori, ponendosi come un documento più che esaustivo relativamente al culto mariano in Inghilterra visto attraverso le opere del compositore più significativo dell’epoca.

Assai più puntigliosa la ricostruzione operata da Paul McCreesh del Rito di Sarum. Questo rito si era sviluppato nella cattedrale di Salisbury (in latino Sarum) e si presentava come estremamente articolato, sia dal punto di vista del gusto compositivo, di grande effetto, che da quello “coreografico”, era prevista infatti una processione che percorreva e sostava in tutte le numerose cappelle della cattedrale di Salisbury. Il trasferimento di un rituale di tale complessità nelle parrocchie, che spesso potevano contare su spazi molto più ridotti e su un numero molto limitato di cappelle, diventava difficile, se non impraticabile. Su queste basi il rito venne abolito sotto Edoardo VII, ripristinato durante il regno di Maria la Cattolica e cancellato definitivamente da Elisabetta I, quando di fatto si eliminò l’uso della lingua latina nella liturgia a favore della lingua inglese e si propugnò l’adozione di espressioni di culto in cui la comprensione dei testi delle scritture prevalesse sulla complessità della struttura musicale, che doveva essere più semplice e facile da eseguire.

Paul McCreesh procede ad una ricostruzione minuziosa in loco, con tanto di effetti sonori che rendono l’idea del corteo che si avvicina e si allontana compresa l’introduzione di campane e campanelle a sottolineare i vari momenti liturgici. In tutto le parti sono ventiquattro, delle quali solo quelle relative alla Messa, escluso il Kyrie che all’epoca non veniva intonato polifonicamente ma eseguito su monodie di stampo gregoriano, hanno una struttura polifonica a sei voci. Ne risulta un cd dall’ascolto non agevole, benché  le parti composte da Sheppard siano magnifiche, ed eseguite magistralmente dal Gabrieli Consort e dai Salisbury Cathedral Boy Choristers. Le lunghe antifone, i graduali, le letture e le epistole monodiche mettono a dura a prova l’ascoltatore che non sia fortemente interessato ai fermenti religiosi dell’epoca, e in questo senso bisogna davvero restringere la possibile utenza di questo compact disc agli storici e agli specialisti. Un ascoltatore meno attrezzato storicamente, ma curioso musicalmente, resterà comunque colpito dalla lezione di esecuzione corale proposta da McCreesh, dalla sua compagine e dai formidabili pueri cantores della cattedrale di Salisbury.

Non è da meno l’interpretazione fornita David Hill a capo del Winchester Cathedral Choir nel cd della Hyperion, alle prese anch’essi con un programma molto duro da trasmettere, infarcito com’è di antifone e graduali in plainsong. La direzione è molto agile, ed il suono leggero. La registrazione, molto efficace, mette in risalto il naturale riverbero della cattedrale, e permette di apprezzare il timbro limpido e pulito di tutte le sezioni, compresa quella assai nutrita dei soprani affidata ai pueri cantores. Sembra, al momento, che il segreto di far cantare bene i bambini sia ormai custodito solo in Inghilterra, data l’eccellente qualità interpretativa che i maestri di coro inglesi riescono ad ottenere dalle voci infantili, in altri casi insopportabili.

Daniela Goldoni

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