STOCKHAUSEN
Helikopter-Streichquartett
Arditti String Quartet
MONTAIGNE
MO 782097
1 CD
31'51

**

La lunga strada della musica è stata percorsa con ogni mezzo, a piedi da trovatori e menestrelli in tempo di pace, da soldati in tempo di guerra, da pellegrini sul Camino de Santiago de Compostela, da crociati verso l’oriente e musulmani verso l’occidente, ognuno lasciando tracce della propria cultura nel paese dell’altro. Carri e carrozze hanno trasportato nel Settecento i musicisti e la musica italiana a diffondersi in tutta l’Europa, camion e carri armati ci hanno portato il jazz ed il boogie-woogie. Perché stupirsi allora se ad un paio di millenni dall’origine questa strada si trasforma in una pista su cui stazionano quattro elicotteri in attesa di quattro musicisti disposti a salirci sopra, uno per velivolo, per eseguire in volo un quartetto d’archi, genere quest’ultimo che fino a questo momento avevamo definito "da camera" ma che d’ora in poi si porrà in una prospettiva diversa. Perché stupirsi, non aveva già Händel caricato un’intera orchestra su dei barconi per eseguire la Water Music scritta appositamente per allietare le gite sul Tamigi di re Giorgio I? Perché stupirsi allora se Karlheinz Stockhausen ha concepito Helikopter-Quartett, o, come dice lui stesso, lo ha "sognato". La difficoltà semmai sta nel fatto di essere anche riuscito a realizzarlo, non solo per l’enorme complessità tecnica esecutiva e di messa in scena, ma anche per aver trovato un festival che lo finanziasse e che lo ospitasse ed un quartetto affermato che, dopo averlo commissionato, fosse disposto anche ad eseguirlo, a salire sugli elicotteri coi propri strumenti, ad intonarli con i rotori, a farsi riempire di microfoni e di cavi, ad alzarsi in volo in compagnia di un pilota, un tecnico del suono ed un cameraman e, raggiunta la quota prestabilita, iniziare l’esecuzione. Questa operazione può forse avere un senso dal punto di vista spettacolare. Lo avrà avuto senz’altro per coloro che hanno assistito in diretta alle tre performances del 26 giugno 1995 al Westergasfabriek di Amsterdam, dove gli spettatori hanno potuto seguire tutte le complesse operazioni di preparazione, con le immagini dei musicisti, ripresi singolarmente da telecamere, proiettate su quattro grandi schermi montati su torri, assieme agli altoparlanti che distribuivano immagini e suoni provenienti dagli elicotteri che volavano all’intorno in un raggio di sei chilometri, il tutto mixato a terra dallo stesso Stockhausen. Ha assai meno significato aver consegnato questo spettacolo in un CD "musicale" il cui valore "artistico" resta molto dubbio. La partitura, piuttosto banale, è costituita per la maggior parte da tremoli armonizzati da parte dei quattro archi che interagiscono con i timbri, con i ritmi e con il rumore dei rotori e delle pale degli elicotteri, in fase di decollo e ascesa, di volo e di discesa e atterraggio. L’elicottero non è utilizzato solo come mezzo di trasporto ma assurge così al ruolo di vero e proprio strumento musicale. Tuttavia l’emozione e l’impressione che resta dopo l’ascolto di questo CD è la stessa che si proverebbe nell’ascoltare il rumore registrato di Christo mentre incarta un monumento.

Una menzione particolare merita il quartetto Arditti, oltre che per le indubbie capacità tecniche che ogni volta dimostra, anche per la disponibilità alle richieste non proprio ortodosse dei tecnici e dello stesso Stockhausen. Disponibilità che abbiamo già avuto modo di verificare non più tardi di un mese fa al Festival di Eclat, quando ognuno dei componenti aveva accettato di esibirsi travestito chi da pellerossa, chi da cameriere di bistrot, chi da turista a Honolulu, recitando e mimando oltre che suonando.

Di questo Helikopter-Strichquartett non ci resta, ed è una vera e propria resa, che dire che sarà il tempo (o la torre di controllo) a giudicare la validità di quest’opera.

Silvano Santandrea

0

Associazione culturale Orfeo nella rete
http://www.orfeonellarete.it/
info@orfeonellarete.it
Designed by www.soluzioniweb-bologna.it