MONTEVERDI
Vespro della Beata Vergine (1610)
N. Gram, J. Koslowski: soprani
M. Brutscher, W. Jochens, M. Krumbiegel: tenori
E. Junghanns, S. Schreckenberger: bassi
Dresdner Kammerchor Ensemble
Alte Musik Dresden Bläser Collegium Leipzig
H.-C. Rademann, dir.
RAUMKLANG
RK 9605
2 CD
54'03; 31'18

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Il Vespro della Beata Vergine di Claudio Monteverdi è senza dubbio una delle versioni musicali meno univoche della liturgia mariana: esso mette l’interprete innanzi ad una potenziale molteplicità di approcci tale che si può affermare tranquillamente che nessuna edizione discografica di quest’opera sia passata senza lasciare almeno qualche traccia di novità nelle prospettive interpretative. La sua straordinaria forza retorica impone a chi la affronta una profonda riflessione sugli infiniti significati musicali e storici cui ci mette di fronte, e pertanto nessuno, a nostra memoria, si è mai avvicinato a questo immenso lavoro con ottiche superficiali, o semplicemente routinier. L’unico rischio, cui sono incorsi alcuni grandi esecutori di musica barocca (ricordiamo la recente incisone di William Chritie), è quello di non rispettare la peculiarità del suono monteverdiano e l’asciuttezza essenziale della scrittura musicale.

Non corre sicuramente questo rischio Hans-Christoph Redmann la cui esecuzione, nella serietà e severità dell’approccio nonché nel profondo rispetto dell’opera, offre il proprio contributo di novità. Redmann sembra avere un’idea assai precisa del Vespro, pricipalmente legata al testo, alla funzione ed al contesto storico in cui si pone piuttosto che al compiacimento suo e degli ascoltatori per le stupende pagine musicali che contiene. Si tratta di una lettura unitaria, per nulla esteriore al punto da risultare, ad un primo ascolto, anche piuttosto cruda e poco coinvolgente. In realtà racchiude una profonda ricerca sulla distribuzione delle linee musicali e delle diverse parti, che si avvale di una vera e propria regia sonora in grado di focalizzare, anche in modo non rigidamente percepibile, l’attenzione dell’ascoltatore su questa o quella sezione. Risaltano così di volta in volta linee musicali differenziate con un’evidente prevalenza della sezione strumentale piuttosto che quelle del coro o dei solisti, ciò rivela il valore musicale di alcune sezioni che assumono così una forte connotazione narrativa. Questo lavoro sui piani sonori è estremamente analitico, oltre che assai pertinente per il Vespro della Beata Vergine, ma non inficia la grande unitarietà della lettura di Redmann, e che stupisce considerando che la registrazione è dal vivo. Purtroppo le note di copertina di questo CD, pubblicato nel 1996 ma distribuito solo quest’anno in Italia, non danno alcuna informazione sul luogo e sulle modalità dell’incisione, pregevole anche per l’assenza di qualsivoglia effetto gratuito, con un equilibrio eccellente su code, riverberi ed echi, sempre eleganti e pertinenti. Molta attenzione è rivolta al testo ed alla pronuncia del latino, talmente curata e naturale da far dimenticare che gli interpreti sono tedeschi.

Redmann, allievo di Helmuth Rilling e di Philippe Herrewege, dirige qui il Dresdner Kammerchor che lui stesso ha fondato nel 1985, insieme con l’Ensemble Alte Musik Dresden fondato nel 1986 da numerosi membri dell’Orchestra Filarmonica di Dresda e da professori dei vari conservatori della città per dedicarsi all’esecuzione di musica antica su strumenti d’epoca. Per dar vita a questa incisione si è aggiunto anche il Bläser Collegium Leipzig. Peculiarità del Dresdner Kammerchor è di essere formato da 38 elementi, non tutti professionisti, ma caratterizzati tutti da una solida preparazione musicale e dall’entusiasmo di cantare insieme che li accompagna fin dalla fondazione. E’ interessante notare che, nel panorama attuale di complessi dediti alla musica antica, spesso capita di incontrare cori che uniscono professionisti ad amatori, con esiti eccellenti come in questo caso.

I solisti non sono cantanti di spicco, appartengono infatti al Dresdner Kammerchor, e non sono neppure specialisti di canto rinascimentale, risultano comunque di buon livello e stilisticamente accettabili. Non eccedono in virtuosismi, limitano molto il canto ribattuto ma, e non è poco, non appaiono mai fuori luogo. Decisamente superiore è l’esecuzione delle pagine corali. Il Dresdner Kammerchor è perfettamente equilibrato nelle sezioni, pulito negli attacchi e nelle chiuse, ha un corpo sonoro molto definito e ricco con quell’interessante spazialità e profondità cui accennavamo sopra, apprezzabile soprattutto nelle parti "in eco".

L’accompagnamento orchestrale dell’Alte Musik Dresden è raffinato e mai invasivo, così come non sono mai prevaricanti gli interventi del Bläser Collegium Leipzig, che però sottolineano sempre efficamente la potenza che il testo richiede in quel momento. Il fatto che non ci si accorga che tutti gli strumenti usati sono d’epoca la dice lunga sui progressi compiuti dall’esecuzione musicale con strumenti originali negli ultimi anni.

Silvano Santandrea

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