XENAKIS
Aïs, per baritono, percussione e orchestra
Tracées per grande orchestra
Empreintes, per grande orchestra
Noomena, per grande orchestra
Roáï, per grande orchestra
Orchestra Filarmonica del Lussemburgo
A. Tamayo: direttore
Spyros Sakkas: baritono
Béatrice Daudin: percussione
TIMPANI
1057
1 CD
59'

****

Questa produzione della TIMPANI, casa editrice francese poco presente purtroppo ancora sul mercato italiano, è molto intelligente, sia perché si pone all'interno di un progetto strutturato (si tratta del primo volume di opere per grande orchestra di Xenakis), sia perché raccoglie una serie di brani in larga parte presenti per la prima volta in Cd. Apre il Cd Aïs (Ade), un brano di grandissima originalità: le prestazioni richieste al baritono Spyros Sakkas, interprete prediletto di Xenakis, sono davvero fuori dalla norma e tali soluzioni espressive ritorneranno qualche anno più tardi in Kassandra e nel brano La Déesse Athéna, che si pone quasi come un'opera gemella rispetto a Aïs. Tracées è icastico brano di soli cinque minuti, ma di una potenza tellurica incredibile, anche se non riesce sempre a fuoriuscire da stereotipi roboanti dai quali più spesso Xenakis si tiene distante grazie al suo inconfondibile sapore neoarcaico (ma dal vivo, soprattutto quando le percussioni entrano in primo piano, l'effetto emotivo sul pubblico è garantito). Empreintes è opera molto più raffinata e suggestiva, basti pensare agli effetti quasi ipnotici dell'inizio (spendida la contrapposizione tra gli ottoni spiegati e corsivi e i glissandi ondulatori degli archi); il fatto che il brano si dilunghi attorno a una nota continuamente tenuta (un Sol) sembra quasi dare l'idea poi di una sorta di intersezione tra l'esplorazione del suono di Scelsi e la sintassi morfogenetica di Xenakis. Noomena e Roáï completano il Cd, il primo perfetto esemplare delle strutture arborescenti alla base del comporre del maestro greco, il secondo ottimo testimone della trasformazione dello stile negli anni Novanta, imperniato su scale meno "dissonanti", e ripulito dell'aggressività delle percussioni e della gassosità dei clusters. Piuttosto convincenti le esecuzioni dell'Orchestra Filarmonica del Lussenburgo e lucida la direzione di Arturo Tamayo. La buona qualità della registrazione e soprattutto della presa del suono consente di poter discriminare percettivamente i diversi contributi dei singoli orchestrali (spesso trattati come solisti, o comunque come gruppi in contrapposizione). Evitato qualsiasi effetti di impasto del suono che tanto nuoce alla stratificazione acustica elaborata dal compositore greco.

Pierluigi Basso Fossali

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