TUDER
Lamentationes Jeremiae
Diphona:
Maria Jonas, mezzosoprano
Norbert Rodenkirchen, flauto
MARC AUREL
MA 20001
1 CD

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Di John Tuder non si sa nulla, tranne che visse in Inghilterra nella seconda metà del XV secolo. Della sua produzione musicale ci sono pervenuti solo due manoscritti, uno di opere profane e uno di opere sacre, conservati a Cambridge. Da questi manoscritti sono tratte le Lamentationes Jaeremias presentate in questo CD della Marc Aurel nell’interpretazione del duo Diphona, composto da Marion Jonas e Norbert Rodenkirchen, rispettivamente soprano e flauto. Questo è in pratica tutto quanto si sa di questa incisione, a parte le informazioni sulla formazione dei due interpreti, provenienti dalla musica antica, con qualche escursione nella musica contemporanea.

Con simili premesse un eventuale ascoltatore di questo CD potrebbe anche spaventarsi: un autore misterioso, un testo non agevole e una voce sola che intona melodie sconosciute con il solo apporto del flauto e, di tanto in tanto, di una ghironda. Inoltre nessun effetto è stato aggiunto dai tecnici del sono, così come essenziale e senza nessuna pubblicità è la confezione voluta dalla casa discografica. L’incisione è cruda, a mettere in risalto la voce di Maria Jones che si inventa uno stile di canto a dir poco affascinante: la voce è ferma, l’emissione è secca, senza vibrato, gli attacchi sono duri, le frasi brevi e stentoree, la dinamica è appena accennata, qualche leggero crescendo e diminuendo a seguire il ritmo naturale della respirazione più che un intento espressivo, una tensione che deriva dal "togliere", dal cercare l’essenza ultima della musica scritta, come se l’assenza di conoscenze sull’autore concedesse all’interprete di scolpire una per una queste note lontane e nient’altro. Il flauto di Norbert Rodenkirchen asseconda questa straordinaria intuizione interpretativa a volte ripetendo le frasi musicali, altre sostenendo con piccole variazioni le molte note lunghe, creando brevi interludi tra una strofa e l’altra, con un suono corposo e caldo, forse più simile alla voce umana di quanto sia la voce del soprano, così astratta, eppure così gelidamente addolorata.

A nostro parere l’effetto è sconvolgente, un dolore arcaico, privo di sovrapposizioni espressive, primordiale e insieme altissimo ci viene rovesciato addosso da questa voce di donna che traduce le parole del profeta biblico e perde in questa comunicazione assoluta la propria identità femminile: è una voce archetipica e terribilmente isolata, come avrebbe potuto essere quella di una sibilla, o di una visionaria. Non è un CD di facile ascolto, legato com’è alla ricerca dell’essenzialità, ma per paradosso capace di suscitare commozione e di tenere desta l’attenzione molto più di certe operazioni intellettualistiche nate più per stupire a livello epidermico piuttosto che mosse da un serio lavoro di ricerca. Ci riferiamo, naturalmente, alle ultime trovate di Manfred Eicher per l’ECM.

Daniela Goldoni

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