LEGRENZI
Missa Opus I
Sonate da chiesa
Caroline Pelon, soprano
Vincent Darras, controtenore
Hervé Lamy, tenore
Jean-François Gay, basso
Ensemble Olivier Opdebeek
Cori Spezzati
Olivier Opdebeek, dir.
ARION DISQUES PIERRE VERANY
PV 700033
1 CD
52'56

***

Un nuovo disco della piccola e raffinata etichetta Pietre Verany ci consente di avvicinare una figura poco nota nel panorama musicale italiano dell’epoca barocca.

Giovanni Legrenzi appartiene con Francesco Cavalli a quella generazione di musicisti di scuola veneziana che raccolsero e svilupparono l’innovativa eredità di Monteverdi, aprendo la via agli splendori dell’idioma barocco più maturo. Bergamasco di origine, si distinse per una copiosa e apprezzata produzione sacra cui si affiancano alcune opere e diversa musica strumentale. Coronò la sua carriera ricoprendo il prestigioso incarico di Maestro di Cappella a S. Marco.

Bach verrà in contatto con la sua musica, traendone un tema per una delle sue celebri fughe (BWV 574).

La Messa qui registrata presenta strette analogie stilistiche e strutturali con la spettacolare Messa Concertata del già citato Cavalli - certamente nota ai cultori del repertorio sacro seicentesco -. Vi ritroviamo la stessa alternanza di sezioni corali, interventi dei solisti e ritornelli strumentali, mentre tutta di Legrenzi è la cura rivolta alla funzionalità liturgica ed il conseguente carattere di austera compostezza che attraversa tutta la composizione.

Olivier Opdebeek guida voci e strumenti in una lettura che non esce dai confini di un’ordinaria correttezza, lasciando solo parzialmente espresse le potenzialità espressive di questa musica. Non propriamente esaltante la resa del coro, soprattutto sul versante timbrico; migliore la prova delle quattro voci solistiche. Le due sonate strumentali inserite nel programma, così come il continuo nella messa, sono affidati ad un ensemble dall’organico ridottissimo che ci pare frenato da un’eccessiva "prudenza" interpretativa e difetta di quella intelligente creatività, così necessaria per ridonare vita alla musica di quest’epoca.

Ad Opdebeek va comunque riconosciuto il merito del buon lavoro musicologico che ha preceduto questa registrazione, così come dello sforzo da lui coordinato per il recupero di quell’immenso patrimonio musicale che giace ancora inesplorato negli archivi della città dei Dogi.

Daniele Fracassi

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