MONTEVERDI
L'Orfeo

Le Concert des Nations
La Capella Reial de Catalunya
J. Savall, dir.
Regia: J. Deflo
Gran Teatre del Liceu, Barcelona
La Musica, M. Figueras
Orfeo, F. Zanasi
Euridice, A. Savall
Messaggiera, S. Mingardo
Speranza, C. van de Sant
Caronte, A. Abete
Proserpina, A. Fernàndez
Plutone, D. Carnovich
Apollo, F. Bettini
Ninfa, M. Hernàn
OPUS ARTE
OA 0842D
1 DVD

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Se deciderete di guardare questo DVD dell’Orfeo vi raccomandiamo si staccare il telefono, è un’emozione che non si può interrompere, e va vissuta tutta dall’inizio alla fine.

E’ la ripresa di uno spettacolo rappresentato al Gran Teatre del Liceu di Barcellona il 31 gennaio 2002, per l’occasione trasformato in una estensione del Palazzo Ducale di Mantova, che fu teatro della prima rappresentazione assoluta il 24 febbraio 1607. Gilbert Deflo sceglie la via della tradizione, offrendo una regia lineare, essenziale ma colta, ricca di suggestioni visive e gestuali documentate senza mai essere pedante. La scena riproduce una grotta, in cui si muovono attori e ballerini, vestiti in costumi di gran gusto e colori eleganti ed espressivi, che richiamano la grande stagione del manierismo mantovano. In particolare i movimenti del balletto ricordano fregi e grottesche che incorniciano stanze e ambienti di palazzo. La qualità tecnica del DVD, di altissimo livello, riproduce i colori e gli effetti di luce, rari ma sempre profondamente legati alla resa del testo, con grande esattezza, e anche la scelta delle inquadrature è particolarmente attenta al senso dello spettacolo. La parte sonora è resa benissimo, e ci restituisce il suono caldo, corposo, pieno e pulito dei complessi di Jordi Savall.

La prima sorpresa è data dalla Toccata, che parte senza direttore, con gli ottoni che si distribuiscono nei palchi di proscenio. E’ una magnificenza, che rinnova lo gioia che questo brano musicale di poche battute non cessa mai di provocare. In particolare l’orchestra opera la semplicissima scelta di alzare leggermente la forza del suono nella ripresa, ottenendo un effetto fortemente teatrale. A questo punto Savall entra dalla platea, vestito esattamente come Claudio Monteverdi nel ritratto di Bernardo Strozzi, sventolando l’ampio mantello nero guarnito dal colletto bianco, divisa del musicista di corte che qui appare però come una specie di grande autorità della musica. E bisogna dire che Savall, con barba (monteverdiana) e occhialetti (savalliani) finisce per assomigliare molto al grande cremonese.

Montserrat Figueras intona il famoso incipit affidato alla Musica, e ci fa subito capire che le scelte drammaturgiche di questa messa in scena saranno eccezionali. Riesce infatti a trasfigurare il recitar cantando monteverdiano, di cui non solo conosce gli stilemi, ma si può dire che li abbia interiorizzati, sublimandoli in richiami appena accennati, così come si conviene ad una figura astratta, un’idea qual è la Musica, e in quanto tale sovrumana e staccata dalle misere difficoltà della tecnica. Più volte abbiamo espresso la caratteristica peculiare di questa interprete che pare sempre richiamare il proprio canto dai risvolti più intimi della coscienza, ma qui pare veramente superare se stessa. L’ingresso di Orfeo, Furio Zanasi, ed Euridice, Arianna Savall, ci riporta sul piano degli umani affetti. L’Orfeo, come ci ricorda Savall nelle note di copertina, è soprattutto una rappresentazione di sentimenti, in cui la Musica/musica funge da personaggio trasversale a tutta l’opera, come veicolo delle passioni. In questo l’interpretazione di Savall è quanto di più musicale ci possa essere per descrivere i personaggi, gli eventi, gli stati d’animo così come Monteverdi li aveva concepiti. Non c’è passaggio in cui non si avverta la volontà di far percepire allo spettatore anche la minima dissonanza, ogni variazione di timbro e di volume della partitura, sfumature, scarti apparentemente impercettibili, ma fondamentali per la resa del testo musicale e della sua aderenza al testo scritto. Non dimentichiamo che Monteverdi aveva diviso l’orchestra in strumenti di base e di ornamento, affidando a questi ultimi il compito di accompagnare le arie, e che a ciascuno dei diversi mondi presenti in quest’opera sono associati gruppi di strumenti diversi: flauti, strumenti a corda pizzicati e clavicembali per i pastori, cornetti, tromboni e organo per gli inferi, mentre Orfeo è accompagnato dall’arpa e dall’organo.

Gli interpreti sono tutti molto interessanti, e alcuni veramente straordinari. Tra questi Furio Zanasi, bella voce e dizione perfetta, sensibile e partecipe, commovente nelle grandi scene patetiche. È un piacere ascoltare la sua calda voce baritonale, per la quale Savall ho dovuto modificare il registro, valorizzandone la tessitura grave ed il registro molto ampio che gli permette di adeguarsi perfettamente alle esigenze estreme della scrittura musicale. Il suo è un Orfeo dalle passioni pienamente umane, dapprima nella gioia, poi nel dolore e nella disperazione più profonda. Altrettanto efficace è Sara Mingardo nel ruolo della Messaggiera, cui spetta l’infelice compito di annunciare la morte di Euridice. Al suo ingresso, agghiacciante, tutto cambia: la musica, gli accenti, gli strumenti, i tempi in un crescendo di angoscia e di dolore così autentico e coinvolgente da commuovere e stupire oggi come quattro secoli fa. In questo momento si coglie appieno la grandezza di Monteverdi, la capacità evocativa della sua musica, il suo senso del teatro, la sua immensa capacità di trasporre in musica le passioni più profonde dell’animo umano. Qui Savall e la Mingardo compiono il loro capolavoro, a nostro giudizio mai prima d’ora questa pagina era stata trattata con tale pathos, qui il recitar-cantando assume la cadenza dolente di una trenodia, riscoprendo una radice antica che collega idealmente la tragedia greca all’opera rinascimentale. Richiami ai miti greci filtrati attraverso la lente del rinascimento gonzaghesco passano anche attraverso la figura di Caronte, che indossa un mascherone che sembra staccato di peso dai giardini del palazzo, che nasconde sempre la sua faccia. Caronte è Antonio Abate, basso dalla voce rotonda ed espressiva, benché poco profonda per il ruolo. Proserpina è affidata ad Adriana Fernandez, una delle voci più belle di questa messa in scena, commovente e persuasiva quando deve convincere Plutone, uno ieratico Daniele Carnovich, a rendere Euridice.

Il finale dell’Orfeo di Monteverdi non è consolatorio, infatti il protagonista perderà Euridice e salirà sul carro di Apollo in cielo, dove tra le stelle forse rivedrà l’amata. L’ingresso di Apollo, Fulvio Bettini, a bordo di uno dei carri che affresca la Sala dei Cavalli di Palazzo Ducale, è un’altra gradita sorpresa perché anche quest’ultimo si rivela grande interprete, incisivo pur nella brevità della sua apparizione, così come delicata e convincente appare Arianna Savall, nel ruolo di Euridice.

Jordi Savall ci dimostra ancora una volta la sua mirabile capacità di fare musica e di trasformare l’orchestra in un personaggio aggiunto, circondandosi di talenti di qualità indiscutibile e avvalendosi di un coro che, in questo repertorio, si pone su vertici assoluti. Accanto ai protagonisti, già citati, vanno ricordati anche Cécile van de Sant, Marilia Vargas, Francesc Garrigosa, Gerd Türk e soprattutto Carlos Mena, che si conferma come una delle voci di controtenore più belle e interessanti del momento, nonché interprete partecipe ed efficace.

Silvano Santandrea

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