DEBUSSY
Prelude à l'après-midi d'un faune
3 Nocturnes
Pelleas et Mélisande (Concert suite)
E. Pahud, flauto
Berliner Philharmoniker
C. Abbado, dir.
DEUTSCHE GRAMMOPHON
4713322
1 CD

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Con questo CD della Deutsche Grammophon si segnala un piacevole ritorno di Claudio Abbado su antichi itinerari, ma con gusto più che mai diverso e con intelligente volontà di attualizzare un autore più volte relegato in convenzionali atmosfere evanescenti o, peggio, decadenti. Abbado, forte delle recenti esperienze mahleriane e beethoveniane, tende a realizzare un dialogo fra Debussy, anche se il linguaggio debussiano può apparire poco suscettibile di accostamenti con le grandi architetture musicali del suo periodo. È comunque innegabile l’attuale interesse di Abbado per le grandi complessità strutturali: nelle sue esecuzioni scompare la ricerca edonistica del suono così come l’intenzione di ricreare puro descrittivismo.

Il grande senso della narrazione ricavabile dalle sue interpretazioni accomuna tutti i brani di questo cd in un ideale affresco sonoro dominato da straordinaria continuità e rifiuto della frammentarietà: si tratta di un approccio essenzialmente critico che potrebbe funzionare anche per Debussy, a patto che si decida di propendere per una estrapolazione di questo autore da un contesto tipicamente francese per favorirne una sensibile europeizzazione. E Abbado lo fa volontariamente; lo si deduce dalla straordinaria attenzione rivolta allo studio della dinamica e dalla realizzazione nondimeno prospettica dei piani sonori. L’esigenza, ancora una volta, è quella di fare chiarezza strutturale anche se in questo autore può a tratti apparire eccessiva, allorquando ne si tradisce la consueta misteriosità. Ciononostante ci auguriamo che questa nuova logica costituisca un precedente esecutivo idoneo a condizionare successive frequentazioni. Il mistero debussiano, che si vuole tutto sfumato e incorporeo, si materializza in suono nitido e scorrevolissimo, come si evince dall’esecuzione del Prélude à l’après-midi d’un faune: esecuzione serenissima, resa con profondo disincanto, assai priva di nitore fiabesco ma restituita nel suo significato musicale più puro. Inaudita tensione nei Nocturnes; non un languido abbandono ed assenza di rarefazione in Nuages; favolosa esuberanza ritmica in Fetes, ove Abbado, giustamente, con puntuali accorgimenti esecutivi, si preoccupa di evitare il già sentito disastro timbrico della sezione centrale dominata dal fortissimo. Il tradizionale e flemmatico canto di Sirènes diviene impressionante e, a tratti quasi terrificante per il suo incessante andamento e per la vorticosa ritmica sottostante.

In definitiva Abbado sembra prendere le distanze dalle indicazioni programmatiche sottese a queste musiche: elementi come il "significato decorativo" o le "immagini del crepuscolo" sono volutamente disattesi nel tentativo di conferire ad ogni cellula compositiva una definita e non impressionistica connotazione timbrica prima di dar vita ad una densissima sintesi sonora. Vengono così superate l’"immutabilità del cielo e la lenta e malinconica processione di nuvole". Non c’è più posto per nostalgici vagheggiamenti; non c’è più tempo per riflettere sul mistero. L’odierna e drammatica sensibilità dell’interprete, conscia delle continue rivoluzioni culturali e tecnologiche, considera oramai anacronistico l’accostamento ad itinerari programmatici largamente superati. Atteggiamento che, per molti amanti dell’estetica pura potrebbe risultare non appropriato ma che noi riteniamo, invece, contribuire alla ricreazione di un’immagine più attuale e più persuasiva delle composizioni di questo autore.

Enrico Nicoletti

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